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Il talismano del potere

Электронная книга - «Il talismano del potere». Краткое содержание книги:

Mentre l’esercito delle Terre ancora libere dal potere del Tiranno crolla sotto l’avanzata delle truppe nemiche e degli agghiaccianti schieramenti dei fantasmi, Nihal, l’ultimo mezzelfo del Mondo Emerso, è in viaggio con il giovane mago Sennar per una missione disperata: recuperare le otto pietre di un talismano dai poteri infiniti, capace di porre fine alla guerra. Ciascuna delle otto Terre del Mondo Emerso nasconde all’interno di un santuario una delle pietre dedicate agli Spiriti della natura: Acqua, Luce, Mare, Tempo, Fuoco, Terra, Oscurità, Aria. Se Nihal riuscirà a raggiungere tutti i santuari e a riunire le pietre del talismano, potrà chiamare a raccolta gli Spiriti e annullare ogni forma di magia, comprese le terribili armi del Tiranno. Nella Terra dell’Acqua, intanto, il maestro di Nihal, lo gnomo Ido, scopre di avere un nuovo e terribile nemico che rischia di trascinarlo verso un passato da cui sembra impossibile riscattarsi.
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Sennar iniziò a raccontare la sua impresa, con abbondanza di particolari. Nihal lo conosceva troppo bene per non accorgersi che il mago cercava l’approvazione negli occhi di pantera della donna.

«Il buco nella barca lo fece Benares» disse Aires alla fine.

Sennar strabuzzò gli occhi. «Non è possibile.»

«Ma è così» esclamò lei, svuotando la pipa. «Me lo confessò quando arrivammo alle Vanerie. Fu la fine della sua permanenza sulla mia nave. Lo cacciai a pedate.»

Sennar si stupì della calma con cui Aires aveva parlato. Ricordava il bacio appassionato che lei aveva dato a Benares il giorno che l’aveva tirato fuori dalla nave prima che fosse venduto ai militari e tutto il tempo che avevano trascorso chiusi in cabina, all’inizio del viaggio.

«Per quel che ne so» continuò Aires «è ancora alle Vanerie, dove l’abbiamo lasciato. Era un idiota» aggiunse, ma la sua voce iniziava a incrinarsi. «Prima che lo catturassero non era così, un tempo non avrebbe mai tradito un compagno.»

«Come mai non sei più per mare?» chiese Sennar.

«È colpa tua» rispose lei guardandolo. «Mi hai rovinato la vita.» Poi si alzò e prese da uno scaffale sulla parete una bottiglia piena di un liquido violaceo. «Te lo ricordi?» chiese a Sennar.

Il mago sorrise. «Certo.»

La donna prese tre bicchieri e li colmò. Bevve il suo tutto d’un sorso, mentre Sennar lo centellinava.

Nihal guardò il liquido con sospetto, lo assaggiò e si sentì avvampare. Era forte... Niente a che vedere con la birra a cui era abituata.

Aires si sedette con il bicchiere in mano. «Dopo averti lasciato, facemmo come ci avevi consigliato.

Aggirammo il mostro e tornammo alle isole Vanerie, per aggiustare la nave e fare rifornimenti. Ti pensavo spesso» disse guardandolo maliziosa. «Ero certa che fossi morto. Pensavo a tutto quello che ci eravamo detti, alle Vanerie e sulla nave.»

Nihal bevve un lungo sorso del liquore violaceo.

«Iniziai a pensare che forse non avevi tutti i torti, quando parlavi di una vita dedicata a qualcosa di più della ricerca di avventure» continuò Aires. «Comunque, ci facemmo consigliare da Moni. La veggente ci disse che potevamo passare per altre isole, dove la tempesta non c’era. Fu così che cominciammo a esplorare quei mari. Furono tempi gloriosi, a loro modo: terre sconosciute, lidi nuovi, popoli lontani...

«Per quattro mesi non facemmo altro che esplorare, vedemmo tutto ciò che può essere visto da occhio umano. Quando fummo stanchi di vagabondare visitammo le terre al di là del Saar. Riprendemmo la vita di sempre, ma io ero insoddisfatta. Dopo tutti i luoghi che avevo visitato, le avventure che avevo vissuto, avevo l’impressione che non mi fosse rimasto più nulla da fare. Tutto mi sembrava banale, noioso. Navi da assaltare, nemici da abbattere, sempre con la spada in pugno. Ci furono molti uomini, ma finivano con l’annoiarmi anche loro. Ripensavo a te, alla tua morte, e mi domandavo che cosa stesse accadendo di tanto orribile sulla terraferma da convincere un tipo come te a sacrificare la sua vita per la gente del Mondo Emerso.

«Sul mare mi sentivo in gabbia, così decisi di sbarcare. All’inizio lo feci per curiosità: volevo vedere il posto da cui venivi, conoscere la gente a cui avevi sacrificato la tua vita. Mio padre ne fu dispiaciuto, ma non si oppose. Andai prima nelle Terre libere. La Terra del Sole mi fece orrore: tutta quella gente che non faceva altro che gozzovigliare, le donne cariche di gioielli neanche fossero delle divinità... Poi visitai la Terra dell’Acqua, ma anche lì rimasi delusa: uomini e ninfe che si guardavano in cagnesco, generali boriosi... Non capivo per chi tu avessi deciso di sacrificare la tua vita.

«A quel punto presi la decisione di andare in territorio nemico. Nottetempo varcai la frontiera con la Terra del Vento. Fu lì che iniziai a capire. Il sangue e i morti non mi spaventano, lo sai. Ma in quel luogo c’era una crudeltà che sul mare non avevo mai conosciuto. Gente in schiavitù, quelle bestie immonde, i fammin, soldati che uccidevano per diletto, esecuzioni di massa... Era il trionfo della crudeltà fine a se stessa, del sadismo. E poi quella schifosa torre, la Rocca, che troneggiava su tutto. Era visibile da qualunque luogo.

«Vagai a lungo. Visitai la Terra delle Rocce e infine approdai in questa Terra di vulcani, dove l’aria è irrespirabile. Qui per la prima volta conobbi la gente sottoposta al giogo del Tiranno. Erano uomini asserviti, calpestati nella loro dignità, non avevano il coraggio di ribellarsi e facevano tutto ciò che veniva loro ordinato, anche quando si trattava di ammazzare un amico. All’inizio li disprezzai, ero convinta che si meritassero la schiavitù. Poi, però, pensai alle parole che mi avevi detto alle Vanerie, il giorno che avevi parlato con Moni: "Perché i deboli devono soccombere?".» Aires fissò Sennar a lungo e il mago, intimidito, abbassò lo sguardo. Lei riprese a parlare. «Mi sforzai di guardare dentro quelle persone e quel che vi trovai mi condusse fin qui: vidi il seme della libertà. Erano costretti a vivere da servi, erano piagati nel corpo e abbattuti nello spirito, eppure in fondo al loro cuore erano ancora liberi, lo sentivo. Ho sempre creduto che la libertà è tutto nella vita. Far morire il seme della libertà che ogni uomo ha nascosto nel cuore è un delitto. Così decisi di restare qui, conobbi altri che la pensavano come me e insieme a loro organizzai la resistenza al Tiranno, per proteggere quel seme, per farlo crescere.

«Non dovetti far molto. Vi erano già alcuni gruppi di ribelli, gnomi per la gran parte, ma anche uomini; quello che mancava era una struttura in grado di riunirli e coordinarli. Quando mi dissero dell’acquedotto, compresi che era la nostra carta vincente. Ci rintanammo qui sotto e ci mettemmo all’opera. Alcuni degli gnomi avevano lavorato qui e conoscevano ogni canale e ogni cisterna. Scavammo altre gallerie, costruimmo le capanne, organizzammo la difesa. Qualcuno si spostò altrove e creò nuovi gruppi. Così ebbe inizio la resistenza. Viviamo qui sotto e usciamo solo quando dobbiamo compiere qualche scorreria. Colpiamo di nascosto e ci dileguiamo sotto terra. A volte la gente ci aiuta, a volte ci tradisce. Ma noi andiamo avanti.»

Aires si interruppe e buttò giù un altro sorso di squalo. «Buffo, no? Chi l’avrebbe mai detto che sarei finita così? Poco più di un anno fa ero con te sulla mia nave a tessere l’apologia della vita egoista, e ora sono qui sotto terra a parlare di libertà, a capo di quattro poveracci impegnati in una lotta senza speranza...»

Nihal aveva ascoltato quel lungo discorso in silenzio e ora guardava Aires con ammirazione. Persino quella donna, che aveva fatto il pirata e che a quanto diceva aveva trascorsi da gaudente, aveva un ideale che la guidava, sapeva ciò che faceva e perché. Al suo confronto si sentì piccola e inutile, con la sua spada insanguinata, i suoi mille dubbi e la sua incapacità di vivere, di trovare la propria strada.

«In fin dei conti sei sempre la stessa» disse Sennar. «Anche quando mi parlavi della tua vita sul mare, sapevo che era questo che avevi nel cuore. Lo vedevo nell’amore per la tua nave e nella fedeltà ai tuoi uomini.»

Aires lo fissò con uno sguardo indagatore. «Tu invece non sei più lo stesso. Ora sembri triste, abbattuto, te lo leggo negli occhi. Non sei più il ragazzo che avevo conosciuto. Ti è successo qualcosa.»

Sennar abbassò gli occhi e Aires cambiò argomento. «Come mai siete qui? Il posto di un consigliere è a Makrat, o sbaglio?»

«Non sono più un consigliere» disse Sennar, poi accennò al fatto che per quel viaggio aveva dovuto abbandonare il Consiglio.

«Allora la cosa deve essere seria. Perché vi siete messi in viaggio?» chiese Aires.

Nihal capì che era arrivato il momento di intervenire. «Non possiamo dirtelo.»

Aires si voltò verso di lei e le rivolse un’occhiata indecifrabile. «E perché?»

«Perché dalla nostra missione dipendono molte vite e la segretezza è un’arma.»

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