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Novilunio [The Wanderer - it]

Электронная книга - «Novilunio [The Wanderer - it]». Краткое содержание книги:

Perduta in uno spazio brulicante di stelle, sola in una nera giungla di vuoto cosmico, la Terra ha sognato per migliaia d'anni la propria solitudine. Come in una grande casa abitata da vecchi abitudinari, nella quale nessuno viene mai a rendere visita, così gli abitanti della Terra pensano che nessuno possa venirli a trovare da quel nero abisso scintillante di punti luminosi che splende sopra le nostre teste, di notte.
Come la Luna è stata una fedele compagna della Terra nella sua solitudine celeste, così le stelle sono state soltanto immagini remote, indistinte, piccole fiamme sospese nel cielo, inaccessibili e straniere e incorporee. Ma un giorno qualche viaggiatore, lasciando la strada lontana, potrebbe venire a bussare alla porta della vecchia casa; un giorno qualcosa potrebbe avvicinarsi, strisciando, nella giungla nera degli spazi cosmici. Quel giorno potrebbe essere vicino, in un cosmo dove le forze del tempo e del caso si muovono secondo schemi che la mente umana non riesce neppure a intuire. E cosa accadrebbe, se uno dei punti luminosi nel cielo… una delle stelle lontane… apparisse d'un tratto enorme, come un globo sanguigno e minaccioso, nei cieli notturni della Terra? Se la fedele compagna delnostro pianeta, la Luna, fosse risucchiata e cancellata dal cielo? Inizierebbe allora una lunga, infinita notte di novilunio. Un grande cielo color ardesia, dove le stelle brillano rade e fievoli, sopra coste battute da gigantesche maree, tra grandi cataclismi ed eventi ancor più bizzarri, una notte di novilunio che opera strani prodigi sulla mente e sul cuore degli uomini, facendo emergere tutto ciò che di migliore, e di peggiore, di nobile, e di volgare, costituisce l'essenza della natura umana. In questa notte di novilunio, forse il genere umano comincerebbe a conoscere se stesso…

Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1965.
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Eppure, la bailamme generale fu dovuta in gran parte al sistema nervoso degli uomini… nuda paura alleata al frenetico bisogno di uscire e di fare in tutti i modi la parte dell'eroe. Fu come se il Vagabondo avesse finalmente realizzato le antiche superstizioni che affermavano come i raggi della Luna fossero portatori di pazzia. Per tutto l'emisfero occidentale… a Buenos Aires come a Boston, a Valparaiso come a Vancouver, ci furono le stesse, inutili, insensate sortite.

'High' Bundy stava ancora accelerando, tre isolati a ovest di Lenox, quando lui, Pepe e Arab udirono l'avvicinarsi delle sirene. Dapprima non capirono da dove esse venissero, ma solo che si avvicinavano, perché si facevano sempre più forti a ogni istante che passava.

Poi il tassi attraversò l'Ottava Avenue, e mentre il rauco ululato aumentava, essi videro avanzare a tutta velocità, lungo l'Ottava, a meno di un isolato di distanza, due pantere della polizia affiancate, e altre subito dopo, con le luci rosse di segnalazione ammiccanti.

'High' pigiò il pedale del gas con maggiore forza. Il suono delle sirene avrebbe dovuto diminuire per un paio di secondi, mentre c'erano degli edifici tra il tassi e le pantere. Ma non diminuì. Si fece più forte.

C'era un vecchio camioncino, abbandonato al centro della strada, all'incrocio successivo. 'High' si preparò a sorpassarlo a destra. Una pantera della polizia e un'auto dei vigili del fuoco uscirono come proiettili dalla Settima Avenue, da sud, e girarono per sorpassare il camioncino, ciascuno da un lato. 'High' premette l'acceleratore e non sterzò, passando a pochi millimetri dai parafanghi delle due auto, e attraversò la Settima con pochi centimetri di anticipo su una grossa autopompa dei pompieri, che seguiva le altre due auto a meno di una lunghezza. Pepe riuscì a scorgere il grande cappello rosso e il viso dagli occhi sbarrati dell'autista, e si mise le mani sugli occhi, tanto fu vivida l'impressione di uno scontro inevitabile.

Il tassi non era giunto neppure a metà dell'isolato successivo, quando l'incrocio, più avanti, si riempì di altre automobili rosse e nere, che sfrecciavano verso nord. Il concerto delle sirene, davanti e indietro, era lacerante.

Se i fratelli di «viaggio» non fossero stati carichi di droga, avrebbero potuto rendersi conto che la bailamme di auto della polizia e di autopompe che venivano da Manhattan bassa non aveva nulla a che fare con loro, personalmente, e che i minacciosi veicoli non convergevano sulla 125a Strada, ma continuavano la loro folle corsa verso nord.

Ma i fratelli di «viaggio» erano pieni di droga, e il magistrale stimolo di paura dell'inseguimento della polizia era sopra di loro. Pepe si convinse che loro sarebbero stati i capri espiatori, per un tentativo di distruggere Manhattan con bombe congelate… li avrebbero accusati di aver creato la palla di fuoco, e li avrebbero condannati con l'unica prova di un accenditore Zippo.

Arab sapeva che lo scopo della polizia era quello di spingerli sul tetto più vicino, per legarli lassù insieme alle ghignanti mummie di cera.

'High' pensò, semplicemente, che dovevano averli visti a fumare «erba» vicino al fiume… probabilmente, li avevano scoperti con la telepatia. Frenò, facendo fermare il tassi quasi davanti a Lenox. Scesero tutti.

L'entrata della metropolitana si spalancava come il nero invito di una caverna o di una tana, promettendo la sicurezza che tutti gli animali spaventati bramano. L'ingresso era parzialmente bloccato da una transenna bianca, ma i tre passarono oltre, e scesero di corsa le scale.

La biglietteria era vuota. I tre corsero fino ai binari. C'era un treno illuminato in attesa, con le portiere aperte. Ma a bordo non c'era nessuno.

La stazione era illuminata, ma non videro nessuno, da nessuna parte, su quella piattaforma o su quella di fronte.

Il treno vuoto stava ronzando sommessamente e insistentemente, ma dopo che le sirene si furono perdute in lontananza, non si udirono altri rumori.

CAPITOLO XVIII

Malgrado il russare vigoroso di Doc, destinato a rialzare il morale della compagnia, nessuno, a eccezione di Rama Joan, cercò di seguirne l'esempio, e dopo mezz'ora lo stesso Doc rizzò il capo, si mise a sedere, appoggiandosi ai gomiti, e s'inserì in una discussione tra Paul e Hunter sui sentieri cosmici che la Terra e il Vagabondo avrebbero seguito, rispettivamente.

«Ho già fatto i calcoli mentalmente… con una certa approssimazione, è naturale,» disse Doc. «Presumendo che siano di massa uguale, essi gireranno intorno a un punto mediano tra loro in un mese della durata di circa diciannove giorni.»

«Dovrà essere più breve, non c'è dubbio,» obiettò Paul. «Be', possiamo vedere con i nostri occhi a quale velocità si stia muovendo il Vagabondo.» Indicò il punto ove il pianeta straniero, ora di color mattone e arancio chiaro, si stava inclinando, tuffandosi nell'oceano, con il giallo ovale della luna che passava sulla faccia del pianeta, quasi da basso.

Doc ridacchiò:

«Quel movimento è soltanto la rotazione della Terra… lo stesso fenomeno che fa sorgere e tramontare il sole.» Poi, quando Paul si diede una manata sulla fronte, pensando alla propria stupidità, Doc aggiunse, «È un errore classico abbastanza naturale… continuo a farlo anch'io, mentalmente, e questo l'ho ereditato dai miei antenati cavernicoli, insieme alle ossa della coda! Ehi, guardate quanto si è ritirato il mare! Ross, temo che gli effetti di marea si mostrino più presto di quanto pensassimo.»

Paul, cercando di ritornare al nocciolo della discussione, si sforzò di visualizzare il quadro d'assieme… il fatto che maree ottanta volte più alte volevano dire anche maree ottanta volte più basse, a intervalli di sei ore, nella maggior parte dei luoghi.

«Tra parentesi,» aggiunse Doc, «Ci vorranno circa dieci giorni per entrare in quell'orbita di diciannove giorni, poiché l'accelerazione della terra è solo di circa cinque centesimi di pollice al secondo. Quella della luna, anche in relazione al Vagabondo, dev'essere stata di circa un metro e venti al secondo, cumulativa, naturalmente.»

Una fredda brezza di terra cominciò a soffiare, raggelando la nuca di Paul. Egli strinse ancor più la giacca intorno al corpo… Margo gliel'aveva restituita, quando l'Omino le aveva dato una delle giacche di cuoio. Malgrado ciò, Margo aveva infilato Miao nella giacca, per ottenere un po' di calore in più; e fissava in silenzio la spiaggia lunga e piatta.

«Guardate come la luce si riflette sulla sabbia umida,» disse Margo, senza rivolgersi a nessuno in particolare. «Come ametiste e topazi accumulati così, senza un disegno preciso.»

«Zitta,» disse la donna grassa, che era accanto a lei. «Lui sta ricevendo dei messaggi.»

Dall'altra parte, sempre accanto a Wanda, Bacchetto stava fissando il Vagabondo come se fosse stato ipnotizzato dalla sua luce, con il mento appoggiato al pugno chiuso, in un atteggiamento che faceva pensare al «Pensatore».

«L'imperatore dice, 'Nessun male venga fatto alla Terra',» dichiarò in quel momento Bacchetto, con voce monotona, quasi in trance. «'Le sue acque turbolente saranno quietate, e gli oceani si ritireranno dalle coste'.»

«Un pianeta pieno di Re Canuti,» mormorò gentilmente Doc.

«Il suo imperatore avrebbe dovuto muoversi prima, per scongiurare i terremoti,» disse acidamente la signora Hixon. Il signor Hixon le posò la mano sul braccio, e le mormorò qualcosa. Lei si strinse nelle spalle, ma non fece altri commenti.

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