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READ-E-BOOK » Научная фантастика » L'artiglio del Conciliatore [The Claw of the Conciliator - it]
L'artiglio del Conciliatore [The Claw of the Conciliator - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

L'artiglio del Conciliatore [The Claw of the Conciliator - it]

Электронная книга - «L'artiglio del Conciliatore [The Claw of the Conciliator - it]». Краткое содержание книги:

Il ciclo del “Libro del Nuovo Sole” di Gene Wolfe è ambientato in un futuro estremamente remoto, su una Terra trasformata in modi misteriosi e meravigliosi, e in un tempo in cui la cultura attuale non è nemmeno un lontano ricordo.
Nel primo romanzo della serie avevamo fatto la conoscenza di Severian, il giovane torturatore mandato in esilio per essersi innamorato di una delle sue vittime e aver disobbedito alle ferree regole della corporazione cui apparteneva. Entrato per caso in possesso dell’Artiglio del Conciliatore, una gemma dai poteri miracolosi appartenuta a una leggendaria figura di proporzioni mitiche, Severian continua il suo viaggio verso Thrax, la città del suo esilio, in compagnia della sua spada Terminus Est. Molte sono le meraviglie che l’attendono sul suo cammino: creature scimmiesche dotate di intelligenza umana e di corpi pelosi e lucenti; un bizzarro rituale cannibalesco che gli riporterà le memorie e i pensieri della sua amata e scomparsa Thecla; la stanza delle superfici specchianti in cui svanirà Jonas, il suo compagno strano e non del tutto mortale.
Evocativo, profondo, ipnotico nella sua lirica potenza, L’artiglio del conciliatore si rivela un vero capolavoro di grandiosa e raffinata maestria letteraria.

Vincitore del premio Nebula per il miglior romanzo in 1981.
Vincitore del premio Locus per il miglior romanzo fantasy in 1982.
Nominato per i premi Hugo e World Fantasy in 1982.
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MESCHIA: (Indicandolo.) Un gigante! Un gigante!

CONTESSA: Oh! Solange! Kyneburga!

ANCELLA: Sono qui, mia graziosa signora. Anche Lybe è qui.

NOD: È ancora troppo presto per il Nuovo Sole.

CONTESSA: (Iniziando a piangere.) Sta per arrivare il Nuovo Sole! Ci dilegueremo come sogni!

MESCHIA: (Notando che NOD non ha intenzioni violente.) Come brutti sogni. Ma per te sarà un bene. Lo comprendi, vero?

CONTESSA: (Ricomponendosi un po’.) Però non riesco a capire per quale motivo tu, che di colpo mi appari tanto saggio, abbia confuso l’Autarca con la Mente Universale.

MESCHIA: Io so che voi siete figlie mie nella vecchia creazione. Lo siete necessariamente, dato che siete donne umane e che in questa nuova creazione io non ho figlie.

NOD: Suo figlio prenderà in moglie mia figlia. È un grande onore e la nostra famiglia non ha fatto quasi niente per meritarlo. Noi siamo persone semplici, i figli di Gea… ma saremo esaltati e io diventerò… cosa diventerò, Meschia? Il suocero di tuo figlio. Forse, se tu non avrai niente in contrario, un giorno io e mia moglie andremo a casa di nostra figlia quando anche tu ti troverai in visita. Non ci negheresti un posto a tavola, vero? Ci siederemo a terra, logicamente.

MESCHIA: Non vi manderemo via, naturalmente. Il cane lo fa già… o lo farà, quando lo vedremo. (Rivolto alla CONTESSA.) Non hai pensato che io posso sapere su quella che tu chiami Mente Universale più di quanto il tuo Autarca sa di se stesso? E non solo la Mente Universale, ma anche molte altre potenze meno grandi si ammantano della nostra umanità, all’occorrenza, a volte solo per alcuni di noi. Noi che veniamo indossati in tal modo ce ne rendiamo conto raramente, e crediamo di essere soltanto noi stessi per noi stessi, mentre in realtà per gli altri diventiamo il Demiurgo, il Paracleto o il Demonio.

CONTESSA: È un genere di sapienza che io sto imparando troppo tardi, se veramente dovrò dileguarmi al sorgere del Nuovo Sole. È già trascorsa la mezzanotte?

ANCELLA: Quasi, mia graziosa signora.

CONTESSA: (Mostrando il pubblico.) E tutta questa bella gente, cosa ne sarà di loro?

MESCHIA: Cosa succede alle foglie quando il loro anno finisce e vengono strappate dal vento?

CONTESSA: Se…

MESCHIA si volta verso il cielo a oriente, come in cerca del primo segnale dell’alba.

CONTESSA: Se…

MESCHIA: Se cosa?

CONTESSA: Se il mio corpo contenesse una parte del tuo… stille di tessuto liquido nel mio grembo…

MESCHIA: In tal caso potresti restare su Urth un pochino più a lungo, simile a una cosa sperduta che non riesce più a trovare la strada di casa. Pensi forse di essere qualcosa di più di un cadavere? Anzi, sei qualcosa di meno!

L’ANCELLA sviene.

CONTESSA: Tu sostieni di essere il padre di tutte le cose umane. Dici il vero, perché sei la morte per la donna.

Sulla scena cala l’oscurità. Quando torna la luce, MESCHIANE e JAHI giacciono insieme sotto una pianta di rowan. Alle loro spalle, nella collina, si vede una porta. Il labbro di JAHI è spaccato e gonfio e le conferisce un’espressione imbronciata. Il sangue le cola sul mento.

MESCHIANE: Avrei ancora forza sufficiente a cercarlo se fossi sicuro che tu non mi seguirai.

JAHI: Io sono spinto dalle forze del Mondo degli Inferi e ti seguirò fino alla seconda fine di Urth, se occorrerà. Ma se mi colpirai un’altra volta, te la farò pagare.

MESCHIANE solleva il pugno e JAHI arretra.

MESCHIANE: Le tue gambe erano più tremanti delle mie quando abbiamo stabilito di fermarci qui a riposare.

JAHI: Io soffro molto più di te. Ma il Mondo degli Inferi mi dà la forza di resistere oltre ogni limite umano… per quanto io sia molto più bella e più tenera di te.

MESCHIANE: Questo l’hanno notato tutti, penso.

JAHI: Ti avviso nuovamente, ma non lo farò una terza volta. Colpiscimi ancora e sarà peggio per te.

MESCHIANE: Cosa vorresti fare? Evocare le Erinni perché mi annientino? Non ho paura di te. Se tu potessi fare qualcosa del genere, lo avresti già concretizzato da tempo.

JAHI: Peggio. Se mi colpirai un’altra volta, ti piacerà.

Compaiono il PRIMO SOLDATO e il SECONDO SOLDATO armati di picche.

PRIMO SOLDATO: Guarda!

SECONDO SOLDATO: (Alle donne.) Giù, giù! Non alzatevi, o vi infilzerò come uccelli. Dovete seguirci.

MESCHIANE: Camminando accucciati?

PRIMO SOLDATO: Sfacciata!

La incita con la picca e si sente un lamento quasi troppo profondo per essere avvertito. Il palcoscenico vibra di conseguenza e il terreno trema.

SECONDO SOLDATO: Cos’è stato?

PRIMO SOLDATO: Non lo so.

JAHI: La fine di Urth, stupido. Forza, trafiggila con la lancia. Tanto sei alla fine.

SECONDO SOLDATO: Tu non sai quasi niente! Per noi è l’inizio. Quando ci è stato ordinato di perquisire questo giardino, ci è stato detto che dovevamo cercare voi due e farvi prigioniere. Pensate, valete dieci crisi!

Prende JAHI e contemporaneamente MESCHIANE fugge nel buio. Il PRIMO SOLDATO la insegue.

SECONDO SOLDATO: Ah, mordi?

Colpisce JAHI con l’asta della sua arma. Lottano.

JAHI: Stupido! Lei sta scappando!

SECONDO SOLDATO: Spetta a Ivo preoccuparsene. Io ho la mia prigioniera e lui si è lasciato sfuggire la sua, a meno che riesca a riprenderla. Vieni, dobbiamo presentarci al chiliarca.

JAHI: Non mi vuoi avere prima di abbandonare questo posto meraviglioso?

SECONDO SOLDATO: Così da farmi tagliare il mio membro virile e da farmelo infilare in bocca? Certamente no!

JAHI: Prima occorrerebbe trovarlo.

SECONDO SOLDATO: Cosa? (La scuote.)

JAHI: Tu stai prendendo il posto di Urth, che non intende prendersi tale disturbo per me. Ma aspetta… lasciami sola per un momento e ti farò vedere cose meravigliose.

SECONDO SOLDATO: Posso già vederle adesso, e ne ringrazio la luna.

JAHI: Ti posso rendere ricco. Per te dieci crisi non saranno niente. Ma non avrò nessun potere finché mi terrai stretta.

SECONDO SOLDATO: Hai le gambe più lunghe della tua compagna, ma ho notato che non sei capace di muoverle in fretta quanto lei. Anzi, penso proprio che tu faccia fatica a reggerti in piedi.

JAHI: Non posso fare di meglio.

SECONDO SOLDATO: Ti terrò per la collana… la catena mi sembra abbastanza robusta. Se così ti può bastare, fammi vedere di che cosa sei capace. Altrimenti, seguimi. Non riuscirai a essere più libera di così fino a quando sarai con me.

JAHI solleva entrambe le mani, allungando i mignoli, gli indici e i pollici. Un istante di silenzio, poi si sente una inconsueta musica dolce e piena di trilli. Cadono dei fiocchi di neve.

SECONDO SOLDATO: Smettila!

La prende per un braccio e glielo abbassa. La musica smette di colpo. Gli ultimi fiocchi di neve gli si posano sul capo.

SECONDO SOLDATO: Non era oro.

JAHI: Però l’hai visto.

SECONDO SOLDATO: Nel villaggio in cui sono nato, c’è una vecchia che sa controllare il clima come te. Non è altrettanto veloce, lo devo ammettere, ma è molto più vecchia e debole.

JAHI: Chiunque sia, non ha nemmeno la millesima parte dei miei anni.

Compare la STATUA, avanzando adagio, come se fosse cieca.

JAHI: Cos’è?

SECONDO SOLDATO: Un giocattolo di Padre Inire. Non è in grado di sentirti né di emettere suoni. Non sono neppure sicuro che sia vivo.

JAHI: Se è per questo, non lo sono neanch’io.

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