Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
«Assicurati che Haviar e Nerion tengano gli occhi aperti sulle Sorelle e vedano se riescono a origliare uno dei loro incontri con Masema.» E se Haviar si fosse sbagliato? No, c’erano poche donne nell’accampamento di Masema, in proporzione, e sarebbe stato incredibile che il Tarenese confondesse una di quelle laide megere dallo sguardo omicida con Masuri. Il genere di donne disposte a marciare con Masema di solito faceva sembrare gli uomini dei Calderai. «Di’ loro di stare attenti, però. Meglio lasciarsi sfuggire l’occasione che essere presi nel tentativo. Non servono a nessuno appesi a un albero.» Perrin sapeva di suonare sgarbato, e cercò di rendere la sua voce più gentile. Era sembrato difficile da quando Faile era stata rapita. «Hai agito bene, Selande.» Almeno non sembrava come se le stesse abbaiando contro.
«Sia tu, sia Haviar e Nerion. Faile ne sarebbe orgogliosa, se lo sapesse.»
Un sorriso illuminò il suo volto e lei si mise un po’ più dritta, se possibile. Orgoglio, puro e raggiante, l’orgoglio dell’adempimento, quasi sopraffece ogni altro odore che proveniva da lei. «Grazie, mio signore. Grazie!» Sembrava quasi che le avesse dato un premio. A ripensarci, forse l’aveva fatto. Anche se, riflettendoci, Faile forse non avrebbe gradito che usasse i suoi occhi e orecchie, o che solo sapesse di loro. Una volta il pensiero di Faile contrariata lo avrebbe messo a disagio, ma questo era prima che lui venisse a conoscenza delle sue spie. E di quella piccola faccenda della Corona Spezzata che Elyas si era lasciato sfuggire. Tutti dicevano sempre che le mogli si tenevano stretti i loro segreti, ma c’era un limite a tutto!
Aggiustandosi il mantello sulle strette spalle con una mano, Balwer tossì dietro l’altra. «Ben detto, mio signore. Davvero ben detto. Mia signora, sono certo che tu abbia intenzione di trasmettere le istruzioni di lord Perrin al più presto. Non sarebbe il caso che ci fosse qualche incomprensione.»
Selande annuì senza distogliere gli occhi da Perrin. La sua bocca si aprì e Perrin fu certo che stesse per dire qualcosa riguardo lo sperare che trovasse acqua e ombra. Per la Luce, l’acqua era l’unica cosa che avevano un’abbondanza, anche se era perlopiù congelata, e in questo periodo dell’anno nessuno aveva bisogno di ombra, nemmeno a mezzogiorno! Probabilmente aveva intenzione di farlo, poiché esitò prima di dire: «Che la grazia ti favorisca, mio signore. Se posso osare, la grazia ha favorito lady Faile con te.»
Perrin mosse la testa in un cenno di ringraziamento. C’era un sapore di cenere nella sua bocca. La grazia aveva avuto uno strano modo di favorire Faile, dandole un marito che ancora non l’aveva trovata dopo più di due settimane di ricerche. Le Fanciulle avevano detto che era stata resa gai’shain, che non sarebbe stata maltrattata, ma avevano dovuto ammettere che questi Shaido avevano già infranto le loro usanze in un centinaio di modi diversi.
Per lui, essere rapiti era un maltrattamento sufficiente. Amare ceneri.
«La signora se la caverà egregiamente, mio signore» disse Balwer piano, osservando Selande svanire nell’oscurità fra i carri. La sua approvazione fu una sorpresa: aveva cercato di convincere Perrin a non avvalersi di Selande e dei suoi amici sostenendo che erano delle teste calde inaffidabili. «Ha l’istinto necessario. I Cairhienesi ce l’hanno, di solito, e anche i Tarenesi fino a un certo punto, almeno i nobili, specialmente una volta...» si interruppe di colpo e osservò Perrin con cautela. Se si fosse trattato di qualcun altro, Perrin avrebbe creduto che avesse detto più di quanto non lasciava intendere, ma dubitava che Balwer potesse commettere una svista di quel genere. L’odore dell’uomo rimase costante, non si scosse lievemente come avrebbe fatto per un uomo incerto. «Posso offrire una o due considerazioni sul suo rapporto, mio signore?»
Il rumore di zoccoli sulla neve annunciò l’avvicinarsi di Aram, che guidava lo stallone bruno grigiastro di Perrin e il proprio slanciato castrone grigio. I due animali stavano cercando di mordicchiarsi a vicenda e Aram li stava tenendo ben distanti, anche se con qualche difficoltà. Balwer sospirò.
«Puoi dire qualunque cosa di fronte ad Aram, mastro Balwer» lo rassicurò Perrin. L’ometto chinò la testa con fare condiscendente, ma emise un altro sospiro. Tutti nell’accampamento sapevano che Balwer aveva la capacità di mettere assieme dicerie, commenti uditi per caso e cose che la gente aveva fatto per formare un quadro di ciò che era accaduto o sarebbe potuto accadere, e Balwer stesso lo considerava parte del suo lavoro come segretario, ma per qualche ragione gli piaceva fingere di non aver mai fatto nulla del genere. Era una finzione innocua, e Perrin lo lasciava fare.
Prendendo le redini di Stepper da Aram, disse: «Cammina dietro di noi per un po’, Aram. Ho bisogno di parlare con mastro Balwer in privato.» Il sospiro di Balwer fu così flebile che Perrin lo udì a malapena.
Aram si mise dietro di loro senza una parola mentre cominciavano a camminare, la neve congelata che scricchiolava sotto i loro piedi, ma il suo odore si fece di nuovo aguzzo e tremante, un che di sottile e amaro. Stavolta Perrin lo riconobbe, anche se non ci fece più caso del solito. Aram era geloso di chiunque passasse del tempo con lui tranne Faile. Perrin non vedeva modo di mettere un freno alla faccenda e, comunque, era tanto abituato alla ossessività di Aram quanto al modo in cui Balwer saltellava al suo fianco, lanciando occhiate da sopra la spalla per vedere se Aram fosse abbastanza vicino da udire quando finalmente decise di parlare. L’affilato odore di sospetto di Balwer, curiosamente asciutto e nient’affatto caldo, ma pur sempre di sospetto, offriva un contrappunto alla gelosia di Aram. Non si potevano cambiare uomini che non volevano cambiare.
Le linee dei cavalli e i carri di rifornimenti erano situati nel mezzo dell’accampamento, dove sarebbe stato difficile raggiungerli per dei ladri, e anche se il cielo sembrava ancora nero agli occhi dei più, i carrettieri e gli stallieri, che dormivano lì vicino, erano già svegli e stavano ripiegando le loro coperte, alcuni aggiustavano ripari fatti di rami di pino e di altri alberi raccolti dalla foresta circostante, in caso servissero per un’altra notte. Altri accendevano fuochi da campo su cui mettere dei pentolini neri, anche se c’era poco da mangiare tranne farina d’avena o fagioli secchi. Con caccia e trappole si procuravano della carne, cervi e conigli, pernici e polli selvatici e simili, ma questa bastava solo fino a un certo punto con così tante persone da sfamare, e non c’era stato alcun posto dove comprare delle provviste da prima di attraversare l’Eldar. Un propagarsi di inchini, riverenze e mormoni di ‘Buongiorno, mio signore’ e ‘Che la Luce ti favorisca, mio signore’ seguiva Perrin, ma gli uomini e le donne che lo vedevano smettevano di provare a rinforzare i propri ripari, e alcuni cominciavano a tirar giù i loro, come se avessero percepito la determinazione dalla sua falcata. A quest’ora avrebbero dovuto conoscere la sua fermezza. Dal giorno in cui si era reso conto dell’errore grossolano che aveva commesso, non aveva passato due notti nello stesso posto. Ricambiò i saluti senza rallentare. Il resto dell’accampamento era disposto in un sottile anello attorno a cavalli e carri, rivolto alla foresta tutt’intorno, con gli uomini dei Fiumi Gemelli divisi in quattro gruppi e i lancieri di Ghealdan e Mayene disposti a intervalli fra di loro. Chiunque fosse arrivato contro di loro, da qualunque direzione, sarebbe stato ostacolato dagli archi lunghi dei Fiumi Gemelli e una cavalleria ben addestrata. Non era l’improvvisa comparsa degli Shaido che Perrin temeva, quanto piuttosto Masema. Quell’uomo sembrava seguirlo con atteggiamento piuttosto sottomesso, ma, a parte queste recenti notizie di razzie, nove Ghealdani e otto Mayenesi erano scomparsi nelle ultime due settimane, e nessuno credeva che avessero disertato. Prima di ciò, il giorno in cui Faile era stata rapita, venti Mayenesi erano stati colti in un’imboscata e uccisi, e tutti credevano che quelle morti fossero opera degli uomini di Masema. Dunque esisteva una tregua inquieta, uno strano genere di pace spinosa, tuttavia un pezzo di rame puntato sul fatto che sarebbe durata per sempre era probabilmente un pezzo di rame perso. Masema fingeva di non essere al corrente di nulla che potesse compromettere quella pace, ma ai suoi seguaci non sembrava importare l’una o l’altra cosa, e qualunque fosse il gioco di Masema, loro prendevano ordini da lui. In qualche modo, però, Perrin aveva intenzione di far sì che durasse finché Faile non fosse stata libera. Rendere il proprio campo una noce troppo dura da rompere era un modo per far durare la pace.