Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
All’inizio non aveva pensato che ci fosse bisogno di tenere il conto. Quel primo giorno aveva creduto di aver freddo ed essere intontito, ma determinato; tuttavia, guardandosi indietro, comprendeva di essere stato sopraffatto da una rabbia senza confini e da un logorante bisogno di trovare gli Shaido il più velocemente possibile. Fra coloro che avevano rapito Faile c’erano anche uomini di altri clan, tuttavia, stando alle prove, gli Shaido erano la maggior parte ed era come tali che lui li considerava. Il bisogno di strappare loro Faile prima che potessero farle del male lo aveva afferrato per la gola fino a farlo quasi soffocare. Avrebbe liberato le altre donne catturate assieme a lei, naturalmente, ma alle volte doveva elencare a mente i loro nomi per essere sicuro di non dimenticarsele del tutto. Alliandre Maritha Kigarin, regina di Ghealdan, che gli aveva giurato fedeltà. Sembrava ancora così insolito avere qualcuno votato a lui, in special modo una regina – lui era un fabbro!
Era stato un fabbro, un tempo; ma Perrin aveva delle responsabilità verso Alliandre e lei non si sarebbe mai trovata in pericolo se non fosse stato per lui. Bain della Roccia Nera degli Shaarad e Chiad del Fiume Roccioso dei Goshien, Fanciulle della Lancia aiel che avevano seguito Faile a Ghealdan e ad Amadicia. Avevano anche affrontato i Trolloc nei Fiumi Gemelli, quando Perrin aveva avuto bisogno di ogni persona che potesse impugnare un’arma, e si erano meritate che lui accorresse in loro aiuto. Arrela Shiego e Lacile Aldorwin, due sciocche giovani donne che pensavano di poter imparare a essere Aiel, o qualche strana versione di Aiel. Erano votate a Faile, così come Maighdin Dorlain, una profuga squattrinata che Faile aveva preso sotto la sua ala come domestica. Perrin non poteva abbandonare la gente di Faile. Faile ni Bashere t’Aybara.
La litania lo ricondusse a lei, sua moglie, la sua ragione di vita. Con un gemito, strinse la funicella così forte che i nodi si impressero in maniera dolorosa su una mano indurita da lunghi giorni passati a vibrare il martello in una fucina. Luce, ventidue giorni!
Lavorare il ferro gli aveva insegnato che la fretta rovinava il metallo, ma all’inizio lui era stato affrettato, Viaggiando a sud attraverso passaggi creati da Grady e Neald, i due Asha’man, fin dove erano state trovate le tracce più lontane degli Shaido, poi balzando di nuovo a sud, nella direzione verso cui andavano le loro impronte, non appena gli Asha’man erano in grado di aprire altri passaggi. Spazientendosi per ogni ora che serviva loro per riposare dopo averli creati e tenuti aperti per il tempo necessario perché chiunque vi passasse attraverso, la sua mente era rósa dal pensiero di liberare Faile a ogni costo. Ciò che aveva trovato erano giornate di dolore crescente mentre gli esploratori si sparpagliavano sempre più lontano attraverso terre selvagge disabitate cercando di individuare il minimo segno che qualcuno fosse passato di lì prima, finché non capiva di dover ritornare sui propri passi, sprecando altri giorni per esplorare il terreno oltre cui gli Asha’man l’avevano condotto in un passo, cercando qualunque indizio che indicasse dove gli Shaido avessero cambiato direzione.
Doveva immaginarselo, che avrebbero deviato. Andare a sud li portava verso terre più calde, senza la neve che agli Aiel pareva così strana, tuttavia li avvicinava anche ai Seanchan presso Ebou Dar. Perrin sapeva dei Seanchan, e si sarebbe dovuto aspettare che gli Shaido ne fossero al corrente! Il loro scopo era il saccheggio, non un combattimento con i Seanchan e le loro damane. Giorni di lenta marcia con gli esploratori divisi a ventaglio avanti, giorni in cui le nevicate accecavano perfino gli Aiel e li costringevano tutti a un irritante arresto, finché infine Jondyn Barran trovò un albero sfregato da un carro ed Elyas dissotterrò l’asta di una lancia aiel rotta da sotto la neve. E Perrin alla fine svoltò a est, al massimo due giorni a sud di dove aveva Viaggiato la prima volta. Quando se n’era reso conto aveva voluto ululare, tuttavia aveva mantenuto il controllo di sé. Non poteva cedere nemmeno di un pollice, non quando la vita di Faile dipendeva da lui. Fu allora che cominciò a coltivare la propria rabbia, a forgiarla. I rapitori avevano ottenuto un ampio vantaggio perché lui si era affrettato, ma da allora era stato attento proprio come lo era sempre stato in una fucina. La sua rabbia veniva indurita e plasmata per uno scopo. Da quando aveva ritrovato la pista degli Shaido, aveva Viaggiato con un unico balzo di una distanza non superiore a quella che gli esploratori potevano percorrere dall’alba al tramonto, e faceva bene a essere cauto, poiché gli Shaido cambiarono direzione all’improvviso diverse volte, zigzagando come se non riuscissero a decidere una destinazione. O forse avevano deviato per unirsi ad altri del loro popolo. Tutto quello su cui poteva basarsi erano vecchie tracce, vecchi campi sepolti dalla neve, ma nonostante questo tutti gli esploratori convenivano che il numero degli Shaido era cresciuto. Dovevano esserci almeno due o tre clan assieme, forse più, una preda formidabile da cacciare. In modo lento ma certo, però, aveva cominciato ad accorciare le distanze. Era quella la cosa importante.
Gli Shaido in marcia coprivano più terreno di quanto lui avrebbe ritenuto possibile, dato il loro numero e la neve, tuttavia non sembravano curarsi se qualcuno fosse sulle loro tracce. Forse credevano che nessuno avrebbe osato seguirli. Alle volte si erano accampati diversi giorni in uno stesso posto. Rabbia forgiata per uno scopo. Villaggi, cittadine e fattorie in rovina erano sparse lungo il percorso degli Shaido come se questi fossero delle locuste: depositi e oggetti di valore depredati, uomini e donne portati via così come il bestiame. Quando arrivava, spesso non era rimasto nessuno, solo delle case vuote, la gente andata via in cerca di cibo per sopravvivere fino a primavera. Aveva attraversato l’Eldar per giungere in Altara dove un piccolo traghetto usato da ambulanti e contadini del luogo, non da mercanti, una volta faceva la spola fra due villaggi fra le boscose rive del fiume. Come avessero fatto gli Shaido a passare non lo sapeva, ma lui aveva gli Asha’man per creare passaggi. Tutto ciò che rimaneva erano gli approdi in pietra grezza da entrambe le rive e le poche strutture che non erano state date alle fiamme erano deserte, tranne per tre ossuti cani selvaggi che se la svignarono alla vista degli umani. Rabbia indurita e plasmata per un martello.
Ieri mattina era giunto a un minuscolo villaggio dove alcune persone istupidite e dai volti sporchi avevano fissato le centinaia di lancieri e arcieri sbucare dalla foresta alle prime luci dell’alba dietro l’aquila rossa di Manetheren e la testa di lupo cremisi, le stelle argentee di Ghealdan e il falco dorato di Mayene, seguiti da lunghe linee di carri dalle alte ruote e file di cavalcature di ricambio. Alla vista di Gaul e degli altri Aiel, quelle persone avevano vinto la loro paralisi e avevano cominciato a correre verso gli alberi in preda al panico. Acciuffarne alcuni per rispondere alle domande era stato difficile: erano pronti a correre fino allo stremo piuttosto che lasciarsi avvicinare da un Aiel. Brytan aveva ospitato solo una dozzina di famiglie, ma gli Shaido avevano portato via nove giovani uomini e donne da lì, assieme ai loro animali, solo due giorni prima. Due giorni. Un martello era un attrezzo con uno scopo, e un bersaglio.