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I giorni del cervo [Hart's Hope - it]

Электронная книга - «I giorni del cervo [Hart's Hope - it]». Краткое содержание книги:

Sinistri presagi indicano che da Antiqua è salpata una flotta di navi: navi nere, cariche di neri guerrieri, di strani animali capelluti e di armi che portano una morte senza volto. La guerra è imminente. Il Bene e il Male, come nel più epico dei racconti, esploderanno in una battaglia cruenta alla quale parteciperanno anche forze soprannaturali e magiche. Tutti i popoli del continente, superate le antiche divisioni, si uniranno a combattere con l’esercito del Cervo, guidato dal valoroso Dulkancellin. Gli uomini di pace si trasformeranno in guerrieri, e i guerrieri in eroi. La salvezza del continente dipende dal loro coraggio
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Cominciò col trovare il fiume e a seguirlo lungo il suo corso, indagando ciascun puntino mentale che rappresentava un contadino che scendeva lungo la corrente. Cercò a lungo prima di giungere alla prima città. Solo allora si rese conto di quanto fosse vasta Burland. Aveva vissuto tròppo a lungo dentro Inwit, e aveva cominciato a pensare come troppi dei suoi cittadini pensavano: che Inwit fosse almeno la metà del mondo, e tutto quello che era fuori fosse piccolo e vicino. Invece era lontano, e se continuava a cercare lungo il fiume con quel passo, ci avrebbe messo una settimana per arrivare a Banningside.

Perciò si alzò nell’aria, per vedere se riusciva a percepire come un uccello, dall’alto. Mentre saliva, il mare di dolcezza in cui si era sempre mosso d’improvviso cessò, e in luogo dell’oscura visione e dei vaghi odori che era solito percepire, gli sembrò di poter sentire tutte le cose, per sempre. Tranne che ogni volta che scendeva tornava la dolcezza, come la nebbia della città, che lo faceva rallentare e oscurava la sua vista.

Cercò di capire cosa potesse essere, si chiese se c’era una sorta di cappa nell’aria, oppure se dove iniziavano le nuvole la sua visione magica migliorava. Ma la dolcezza era troppo bassa, non si levava mai oltre l’altezza degli edifici più alti… e d’improvviso Orem capì. Il dolce mare di nebbia non era affatto naturale. Era l’Occhio della Regina. Era la sua magia, che pervadeva ogni cosa. Naturalmente lei non si preoccupava di mantenerla al di sopra del livello a cui poteva giungere un uomo. Erano gli uomini che lei voleva spiare.

Vede anche me? Oppure un Pozzo divora anche la magia della Regina Bella? Audacemente si tuffò nella nebbia dolce e invece di muoversi dentro di essa, l’assaggiò come assaggiava i fuochi dei maghi. Non aveva un centro, nessun luogo più potente da spegnere, ma Orem scoprì che poteva facilmente cancellarne ampi tratti, come se cancellasse del gesso da una lavagna, senza nessuno sforzo, e ciò che ripuliva restava pulito.

Dapprima fu allarmato per ciò che aveva fatto. Senza dubbio la Regina si sarebbe accorta della falla nella sua Vista, e sarebbe venuta a cercarlo. Ma mentre giaceva sul suo letto, sentendosi un po’ male per la paura, si rese conto che se poteva bloccare la sua Vista a molte miglia da Inwit, poteva bloccarla anche lì. E così fece, eliminando la nebbia dolce dalla Via dei Maghi, e dai bordi dell’isola amara del Grande Tempio, e anche da altri luòghi, in maniera che non potesse individuare in una falla la residenza del suo nemico.

Nemico? Sono dunque nemico della Regina Bella?

Ricordò Palicrovol, che lo guardava con occhi d’oro dalla Casa di Dio a Banningside. Era stato lui, o forse qualche dio, a chiamare Orem in quel momento, perché potesse fare proprio quello che stava facendo, accecare la Regina? Non aveva mai sentito parlare di un mago che avesse osato sfidare la sua Vista; non aveva mai neppure sentito di un mago che capisse come funzionava. Per la prima volta venne in mente a Orem che il suo potere come Pozzo poteva essergli stato dato non per farsi beffe degli altri maghi di Inwit, ma per sfidare la Regina Bella in persona. Suo padre l’aveva trovato mentre giocava ai soldati nella polvere, un gioco da bambini… ma non poteva servire adesso Re Palicrovol come nessun altro avrebbe potuto servirlo? Non poteva bloccare il potere della Regina di rendere codardi i suoi uomini, e permettere al suo esercito di assalire una città indifesa?

Orem si mise a cercare Palicrovol con foga, volando sopra la nuvola di Bella finché non trovò un posto dove la sua dolce magia era più luminosa, abbagliante. Era lì che lei assaliva i maghi del Re, scavalcava le loro difese, si infiltrava, le abbatteva e le frantumava, come un gatto che giocasse con una striscia di carta. E c’era il Re: un singolo punto di luce solitaria, che vegliava in un mare di amarezza di preti, in un cerchio di eleganti ma impotenti mura erette dai maghi del Re. Palicrovol, il Re buono, ancora punito per un peccato vecchio di secoli, che non aveva mai trasmesso le sue sofferenze al suo popolo. Posso darti pace, almeno per un’ora, almeno per una notte, disse Orem silenziosamente.

Ma prima di agire, si ricordò della Regina. Lei era il respiro senza parole alle spalle di ogni parlante che cadeva nel silenzio, di ogni amante che si guardava dietro le spalle, di ogni pensatore che canticchiava per distogliere un pensiero pericoloso dalla mente. Ricordò che lei era la bambina inerme violentata sulla schiena del Cervo. Chi era lui per giudicare che la sua vendetta dovesse essere interrotta, che era tempo di spezzare il suo potere?

Tu sai cosa decise Orem, Palicrovol. Ricordi quella notte. D’improvviso un mago entrò, la sua faccia bianca per il terrore, per dire che la Regina aveva distrutto tutti i loro incantesimi; poi era arrivato un altro dicendo che anche la forza della Regina era svanita. Tu non osavi credere che la magia fosse così completamente disfatta, fino a quando il prurito all’inguine cessò per qualche ora, i tuoi intestini da lungo tempo bloccati si liberarono, senza dolore per alcune ore, e per la prima notte in trecento anni ti fu concesso di dormire senza sogni. Allora credesti.

Ma perché Orem decise di scendere in campo contro la Regina? Lui non sospettava di essere tuo figlio. Tu non gli avevi fatto alcun favore. La Regina non gli aveva fatto alcun male. Fu solo per questo: se Orem fosse stato vivo quando violentasti Asineth sulla schiena del Cervo, e avesse avuto il potere di fermarti, l’avrebbe fatto. Era uno che istintivamente combatteva contro i forti e aiutava gli inermi. Era il suo modo di fare, congenito. Non aveva il cuore per la crudeltà necessaria, come avevi tu. E così sfidò la Regina Bella, in parte perché era coraggioso, e lei era l’unico avversario interessante, ma soprattutto per pietà verso il suo debole e tartassato Re. Non trascurare questo quando lo giudichi. Ci fu un tempo in cui tu eri impotente, e lui ti aiutò.

Quella notte Orem attaccò incessantemente, per ore, non soltanto ingoiando tutta la magia attorno a te, ma allargandosi su una zona ampia quanto poté, cancellando la vista della Regina, nella speranza di disorientarla, di distrarla, per concederti un po’ più tempo. Non aveva speranza di sfidarla nel Castello, perché il suo potere era solo negativo: non poteva far nulla per colpirla nella persona. Ma poteva disfare il suo lavoro, e così sciolse le sue reti di visione, fino a quando ebbe la forza di farlo per quella notte.

Alla fine dormì, esausto, e dopo parecchie ore di ricerca, la Regina ti ritrovò, Palicrovol, e le tue sofferenze iniziarono di nuovo, più intense di prima, e molti dei tuoi maghi morirono. Orem era giovane, e non immaginava quanto lei si sarebbe arrabbiata, o che tu avresti sopportato le conseguenze della sua rapida vendetta. Orem aveva pensato che lei avrebbe saputo chi era e l’avrebbe cercato. Ma anche così, questo ti disse alcune cose. Ti disse che se Bella era arrabbiata, voleva dire che esisteva una forza al mondo che poteva sconfiggerla, anche se solo per breve tempo. Non sapevi se fosse stato uno degli dèi a liberarsi, o se Sleeve era riuscito a operare qualche magia, ma comprendesti che era un buon segno, e che dovevi cercare nuovamente di portare il tuo esercito alle porte di Inwit. Ammettilo, Palicrovoclass="underline" fu Orem a spingerti all’ultima battaglia contro la Regina.

Quanto alla Regina, ricordo anche quella notte, nel palazzo. Svegliò tutti con un turbine di ordini. Le guardie vennero mandate sugli spalti, e Urubugala venne crudelmente torturato, fino a quando non confessò di non sapere nulla. Coniglio si limitò a sorridere alla notizia: lei sapeva che non aveva il potere di fare una cosa del genere. E Donnola disse alla Regina l’amara verità, come era suo obbligo:

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