Dimensioni proibite [There are Doors - it]
- Автор: Вулф Джин Родман
- Год: 1991
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Claudia Verpelli
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Dimensioni proibite [There are Doors - it]». Краткое содержание книги:
Fu invece il chiodo a cedere con uno scricchiolio. Gettò il coltello, afferrò l’assicella e la strappò via.
Adesso l’apertura era raddoppiata e la luce della lampada, che aveva sistemato per Tina, riusciva a illuminare meglio l’interno. La superficie scura e ruvida, che aveva creduto essere quella dell’oggetto imballato, scoprì invece che era un involucro di cartone. Lo toccò con una mano facendo pressione, l’oggetto lì sotto sembrava liscio e resistente. Di Tina nessuna traccia.
Impugnò il coltello e cominciò a lavorare sulla terza assicella, poi si rese conto che stava trascurando di usare lo strumento più efficace. Inserì l’estremità più stretta dell’assicella che aveva appena tirato via sotto la terza e fece forza sull’altra estremità, utilizzando come fulcro il bordo della cassa. I chiodi opposero un po’ di resistenza lamentandosi, ma l’assicella venne via piuttosto facilmente. La stessa cosa accadde con quella seguente, rimaneva così solo l’assicella su cui era appoggiata la lampada.
Cercò di afferrare il cartone da imballaggio e di tirarlo via, ma era troppo resistente e troppo teso per permettergli una buona presa. Avrebbe potuto tagliarlo col coltello, se non avesse temuto di danneggiare l’oggetto all’interno o di fare male a Tina. La chiamò di nuovo, dolcemente, e cercò di dirle quanto fosse preoccupato per lei. Non ricevette alcuna risposta.
Rimise la lampada sul tavolo e cercò di fare ancora leva sotto l’ultima assicella, ma non aveva più un bordo su cui appoggiarsi.
Non c’era nessuna fessura dove potesse vantaggiosamente inserire il coltello. Cercò di fare forza sotto l’estremità dell’ultima assicella e infilò la punta del cacciavite nel sottile varco che era riuscito a praticare; appena tentò di fare leva, il cacciavite si piegò come se fosse di filo di ferro.
Non voleva più usare il coltello perché temeva che si spezzasse. Fino a quel momento non gli sarebbe importato affatto se fosse successo e, anzi, lo avrebbe buttato via senza problemi, se avesse avuto bisogno di fare spazio nella cassetta degli attrezzi. Adesso, invece, lo sentiva suo, come sentiva suoi i blocchetti degli ordini e la penna d’argento a cui aveva sostituito tante volte il ricambio.
Inserì la lama sotto l’altra estremità dell’assicella e mosse lentamente il manico su e giù, dapprima con delicatezza e poi, sentendo che il chiodo faceva resistenza, con sempre maggior forza. Dopo che ebbe allargato di qualche millimetro il varco tra l’assicella e il bordo della cassa, ritirò la lama e afferrò l’estremità del pezzo di legno cercando di schiodarlo. Ripeté il tentativo più volte e con tanta energia che arrivò a sollevare la cassa da terra. Finalmente, quando anche l’ultima assicella saltò via, lui riuscì a vedere l’interno della cassa meglio di quando c’era la lampada appoggiata sopra. Quando avevano preparato la cassa, prima d’inchiodare le assi che facevano da coperchio, avevano appoggiato un cartone da imballaggio ruvido e scuro sopra l’oggetto rettangolare, con i lembi che pendevano sui quatro lati. Tutt’intorno avevano infilato trucioli di legno per assicurare una protezione migliore. Lui tolse tutti i trucioli e tirò via il cartone.
La superficie rettangolare che aveva sentito era il ripiano di uno scrittoio, un pannello scuro di legno tropicale. Lo riconobbe subito, riconobbe ogni graffio e ogni segno del tempo. La ribalta era chiusa, chiusi i cassetti, ma era lo scrittoio, il suo scrittoio.
Adesso le quattro pareti della cassa sarebbero crollate a terra, pensò. Ma si sbagliava. Fu costretto a toglierle a una a una e ad accatastarle in un angolo della stanza. Finito il lavoro, si fermò bagnato di sudore a cercare Tina fra il mucchio di materiali da imballaggio e ad ammirare lo scrittoio. Solo allora notò che il nastro adesivo, che avrebbe dovuto tener ferma la ribalta, era semistaccato. Per un attimo si domandò se fosse stata Tina, se la bambola potesse aver avuto la forza necessaria per staccarlo. Forse sì, concluse. Con le sue dita minuscole poteva aver facilmente sollevato un lembo del nastro adesivo e poi averlo tirato via completamente. Toccò il nastro e notò che non aderiva bene al legno; lo scrittoio probabilmente era stato lucidato a cera di recente.
Rifece mentalmente il probabile percorso di Tina. Forse, trovandosi davanti lo spesso cartone, la bambola aveva tentato di infilarsi sotto. I trucioli potevano averla bloccata e lei forse si era lasciata scivolare giù lungo uno spigolo. In origine, il cartone doveva essere un foglio piatto che era stato ripiegato per aderire allo scrittoio. Tina non poteva essersi arrampicata su per le gambe cerate del mobile, ma gli spigoli di cartone ondulato le avevano offerto un facile appiglio.
Tolse il pezzo di nastro adesivo. Lo scrittoio aveva una serratura di ottone, ma la chiave doveva essersi perduta cento anni prima, o forse anche di più.
— Eccoti qui, Tina, ti ho trovato! — disse aprendo la ribalta.
Ma Tina non c’era. C’era una fila di otto caselle e sotto un’altra di sei, più grandi (le aveva contate spesso nel negozio). Erano tutte vuote, a eccezione di una dove c’era una busta color avorio di piccole dimensioni. Con l’idea che Tina potesse essersi nascosta lì dietro, prese la busta. Tina non c’era e appena ebbe la busta in mano, capì che non avrebbe potuto nascondersi lì dietro. Le quattordici caselle vuote lo fissavano senza espressione e gli sembrò di sentire la risata divertita di Tina.
Si mise a sedere nella vecchia poltrona marrone con la bruciatura di sigaretta sul bracciolo e aprì la busta.
Caro signor Green,
quando avevo dodici anni, mia madre mi regalò una vecchia bambola e da quel momento sono diventata una collezionista di oggetti antichi. Da allora sono passati più di cinquant’anni. Conosce questa poesia di Kipling?
Era una delle poesie preferite del mio povero marito.
Buon Natale. Spero che perdonerà a una vecchia donna di essere una sentimentale.