L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]
- Автор: Буджолд Лоис Макмастер
- Серия: Chalion (it) #1
- Год: 2003
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-1291-3
- Переводчик: Annarita Guarnieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]». Краткое содержание книги:
Cazaril si limitò a un borbottio inarticolato, preferendo non addentrarsi in quell’argomento.
«C’è da sperarlo», proseguì Dondo. «D’altro canto, se non si tratta di questo, viene quasi da chiedersi se qualche… persona dall’indole eccessivamente seria non abbia provveduto ad avvelenare la mente della Royesse, rendendomela ostile.»
«La corte è piena di pettegolezzi, e di gente pronta a diffonderli.»
«Non ne dubito. A proposito… Voi, Cazaril, in che termini le parlate di me?»
«Con cautela.»
«Fate bene», annuì Dondo, incrociando le braccia. «Tuttavia preferirei che le parlaste di me con calore. Sì, credo che sarebbe molto meglio.»
«Iselle è una ragazza molto intelligente e sensibile», ribatté Cazaril, umettandosi le labbra. «Se mentissi, sono certo che se ne accorgerebbe, quindi è meglio lasciare le cose come stanno.»
«Ah, ecco che arriviamo al dunque», sbuffò Dondo. «Sospettavo che mi portaste rancore per quel piccolo giochetto malvagio escogitato dal folle Olus…»
«No, mio signore, è una cosa dimenticata», garantì Cazaril, con un piccolo gesto di diniego. Ma la prossimità di Dondo, vicino a lui quanto lo era stato nella tenda di Olus, con quel suo odore particolare, gli stava facendo riaffiorare nella mente con nitidezza ogni dettaglio, dall’ansimante disperazione allo stridio del metallo e al violento colpo sul collo. «È successo molto tempo fa», concluse.
«Avere una memoria… malleabile è una virtù, tuttavia… Ritengo che i vostri sentimenti abbiano bisogno di essere un po’ riscaldati. Suppongo che siate ancora povero… Eh, certi uomini sembrano non riuscire a imparare i trucchi necessari per farsi strada nel mondo», dichiarò Dondo. Poi, con una certa difficoltà, si sfilò da un dito grasso e umido un anello d’oro piuttosto sottile in cui era però incastonata una grossa e scintillante gemma verde. «Lasciate che questo riscaldi il vostro cuore e la vostra lingua… nei miei confronti», aggiunse, offrendo il monile a Cazaril.
«La Royesse mi dà tutto ciò di cui ho bisogno, mio signore», ribatté Cazaril, senza accennare a muoversi.
«Non ne dubito», borbottò Dondo, aggrottando le sopracciglia nere sugli occhi scuri, che scintillavano alla luce incerta delle lanterne. «Suppongo che la vostra posizione vi dia ampie opportunità di riempirvi le tasche.»
«Se rifiutate di credere alla mia probità, mio signore, riflettete almeno su quello che sarà il futuro della Royesse Iselle, e sul fatto che io possiedo ancora il cervello elargitomi dagli Dei», scandì Cazaril, serrando i denti per nascondere il tremito d’indignazione che lo pervadeva. «Oggi la Royesse ha un piccolo seguito, ma un domani potrebbe avere una royacy, o un principato.»
«Lo pensate davvero?» chiese Dondo, con uno strano sorriso, poi scoppiò a ridere. «Ah, povero Cazaril, l’uomo che ignora la preda vicina e si lancia a inseguire quella che fugge probabilmente finirà a mani vuote. Questa vi sembra una dimostrazione d’intelligenza?» E posò l’anello sulla panchina, in mezzo a loro.
Aperte entrambe le mani, Cazaril le protese davanti al proprio petto col palmo sollevato, poi le abbassò con decisione sulle ginocchia. «Mio signore… Risparmiate il vostro tesoro e compratevi un uomo che abbia un prezzo più basso. Sono certo che non faticherete a trovarne uno», rispose in tono pacato.
Recuperato l’anello, Dondo lo fissò con espressione sempre più accigliata. «Non sei cambiato affatto, Cazaril», disse. «Sei sempre lo stesso moralista ipocrita. Tu e quello stupido di dy Sanda siete uguali, ma immagino che non ci sia da stupirsi, considerato che siete stati entrambi scelti da quella vecchia che risiede a Valenda.»
Alzatosi di scatto, si rimise l’anello al dito e si avviò a grandi passi. I due uomini rimasti ad attenderlo si affrettarono a seguirlo, dopo aver scoccato un’occhiata incuriosita a Cazaril, il quale trasse un profondo sospiro. Quel momento di furente soddisfazione era forse stato comprato a un prezzo troppo alto? Non sarebbe stato più saggio accettare l’anello e lasciare Lord Dondo con la felice convinzione di avere un altro uomo alle sue dipendenze, un individuo come lui, facile da capire e da controllare? Sentendosi molto stanco, si alzò e rientrò nella torre, salendo le scale verso la sua camera da letto.
Stava infilando la chiave nella serratura quando dy Sanda lo oltrepassò nel corridoio, sbadigliando e scambiando con lui un saluto abbastanza cortese.
«Aspettate un momento, dy Sanda», chiamò Cazaril.
«Castillar?» replicò questi, scoccandogli un’occhiata da sopra la spalla.
«In questi giorni, state ben attento a chiudere a chiave la porta e a tenere la chiave sempre con voi?»
«Ho un baule con una serratura robusta: una protezione sufficiente per le mie cose di valore», replicò dy Sanda, girandosi a guardarlo con espressione perplessa.
«Non è sufficiente. Dovete impedire l’accesso alla stanza.»
«In modo che non si possa rubare nulla? Ho ben poco che…»
«No, in modo che nulla di rubato possa essere messo al suo interno», precisò Cazaril.
Per un momento, dy Sanda rifletté su quelle parole, poi sollevò lo sguardo a incontrare quello di Cazaril. «Oh», mormorò infine, con un lento cenno di ringraziamento che era quasi un inchino. «Vi ringrazio, Castillar. Non ci avevo pensato.»
Ricambiato il cenno, Cazaril si ritirò nella propria camera.
10
Seduto in camera da letto, circondato da una quantità di candele accese e reggendo il classico poema brajariano La leggenda dell’albero verde, Cazaril si concesse un sospiro appagato. La biblioteca dello Zangre, famosa ai tempi di Fonsa il Saggio, era stata da allora molto trascurata. Quel particolare volume, a giudicare dalla polvere che lo copriva, di certo non era stato più estratto dallo scaffale fin da quando il regno di Fonsa si era concluso… Ma, a parte i versi di Behar, ciò che Cazaril apprezzava era potersi concedere una quantità di candele tale da rendere la lettura fino a notte tarda un piacere e non una sofferenza. Al di là del suo appagamento, però, Cazaril si sentiva un po’ in colpa: il costo di quelle candele si sarebbe infatti accumulato sui libri contabili di Iselle, e sarebbe parso un po’ strano.
Con le tonanti cadenze dei versi di Behar che gli echeggiavano nella mente, si umettò un dito e girò la pagina… poi però si rese conto che la poesia di Behar non era l’unica cosa intorno a lui che stava tuonando ed echeggiando. Lanciò un’occhiata al soffitto, da dove giungevano rapidi tonfi e rumori striscianti, misti a risa soffocate e a voci che si chiamavano a vicenda. Ma imporre a Iselle e a Betriz di andare a letto a un’ora ragionevole era un compito che spettava a Nan dy Vrit e non a lui, quindi Cazaril tornò a concentrarsi sulle visioni teologicamente simboliche del poeta, ignorando quel chiasso, almeno finché non sentì uno stridio, simile a quello di un maiale spaventato.
Soltanto allora — pensando con un sogghigno che si trattava di un mistero con cui neppure il grande Behar poteva competere -, si alzò dal letto, si allacciò la tunica, infilò le scarpe e prese un candelabro protetto da una campana di vetro per farsi luce nel salire le scale.
Lungo la strada, incontrò Dondo dy Jironal che stava scendendo i gradini. Abbigliato, come sempre quand’era a corte, con una tunica di broccato azzurro e calzoni bianchi di lana e lino, Dondo teneva in mano la sopravveste bianca, insieme con la cintura e la spada. Appariva teso e arrossato in volto. Quando s’incrociarono, Cazaril fece per rivolgergli un saluto cortese, ma le parole gli morirono sulle labbra di fronte all’espressione omicida dello sguardo del nobile, che lo oltrepassò in silenzio con aria tempestosa.