La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]
- Автор: Робинсон Ким Стэнли
- Серия: Tre Californie #1
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Interno Giallo
- ISBN: 88-356-0035-9
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]». Краткое содержание книги:
È in questo scenario apocalittico che si svolge la vicenda di Henry Fletcher, un giovane della comunità californiana di San Onofre, che per il suo sostentamento dipende interamente dalla pesca e dai raduni di baratto che si svolgono periodicamente nella valle. Dopo l’arrivo di alcuni viaggiatori di San Diego che hanno osato sfidare la vigilanza dei guardiani giapponesi. Henry viene gradualmente a conoscenza del nuovo mondo e delle sue insidie. La sua guida spirituale è Tom, l’uomo più anziano della valle, sopravvissuto alla catastrofe tristemente nota come II Giorno.
La scoperta di un mondo da cui gli americani vengono ingiustamente esclusi, il contatto con gli “stranieri” che vivono a pochi chilometri di distanza, le testimonianze di chi è riuscito a sfuggire alla prigionia in patria trascinano il giovane in un’avventura che segna la fine dell’adolescenza e la transizione verso la maturità, a cui si accompagna la speranza della redenzione per il popolo americano.
In questo stato inciampai nel loro campo. Girai intorno a un cespuglio e quasi finii con i piedi nel fuoco, giallo vivido e abbagliante, fra tutto quel grigio e quel nero.
«Ehi!» gridò qualcuno. D’un tratto diversi uomini scattarono in piedi. Lee brandiva un’accetta.
«Ah, eccovi» dissi. «Sono io.»
«Henry!»
«Cristo…»
«Che diavolo…»
«Henry! Henry Fletcher, perdio!» La voce di Tom. Individuai la posizione del vecchio: dritto davanti a me.
«Tom» dissi. Mi sentii stringere fra le braccia. «Sono felice di vederti.»
«Tu felice di rivedere me?» Mi stringeva al petto. Lee lo staccò da me per avvolgermi in una giacca di lana. Tom rise, una rauca risata di gioia. «Henry, Henry! Hank, ragazzo mio, stai bene?»
«Freddo.»
Jennings gettava legna sul fuoco, rideva e parlava, a me o a un altro, non so. Lee tirò via Tom e mi sistemò la giacca. Il fuoco cominciò a fare fumo; tossii e quasi caddi.
Lee mi sorresse e mi sistemò accanto al fuoco. Gli altri mi fissavano. Avevano costruito un riparo di rami, una capanna a una falda sopra una base di legna secca. Davanti al riparo, il fuoco ardeva con forza sufficiente a bruciare legna umida.
«Henry… hai nuotato fino a riva?»
Annuii.
«Cristo, Henry, abbiamo remato in cerchio finché abbiamo potuto, ma non t’abbiamo visto! Come hai fatto a passarci davanti?»
Scossi la testa, ma Lee disse: «Lasciatelo in pace e strofinategli le gambe. Il ragazzo rischia di morire se non lo scaldiamo: non vedete quant’è livido? E non può parlare. Stendiamolo accanto al fuoco. Più tardi ci racconterà cos’è successo.»
Mi stesero all’imboccatura del riparo, accanto al fuoco. Mi tolsero di dosso le alghe, mi asciugarono con delle camicie. Ero coperto di sabbia, sapevo che così mi avrebbero graffiato, ma non sentivo niente. Ero molto sollevato. Il fuoco sembrava un forno aperto. Il calore mi raggiungeva a ondate, piano piano mi entrava in corpo. Non avevo mai provato una sensazione così splendida. Tesi la mano sopra le fiammelle laterali; Tom la sollevò, me la tenne sul fuoco. Lee mi avvolse intorno alle gambe una spessa coperta di lana.
«D-dove avete preso i v-vestiti?» domandai a fatica.
«Avevamo un bel po’ di roba, nella scialuppa» rispose Jennings.
Tom mi sollevò l’altro braccio. «Ragazzo, non sai quanto sono felice di vederti. Urrà!»
«È vero» intervenne Jennings. «Dovevi vedere come si lamentava. Sembrava che stesse male.»
«Stavo male, non mi vergogno di dirlo. Ma ora sto benissimo. Non hai idea di quanto sia felice di rivederti, ragazzo. Non ricordo di essere mai stato così felice.»
«Peccato che t’abbiamo perso, nel buio» disse Jennings. «Altrimenti remavi con noi e ti risparmiavi un bella faticata, scommetto. Di posto ce n’era un mucchio.»
A queste parole, Thompson e gli altri scoppiarono a ridere.
«Mi hanno raccolto i giapponesi» dissi.
«Cosa?» esclamò Jennings.
Meglio che potevo, raccontai del capitano e dell’interrogatorio. «Allora lui ha detto che andavamo a Catalina, così sono saltato dalla murata.»
«Sei saltato dalla murata?»
«Sì.»
«E hai nuotato fin qui?»
«Sì.»
«Caspita! Hai visto la scialuppa, sulla riva?»
«Come ci sei arrivato, con quei marosi?»
A fatica misi in ordine le domande. «Ho nuotato. Ho visto la barca sulla spiaggia e mi sono riposato sotto. Immaginavo che eravate quassù.» Guardai gli uomini, incuriosito. «Come avete portato a secco la barca?»
Naturalmente fu Jennings a dare spiegazioni. «Quando lo sloop è affondato, siamo saltati tutti sulla scialuppa, tranne Lee che era caduto in acqua. Così non ci siamo bagnati. Ci siamo allontanati un poco e abbiamo tirato fuori Lee dalla broda. Ti abbiamo aspettato. Ma non riuscivamo a trovarti. E Thompson ha detto che l’albero ti era caduto addosso. Allora abbiamo pensato che eri annegato e abbiamo remato a riva.»
«Come avete portato a secco la barca?» chiesi di nuovo.
«Be’, merito di Thompson. Con tanta gente a bordo, la barca sporgeva solo di cinque centimetri; così Thompson, trovata la foce del torrente, dove i frangenti erano meno pericolosi, ha buttato in acqua Lee e me e ci ha costretti a nuotare. Non ti dico che piacere… ma certo lo sai. Alla fine la barca ha preso una delle onde più piccole e ha toccato terra. Una manovra come se ne vedono poche.»
Thompson ridacchiò. «Per fortuna l’abbiamo presa giusta, quell’onda.»
«Così, tranne Lee e me alla fine, non ci siamo neppure bagnati! Ma tu, ragazzo, ti sarai fatto una nuotata d’inferno.»
«Non finiva mai» ammisi. Ero sul fianco, rannicchiato in modo da stare tutto accanto al fuoco. La lana raccoglieva tutto il calore e lo tratteneva intorno a me; ed ero felice… mi accontentavo di ascoltare le voci, senza preoccuparmi di decifrare le parole.
Parecchie volte, durante la giornata, Tom mi svegliò per vedere se stavo bene; se borbottavo qualcosa, mi lasciava riprendere sonno. La prima volta che mi svegliai da solo, avevo il braccio destro intorpidito e fui costretto a cambiare posizione sul giaciglio di rami. Mossi il braccio per riattivare la circolazione. Sentii fitte acute dappertutto. Le braccia mi dolevano. Mi sollevai sul gomito. Era quasi buio. La neve mista a pioggia cadeva a blocchi filtrando tra i rami. Gli uomini erano sotto il riparo, dietro di me, distesi o seduti sui rami tagliati da Lee per il fuoco notturno. Lee affilava l’accetta. Vide che ero sveglio e gettò sul fuoco un altro ramo. Thompson e i due marinai dormivano. Avevo la schiena fredda. La girai verso il fuoco e sentii il calore sfiorarmi. Tom e Jennings fissavano le fiamme con aria cupa.
Il campo si trovava in una piccola ansa del torrente, nella cavità creata da un albero caduto e sradicato. Accanto al nostro riparo, le radici puntavano ancora al cielo e aumentavano la protezione. Gli alberi intorno a quello caduto erano abbastanza alti da sporgere oltre la gola; la cima si agitava e ondeggiava. Mi girai di nuovo verso il fuoco e mi rannicchiai. Il torrente gorgogliava, il fuoco scoppiettava e sibilava, le cime degli alberi ululavano. Mi addormentai.
Tornai a svegliarmi a notte fonda. Sembrava che non nevicasse più. Alimentammo il fuoco, ci alzammo e ci stiracchiammo. Thompson tirò fuori della sacca l’ultima pagnotta e la divise fra tutti. Il pane di Kathryn non mi era mai parso buono come quella roba umida e stantia. Tom tolse dalla sacca alcuni bastoncini di pesce secco e li distribuì; Lee passò in giro la sua tazza, dopo avervi scaldato dell’acqua. Quando Tom prese il pesce, notai la sacca. «Hai ancora i libri di Wentworth?» domandai.
«Sì. Non si sono bagnati per niente.»
«Bene.»
Sopra la gola, il vento diventava più forte; le nubi correvano basse nel cielo. Quelli di San Diego discussero il da farsi, tirandola per le lunghe per ingannare il tempo. Mi chiesero di raccontare nei particolari la nuotata. Dopo tornarono a fare piani; decisero che, se la tempesta non peggiorava o non cessava del tutto, avrebbero abbandonato la scialuppa e raggiunto a piedi la ferrovia. Avevano nascondigli di cibo lungo il percorso e parevano sicuri di riuscire a tornare a casa via terra. Tom e io potevamo andare con loro, oppure puntare a nord; Onofre, ci assicurò Lee, distava solo alcuni chilometri. Tom annuì. «Andremo a casa» disse. Scese il silenzio. Jennings mi chiese di descrivergli di nuovo il capitano giapponese; gli dissi tutto quel che ricordavo. Quando accennai all’anello, quelli di San Diego mostrarono un’aria disgustata ma anche compiaciuta: era un’altra prova di corruzione. Tom si accigliò, come se non gli andasse che rivelassi altre cose del genere. Quelli di San Diego cominciarono a raccontare aneddoti sulla vita a Catalina. Ero interessato, ma non riuscivo a tenermi sveglio. Mi sedetti e mi appisolai.