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Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]

Электронная книга - «Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]». Краткое содержание книги:

L’inquisizione è tornata a colpire. Nell’anno del Signore 3131, la Chiesa, garante dell’immortalità fisica a tutti i suoi fedeli, ingaggia una crociata contro gli Ouster, indomiti mutanti di origine umana. E lancia nello spazio una spietata caccia a Aenea — la fanciulla ritenuta il nuovo messia — per carpire il segreto della sua forza misteriosa. Mentre Endymion è custodito nella cella della morte, la ribellione dei giusti sta per giungere al suo atto finale: tutto ruota intorno a Aenea, dotata di grandi poteri e portatrice di oscure verità… Dopo «Hyperion», «La caduta di Hyperion» ed «Endymion», Dan Simmons tocca con questo romanzo l’apice della forza visionaria e immaginativa. E conclude una delle più celebrate, irresistibili e sensazionali saghe fantascientifiche del nostro tempo.
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«In realtà, eccellenza» commentò padre Farrell, la prima volta che il Grande Inquisitore gli disse d’essersi convinto che Marte era l’inferno «sarebbe più indicato uno degli altri pianeti di questo sistema solare, Venere. Temperature elevatissime, pressione schiacciante, laghi di metallo liquido, raffiche di vento simili allo scarico dei razzi…»

«Sta’ zitto» replicò il Grande Inquisitore, con uno stanco gesto della mano.

Marte: il primo pianeta colonizzato dalla specie umana, malgrado il suo basso indice di 2,5 nella vecchia scala Solmev, il primo tentativo di terraforming e il primo fallimento; un pianeta trascurato, dopo la morte della Vecchia Terra nel buco nero, per vari motivi: la scoperta della propulsione Hawking, gli imperativi dell’Egira, il fatto che nessuno voleva vivere su quella rugginosa sfera di ghiaccio, mentre la galassia offriva un numero quasi infinito di pianeti più belli, più salubri, più autosufficienti.

Per secoli, dopo la morte della Vecchia Terra, Marte era stato un pianeta così arretrato che la Rete non vi aveva posto teleporter; un pianeta desertico, interessante solo per gli orfani della Nuova Palestina (il leggendario colonnello Fedmahn Kassad, scoprì con sorpresa il cardinale Mustafa, era nato su Marte, in un campo di trasferimento di palestinesi) e per i cristiani zen che tornavano al bacino Hellas per ristabilire sul Massiccio Zen l’illuminazione del loro maestro Schrauder. Per circa un secolo era parso che il gigantesco progetto di terraforming avrebbe funzionato — mari riempirono gli enormi bacini d’impatto e felci cicladee proliferarono lungo il fiume Marineris — ma poi ci furono le battute d’arresto, vennero a mancare i fondi per combattere l’entropia e iniziarono i sessantamila anni della glaciazione seguente.

Al culmine della civiltà della Rete dei Mondi, l’ala militare dell’Egemonia, la Force, aveva istallato sul pianeta rosso i teleporter e aveva crivellato di habitat gran parte del gigantesco vulcano Olimpo, per stabilirvi la loro Scuola di comando. L’isolamento di Marte dal commercio e dalla cultura delle Rete fu molo utile alla Force e il pianeta rimase una base militare fino alla Caduta dei teleporter. Nel secolo successivo alla Caduta, residui della Force formarono una brutale dittatura militare, la cosiddetta Macchina da guerra marziana, che estese il proprio dominio fino ai sistemi solari Centauro e Tau Ceti e che sarebbe potuta divenire il germe di un secondo impero interstellare, se la Pax non fosse intervenuta: sconfisse rapidamente le flotte marziane, ricacciò la Macchina da guerra nel sistema della Vecchia Terra, mandò i signori della guerra a nascondersi tra le rovine delle basi orbitali della Force e negli antichi tunnel sotto il monte Olimpo, creò basi della Flotta della Pax nella cintura degli asteroidi e fra le lune di Giove, inviò infine su Marte missionari e governatori della Pax.

Sul pianeta rosso era rimasto poco da convertire per i missionari e poco da amministrare per i funzionari della Pax. L’aria era divenuta rarefatta e gelida; le grandi città erano state abbandonate; i grandi simùn, le tempeste di sabbia da polo a polo, erano ricomparsi; epidemie e pestilenze si aggiravano nei gelidi deserti, decimando le ultime bande di nomadi che discendevano dalla un tempo nobile specie di marziani; e poco più che affusolati cactus da brandy crescevano ora là dove molto tempo prima prosperavano i grandi frutteti di meli e i campi di bradburie.

Stranamente, furono proprio i maltrattati e oppressi palestinesi del gelato pianoro di Tharsis a sopravvivere e prosperare. Gli orfani dell’antica diaspora nucleare del 2038 si erano adattati al rude sistema di vita marziano e, al momento dell’arrivo dei missionari, avevano esteso la propria cultura islamica a molte delle tribù nomadi superstiti e alle città-stato del pianeta. I neopalestinesi, che per più di un secolo si erano rifiutati di sottomettersi alla spietata Macchina da guerra marziana, ora non mostravano alcun desiderio di cedere alla Chiesa la propria autonomia.

Lo Shrike era comparso proprio nella capitale palestinese Arafat-kaffiyeh e aveva massacrato centinaia, forse migliaia, di persone.

Il Grande Inquisitore conferì con i suoi collaboratori, si incontrò con i comandanti della Flotta della Pax in orbita e scese in forze sul pianeta. Lo spazioporto principale, nella città capoluogo di San Malachia, fu chiuso al traffico civile, ma la cosa non suscitò disagi, visto che per una settimana marziana non era in programma l’arrivo di navette commerciali o passeggeri. Sei scialuppe d’assalto precedettero la navetta del Grande Inquisitore; quando il cardinale Mustafa pose piede sul suolo marziano, sul tarmac della Pax, per l’esattezza, cento guardie svizzere e commandos del Sant’Uffizio circondavano lo spazioporto. La delegazione ufficiale marziana di benvenuto, che comprendeva l’arcivescovo Robeson e il governatore Clare Palo, fu perquisita e controllata con sonde soniche, prima di avere il benestare per la cerimonia.

Dallo spazioporto, il gruppo del Sant’Uffizio fu trasportato su mezzi di terra per vie in rovina al recente palazzo del governatore, costruito dalla Pax nella zona periferica di San Malachia. Lo spiegamento di agenti della sicurezza era notevole. Oltre agli agenti personali del Grande Inquisitore, ai marines della Flotta, alle forze di polizia del governatore e al reparto di guardie svizzere dell’arcivescovo, un reggimento di fanteria corazzata della Guardia nazionale era accampato attorno al palazzo. Qui furono mostrate al Grande Inquisitore le prove che, due settimane prima, lo Shrike era comparso sul pianoro Tharsis.

«È assurdo» disse il Grande Inquisitore, la notte prima di volare sulla scena dell’attacco dello Shrike. «Tutti quegli ologrammi e quei video o sono vecchi di due settimane oppure sono presi da grande altezza. Cosa abbiamo? Alcuni ologrammi di ciò che dev’essere lo Shrike e alcune sfocate scene di massacro. Fotografie di cadaveri di cittadini della Pax trovati dalla Guardia nazionale all’ingresso in città. Ma dove sono gli abitanti locali? Dove sono i testimoni oculari? Dove sono i duemilasettecento cittadini di Arafat-kaffiyeh?»

«Non lo sappiamo» rispose il governatore Clare Palo.

«Abbiamo inviato un rapporto al Vaticano» disse l’arcivescovo Robeson. «La navetta corriere Arcangelo ci ha portato l’ordine di non manomettere le prove. E di aspettare il vostro arrivo.»

Il Grande Inquisitore scosse la testa e prese una delle fotografie su carta. «E questa cos’è? Una base della Flotta della Pax alla periferia di Arafat-kaffiyeh? Questo spazioporto è più nuovo di quello di San Malachia.»

«Non è della Flotta» rispose il capitano Wolmak, comandante della Jibril e nuovo responsabile della task force del sistema della Vecchia Terra. «Ma calcoliamo che, nella settimana precedente la comparsa dello Shrike, da trenta a cinquanta navette al giorno usassero quell’impianto.»

«Da trenta a cinquanta navette al giorno» ripeté il Grande Inquisitore. «E non erano navette della Flotta! Di chi erano, allora?»

Nessuno aprì bocca.

«Della Pax Mercatoria?» insistette il Grande Inquisitore.

«No» rispose infine l’arcivescovo. «Non erano della Pax Mercatoria.»

Il Grande Inquisitore incrociò le braccia e attese.

«Erano navette noleggiate dall’Opus Dei» spiegò il governatore Clare Palo, con voce sottile.

«Per quale scopo?» domandò il Grande Inquisitore. In quella suite del palazzo erano state ammesse solo guardie del Sant’Uffizio, poste a intervalli di sei metri lungo la parete di pietra.

Il governatore allargò le braccia. «Non sappiamo, eccellenza.»

«Domenico» intervenne l’arcivescovo, con un leggero tremito nella voce «abbiamo ricevuto l’ordine di non indagare.»

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