Il silenzio delle vittime [The Silent and the Damned - it]
- Автор: Уилсон Роберт
- Серия: Javier Falcon (it) #2
- Год: 2004
- Язык: итальянский
- Год: Longanesi
- ISBN: 978-88-304-2269-8
- Переводчик: Paola Merla
- Жанр: Криминальные детективы
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Una macchina della polizia si arrestò davanti alla casa.
«Prima c’è del lavoro da fare», disse Falcón, «ma non credo che ci vorrà molto.»
Dietro l’auto della polizia si era fermata un’ambulanza e qualche minuto dopo comparvero Felipe e Jorge, seguiti dal Juez de Guardia, Juan Romero. Dopo una breve discussione sul possibile collegamento del suicidio di Ortega con il caso Vega, Romero ricevette la telefonata di Calderón, al quale riferì il rapporto verbale di Falcón. Fu deciso di trattare i casi separatamente. Cristina Ferrera giunse in tempo per apprendere la decisione.
Falcón li guidò sulla scena del crimine, passando per la piscina con i cani morti, e proseguendo nell’interno della casa. Felipe scattò le foto mentre Jorge esaminava i cani e grattava via i resti di carne fra i loro denti. Cristina Ferrera controllò la segreteria telefonica e chiese alla compagnia telefonica un tabulato delle chiamate in entrata e in uscita, poi si mise alla ricerca di un eventuale cellulare.
I barellieri stabilirono che al corpo di Ortega erano state fissate delle zavorre: per tirarlo su sarebbe stato necessario un verricello. Uscirono per procurarlo e nel frattempo Jorge e Felipe raccolsero tutti gli elementi di prova prima di spostarsi nella camera da letto. Arrivò il Médico Forense che rimase a parlare con Alicia Aguado accanto alla piscina, in attesa di poter esaminare il cadavere.
Felipe porse a Falcón le lettere chiuse nelle buste di plastica. Gli uomini dell’ambulanza scrostarono il soffitto finché non ebbero trovato una trave di cemento armato, dopodiché cominciarono a usare il trapano. Portandosi le lettere in soggiorno, Falcón mandò Cristina Ferrera, che non aveva trovato nessun telefono cellulare, a parlare con i vicini per accertare quali fossero stati i movimenti di Ortega nelle ultime ventiquattro ore.
RISERVATO
27 luglio 2002
Caro Javier,
credo che a quest’ora avrà capito che ho scelto lei e mi scuso se questo le ha creato un disturbo. Oltre a essere del mestiere, come le ho detto, lei mi è simpatico e voglio che questa, l’ultima scena dell’ultimo atto, finisca al sicuro nelle sue mani.
Nel caso di qualche eventuale dubbio o se uno scassinatore inopportuno dovesse capitare lì e mettere a soqquadro la mia tragedia, voglio dichiarare in modo inequivocabile che mi sono tolto la vita. Non è stata una decisione improvvisa e certamente non è stata causata da nessun recente sviluppo della mia situazione, ma è frutto di una serie di eventi. Sono giunto in fondo alla strada e ho scoperto che era una strada senza uscita, senza nessuna possibilità di ritornare indietro e di fare tutto ciò che avrei dovuto fare. Era una strada chiusa che potevo lasciare in un solo modo e io ho scelto quel modo a occhi ben aperti, con animo tranquillo, se non con la coscienza tranquilla.
Le mie ragioni per togliermi la vita sono le uniche ragioni che può avere un suicida. Sono un debole e un egoista. Ho mancato verso mio figlio. È stato questo il marchio distintivo di tutti i miei rapporti, familiari e privati, e forse è stato così perché io sono consumato dalla vanità. E il prezzo della vanità è la solitudine. Mio figlio è in carcere. La mia famiglia si è stancata di me. La mia comunità mi ha scacciato. Il mio ambiente professionale mi sfugge. La vanità, nel caso non lo sappia, richiede un pubblico. La vita dentro la mia bolla di sapone mi è diventata intollerabile, non ho nessuno per cui recitare e perciò non sono nessuno.
Probabilmente le sembrerà assurdo che qualcuno della mia notorietà e nella mia situazione di benessere, abbia scelto questa fine. Sento che sto per lanciarmi in una spiegazione lunga e confusa, ma sarebbe soltanto il Torre Muga a parlare. Mi scuso di nuovo per il disturbo, Javier. Per favore, dia l’altra mia lettera a mio figlio, Sebastián. Con lui spero che riesca dove io ho miseramente fallito.
Con un abrazo,