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Il patto con il Vampiro [Covenant with the Vampire - it]

Электронная книга - «Il patto con il Vampiro [Covenant with the Vampire - it]». Краткое содержание книги:

Per questo stupefacente debutto narrativo Jeanne Kalogridis ha scelto di confrontarsi con uno dei classici più avvincenti e terrificanti della letteratura dell’orrore: Dracula di Bram Stoker. Misterioso e sensuale, questo romanzo, scritto in forma di diario, pone l’inquietante figura di Dracula al centro di un puzzle particolarmente intricato. Partendo cinquant’anni prima dell’inizio del romanzo di Stoker, il patto con il Vampiro svela infatti l’esistenza di un antico e segreto accordo nella famiglia Dracula. Arkady, pronipote del principe Vlad Tsepesh, meglio conosciuto come Dracula, vive nell’incubo di una terribile minaccia, costretto a procurare sempre nuove vittime al suo adorato prozio per salvare la vita alle persone amate. Coinvolto in un abisso di morte e di sangue, Arkady oserà ribellarsi al suo tragico destino e sfidare Dracula, per il bene della sua famiglia.
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Non è venuto a letto, ma è rimasto nel suo studio. Lo so perché non riuscivo a dormire, in parte perché ero amaramente delusa riguardo al posticipo delle nostre vacanze, ma anche perché provavo un crescente disagio nei riguardi di Zsuzsanna.

Sembra molto migliorata, e il suo colorito è migliore di quando sono arrivata la prima volta in questa casa. Oggi era persino alzata e girava per la casa. Quando le ho fatto visita nella sua stanza, era vestita e sedeva nel sedile vicino alla finestra, guardando fuori alla sua sinistra, in direzione della foresta, in lontananza. Quando sono entrata, mi ha lanciato uno sguardo da sopra le spalle, rapidamente, con un sorriso infantile, poi ha indicato con eccitazione i pini lontani.

«Guarda laggiù! Lo vedi?».

Ho attraversato la stanza e sono rimasta dietro di lei per dare un’occhiata, ma non ho visto altro che la foresta, talmente lontana che gli alberi erano veramente del tutto indistinguibili l’uno dall’altro.

«Che cos’è che vedi, Zsuzsanna?», le ho chiesto con gentilezza e, senza pensare, le ho messo una mano sulla spalla.

«Un gufo!», ha esclamato. «Riesci a vederlo? Là, a destra… lassù, tra i rami più alti».

Naturalmente non riuscivo a vedere niente, e ho balbettato una risposta riguardo al fatto che la sua vista era veramente notevole, cosa che sembrò farle piacere, sebbene, in realtà, sapessi che quello doveva essere un prodotto della fantasia. A quella distanza non poteva aver distinto niente.

Non è stato il suo immaginario avvistamento a turbarmi, ma l’improvvisa consapevolezza che la mia mano poggiava su una spalla che era normale, perfetta e in salute come la sua compagna, e il fatto che la sua intera spina dorsale era ora del tutto diritta.

Poi si è voltata e, cercando di non tradirmi con lo sguardo, mi sono seduta accanto a lei sul sedile e abbiamo avuto una breve conversazione relativa al suo miglioramento. La sua unica lamentela era che non aveva molto appetito. Finalmente le ho detto che Arkady era stato malato ma che, adesso, stava del tutto bene, e lei è sembrata, alla notizia, educatamente preoccupata, sebbene non triste. Le ho anche detto che uno dei cani dei domestici aveva di recente avuto dei cuccioli, e ho accennato che il migliore della cucciolata avrebbe potuto essere tenuto per lei se avesse voluto, ma non si è dimostrata affatto interessata. Sembrava preoccupata, e continuava a guardare fuori della finestra come in cerca di qualcosa.

Al termine della nostra chiacchierata, si è alzata e mi ha accompagnato alla porta. Non è stata la mia immaginazione: era più alta, e camminava senza alcuna traccia del suo precedente zoppicare.

Questo mi ha preoccupato. So che ha preoccupato anche Dunya poiché, quando gliel’ho raccontato, ha stretto le labbra e scosso la testa, dicendo:

«Non capisco, doamna. Non è un buon segno».

Poi le ho chiesto di spiegarmi il Patto in modo più completo, lo Schwur di cui aveva parlato. Non lo ha voluto fare finché non l’ho portata nella mia camera da letto, ho chiuso a chiave la porta e, anche allora, continuava a guardare nervosamente la finestra. Il suo racconto è stato così semplice eppure tanto stranamente elegante, che l’ho fermata e l’ho fatta parlare lentamente in modo da poterlo riportare qui, con le sue stesse parole:

Il racconto di Dunya Moroz

Questa è la storia del Patto con lo strigoi, che mia madre mi ha raccontato, proprio come sua madre l’ha raccontato a lei, e la madre di sua madre prima di lei.

Più di trecento anni fa, ora quasi quattrocento, lo strigoi era un uomo vivente, Vlad il Terzo, conosciuto ai più come Vlad Tsepesh, l’Impalatore, voievod della Valacchia del sud. Era molto temuto da tutti per la sua grande ambizione e la sua sete di sangue, e per i suoi crimini divenne conosciuto come Dracula, il Figlio del Diavolo.

Ci sono molte storie della sua terribile crudeltà, specialmente verso coloro che erano colpevoli di tradimento o di inganno. Alle adultere venivano tagliati gli attributi femminili, poi erano scuoiate come conigli e le loro pelli e i loro corpi appesi a pali separati dove tutti nel villaggio potessero vederle. Talvolta si infilava un palo tra le loro gambe fino a farlo emergere dalla bocca. Anche coloro che si opponevano politicamente a Dracula morivano in modo orribile, spellati vivi o impalati. A volte impalava le madri colpevoli attraverso i loro petti e inchiodava a loro con la lancia i loro sfortunati bambini. Non tollerava insulti al suo orgoglio. Si racconta che venne dall’Italia un gruppo di ambasciatori. Si tolsero il cappello ma, sotto, c’erano degli zucchetti che, secondo il loro uso, non toglievano mai, nemmeno davanti all’imperatore.

«Bene», disse Dracula, «permettetemi di rafforzare le vostre usanze», e ordinò che gli zucchetti fossero inchiodati ai crani di quegli uomini.

Nonostante la sua crudeltà, Dracula era rispettato dalla sua gente perché, durante il suo regno, nessuno osava essere disonesto, o rubare, o ingannare un altro, giacché tutti sapevano che la ricompensa sarebbe arrivata presto. Si diceva che si poteva lasciare tutto l’oro che si possedeva nella piazza del villaggio e non temere mai che venisse rubato. Dracula era anche ammirato per il suo comportamento onesto verso i contadini e la sua lotta coraggiosa contro i Turchi. Era un guerriero abile e coraggioso.

Ma venne il giorno che, nel mezzo di una campagna, uno dei suoi stessi servi, in verità una spia turca, lo tradì e lo uccise.

I suoi uomini lo credettero morto, ma la verità fu che Dracula aveva previsto la sua imminente sconfitta, poiché le forze ungheresi e moldave lo avevano da poco abbandonato, lasciandolo vulnerabile ai Turchi. Si dice che a quel tempo fosse così avido di sangue e di potere da stipulare un patto con il Diavolo per diventare immortale bevendo il sangue, in modo che potesse governare per sempre, e che avesse anticipato la sua stessa morte, sapendo che, subito dopo, sarebbe risorto.

Una volta che fu un morto vivente e un immortale, lo strigoi portò la sua famiglia al nord, dalla Valacchia alla salvezza della Transilvania, dove i Turchi non erano una grande minaccia e dove lui aveva minori probabilità di essere riconosciuto. Finse di essere il suo stesso fratello, ma la verità circa la sua identità cominciò a circolare sulla bocca della gente.

Presto si proclamò domnul di un piccolo villaggio. Era terribilmente crudele verso quei rumini che disobbedivano, ma generoso verso coloro che lo servivano con fedeltà. Ben presto vennero tempi difficili per gli abitanti del villaggio. Molti morirono per il morso dello strigoi e anche coloro che vivevano nelle cittadine circostanti erano terrorizzati.

Presto la popolazione diminuì, e i sopravvissuti scoprirono come tenere a bada lo strigoi. Alcune anime coraggiose tentarono persino di distruggerlo, e lo strigoi si spaventò pensando che la sua malvagia esistenza potesse giungere ben presto alla fine. Divenne anche difficile mantenere segreto tutto ciò che accadeva al castello.

Lui può controllare la mente di un uomo o di due, o anche di più allo stesso tempo, ma non può controllare le azioni e i pensieri di un intero villaggio. E così non riuscì più a mantenere il segreto su quello che stava accadendo al castello. Le storie si sparsero per tutta la Transilvania e presto corse il pericolo di morire di fame.

Così andò dagli anziani del villaggio e fece il Patto: lui non si sarebbe più nutrito con nessuno del villaggio e li avrebbe sostenuti più generosamente di qualunque altro domnul di tutto il paese, inoltre si sarebbe assicurato che i lupi non attaccassero le provviste, se, in cambio, essi lo avessero protetto, aiutato a nutrirsi di estranei, stranieri, e avessero mantenuto il silenzio riguardo al Patto.

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