Mendicanti e superuomini [Beggars and Choosers - it]
- Автор: Кресс Нэнси
- Серия: Mendicanti #2
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 1120-5288
- Переводчик: Antonella Pieretti
- Жанр: Социально-философская фантастика
Электронная книга - «Mendicanti e superuomini [Beggars and Choosers - it]». Краткое содержание книги:
— Sta dando la caccia a quello, eh? Non so dov’è, io, e se lo sapevo non ce la portavo lo stesso.
— Perché no?
— Perché no cosa?
— Perché non mi porteresti nell’Eden se sapessi dove si trova?
— Perché quello non è un posto per Muli.
— È forse un posto per Vivi?
Sembrò tuttavia avere compreso di avere parlato troppo. Deliberatamente appoggiò lo zaino a terra, spazzolò via la neve da un tronco caduto e si sedette con l’aria di un uomo che non aveva alcuna intenzione di alzarsi finché io non me ne fossi andata. Avrei dovuto pungolarlo offrendogli di più.
— Non è nemmeno un posto di Vivi, vero, Billy? È un posto di Insonni. Tu hai visto un Super-Insonne di Huevos Verdes, o più di uno, in questi boschi. Hanno la testa un po’ più grossa del normale e parlano come se stessero rallentando il discorso, perché è proprio quello che fanno. Pensano così più velocemente e in modo più complesso rispetto a noi. Ne hai visto uno, vero, Billy? Uomo o donna?
Egli mi fissò, un volto grave e rugoso contro il grigio e il bianco dei boschi.
— Quando è successo, Billy? In estate? O prima ancora?
Egli rispose con sforzo malcelato e mentendo spudoratamente: — Non ho mai visto nessuno, io.
Mi avvicinai a lui e gli appoggiai con fermezza una mano sulla spalla. — Si che lo hai fatto, tu. Quando è successo?
Egli fissò il terreno innevato, arrabbiato ma senza volere, o senza essere capace di mostrarlo.
— D’accordo, Billy — sospirai io. — Se non me lo vuoi dire, non dirmelo. Hai ragione, sai, non posso seguirti senza essere vista nei boschi perché non so quello che sto facendo. E ho già freddo.
Continuò a non dire nulla. Ritornai in paese arrancando a fatica. Il computer e la biblioteca di cristallo per Lizzie non erano stati tutto ciò che Darla Jones aveva acquistato a New York. Il dispositivo di rintracciamento che avevo appiccicato sulla giacca di plastitessuto dell’uomo, dietro alla spalla e sotto al collo dove lui non avrebbe potuto vederlo finché non si fosse tolto la giacca, registrava un punto fisso sul monitor portatile. Esso rimase immobile per oltre un’ora. Ma non aveva freddo?
Forse Billy Washington si era acceso un falò: il monitor non lo avrebbe mostrato. Un’ora dopo, mentre me ne stavo seduta al calduccio nella mia camera d’albergo a East Oleanta, il punto-Billy si mosse. Camminò ancora per svariate miglia nel corso della giornata, a piccoli tratti, in varie direzioni. Un uomo in cerca di qualche cosa. In nessun momento il punto scomparve, il che avrebbe significato che era sparito dietro a un campo di sicurezza a energia-Y. La stessa cosa accadde per i successivi tre giorni e notti. Egli tornò quindi a casa.
Inspiegabilmente non mi affrontò riguardo al dispositivo di rintracci amento. O non lo aveva mai trovato anche dopo avere tolto la giacca (difficile a credersi), oppure lo aveva trovato ma non aveva avuto la minima idea di cosa fosse e aveva deciso di non chiederselo nemmeno. Oppure — e questo mi sovvenne in seguito — l’aveva visto, ma aveva pensato che ce lo avesse messo qualcun altro, forse mentre lui era addormentato, e aveva voluto lasciarlo al suo posto. Qualcuno dei boschi. Qualcuno che lui voleva compiacere.
O forse non era nessuna di queste cose.
Due giorni dopo il ritorno di Billy dai boschi, Annie disse: — La ferrovia a gravità si è rotta di nuovo, lei. — Non lo disse a me. Io ero seduta nel suo appartamento, in visita a Lizzie, ma Annie doveva ancora acconsentire ufficialmente che mi trovassi lì. Non mi guardava in faccia, non mi parlava, manovrava la sua considerevole stazza attorno al posto che occupavo come se fosse un inesplicabile e sconveniente buco nero. Probabilmente Billy mi aveva fatto entrare solo perché avevo portato due bracciate di cibo e di articoli del deposito, ottenuti con il gettone "Victoria Turner" per contribuire alle crescenti scorte allineate lungo le pareti. Quel luogo puzzava vagamente come una discarica in cui non erano stati lasciati i microorganismi che consumavano i rifiuti.
— Dove sta? — chiese Billy. Intendeva dire il treno vero e proprio, fermo da qualche parte lungo il percorso magnetico.
— Proprio qui — rispose Annie. — A circa mezzo chilometro fuori dal paese, è quello che ha detto Celie Kane, lei. Alcuni di loro sono tanto furiosi da volerlo incendiare.
Lizzie sollevò con interesse lo sguardo dal terminale portatile con la preziosa biblioteca di cristallo. Non avevo assistito alla reazione di Annie al mio regalo ma me ne aveva parlato Lizzie. L’unico motivo per cui Lizzie possedeva ancora quella roba era che aveva minacciato di scappare di casa prendendo la ferrovia a gravità. Aveva dodici anni, aveva detto a sua madre, moltissimi ragazzi se ne andavano di casa a dodici anni. Suppongo che per i ragazzi Vivi fosse vero, visto che se ne andavano avanti e indietro con i loro gettoni-pasto. Era stato quello il momento in cui Annie aveva smesso di rivolgermi la parola.
Lizzie disse: — Ma i treni possono bruciare, loro?
— No — rispose brevemente Billy. — Ed è comunque contro la legge rovinarli.
Lizzie digerì l’affermazione. — Ma se nessuno può venire in treno da Albany per punire la gente che non rispetta la legge…
— Possono venire in aereo, loro, non ti pare? — schioccò seccamente Annie. — Non pensare nemmeno di non rispettare la legge, signorina!
— Non ci stavo pensando per niente, io. È Celie Kane che lo sta facendo — disse Lizzie con ragionevolezza. — E poi nessuno verrà più a East Oleanta in aereo da Albany. Tutti quei Muli hanno problemi ben più grossi di noi, loro.
— La voce dell’innocenza — dissi, ma naturalmente nessuno rispose.
Fuori, nel corridoio, qualcuno si mise a gridare. Si sentì un rumore di passi superare la nostra porta, tornare indietro e poi bussare. Billy e Annie si guardarono a vicenda. Billy aprì quindi la porta di uno spiraglio e infilò fuori la testa. — Che c’è che non va?
— Il deposito non ha aperto un’altra volta! Per la seconda settimana di fila! Stiamo per fare a pezzi quel fottutissimo posto, io ho bisogno di un’altra coperta e di stivali, io!
— Oh — disse Billy e richiuse la porta.
— Billy — dissi io misurando le parole — chi altri sa che abbiamo stipato qui cibo e articoli del deposito?
— Nessuno oltre a noi quattro — rispose lui senza incrociare il mio sguardo. Si vergognava.
— Non dirlo a nessuno. Indipendentemente da quanto dicono di avere bisogno di questa roba.
Billy guardò con espressione impotente Annie. Sapevo che era dalla mia parte. East Oleanta, avevo scoperto, aveva una prospera economia di scambio che conviveva fianco a fianco con quella ufficiale dei Muli. Conigli scuoiati, ben arrostiti su un fuoco all’aperto venivano barattati con orribili arazzi fatti a mano o tute ricamate. Noci per giocattoli, narcotici per cibo. Servizi, che andavano dalla cura dei bambini al sesso, per impianti stereo o mobili in legno fatti a mano con gli alberi della foresta. Mi immaginavo Billy scambiare qualcuna delle cose che avevamo ammassato, ma non rischiare tutto lasciando sapere a qualcuno che l’avevamo. Non essendoci la possibilità che Lizzie ne avesse bisogno.
Annie era tutta un’altra storia. Sarebbe morta per Lizzie ma aveva in sé la partecipazione, l’equità e la conformità sconsiderata che creano il senso di comunità.
Mi stiracchiai. — Penso che andrò ad assistere alla liberazione del Centro di Distribuzione Beni Supervisore Distrettuale Aaron Simon Samuelson.
Annie lanciò un’occhiata acida, senza guardarmi direttamente. Billy che sapeva che ero equipaggiata sia con uno scudo personale sia con uno storditore disse tuttavia con espressione infelice: — Faccia attenzione. — Lizzie balzò in piedi. — Anche io ci vado, io!