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Novilunio [The Wanderer - it]

Электронная книга - «Novilunio [The Wanderer - it]». Краткое содержание книги:

Perduta in uno spazio brulicante di stelle, sola in una nera giungla di vuoto cosmico, la Terra ha sognato per migliaia d'anni la propria solitudine. Come in una grande casa abitata da vecchi abitudinari, nella quale nessuno viene mai a rendere visita, così gli abitanti della Terra pensano che nessuno possa venirli a trovare da quel nero abisso scintillante di punti luminosi che splende sopra le nostre teste, di notte.
Come la Luna è stata una fedele compagna della Terra nella sua solitudine celeste, così le stelle sono state soltanto immagini remote, indistinte, piccole fiamme sospese nel cielo, inaccessibili e straniere e incorporee. Ma un giorno qualche viaggiatore, lasciando la strada lontana, potrebbe venire a bussare alla porta della vecchia casa; un giorno qualcosa potrebbe avvicinarsi, strisciando, nella giungla nera degli spazi cosmici. Quel giorno potrebbe essere vicino, in un cosmo dove le forze del tempo e del caso si muovono secondo schemi che la mente umana non riesce neppure a intuire. E cosa accadrebbe, se uno dei punti luminosi nel cielo… una delle stelle lontane… apparisse d'un tratto enorme, come un globo sanguigno e minaccioso, nei cieli notturni della Terra? Se la fedele compagna delnostro pianeta, la Luna, fosse risucchiata e cancellata dal cielo? Inizierebbe allora una lunga, infinita notte di novilunio. Un grande cielo color ardesia, dove le stelle brillano rade e fievoli, sopra coste battute da gigantesche maree, tra grandi cataclismi ed eventi ancor più bizzarri, una notte di novilunio che opera strani prodigi sulla mente e sul cuore degli uomini, facendo emergere tutto ciò che di migliore, e di peggiore, di nobile, e di volgare, costituisce l'essenza della natura umana. In questa notte di novilunio, forse il genere umano comincerebbe a conoscere se stesso…

Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1965.
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Sally Harris e Jake Lesher uscirono in punta di piedi dalla piccola scatola di alluminio che li aveva portati per gli ultimi tre piani. Davanti ai loro occhi c'era penombra, con dei riflessi che coloravano un grande pianoforte. Sotto i loro piedi c'era un folto, soffice tappeto.

Sally mandò un sommesso grido di evviva. Con un lungo sospiro, la porta dietro di loro cominciò a scorrere, ma Sally la fermò, e la bloccò con un tavolino che reggeva un vassoio d'argento.

«Cosa tenti di fare?» domandò Jake.

«Non lo so,» disse lei. «Sentiremo il cicalino, se qualcun altro vorrà entrare. Vieni.»

«Aspetta un momento,» disse Jake. «Sei sicura che Hasseltine non sia in casa?»

Sally si strinse nelle spalle.

«Darò un'occhiata, mentre tu saccheggi il frigorifero. Avanti, non hai anche tu una specie di voragine al posto dello stomaco?»

Lo guidò silenziosamente verso la cucina.

Dai Davies ascoltò, con crudele divertimento, le misteriose notizie sul Vagabondo che giungevao per radio, nel piccolo pub sulla riva della Severn, vicino a Portishead, dove era andato, dopo un riposo di due ore, a bere qualche bicchiere del mattino. Di quando in quando, ampliava le notizie con sfoghi di fantasia, per l'edificazione e la soddisfazione dei suoi compagni bevitori, che parevano non apprezzare eccessivamente la cosa:

«Color porpora e ambra, eh? Questo è un grande cartellone pubblicitario che gli americani hanno dipinto su una stella, gente, per pubblicizzare un nuovo succo di frutta e una marca di birra denaturata!» e, «È un super-pallone sovietico, un sacro messaggero, ragazzi, mandato sulla Chicago senza legge per inondare il cuore della patria degli Yankee con una pioggia di copie preziose del santo Manifesto di Marx!»

Le notizie giungevano attraverso il cavo transatlantico, diceva lo sprezzante annunciatore… delle tempeste magnetiche di straordinaria intensità avevano reso impossibile le comunicazioni radio con l'occidente. Dai avrebbe voluto più di ogni altra cosa che Dick Hillary fosse stato con lui… questo delizioso nonsenso era proprio il genere di cosa che avrebbe fatto guaire quel nemico indefesso del volo spaziale e dei romanzi spaziali; inoltre, sarebbe stato un pubblico assai più degno e soddisfacente, per il raro ingegno di un poeta gallese, di quei pessimi bevitori del Somerset.

Ma quando, dopo altri due bicchieri colmi fino all'orlo, le notizie radio cominciarono a comprendere dei rapporti su una luna frantumata e catturata… l'annunciatore aveva un tono ancor più di derisione, ma adesso c'era una nota nervosa, nella sua voce, quasi isterica… l'umore di Dai cambiò bruscamente, e quando gridò nella sua voce c'era emozione da ubriaco, più che ingegno di poeta:

«Rubare la nostra luna, quei dannati Yankee non sono capaci d'altro! Non sanno che Mona appartiene al Galles? E se le fanno del male, noi nuoteremo fino a Manhattan, e li faremo a pezzi, non è vero, miei cari?»

Questo grido incontrò una serie di risposte: «Fa' silenzio, stupido, sta ancora parlando,» «Un gallese che parla a vanvera.» «Sbronzo, direi.» Basta così, lei è ubriaco,» quest'ultima dichiarazione veniva dall'oste.

«Vigliacchi del Somerset!» rispose forte Dai, sollevando il bicchiere come se fosse stato un'arma. «E se non mi seguite, vi inseguirò io, e vi pesterò fino a farvi diventare viola!»

La porta a vetri si spalancò, e una figura dagli occhi bianchi, che sembrava uno spaventapasseri dal lungo impermeabile e dal cappello impermeabile a tesa larga li fronteggiò, sullo sfondo della nebbia esterna.

«C'è qualcosa per radio, con le notizie sulla marea?» gridò questa apparizione all'oste. «Mancano due ore alla bassa marea, e il Canale si sta abbassando come non l'ho mai visto, parola mia! Venite, venite a dare un'occhiata anche voi. Se continua così, un uomo potrà camminare su tutta la costa a mezzogiorno, e un'ora dopo il Canale sarà quasi in secca!»

«Bene!» gridò a gran voce Dai, permettendo all'oste di portargli via il bicchiere e la bottiglia e appoggiandosi a braccia larghe al bancone, mentre gli altri si muovevano con aria curiosa e impaurita verso la porta. «Allora io andrò a piedi, per le cinque miglia di sabbia della Severn, e ritornerò nel Galles, liberandomi di voi del Somerset, smidollati che non siete altro. Perdio, lo farò!»

«E buona passeggiata,» borbottò forte qualcuno, mentre un buontempone aggiungeva, «Se è questa la sua intenzione, le consiglio di andare a est, descrivendo un giro completo… e dovrà percorrere più di cinque miglia, almeno il doppio. Andando diritto, amico, troverà Monmouth, non il Galles.»

«Per me Monmouth è ancora gallese, e maledizione all'Intesa del 1535,» rispose Dai, appoggiando il mento al bancone. «Oh, andate, andate tutti a spalancare la bocca e gli occhi di fronte a questo prodigio delle acque. Io vi dico che gli Yankee, dopo avere rotto e incatenato la luna, ora ci stanno rubando anche l'oceano.»

Il generale Spike Stevens esclamò:

«Chiama il Relé di Natale, Jimmy! Informali che anche la loro immagine comincia a confondersi.»

Gli osservatori nella sala sotterranea erano raggruppati di fronte allo schermo di destra, ignorando l'altro, che ormai da più di un'ora non era altro che un indecifrabile groviglio di disturbi.

L'immagine che veniva dal satellite sopra l'Isola di Natale mostrava il Vagabondo, con la faccia-bersaglio, e con la Luna che stava lentamente scomparendo dietro di esso, ma sia il pianeta che la luna danzavano, si gonfiavano e si distorcevano, mano a mano che le distorsioni elettroniche invadevano lo schermo.

«Ho tentato, generale, ma non riesco a ottenere risposta,» rispose il capitano James Kidley. «La radio e le onde corte sono andate. Le ultracorte se ne stanno andando… ogni tipo di comunicazione che non sia per cavo o per guida d'onda. E anche queste…»

«Ma noi siamo un quartier generale!»

«Mi dispiace, generale, ma…»

«Chiamami il Primo Comando!»

«Generale, loro non…»

Ci fu una forte vibrazione, che veniva dal pavimento, e si udì un rumore crepitante. Le luci ondeggiarono, si spensero, si riaccesero. La sala sotterranea cominciò a ballare. Dei frammenti d'intonaco caddero. Ancora una volta, le luci si spensero… tutte, a eccezione del pallido chiarore dello schermo dell'Isola di Natale.

Bruscamente, la tremolante immagine astronomica sullo schermo fu sostituita dal profilo di una grossa testa felina, con le orecchie a punta e le fauci sorridenti. Sembrava che, lassù, su quel satellite automatico a 23.000 miglia di quota sul Pacifico, una tigre nera avesse guardato con curiosità il telescopio. Per un momento, l'immagine rimase. Poi tremolò, e lo schermo si spense.

«Signore Iddio, cos'era quello?» urlò il generale, nel buio fitto.

«L'hai visto anche tu?» domandò il colonnello Mabel Wallingford. La domanda della donna fu sottolineata da una risata, per metà isterica, per metà esultante.

«Fa' silenzio, stupida cagna!» urlò il generale. «Jimmy?»

«È stata una distorsione casuale.» La voce del giovane ufficiale giunse un po' scossa, dalle fitte tenebre. «Un effetto illusorio. Non potrebbe trattarsi di…»

«Silenzio!» gridò il colonnello Willard Griswold, rivolgendosi a tutti e tre. «Ascoltate!»

Lo sentirono tutti; il rumore di acqua che gorgogliava e avanzava.

A bordo della Principe Carlo, l'agonia delle comunicazioni radio fu particolarmente avvertita.

Senza distinzioni, i ribelli che ora controllavano il transatlantico di lusso, e anche i membri dell'equipaggio fedeli, usando una trasmittente, cercarono inutilmente di trasmettere messaggi sul grande colpo, il primo gruppo indirizzando il messaggio ai suoi capi rivoluzionari, l'altro gruppo alla Marina Britannica. E Wolf Loner, tremila miglia più a nord, stava riflettendo su quanto era bello essere senza giornali e senza radio… provava un certo rammarico, davvero, al pensiero che lui e la sua imbarcazione avrebbero raggiunto Boston troppo presto.

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