L'Occhio del Mondo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #1
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'Occhio del Mondo». Краткое содержание книги:
«Una ragione c’è» replicò Moiraine, calma. «Fa parte del Disegno, Lan.» Il viso di pietra rimase inespressivo, ma il Custode annuì lentamente.
«I Trolloc ci daranno la caccia, Egwene» disse Rand. «Saremo al sicuro solo quando arriveremo a Tar Valon.»
«Non cercare di spaventarmi» replicò subito lei. «Parto anch’io.»
Rand conosceva quel tono di voce. Non l’aveva più udito da quella volta che lei aveva deciso che arrampicarsi sugli alberi più alti era roba da bambini, ma lo ricordava bene. «Se pensi che sia divertente essere inseguiti dai Trolloc...» cominciò, ma Moiraine intervenne.
«Non abbiamo tempo da perdere in chiacchiere. All’alba dobbiamo già essere lontano il più possibile. Se la lasciamo qui, potrebbe mettere sottosopra il villaggio prima che abbiamo percorso una lega e questo avvertirebbe di sicuro il Myrddraal.»
«Non lo farei di certo» protestò Egwene.
«Può prendere il cavallo del menestrello» disse il Custode. «Gli lascerò quanto basta a comprarne un altro.»
«Impossibile» disse dal fienile la voce sonora di Thom Merrilin. Stavolta Lan sguainò la spada e non la rimise nel fodero, mentre fissava il menestrello, su in alto.
Thom gettò giù il rotolo di coperte, si appese sulla schiena gli astucci col flauto e l’arpa, si mise in spalla le bisacce gonfie. «In questo villaggio non ho più niente da fare» disse. «Viceversa, non ho mai dato spettacolo a Tar Valon. Di solito viaggio da solo, ma dopo ieri notte non ho obiezioni a viaggiare in compagnia.»
Il Custode rivolse a Perrin un’occhiataccia e il ragazzo si mosse a disagio. «Non ho pensato di guardare anche nel fienile» mormorò.
Mentre il menestrello scendeva la scala a pioli, Lan parlò in tono rigidamente formale: «Anche questo, Moiraine Sedai, fa parte del Disegno?»
«Ogni cosa fa parte del Disegno, mio vecchio amico» replicò piano Moiraine. «Non possiamo essere schizzinosi. Ma staremo a vedere.»
Thom toccò terra e si scostò dalla scala a pioli, togliendosi fili di paglia dal mantello multicolore. «In realtà» soggiunse «potreste dire che insisto per viaggiare in compagnia. Ho trascorso molte ore, davanti a molti boccali di birra, a pensare quale potrebbe essere la fine dei miei giorni. Ma non ho mai pensato di finire nella pentola dei Trolloc.» Guardò di sottecchi la spada del Custode. «D’i quella non c’è bisogno. Non sono formaggio da affettare.»
«Mastro Merrilin» disse Moiraine «dobbiamo procedere con rapidità e quasi certamente correremo grandi pericoli. I Trolloc sono ancora da queste parti e viaggiamo di notte. Sei sicuro di voler venire con noi?»
Thom guardò il gruppetto, con un sorriso ironico. «Se i pericoli non sono troppi per la ragazza, non lo saranno nemmeno per me. E poi, quale menestrello non affronterebbe un piccolo rischio per tenere spettacolo a Tar Valon?»
Moiraine annuì e Lan rinfoderò la spada. Rand all’improvviso si domandò che cosa sarebbe accaduto se Thom avesse cambiato idea, o se Moiraine non avesse dato il suo assenso. Il menestrello cominciò a sellare il cavallo come se pensieri del genere non gli avessero mai attraversato la mente, ma più d’una volta lanciò occhiate alla spada di Lan.
«Ora» disse Moiraine «occorre un cavallo per Egwene.»
«Quelli dell’ambulante non vanno bene» replicò Lan, aspro. «Come i dhurrani, sono robusti, ma lenti.»
«Bela» suggerì Rand. All’occhiata di Lan rimpianse d’avere aperto bocca. Ma sapeva che era impossibile dissuadere Egwene: quindi non gli restava che collaborare. «Forse non sarà veloce come gli altri, ma è robusta. A volte la cavalcavo. Può tenere il passo.»
Lan guardò nello stallo di Bela, brontolando sottovoce. «Sembra un po’ meglio degli altri» disse infine. «Non credo che ci sia scelta.»
«Allora ci accontenteremo» disse Moiraine. «Rand, trova una sella per Bela. Svelto! Abbiamo perso fin troppo tempo.»
Dalla selleria Rand prese sella e coperta, poi fece uscire Bela. La giumenta lo guardò, assonnata e sorpresa, quando lui cominciò a sellarla. Rand la cavalcava a pelo: non era abituata alla sella. Rand le parlò con dolcezza, mentre stringeva il sottopancia, e la cavalla accettò la novità, con una semplice scrollata di criniera.
Rand prese il fagotto di Egwene e lo legò dietro la sella, mentre lei saliva a cavallo e si aggiustava le sottane. Non erano divise in brache per cavalcare, perciò scoprirono fino al ginocchio le calze di lana. Egwene portava le stesse morbide scarpe di pelle di ogni altra ragazza del villaggio; non andavano bene nemmeno per andare fino a Watch Hill, figuriamoci a Tar Valon.
«Penso ancora che dovresti restare qui» disse Rand. «Non è invenzione, la storia dei Trolloc. Ma prometto che baderò a te.»
«Forse sarò io, a badare a te» replicò lei, in tono leggero. Vedendo che se la prendeva, sorrise e si chinò a lisciargli i capelli. «So che baderai a me, Rand. Ciascuno baderà all’altro. Ma adesso bada a montare sul tuo cavallo.»
Gli altri erano già in sella e aspettavano solo lui. L’unico cavallo libero era Cloud, un grigio dalle zampe lunghe, con criniera e coda nere, che apparteneva, o era appartenuto, a Jon Thane. Rand montò in sella, non senza difficoltà, perché il grigio agitò la testa e scartò di lato, quando Rand infilò il piede nella staffa e il fodero gli si impigliò nelle gambe. Non era un caso che i suoi amici non avessero scelto Cloud. Mastro Thane spesso faceva correre il nevrile grigio contro i cavalli dei mercanti e Rand non l’aveva mai visto perdere, ma non l’aveva mai visto nemmeno lasciarsi cavalcare tranquillamente. Lan aveva certo sborsato una bella cifra, per convincere il mugnaio a venderlo. Appena Rand si sistemò in sella, il balletto di Cloud aumentò, come se il grigio fosse ansioso di correre. Rand afferrò saldamente le redini e cercò di convincersi che sarebbe andato tutto liscio. Forse, se si fosse convinto, sarebbe riuscito a convincere anche il cavallo.
Fuori, una civetta ululò nella notte e i quattro del villaggio trasalirono, prima di capire che cos’era. Ridacchiarono nervosamente e si scambiarono occhiate di vergogna.
«Alla prossima occasione, i topolini dei campi ci faranno arrampicare su un albero» disse Egwene, con una risatina incerta.
Lan scosse la testa. «Era meglio se fosse stato un lupo.»
«Un lupo!» esclamò Perrin, e il Custode gli rivolse un’occhiata inespressiva.
«I lupi non amano i Trolloc, fabbro. E i Trolloc non amano i lupi, né i cani. Se udissi i lupi, sarei sicuro che là fuori non ci sono Trolloc ad aspettarci.» Si mosse nella notte, al chiaro di luna, tenendo al passo il morello.
Moiraine lo seguì senza un attimo d’esitazione; Egwene le rimase a fianco. Rand e il menestrello chiusero la fila, dietro Mat e Perrin.
La parte posteriore della locanda era buia e silenziosa; chiazze d’ombra, proiettate dalla luna, riempivano il cortile della scuderia. Il debole tonfo degli zoccoli svaniva rapidamente, inghiottito dalla notte. Nel buio il mantello del Custode rendeva un’ombra anche lui. Uscire dal villaggio senza farsi vedere, quanto meno dai paesani, non sarebbe stato facile, si disse Rand, mentre si avvicinavano alla porta. Da varie finestre proveniva un po’ di luce; e per quanto quei bagliori sembrassero piccoli nella notte, lasciavano vedere di frequente sagome in movimento dietro gli scuri, paesani che volevano vedere che cosa avrebbe portato quella notte. Nessuno voleva essere colto di sorpresa un’altra volta.
Nella fitta ombra accanto alla locanda, l’attimo prima di lasciare le stalle, Lan si fermò bruscamente e con un gesto impose silenzio.
Dal Ponte Carraio proveniva uno scalpiccio di stivali; qua e là la luce della luna si rifletteva sul metallo. Gli stivali attraversarono il ponte, grattarono sulla ghiaia, si avvicinarono alla locanda. Nessun rumore provenne da quelli nascosti nell’ombra. Rand sospettò che almeno i suoi amici erano talmente spaventati da trattenere il fiato. Come lui.
I passi si arrestarono davanti alla locanda, nella zona grigia appena al di là della macchia luminosa delle finestre della sala comune. Solo quando Jon Thane venne avanti, con la lancia in spalla e un vecchio farsetto ricoperto di dischi d’acciaio, Rand capì chi erano: una decina di paesani e di contadini, alcuni in elmetto e pezzi d’armatura rimasti per generazioni a prendere polvere in soffitta, ma tutti con una lancia o una scure o una picca rugginosa.