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Il Volo Dell'angelo Di Pietra

Электронная книга - «Il Volo Dell'angelo Di Pietra». Краткое содержание книги:

Le parole della O'Connell sono lucide e affilate come un bisturi. (Carlo Lucarelli)
A volte la violenza esplode quando e dove meno te l'aspetti. Come a Dayborn, graziosa cittadina sprofondata nella calda, languida atmosfera della Louisiana. E' lа che, diciassette anni fa, la dottoressa Cass Shelley и morta sotto i colpi di una folla inferocita, lapidata senza pietа per una colpa immaginaria. Da allora, tutti a Dayborn hanno fatto del loro meglio per dimenticare. Tutti tranne Tom Jessop, lo sceriffo che da quasi vent'anni si interroga sul destino della piccola Kathy Shelley, scomparsa subito dopo l'omicidio della madre. Quella bambina oggi и una donna, a tutti nota con il nome di Kathy Mallory, detective della Crimini Speciali di New York. Messo da parte il distintivo e la sua nuova vita, Kathy torna a Dayborn decisa a ottenere non semplice giustizia, ma 'vendetta'. Per stanare gli assassini di sua madre deve affrontare un'indagine intricata e rischiosa, ai margini della legalitа. Solo quando la veritа verrа a galla in tutto il suo orrore, Cass Shelley potrа riposare in pace nella tomba vegliata dall'angelo di pietra.
Una O'Connell in splendida forma per un thriller da non perdere. (Booklist)
Ancora una volta Carol O'Connell avvince il lettore fino all'ultima pagina. (Publishers Weekly)
Brava da morire. (Richard North Patterson)
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20

Le pareti erano state dipinte di arancione nel tentativo di ravvivare la camera d'ospedale. Ma i fiori primaverili incorniciati erano uno scherzo di cattivo gusto per il vicesceriffo Travis morente.

Eppure si sarebbe detto che la stesse prendendo con spirito.

Aveva la bocca fissa in un'espressione di dolore che poteva passare per un bizzarro sorriso.

La pelle era giallastra e coperta da un velo di sudore. I tubi che uscivano dalle narici lo collegavano a un erogatore di ossigeno. Altri tubi da fleboclisi pendevano da sei sacchetti di plastica appesi a un sostegno in metallo. I cavetti per il pacemaker erano infilati nella pelle. Il respiro era affannoso, e il battito cardiaco era una linea irregolare sullo schermo di un monitor.

Il suo corpo emanava odore di terra e di umido. Negli ultimi trent'anni Riker era diventato un vero esperto nel riconoscere il lezzo della morte.

Sul lato opposto del letto un giovane in camice bianco parlava con voce acuta e tono arrogante, insistendo che il suo paziente non era in condizioni di essere interrogato. Lo sceriffo doveva prendere il suo amico e andarsene. Subito. Era un ordine.

Lo sceriffo si avvicinò al giovane medico, che era più basso di lui, aveva le spalle strette e non era armato. Gli spiegò, con voce potente, che avrebbe fatto bene a farsi da parte. Subito. Era un suggerimento. In caso contrario avrebbero dovuto spostare Travis per far spazio al dottore su quel letto d'ospedale.

Riker vide l'espressione del medico perdere risolutezza e la confusione insinuarsi nei suoi occhi. Con un'ultima occhiata al paziente, si rifugiò nell'angolo più lontano della stanza, accasciandosi contro la parete arancione.

Riker esaminò la cartella clinica di Travis per vedere se recentemente gli fossero stati somministrati analgesici che potessero invalidare la sua confessione. Controllò anche le date e gli orari delle diverse rianimazioni praticate con il defibrillatore. Sopra la firma di un medico c'era uno scarabocchio tremolante che doveva essere stato tracciato da Travis. Diceva «Basta». E una dottoressa aveva firmato dopo le parole «No code», la formula che metteva fine all'accanimento terapeutico, impedendo ulteriori rianimazioni.

Lo sceriffo si piegò sul letto del vice e lesse da un foglio: «Travis, nel rilasciare questa confessione sei consapevole di essere in punto di morte?».

Travis sollevò lo sguardo, stupefatto. Chiaramente la domanda lo aveva colto di sorpresa, nonostante fosse già morto sei volte e a dispetto della sua stessa richiesta scritta affinché la settima potesse risultare quella buona. I grandi occhi del vicesceriffo d'improvviso assunsero lo sguardo fisso e appannato di un cadavere, e Riker fu turbato alla vista delle sue lacrime.

Tom Jessop ripeté la domanda e Travis mosse lento il capo per indicare che sì, ora sapeva di dover morire.

Il volto dello sceriffo non mostrò alcuna emozione mentre appallottolava il biglietto, rinunciando a ogni ulteriore formalità. «C'eri anche tu fra la folla impazzita? Hai assassinato Cassandra Shelley?»

«Gettai un sasso al cane. Voleva azzannarmi. Non so nemmeno dove presi quel sasso, so solo che la bestia stava per assalirmi» disse Travis con fatica.

«Tu eri là quando lei morì.»

«Non c'ero andato con l'intenzione di farle del male. Cass stava per accusarmi di…» La sua mano si levò a disegnare deboli cerchi nell'aria. «Era tutto nella lettera: i risultati delle analisi del laboratorio. Lei voleva rovinarmi a colpi di scienza. Io sapevo che era un errore e stavo per dirglielo. Non ho mai fatto del male a un bambino in vita mia. E non volevo far del male a Cass. Ma, Cristo, non appena in paese si inizia a mormorare una cosa del genere…» Sul suo volto apparve un'espressione di improvviso dolore.

Il monitor emise un fischio e mostrò una serie di picchi seghettati. Il dottore si avvicinò in punta di piedi, ma lo sceriffo lo ricacciò indietro con un cenno del capo.

Al capezzale di Travis arrivò un'infermiera. Era un donnone massiccio, nera e sovrappeso. Una mano grassa e tozza impugnò una siringa e spruzzò un po' di liquido in aria. Piegandosi sul paziente cercò una vena fra gli ematomi delle braccia.

«Cos'è quella roba?» chiese Jessop.

«Morfina per il dolore» fece lei guardandolo come se fosse appena strisciato fuori da una trappola per scarafaggi. Posò lo stesso sguardo schifato sul dottore.

«Non può dargli quella roba!» urlò Jessop, facendosi avanti. «Le droghe invalidano l'…»

«Vai a farti fottere» disse l'infermiera, e infilò l'ago dove doveva.

Riker apprezzò il comportamento dello sceriffo, che riconobbe l'autorità della donna e smise di protestare. Rimase in silenzio mentre l'infermiera si accertava che la morfina facesse effetto sul paziente.

Il volto di Travis era rilassato adesso. La bocca era aperta, molle, e le parole uscivano strascicate. «Presero a volare le pietre e il cane si stava avventando contro di me.»

«Parlami della lettera.»

«Ho detto tutto quel che so della lettera.»

«Chi altro era presente?»

«Il padre di Ira. Poi mi ritrovai con un sasso in mano…»

«Chi altro? C'era Babe Laurie?»

Travis annuì.

«L'hai visto tirare le pietre?»

«No, ma non significa che non l'abbia fatto. Io ero occupato con il cane.»

«Malcolm e Fred Laurie?»

«Malcolm no. Fred c'era, e l'ho visto gettar sassi. Malcolm se ne era andato prima che Jack Wooley lanciasse la prima pietra. Io ne raccolsi altre per colpire il cane. Continuava a ringhiarmi contro.»

«Lascia perdere il cane. Che mi dici di Alma Furgueson, lei c'era?»

Per un attimo Travis scivolò nel torpore. Lo sceriffo gli afferrò la spalla scuotendolo per farlo tornare in sé: Travis fece un cenno col capo.

Riker si chinò e chiese, piano: «Babe Laurie ti ha mai minacciato? Ha avuto qualcosa a che fare con il tuo infarto? Ti sei azzuffato con lui il giorno in cui è morto?».

«Io non c'entro niente con l'omicidio. Non ho mai ucciso un essere vivente in vita mia. Ho preso a sassate il cane, ma è sopravvissuto.»

«Che cosa ti ha provocato l'infarto?» lo incalzò Riker.

«Ero a Casa Shelley per prendere Cane Buono e portarlo dal veterinario. Di solito Henry Roth mi aiuta in quelle occasioni, ma non era ancora arrivato. Ho caricato il cane nel bagagliaio. Quello era inquieto, saltava e batteva la testa contro il lunotto posteriore. Poi ho provato un dolore al petto. Stavo tornando in paese, quando ho visto lei che camminava lungo la strada.»

«Mallory?» chiese Riker.

«Kathy. Somigliava terribilmente a sua madre. A un tratto fu come se fossi stato colpito da un fulmine. Sono finito fuori strada. Kathy mi ha salvato la vita. Avrebbe dovuto lasciarmi morire.»

«Sottoscrivo» disse lo sceriffo. «Perché la folla imbestialita uccise la madre di Kathy?»

«Non lo so. Cass voleva distruggermi. Ma era tutto un errore, lo giuro su Dio. Lei piombò alla riunione e disse…» le sue mani si agitavano freneticamente.

«Quale riunione?»

«Non farei mai del male a un bambino. Non so perché lei…»

«Non credo che la folla che uccise Cass volesse solo salvarti il culo da un'accusa di violenza ai danni di un bambino. Voglio la verità, Travis!»

«Va' a chiederla al cane» e gli occhi di Travis si chiusero.

Lo sceriffo allungò le mani e lo prese per le spalle. «Non morire proprio adesso, figliò di puttana!» Scosse il corpo magro con violenza. «Perché uccisero Cass?» Urlava per farsi sentire al di sopra del fischio del monitor.

La domanda restò senza risposta. La linea piatta sul video era il segno che ormai il monitor era collegato a un cadavere. Tutte le macchine concordavano sul fatto che il cuore avesse smesso di battere. Il dottore si avvicinò al letto. Riportò gli interruttori nella posizione "Off" e chiuse l'erogatore dell'ossigeno. Poi consultò l'orologio e impugnò la cartella clinica, segnando l'ora esatta nella quale la tecnologia era morta.

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