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La Bambina Dagli Occhi Di Ghiaccio

Электронная книга - «La Bambina Dagli Occhi Di Ghiaccio». Краткое содержание книги:

Un'anziana ex prostituta viene aggredita, ferita e poi impiccata in uno squallido monolocale di New York. Candele e barattoli pieni di insetti ne circondano il corpo senza vita. La polizia pensa al sinistro rituale di un folle, ma Kathy Mallory, agente della omicidi dai trascorsi misteriosi e dalla mente contorta non è convinta. Comincia a scavare negli archivi della centrale, a caccia di indizi su un delitto avvenuto anni prima. E scopre che da quel momento qualcuno aspetta che venga l'ora della giustizia. Della vendetta.
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Una volta, Sparrow gli aveva raccontato che Mallory la spiava. L'ultima volta che Riker l'aveva incontrata, Sparrow gli aveva detto: «So perché Kathy mi segue. Crede che io stia per morire, e vuole vederlo con i suoi occhi». Erano passati due anni da allora, e di recente Mallory non poteva averla pedinata. Altrimenti avrebbe subito riconosciuto il suo indirizzo e il volto alterato dall'intervento estetico.

Mallory disse: «Ho parlato con il chirurgo plastico. Fa un sacco di lavoretti alle donne maltrattate. Sparrow lo pagava a rate. I suoi soldi finivano tutti lì. Si prostituiva per pagarsi l'operazione. Daisy ti ha mentito, che sorpresa, vero?».

«Ma tu non puoi sapere…»

«Sì che lo so. Le rate erano alte, e Sparrow sapeva fare soltanto quel mestiere. Certo, recitava a tempo perso… In ogni caso, non ha mai avuto un protettore, quindi ha sempre lavorato con altre puttane. In tante ci si può difendere.»

«D'accordo» disse Riker. «Troverò le colleghe con cui lavorava. Rintraccerò Tall Sally e parlerò di nuovo con Daisy.» Se uno dei due gli avesse indicato il posto dove si prostituiva avrebbe fatto una retata. La maggior parte delle puttane erano tossiche e avrebbero venduto la madre pur di non passare diciotto ore in cella.

Deluthe stava fotocopiando gli ultimi rapporti per Charles Butler. Mallory lo ignorò finché non si trovò di fronte l'articolo di giornale con la storia dell'attrice ferita. Vi era allegato un biglietto scritto a mano con il nome della ragazza accoltellata, il suo indirizzo e le parole montatura pubblicitaria. La firma era di Deluthe. «Dov'è il resoconto dell'interrogatorio di Stella Small?» gli domandò Mallory.

Deluthe balbettò. «Non ho mai parlato con lei, ho lasciato un messaggio sulla sua segreteria telefonica.»

Mallory cercò altri documenti sulla parete. «Dov'è la dichiarazione del distretto di Midtown?»

«Un'ausiliaria avrebbe dovuto mandarmi un fax…»

«Nell'articolo si parla dell'ambulanza. Dov'è il rapporto del dottore che l'ha medicata?» Si voltò. Deluthe non sapeva cosa rispondere. Era convinto che Mallory lo avrebbe strangolato, ma si sbagliava. Mallory difficilmente perdeva il controllo. Non era arabbiata quando aveva steso Zappata. Quel pugno era premeditato, era l'unico modo per evitare una sospensione a Riker. Fra i due detective, era lui ad avere un carattere irascibile.

Deluthe osservava la foto dell'attrice bionda, pensando a una scusa. «Stavo per richiamare quell'attrice, ma ho dovuto rimandare, il sergente Riker…»

«È stato un errore» disse Mallory. Poi aggiunse: «Non devi chiamarla, devi andare da lei. Fatti rilasciare una dichiarazione».

Non si era ancora mosso.

«Adesso Deluthe, prima che la ammazzino.»

Mallory telefonò alla stazione di polizia del quartiere dove l'attrice era stata aggredita.

Dopo dieci minuti riuscì a parlare con un sergente. «Mi dispiace, detective, ho trovato la dichiarazione, ma non dice granché. Quell'ausiliaria, Eve Forelli, è stata un po' troppo creativa…»

«Me la legga.»

«Miss Barbie finisce contro macchina fotografica. Al diavolo le bionde. Capisce qual è il problema?»

Il viso di Mallory era impassibile mentre si studiava la mano destra. Piegò le dita dalle unghie accuratamente laccate e all'improvviso batté il pugno sul tavolo. Poi, perché la lucidità durasse più a lungo, batté un'altra volta il pugno, un dolore lancinante.

16

Una ringhiera di ferro proteggeva il giardinetto del condominio dove abitava Stella Small. Mallory suonò il citofono. Non rispose nessuno, così frugò nella tasca dei jeans ed estrasse un sacchetto di velluto che conteneva un piccolo kit da scassinatore. L'aveva rubato molti anni prima al suo maestro, Tall Sally. L'aveva perso per qualche tempo, insieme al resto della sua fanciullezza, e poi ritrovato tra le cose di Louis Markowitz. Lou era un sentimentale, non era riuscito a buttar via i suoi giochi. In quel preciso momento, prima che potesse armeggiare con la serratura del cancello, Ronald Deluthe usciva dall'edificio. «Non c'è nessuno in casa. Ho lasciato il mio biglietto da visita sotto la porta.»

«Come sai che non c'è nessuno?»

«È così» rispose Deluthe. «Ho controllato.» Mallory rimise in tasca il kit. «Come?»

«Ho bussato alla porta e nessuno ha risposto. Non ho sentito nessun rumore, non sembrava che…»

«Che rumore fa una donna impiccata, Deluthe?»

«Ricevuto.»

«Come hai avuto la chiave?»

«Dall'amministratore, in fondo alla strada.» Deluthe tenne aperto il portone per far passare Mallory. «Per avere le chiavi dell'appartamento serve un mandato.» Salirono al secondo piano, e si fermarono davanti al 2B. «Ecco, detective… È sicura che entrare sia legale?»

«Sì, Deluthe, noi crediamo che quella donna sia in pericolo.» Mallory non intendeva ripetere una lezione che Deluthe avrebbe dovuto imparare all'accademia di polizia. Probabilmente non era stato un allievo modello. Fino a quel momento, il genero del vice procuratore si era dimostrato piuttosto mediocre.

«Me ne occupo io» disse Deluthe.

Mallory si fece da parte, con le braccia conserte.

Tirò un calcio alla porta ma senza successo. Neanche un'ammaccatura. Mallory aspettò che tentasse di nuovo di rompersi il piede, poi perse la pazienza. «Hai finito?»

Mallory sfoderò il suo kit e si avvicinò alla porta. Prima si occupò della serratura superiore, una di quelle ritenute "a prova di ladro". Deluthe voleva imparare. «E adesso cosa succede?»

«Succede che questa forcina ci farà entrare» disse Mallory. «Ne porto sempre una con me, per le emergenze.»

Come molti newyorkesi, Stella Small non si era preoccupata di chiudere entrambe le serrature, e Mallory impiegò pochi minuti per risolvere la questione. La porta si aprì su una stanza squallida, i vestiti sparpagliati, il letto sfatto, un lavandino pieno di piatti sporchi.

Sul pavimento, mezza coperta dal cuscino del divano c'era una copia di «Backstage».

«Sembra che siano passati i ladri» disse Deluthe.

Mallory scosse la testa. Quel posto assomigliava all'appartamento di Riker. Anche lui avrebbe frugato nell'armadio alla ricerca di un vestito non troppo macchiato. «Stella stava solo cercando qualcosa da mettersi.»

«Nessun cadavere appeso al soffitto.» Deluthe osservò il lampadario e sorrise. «Avevo ragione io, detective.» C'era un indumento azzurro abbandonato sul pavimento, ma Deluthe non ci fece caso.

«La donna che state cercando,» chiese Mallory «che cosa indossava?»

«Un completo azzurro chiaro» rispose Deluthe. Si era accorto della giacca. La raccolse e mostrò a Mallory la "X".

«Stella Small è la prossima vittima.» Mallory afferrò la giacca e sull'etichetta lesse il nome di un noto stilista. Il taglio era buono, come il tessuto. Camminò tra i vestiti abbandonati sul pavimento, qualità scadente, di seconda mano. Qualche pezzo isolato, però, rivelava buon gusto. La giacca sciupata era il pezzo migliore, decise Mallory, che aveva un debole per le giacche ben fatte. Poi trovò lo scontrino in una tasca ed ebbe la conferma: l'aveva acquistata in saldo.

Sul tavolo c'era un mucchio di buste ancora chiuse, tutte bollette non pagate. Mallory aprì il cassetto e cercò il libretto degli assegni. Quella ragazza non aveva un soldo, e probabilmente non era uscita per fare compere. Del resto, tutto costava troppo a New York. Probabilmente la ragazza sarebbe rientrata di lì a poco a mani vuote. «Deluthe, tu stai qui e aspetta. Non mi importa quanto dovrai restarci. Mi sono spiegata?»

Potendo scegliere dove interrogare i testimoni, Riker aveva scelto una cella, la stanza più piccola di tutta la Crimini Speciali. I muri erano sporchi: una patina marroncina prodotta da anni di fumo e di vomito. Metà della stanza era occupata da una branda. La porta era aperta, un invito e una minaccia per il transessuale più alto e platinato di tutta New York. Seduto sulla sedia di metallo, teneva le gambe accavallate sotto il tavolo. «Dove ti eri cacciato, detective? Ho un appuntamento, stasera…»

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