Dimensioni proibite [There are Doors - it]
- Автор: Вулф Джин Родман
- Год: 1991
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Claudia Verpelli
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Dimensioni proibite [There are Doors - it]». Краткое содержание книги:
Gene Wolfe
Dimensioni proibite
1. Lara
— Tu credi nell’amore? — le chiese.
— Sì — rispose Lara. — Ma non vorrei.
Lui non seppe cosa dire. Tutto quello che aveva pensato nel pomeriggio tornando a casa a piedi dal lavoro gli si era fermato in gola.
— Io e le donne lo usiamo… — gli disse lei. — Dobbiamo farlo.
Lui annuì. — È vero, le donne usano l’amore, certo. Ma anche gli uomini, e normalmente gli uomini lo usano in modo peggiore. Non credi che questo sia la prova che è una cosa effettivamente reale? Se non lo fosse, nessuno potrebbe usarlo. — Il brandy gli aveva dato alla testa e quando finì il discorso, non sapeva nemmeno di cosa avessero parlato.
— È reale, hai ragione — gli disse Lara. — Ma io non sono una donna.
— Una ragazza… — Cominciò a stringerla.
Lei gli infilò una mano nel pigiama.
— Una signora. — Sentì il bicchiere vicino alle labbra.
Lo prese dalla mano di lei e ne bevve un sorso.
— …e poi gli uomini muoiono. Sempre. La donna trattiene il suo sperma, lo conserva, mette al mondo i suoi figli, uno dopo l’altro, per il resto della sua vita. Forse tre figli. O magari tre dozzine.
— Ti amo — farfugliò. — Morirei per te, Lara.
— Ma così è meglio… come fate voi è molto meglio. Ora devo tornare indietro. Ascolta, ci sono porte che…
Non se ne andò subito. Si abbracciarono ancora, distesi sul pavimento di fronte al caminetto a gas. Per la seconda volta quella sera si perse dentro di lei.
Poi la strinse forte a sé, con la sensazione di essere solo con lei su una barca in mezzo al mare, una barchetta cullata e sospinta dalle onde; solo tenendo i loro corpi premuti uno all’altro avrebbero potuto salvarsi dal gelo di quella schiuma gelida.
— Devi stare attento — gli disse mentre lui si stava addormentando. — Perché questa notte noi due siamo stati così vicini.
Si svegliò con un terribile mal di testa. Vide la luce del sole che filtrava dalla finestra e si rese conto di aver perso una giornata di lavoro. Si alzò dal letto e bevve tre bicchieri d’acqua.
Lara se n’era andata, ma c’era da aspettarselo: erano quasi le undici.
Probabilmente era uscita in cerca di un lavoro, o a comprare qualche vestito o qualcosa da mangiare.
Telefonò al negozio. — Ho l’influenza… mi è venuta stanotte. Mi scuso, mi scuso molto di non aver chiamato prima. — “Parlo proprio come un giapponese”, pensò. “A forza di vendere Sony”.
Ella, dell’ufficio personale, disse: — Ti segno assente.
Non preoccuparti… è il tuo primo giorno di malattia quest’anno.
“Un’aspirina”, pensò. “Faresti bene a prendere un’aspirina”. Ne ingoiò tre.
Sul tavolino c’era un biglietto. Un biglietto con la calligrafia angolosa di Lara.
Caro,
ho cercato di dirti addio ieri notte, ma non mi hai sentito. Non sono una vigliacca, devi credermi.
Se non fosse per le porte non ti direi nulla, e forse sarebbe meglio. Ti può capitare di vederne una o più di una, magari per un solo istante. Sarà chiusa su tutti e quattro i lati (deve esserlo). Può essere una vera porta, oppure solo un cavo telefonico sostenuto da due pali, o un arco in un giardino. Qualunque cosa sia, avrà un aspetto significativo.
Ti prego di leggere con attenzione e di ricordare tutto quello che ti dico. Non devi attraversarla.
Se l’attraversi senza accorgertene, non voltarti. Se lo fai, sarà finita. Cammina immediatamente all’indietro.