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Alvin l'apprendista [Prentice Alvin - it]

Электронная книга - «Alvin l'apprendista [Prentice Alvin - it]». Краткое содержание книги:

In un mondo dominato da magie, incantesimi e misteriose potenze negative, nasce Alvin “Settimo figlio di un settimo figlio” che possiede tutte le energie positive del Creato ed è destinato a combattere per la salvezza degli uomini e della Terra. Il giorno in cui nacque Alvin, Peggy — colei che vede tutti i futuri possibili — ne lesse il destino carico di dolori e pericoli, ma vide anche la missione a cui era predestinato. Una missione che gli avrebbe dato la gloria di essere ricordato come il costruttore di un mondo migliore.
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Comunque tutto questo non spiegava perché quei talismani funzionassero. Perché gli esagoni nascosti potessero arrestare la mano di un uomo, o distogliere la sua mente dal pensiero di entrare. Perché l’esagono potesse riprodursi da solo e giungere tanto più lontano quanto maggiore era la precisione con cui era stato disegnato. Alvin aveva trascorso anni a rimuginare su cose del genere, e ancora ne sapeva così poco. Tale era la sua ignoranza, a dire il vero, che ogni tanto si sentiva invadere dallo scoramento; e anche allora, con la serratura del deposito fra le mani, si chiese se in realtà non avrebbe fatto meglio a lasciar perdere quella storia del Creatore e accontentarsi, invece, di essere un bravo fabbro.

Con tutti i suoi interrogativi, Alvin tuttavia non si pose quella che sarebbe stata la domanda più logica. Che bisogno c’era di proteggere una maestra con una simile serratura, dotata di talismani così potenti? Alvin non provò nemmeno a immaginarselo. Sapeva soltanto che quella casetta doveva diventare più bella possibile, e che la serratura era comunque una bella cosa. In seguito se lo sarebbe domandato, si sarebbe chiesto se già allora, ancor prima d’incontrarla, sapeva che cosa avrebbe significato per lui quella maestra. Forse in testa aveva già un piano, come la vecchia Peg Guester. Ma in quel momento sicuramente non poteva immaginarselo, ed era la pura verità. Mentre fabbricava quei cardini artisticamente decorati in modo che la porta acquistasse un aspetto gradevole, probabilmente lo faceva per Arthur Stuart; forse, senza neppure rendersene conto, si diceva che se la maestra avesse avuto un posto grazioso e confortevole in cui abitare, sarebbe stata più disposta a dare ad Arthur Stuart le famose lezioni private.

Il lavoro era finito, e Alvin avrebbe potuto riposarsi. Ma non fu così. Mise in una carriola la serratura e i cardini assieme agli attrezzi di cui pensava di aver bisogno e a un po’ di lamiera di scarto per la guaina del comignolo, e spinse il tutto fino al deposito. Lavorò in fretta, e quasi senza accorgersene usò il suo dono per accelerare i tempi. Tutte le misure tornavano senza bisogno di adattamenti; i battenti della porta chiudevano alla perfezione; la serratura si adattava esattamente alla parte interna della porta, ed era imbullonata in modo tanto solido che niente e nessuno avrebbero mai potuto scassinarla. Era pressoché impossibile forzare quella porta… Sarebbe stato più facile sfondare le pareti di tronchi a colpi d’ascia. E con i talismani incisi all’interno della serratura, nessun essere umano avrebbe mai osato alzare la sua scure contro quella casa; comunque, se l’avesse fatto, sarebbe stato troppo debole per assestare il colpo. Erano talismani, quelli, che neanche un Rosso avrebbe preso alla leggera.

Alvin fece un altro viaggio al capanno accanto alla fucina e, tra le vecchie stufe panciute che Makepeace aveva comprato a prezzo di rottame, scelse quella in migliori condizioni. Caricarsi addosso una stufa completa non era facile neanche per un uomo forte come un fabbro, ma la carriola sicuramente non era in grado di sostenere un simile carico. Perciò Alvin la portò di peso fino in cima alla salita. Dopo averla deposta fuori della porta, andò a cercare nel letto del ruscello le pietre per costruire una base sotto le tavole del pavimento nel punto in cui avrebbe collocato la stufa. Le tavole erano inchiodate su una serie di travi che correvano per l’intera lunghezza della casa; la striscia sotto la quale una volta scorreva il ruscello tuttavia era rimasta scoperta. A suo tempo, infatti, non avrebbe avuto senso ricoprirla, giacché quella costruzione doveva servire a tenere in fresco il latte e il burro. Alvin costruì una solida base di pietra sotto un angolo a monte, e poi imbullonò alle tavole alcune sottili lastre di ferro battuto in modo da creare un piano a prova di fuoco. Quindi collocò la stufa al suo posto e sistemò i tubi fino al buco che aveva praticato nel soffitto.

Ad Arthur Stuart assegnò l’incarico di rimuovere con una raspa il muschio secco che ricopriva le pareti all’interno del deposito. Il muschio si staccava con facilità, ma lo scopo del lavoro era tenere impegnato Arthur in modo che non vedesse come, nel riparare la vecchia stufa, Alvin facesse cose impossibili per una persona normale. Poco dopo la stufa era tornata come nuova, con tutte le cerniere perfettamente funzionanti.

«Ho fame» disse Arthur Stuart.

«Vai da Gertie e spiegale che stasera lavoro fino a tardi, e se per favore può preparare qualcosa per tutti e due, visto che sei qui ad aiutarmi.»

Arthur Stuart partì a gambe levate. Alvin sapeva che avrebbe riferito il messaggio parola per parola e con la stessa voce di Alvin, cosicché Gertie sarebbe scoppiata a ridere e gli avrebbe messo nel paniere una cena succulenta e abbondante. Così abbondante che probabilmente Arthur avrebbe dovuto fermarsi a riposare tre o quattro volte lungo il tragitto.

Nel frattempo, di Makepeace Smith non si era vista neppure l’ombra.

Quando Arthur Stuart fu di ritorno, Alvin era sul tetto a dare gli ultimi tocchi al comignolo e, già che c’era, a fissare qualche tegola. La guaina di lamiera tornava così a pennello che in quella casa non sarebbe mai penetrata una sola goccia d’acqua. Arthur Stuart lo attendeva di sotto e lo osservava in silenzio: non gli aveva chiesto né se poteva cominciare a mangiare, né quanto tempo gli mancava a finire; non era il tipo di bambino che piagnucola e si lamenta. Quando Alvin ebbe terminato, si calò dal tetto, restò aggrappato per un attimo al bordo della grondaia, quindi si lasciò cadere a terra.

«Il pollo freddo è quel che ci vuole dopo una calda giornata di lavoro» disse Arthur Stuart con una voce che era esattamente quella di Gertie Smith, solo più acuta e infantile.

Alvin gli sorrise e scoprì il cestino. Si gettarono sul cibo con la voracità di due marinai rimasti a razioni ridotte per metà del viaggio, e in breve si ritrovarono entrambi distesi sulla schiena con la pancia piena, e si misero a guardare le nuvolette bianche che percorrevano placidamente il cielo azzurro come vacche al pascolo.

A ovest il sole scendeva ormai verso l’orizzonte. Era proprio arrivato il momento di chiudere bottega, per quel giorno, ma Alvin non si sentiva ancora soddisfatto. «Sarà meglio che tu vada» disse ad Arthur. «Forse, se riporti il cesto vuoto a Gertie Smith e poi torni subito a casa, tua madre non si arrabbierà troppo con te.»

«E tu che fai?»

«Devo risistemare le finestre.»

«E io devo finire di dare la raspa alle pareti» ribatté Arthur Stuart.

Alvin sorrise, ma sapeva che ciò che voleva fare a quelle finestre non era qualcosa per cui avrebbe gradito la presenza di testimoni. Non aveva intenzione di perder tempo con i lavori di carpenteria, e quando usava il suo dono per fare qualcosa di evidente, di solito non permetteva a nessuno di guardarlo. «È meglio che tu vada a casa, adesso» ribadì.

Arthur sospirò.

«Mi sei stato di grande aiuto, ma non voglio farti passare dei guai.»

Con grande sorpresa di Alvin, Arthur si limitò a ripetere le sue parole con lo stesso tono di voce: «Mi sei stato di grande aiuto, ma non voglio farti passare dei guai».

«È la verità» mormorò Alvin.

Arthur Stuart si girò, poi si avvicinò ad Alvin e gli salì a cavalcioni sulla pancia; era una cosa che faceva spesso, ma in quel momento per Alvin non risultò del tutto gradevole, visto che la sua pancia adesso conteneva un pollo e mezzo.

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