Il talismano del potere
- Автор: Троиси Личия
- Год: 2005
- Язык: итальянский
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il talismano del potere». Краткое содержание книги:
Il cadavere nel canale non fu l’unico che trovarono. Quello stesso giorno, poco più avanti, ne rinvennero altri e quando giunsero all’imboccatura di una cisterna videro galleggiare sotto di loro una ventina di corpi, mollemente trasportati dalla corrente. Molti erano stati privati delle armi come l’uomo nel canale, altri avevano ancora in pugno le spade o indossavano corazze leggere. Sembrava che ci fosse stata una battaglia.
Nihal e Sennar stettero ammutoliti a guardare la scena, poi la ragazza ruppe il silenzio. Sguainò di colpo la spada e la sbatté contro la roccia. «Chi c’è nell’ombra? Fatevi avanti! Se ci dovete ammazzare, ammazzateci!» urlò con quanto fiato aveva in corpo. Nello sforzo perse l’equilibrio, cadde in acqua e venne trascinata dalla corrente.
Sennar si gettò dietro di lei e riuscì ad agguantarla per un braccio prima che imboccasse la cascata che conduceva alla cisterna. La issò di nuovo sulla passerella, la spinse contro il muro e la guardò severo.
«Ti vuoi calmare? Gridare non serve a niente!»
Il respiro di Nihal si fece meno affannoso e lei si abbandonò fra le braccia di Sennar. «Non possiamo continuare così...»
«Siamo solo stanchi» disse il mago «andrà tutto bene.»
Ma Nihal capì che era una bugia pietosa e inutile.
Raggiunsero un’altra cisterna e si riposarono sulla piattaforma. Era stretta e ci stavano a malapena.
«È meglio che stanotte tu ti faccia una bella dormita. Penserò io a fare la guardia» si offrì Sennar.
«Come se fosse facile... Dormire in un posto che sembra avere mille occhi che ci scrutano e aspettano un nostro attimo di distrazione per assalirci... Per non parlare della fame, del caldo e di questo buio insopportabile» ribatté Nihal.
«Anch’io non ne posso più, credimi. Però perdere la calma non serve a niente. Ti prego, prova almeno a dormire un po’» rispose Sennar. Il suo tono risoluto convinse infine la mezzelfo.
Nihal si accoccolò al fianco del mago e appoggiò la testa sulla sua spalla. Sennar così rimase solo a vegliare. La fiamma illuminava un raggio di poche braccia e al di fuori del suo circolo luminoso le forme si perdevano nell’oscurità. L’acqua innanzi a lui era nera come la pece. I sensi del mago erano tesi, attenti; cercava di scrutare quella notte artificiale per cogliervi un segno della presenza del nemico, ma tutto sembrava tranquillo e silente. Il suono ritmico e costante dell’acqua presto gli diede sui nervi; sembrava volerlo ipnotizzare, mentre lui doveva rimanere sveglio e presente a se stesso.
Poi, lentamente, gli parve che il rumore non fosse poi così ritmico e sempre uguale: sul basso continuo del fluire della corrente si innestavano altri suoni, come le voci in un coro. Erano rumori diversi, improvvisi. Alla fine, Sennar si convinse che fossero una creazione della sua mente, non c’era altra spiegazione. Cercò di distrarsi e di pensare ad altro per restare sveglio. Ma non c’era nulla da fare: i rumori continuavano.
Poi gli sembrò di udire delle voci; non erano parole, ma suoni indistinti. Quindi risate, sommesse, cattive. Ridevano di lui, di quel giovane mago solo nella notte, bagnato fino alle ossa e impaurito.
Le voci si fecero più distinte e si aggiunse un rumore di passi. Scalpiccio sulla roccia umida. Uno, due, tre, cento passi, mille uomini. No, non c’era nessuno.
È la tua immaginazione. Stai calmo.
Ci fu un lieve chiarore e Sennar strabuzzò gli occhi. L’aveva visto davvero? Ora di nuovo tutto era buio. Appoggiò la testa alla roccia e chiuse gli occhi. Ancora rumore di passi. Li riaprì e infine la vide: una luce intensa, un punto luminoso nel buio. Balzò in piedi.
«Che cosa c’è?» chiese Nihal mezzo assopita.
«C’è qualcuno» rispose Sennar in un soffio. La sua mano si rischiarò, pronta a lanciare un incantesimo.
Nihal si alzò e cercò la spada, ma non ebbe nemmeno il tempo di sguainarla. Sentì una mano agguantarle il braccio e torcerglielo. Prima di cadere a terra, vide Sennar innanzi a lei, preso alle spalle da un uomo che gli puntava un lungo coltello alla gola. La luce esplose intorno a loro con violenza. Nihal aveva il volto schiacciato a terra, ma poté cogliere i bagliori di mille fiaccole.
«Ma guarda un po’, abbiamo ospiti qui sotto» disse una voce.
Nihal cercò di divincolarsi. Poi fu colpita alla testa e non vide più nulla.
Sennar tentò una resistenza più agguerrita. Lanciò un primo incantesimo e riuscì a mettere fuori combattimento l’uomo alle sue spalle. Si diede alla fuga, ma fu circondato e colpito alle gambe. Cadde a terra, incapace di respirare per il dolore. La fame e la fatica gli avevano tolto ogni capacità di offesa. L’incantesimo che aveva lanciato era stato il suo canto del cigno.
24
L’OCCHIO
Quando Ido rinvenne era avvolto dall’oscurità. Si sentiva debole e gli pareva che un chiodo gli trapanasse la testa. Provò a muoversi, ma le braccia erano pesanti e riuscì solo ad alzare le dita. Udì un fruscio, come di qualcuno che si avvicinasse.
«Dove sono?» chiese in un sussurro.
«A Dama, nella Terra del Mare.»
Era una voce nota, ma che non riusciva a riconoscere.
«Chi sei? Non ti vedo...»
«Sono Soana» rispose la voce.
Ido era confuso. L’ultima cosa che ricordava era la battaglia nella Terra dell’Acqua, non capiva come fosse arrivato nella Terra del Mare. Soana dovette intuire il suo sconcerto, perché riprese a parlare.
«Sei stato ferito il secondo giorno di battaglia e da allora sei incosciente. La Terra dell’Acqua è quasi tutta perduta, l’esercito ha riparato qui.»
«Perduta?»
Soana non rispose.
Non c’era da stupirsi. Avevano sempre saputo che sarebbe stata un’impresa disperata. Senza più Galla, poi...
«Da quant’è che dormo?»
«Da quattro giorni.»
Ido fu colto da un vago senso di vertigine. Doveva essere conciato male, non gli era mai capitato di restare incosciente per quattro giorni. «Che tipo di ferita...?» Si interruppe, parlare gli costava fatica.
«Alla testa. Per questo non ci vedi. Hai un bendaggio che ti copre gli occhi. Ora, però, l’ultima cosa di cui hai bisogno è parlare. Riposa piuttosto.»
Ido avrebbe voluto rispondere che si era riposato abbastanza, che adesso aveva bisogno di capire, e che in ogni caso non sarebbe riuscito a dormire con tutte quelle domande che gli ronzavano in testa, ma prima di poter formulare quel pensiero scivolò in un sonno senza sogni.
Quando si svegliò, la mattina seguente, si sentiva decisamente meglio. Provò ad aprire gli occhi, ma gli risultò stranamente difficile. Alla fine riuscì a sollevare le palpebre e vide che tutto era incredibilmente luminoso. Soana era ancora lì, di fronte a lui.
La maga gli sorrise. «Come va oggi?»
«Meglio, direi.»
Ido provò a tirarsi su e con qualche sforzo ce la fece. Soana gli sistemò subito il cuscino dietro la schiena.
Lo gnomo si tastò con cautela la testa. Aveva un largo bendaggio che gli copriva l’occhio sinistro.
Stava per toccarlo, ma Soana gli prese la mano e gliela scostò.
«Non ancora.»
Ido obbedì, nonostante ci fossero mille interrogativi che lo tormentavano. Quel giorno ricordava qualche particolare in più, il duello contro Deinoforo, soprattutto, però non riusciva a rammentare come fosse finito. «Ho molte cose da chiederti» esordì.
Lei cambiò espressione, poi tornò sorridente. «Chiedi.»
«Tanto per iniziare, che cosa diavolo mi è successo?»
«Sei stato ferito mentre combattevi con Deinoforo.»
Di nuovo, maledizione...
«Mi avete portato via dal duello...» disse cupo.
Soana scosse la testa. «Gli hai tranciato di netto la mano destra. È fuggito anche lui, tu sei stato condotto a terra in stato d’incoscienza da Vesa.»
Lo gnomo sorrise. Almeno si era portato via un pezzo di quel bastardo. La mano destra poi... quella con cui combatteva.