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READ-E-BOOK » Социально-философская фантастика » Mendicanti e superuomini [Beggars and Choosers - it]
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Mendicanti e superuomini [Beggars and Choosers - it]

Электронная книга - «Mendicanti e superuomini [Beggars and Choosers - it]». Краткое содержание книги:

La Terra è caduta sotto il dominio degli Insonni, i mutanti che non hanno bisogno di riposo. Ma sotto la pressione di turbe umane sempre più inquiete e ribelli — i Mendicanti — i superuomini sono ostretti a rifugiarsi nello spazio. Un secolo di incognite si apre di fronte a coloro che vegliano, e la sopravvivenza stessa della Terra è minacciata. Chi la salverà?
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— Ci va ogni due mesi, lui. Per cinque o sei giorni. Solo che adesso si sta facendo un po’ troppo vecchio, lui, dice la mamma.

— Significa che non ci andrà più?

— No, ci andrà settimana prossima, lui. Le ha detto che ci deve andare a meno che non si rompe qualcosa di importante e poi lui ha paura di lasciarci qui da sole, lui. Noi però abbiamo il cibo. — Indicò le patetiche pile di cibo sintetico privo di gusto che stava marcendo nei secchi posti negli angoli della casa.

— La settimana prossima quando?

— Martedì.

Lizzie sapeva tutto, ma che cosa sapeva Billy? Sapeva dove si trovava Miranda Sharifi?

— A che ora parte Billy quando se ne va nei boschi?

— La mattina molto presto. Vicki, come farai a insegnarmi tutto sulle macchine, tu? Quando possiamo cominciare, noi?

— Domani.

— Oggi.

— Devi ancora guarire. Hai avuto la polmonite, sai. Sai che cos’è?

Scosse la testa. Gli stupidi nastrini rosa ballonzolarono. Se fosse stata figlia mia le avrei legato le treccine con micro-fibre.

Se fosse stata mia figlia? Cristo.

— La polmonite è una malattia provocata da batteri che sono piccole macchine viventi che vengono distrutte all’interno del tuo corpo da altre piccole macchine viventi studiate per farlo. Ed è proprio da lì che cominceremo domani. Se possiedi i codici giusti esistono programmi cui puoi accedere sul terminale dell’albergo dove le persone vanno raramente… — Per la prima volta mi venne in mente che Annie avrebbe vigorosamente obbiettato a questo programma educativo. Avrei dovuto istruire Lizzie in piena notte.

— Quali codici? — Gli occhi della ragazzina erano scintillanti e acuminati come aghi in carbonio.

— Te li mostrerò domani.

— Io ho già riprogrammato, io, la porta di servo-entrata al caffè per potere entrare io e la mamma. Io le capisco le cose sul terminale dell’albergo. Dimmi soltanto un pochino "come"…

— Ciao, Lizzie.

— Dimmi solo come…

— Ciao!

Mentre chiudevo la porta lei stava nuovamente smembrando il robot per pelare le mele.

Nelle successive sei settimane, Lizzie passò tutto il suo tempo libero al terminale dell’albergo, accedendo al software educativo dell’immenso sistema bibliotecario pubblico dei Muli. Compariva nell’albergo a ore strane, la mattina presto con i capelli bagnati, provenendo dai bagni, o al tramonto, nei momenti in cui, io sospettavo, Annie pensava stesse giocando con le sue amichette Carlena e Susie, un paio di stupide fringuelle. Lizzie scompariva altrettanto repentinamente, un fuorilegge che fuggiva dalla scena del crimine scolastico per presentarsi a rapporto per pranzo o per andare in chiesa. Non sapevo se si connettesse anche in piena notte o no: io ero, giudiziosamente, addormentata. Imparava a una velocità strabiliante, non appena aveva da imparare qualcosa di importante. Non controllavo i programmi cui accedeva e commentavo soltanto quando aveva domande da pormi. Dopo il primo giorno si tuffò a capofitto sui sistemi di computer, teoria e applicazioni. Nel giro di una settimana mi mostrò come aveva riprogrammato un robot-pulitore funzionante perché ballasse, combinando, accelerando e mettendo in sequenza i normali movimenti. Quell’aggeggio roteava nella mia lugubre camera d’albergo come se avesse una crisi epilettica metallica. Lizzie rideva così forte che cadde dal letto e continuò a farlo anche sul pavimento, con le braccia conserte sullo stomaco e, ancora una volta, quello sgradito qualcosa mi si rigirò nel petto, caldo come sangue.

Nel giro di un mese aveva terminato i primi due anni di software scolastico secondario, accreditato dall’Associazione Educativa Americana, sulla scienza informatica.

Dopo sei settimane mi aveva mostrato allegramente come aveva fatto a entrare nelle banche dati dell’Impresa Haller. Sbirciai da sopra le sue spalle, chiedendomi se il software di sicurezza della Haller non avrebbe rintracciato l’intrusione fino a East Oleanta, dove non sarebbe dovuto esistere nessuno in grado di effettuare intrusioni nelle banche dati. L’ECGS monitorava forse le irruzioni industriali?

Cominciavo a essere paranoica. Doveva esserci un quarto di milione di teenager esploratori di reti che ficcavano il naso nelle banche dati delle imprese solo per il gusto di fare un colpo tecnologico.

Ma quei ragazzini erano Muli.

— Lizzie — dissi — basta con le intrusioni in rete. Mi dispiace, tesoro, ma è pericoloso.

Serrò le labbra, una sospettosa piccola Annie. — Pericoloso come?

— Potrebbero rintracciarti, venire qui e arrestarti. E mandarti in galera.

I suoi occhi neri restarono sbarrati. Aveva un certo rispetto per l’autorità, quanto meno per il potere. Una codarda piccola Annie.

— Prometti — dissi io, implacabile.

— Lo prometto, io!

— E sai cosa ti dico? Domani andrò ad Albany e ti comprerò un computer portatile e una biblioteca di cristallo. C’è sopra molto più di quello a cui tu non possa accedere da qui. Non crederai a ciò che potrai imparare a fare. — E un’unità portatile non poteva essere rintracciata. Avrei potuto utilizzare il conto di "Darla Jones" che l’alto costo di una biblioteca di cristallo e un’unità compatibile avrebbe praticamente prosciugato. Forse avrei fatto meglio ad andare più in là di Albany per l’acquisto. Forse a New York.

Lizzie mi fissò, per una volta tanto, senza parole. La boccuccia rosata disegnò una piccola O. Mi abbracciò quindi forte, sapeva di sapone distribuito dal deposito, con la voce soffocata dal mio collo.

— Vicki… una biblioteca di cristallo… oh, Vicki…

Per te. Non dissi altro. Non potevo.

Anthony, che era venuto prima di Russel e dopo Paul, mi aveva detto una volta che non esisteva ciò che veniva chiamato istinto materno e nemmeno quello paterno. Si trattava di propaganda intellettuale mirata a spingere gli umani verso una responsabilità che in effetti non volevano, ma che non potevano ammettere di non volere. Era un tour de force di pubbliche relazioni privo di genuina forza biologica,

Avevo amato uomini decisamente stupidi.

Tre giorni dopo aver portato a Lizzie la biblioteca di cristallo, mi alzai alle quattro del mattino pronta a seguire Billy nel folto del bosco.

Poteva essere il mio terzo giro in sei settimane. Lizzie mi teneva informata, causa il nostro accordo, sui piani di Billy. Mi aveva detto che lui era solito andare ogni due mesi, ma adesso si allontanava molto più di frequente.

Quella mattina stava nevicando, anche se era solamente metà ottobre. A San Francisco non avevo mai fatto molto caso alla storia della "mini-glaciazione in arrivo". Nelle Adirondack, tuttavia, non c’era grande possibilità di scelta. Tutti andavano in giro infagottati in tute invernali, sorprendentemente calde.

Billy indossava una di queste tute quando emerse dall’edificio dove era situato il suo appartamento, alle quattro e quarantacinque del mattino. Portava uno zaino di plastitessuto. Fuori era ancora buio. Si incamminò in direzione del fiume che scorreva a soli cinque o sei isolati da quello che passava per essere il centro cittadino. Lo seguii senza essere vista finché ci furono edifici a fornirmi copertura. Quando non ce ne furono più, lo lasciai allontanare dalla vista e quindi seguii le sue impronte sulla neve fresca. Un chilometro e mezzo dopo le impronte si interruppero.

Sostai sotto un pino, riflettendo sulle mie possibilità di scelta. Alle mie spalle, Billy disse tranquillamente: — Non è per niente migliorata nei boschi. Non dalla prima volta.

Mi voltai. — Come hai fatto?

— Non importa come ho fatto io. La domanda è che cosa ha intenzione di fare lei qui fuori.

— Seguirti ancora.

— Perché?

Non me lo aveva mai chiesto prima. Le altre volte che lo avevo seguito si era del tutto rifiutato di parlarmi. Aveva un aspetto insolitamente imponente lì in piedi nel paesaggio desolato, col volto raggrinzito e l’espressione grave: un Mosè Vivo. Dissi: — Billy, dov’è l’Eden?

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