Il silenzio delle vittime [The Silent and the Damned - it]
- Автор: Уилсон Роберт
- Серия: Javier Falcon (it) #2
- Год: 2004
- Язык: итальянский
- Год: Longanesi
- ISBN: 978-88-304-2269-8
- Переводчик: Paola Merla
- Жанр: Криминальные детективы
Электронная книга - «Il silenzio delle vittime [The Silent and the Damned - it]». Краткое содержание книги:
Dopo la brutalità del caldo all’aperto, i controlli di sicurezza nei corridoi freschi e spogli furono un sollievo. Man mano che si avvicinavano alla zona dove vivevano i detenuti, l’odore acre degli uomini rinchiusi si faceva più acuto. L’aria vibrava di menti annoiate, intente a far passare il tempo; si respirava sempre la stessa mistura di frustrazioni imbottigliate, greve di ormoni. Furono condotti in una stanza con una sola finestra in alto, chiusa da inferriate; unici arredi un tavolo e quattro sedie. Sedettero. Dieci minuti dopo entrò lo psicologo di turno nel carcere e si presentò.
Conosceva Sebastián Ortega e lo riteneva innocuo. Spiegò che il detenuto non era del tutto chiuso nel mutismo, ma raramente diceva qualcosa in più dello stretto indispensabile. Sarebbe presto arrivato un infermiere, disse, ed erano pronti a qualsiasi eventualità, violenza compresa, anche se non pensavano che si sarebbe arrivati a tanto.
Due guardie scortarono Sebastián Ortega e lo fecero sedere al tavolo. Falcón non aveva mai visto una sua fotografia ed era quindi impreparato alla bellezza del giovane. Non possedeva nessun tratto fisico del padre, era snello, alto un metro e ottantacinque, aveva i capelli biondi e occhi castani, zigomi alti, delicati, che non parevano poter sopravvivere a lungo in un carcere. Muovendosi con movimenti lenti e aggraziati, sedette appoggiando le mani dalle lunghe dita di artista sulla superficie del tavolo e pulendosi con l’unghia dell’indice quelle dell’altra, con calma. Lo psicologo del carcere fece le presentazioni. Sebastián Ortega non distolse mai lo sguardo da Alicia Aguado e quando lo psicologo ebbe finito, si sporse leggermente in avanti.
«Mi scusi», disse, con una voce dal timbro quasi femminile, «lei è cieca?»
«Sì.»
«Ecco, quella è una menomazione che non mi dispiacerebbe.»
«Perché?»
«Crediamo troppo a quello che ci dicono i nostri occhi e così facendo causiamo a noi stessi enormi delusioni.»
Lo psicologo del carcere, in piedi accanto al tavolo, gli spiegò che Falcón aveva una notizia da dargli. Sebastián non commentò, ma si allungò sulla sedia, lasciando le mani irrequiete sul tavolo.
«Mi dispiace, Sebastián, ma devo dirti che tuo padre è morto stanotte alle tre. Si è tolto la vita», disse Falcón.
Nessuna reazione. Passò più di un minuto e il bel viso rimase impassibile.
«Hai sentito quello che ha detto l’Inspector Jefe?» domandò lo psicologo.
Un unico cenno di assenso, poi le palpebre si abbassarono. I funzionari della prigione si guardarono l’un l’altro.
«Hai qualche domanda da fare all’Inspector Jefe?» gli domandò lo psicologo.
Sebastián trattenne il fiato e scosse la testa.
«Ti ha scritto una lettera», riprese Falcón, posandola sul tavolo.
Una mano di Sebastián scattò, interrompendo il suo armeggiare inconsapevole, e buttò a terra la lettera. Mentre la busta scivolava sulle piastrelle, nel corpo del ragazzo la tensione crebbe, i tendini e i muscoli si disegnarono sui polsi e sugli avambracci, le mani si aggrapparono al bordo del tavolo come per evitare una caduta all’indietro e il tavolo fu scosso dallo spasmo muscolare. La faccia si contorse e con un singhiozzo terribile il ragazzo scaraventò via la sedia e cadde in ginocchio, i lineamenti distorti dal dolore, le palpebre serrate, i denti scoperti. Alicia Aguado allungò le mani davanti a sé per cogliere le vibrazioni dell’aria. Il corpo di Sebastián fu scosso un’ultima volta da una sorta di convulsione, poi giacque sul pavimento.
Solo allora gli uomini presenti nella stanza reagirono, sedie e tavolo vennero tolti di mezzo e tutti quanti si avvicinarono a Sebastián, formando un circolo intorno a lui, che ora aveva assunto una posizione fetale, con le braccia che stringevano le ginocchia. La testa si agitava spasmodicamente sul pavimento lucido e grandi singhiozzi senza lacrime scuotevano il petto come se volessero espellere dei sassi dal torace.
L’infermiere gli si inginocchiò accanto, aprì la borsa e tirò fuori una siringa. Le guardie si tennero pronte a intervenire, ma Alicia girò a tentoni intorno al tavolo e allungò la mano verso il corpo tremante di Sebastián.
«Non lo tocchi!» raccomandò una guardia.
La mano di Alicia trovò la nuca di Sebastián, lo accarezzò. E mentre la donna bisbigliava il suo nome, le convulsioni del ragazzo si fecero meno violente, la stretta delle dita sulle caviglie si allentò e i singhiozzi, fino a quel momento senza lacrime, si trasformarono in pianto, un pianto come Falcón non aveva mai visto. Lacrime e saliva inondarono il viso di Sebastián, che cercò di portarsi le mani sulla faccia per nascondere quel terribile scoppio emotivo, ma non ci riuscì, forse troppo debole. Le guardie arretrarono di qualche passo, non più preoccupate, solo leggermente imbarazzate. L’infermiere ripose la siringa nella borsa. Lo psicologo valutò la situazione e decise di non intervenire.
Dopo dieci minuti di pianto dirotto, Sebastián si rotolò sulle ginocchia e nascose il volto tra le braccia piegate sul pavimento, le spalle scosse dai singulti. A quel punto lo psicologo decise che dovesse essere riportato in cella, dove gli sarebbe stato somministrato un sedativo. Le guardie cercarono di farlo rialzare, ma il ragazzo non aveva forza nelle gambe. In quello stato non era possibile farlo muovere e perciò lo lasciarono per terra e andarono a prendere una sedia a rotelle. Falcón raccolse la lettera e la consegnò allo psicologo, le guardie tornarono con una barella presa nell’infermeria della prigione e Sebastián venne condotto via.
Lo psicologo volle leggere la lettera per controllare che il suo contenuto non fosse tale da turbare ulteriormente il ragazzo e Falcón ebbe modo di vedere che sul foglio erano state scritte pochissime parole:
Caro Sebastián,
mi dispiace più di quanto potrò mai dire. Per favore, perdonami.
Con affetto,