La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
La coda di fronte a lei si ridusse rapidamente e presto lei e Tervail smontarono alla testa di una fila molto più corta di sole tre Sorelle. Lui tenne scostato il lembo del pesante telone affinché lei potesse entrare per prima. Sospeso tra alte pertiche, il muro racchiudeva uno spazio di venti passi per venti dove poltiglia gelala ricopriva il terreno, una superficie irregolare contrassegnata da orme sovrapposte di persone e cavalli, e incisa nel mezzo da una linea dritta come un rasoio. Tutti usavano il centro. Il terreno scintillava debolmente, forse il principio di un altro disgelo che avrebbe potuto tramutare tutto in fanghiglia che si sarebbe poi congelala di nuovo. Qui la primavera giungeva più tardi rispetto a Tarabon, ma stava per arrivare.
Non appena Tervail lasciò ricadere la tela, lei abbracciò saidar e in tosse Spirito quasi coccolandolo. Questo flusso la affascinava, una riscoperta di qualcosa ritenuta persa per sempre e di certo la più importante di Egwene al’Vere. Ogni volta che lo intesseva percepiva un senso di meraviglia, così familiare quando era stata novizia e perfino Ammessa, ma che non aveva provato dopo aver ottenuto lo scialle. Qualcosa di nuovo e strabiliante. La linea argentea verticale apparve di fronte a lei, proprio sopra l’incisione sul terreno, e tutt’a un tratto divenne un varco sempre più largo, che parve ruotare finché non divenne un foro quadrato nell’aria, più di due passi per due, oltre il quale si vedevano querce ammantate di neve con rami larghi e pesanti. Una lieve brezza spirò attraverso il passaggio, increspandole il mantello. Spesso aveva apprezzato camminare in quel boschetto o sedersi a leggere per ore su uno dei rami bassi, ma mai nella neve.
Tervail non lo riconobbe e lo attraversò di scatto, spada in mano, tirando Martello dietro di sé, con gli zoccoli del cavallo da guerra che sollevavano sbuffi di neve dall’altra parte. Lei seguì un po’ più lentamente e lasciò che il flusso si dissipasse quasi con riluttanza. Era davvero meraviglioso.
Trovò Tervail che fissava ciò che sorgeva sopra le cime degli alberi a poca distanza, uno spesso fusto bianco che si ergeva in cielo. La Torre Bianca. Il suo volto era completamente impassibile e anche il legame pareva pieno di immobilità. «Penso che tu stia progettando qualcosa di pericoloso, Beonin.» In mano teneva ancora la lama sguainata, anche se ora era abbassata.
Lei gli appoggiò una mano sul braccio sinistro. Questo sarebbe dovuto bastare a rassicurarlo: non avrebbe mai ostacolato il braccio con la spada se ci fosse stato qualche pericolo reale. «Non più pericoloso che ne...»
Le parole si smorzarono quando vide una donna a circa trenta passi di distanza, che camminava lenta verso di lei attraverso la macchia di grossi alberi. Doveva essersi trovata dietro una pianta prima. Una Aes Sedai con un abito dal taglio all’antica, con lisci capelli bianchi tirati indietro sotto una reticella argentea punteggiata di perline che le ricadevano fino in vita. Non poteva essere. Quel volto forte, con i suoi scuri occhi obliqui e il naso adunco era inconfondibile, però. Inconfondibile, ma Turanine Merdagon era morta quando Beonin era un’Ammessa. A metà strada la donna scomparve.
«Cosa c’è?» Tervail si girò e sollevò la sua spada, per fissare nella direzione in cui lei stava guardando. «Cosa ti ha spaventato?»
«Il Tenebroso, sta contaminando il mondo» disse piano. Era impossibile! Impossibile, ma lei non era propensa a illusioni o fantasie. Aveva visto quello che aveva visto. Il suo brivido non aveva nulla a che fare col fatto che era in piedi con la neve fino alle caviglie. Pregò in silenzio: Che la Luce mi illumini in tutti i miei giorni e che io possa trovare riparo nella mano del Creatore nella speranza sicura e certa di salvezza e di rinascita. Quando lei gli disse di aver visto una Sorella morta da più di quarantanni, Tervail non cercò di congedarla come un’allucinazione, ma si limitò a borbottare la propria preghiera sottovoce. Non percepiva paura in lui, però. In abbondanza dentro di sé, ma nessuna in lui. I morti non potevano spaventare qualcuno che considerava ogni giorno come se potesse essere l’ultimo. Tervail non fu così ottimista quando lei gli confidò quello che intendeva fare. In parte, perlomeno. Lo fece guardando nello specchietto e intessendo con molta attenzione. Non era esperta nell’Illusione come le sarebbe piaciuto. Il volto nello specchio cambiò quando il flusso si posò su di lei. Non fu un grande cambiamento, ma il suo volto non era più quello di una Aes Sedai, non più quello di Beonin Marinye, solo quello di una donna che le assomigliava vagamente, anche se con capelli molto più chiari.
«Perché vuoi raggiungere Elaida?» domandò con sospetto. Tutto a un tratto il legame trasmise acredine. «Intendi avvicinarti a lei poi lasciar cadere l’illusione, vero? Lei ti attaccherà e... No, Beonin. Se dev’essere fatto, lascia che vada io. Ci sono fin troppi Custodi nella torre perché lei li conosca tutti e non si aspetterà mai di essere attaccata da un Custode. Posso piantarle un pugnale nel cuore prima che sappia cosa sta accadendo.» Lo dimostrò facendo apparire una lama corta nella sua mano destra veloce come il fulmine.
«Quello che faccio, devo farlo di persona, Tervail.» Invertendo l’Illusione e legandola, preparò diversi altri flussi giusto nel caso in cui le cose si fossero messe storte, invertendo anche quelli, poi ne iniziò un altro, un flusso molto complesso che posò su sé stessa. Quello avrebbe nascosto la sua capacità di incanalare. Si era sempre domandata come mai alcuni flussi come l’Illusione potessero essere piazzati su sé stessi mentre era impossibile fare in modo che altri come la Guarigione toccassero il proprio corpo. Quando aveva posto quella domanda come Ammessa, Turanine aveva detto con quella sua memorabile voce profonda: ‘È come domandare perché l’acqua è bagnata e la sabbia è asciutta, bambina. Rivolgi i tuoi pensieri a ciò che è possibile piuttosto che al perché alcune cose non lo sono.’ Buon consiglio, tuttavia lei non era mai stata capace di accettare la seconda parte. I morti stavano camminando. Che la Luce mi illumini tutti i giorni della... Legò l’ultimo flusso e rimosse il suo anello del Gran Serpente, infilandoselo nel borsello alla cintura. Ora poteva stare accanto a qualunque Aes Sedai senza essere riconosciuta per ciò che era. «Ti sei sempre fidato che io sapessi cos’è meglio» proseguì lei. «Ti fidi ancora?»
Il volto di Tervail rimase impassibile come quello della Sorella, tuttavia il legame trasmise uno sconcerto momentaneo. «Ma certo, Beonin.»
«Allora prendi Winterfinch e va’ in città. Affitta una camera in una locanda finché non vengo a chiamarli.» Lui aprì la bocca, ma Beonin sollevò una mano ammonitrice. «Vai, Tervail.»
Lo osservò scomparire attraverso gli alberi, guidando entrambi i cavalli, poi si voltò per fronteggiare la Torre. I morti stavano camminando. Ma tutto quello che importava era che lei raggiungesse Elaida. Solo quello.
Raffiche di vento sbatacchiavano i battenti della finestra. Il fuoco nel camino di marmo bianco aveva riscaldato l’aria fino al punto che l’umidità si condensava sui pannelli di vetro e colava giù come gocce di pioggia.
Seduta dietro il suo scrittoio dorato con le mani poggiate delicatamente sopra di esso, Elaida do Avriny a’Koihan, la Custode dei Sigilli, la Fiamma di Tar Valon, l’Amyrlin Seat, manteneva un volto placido nell’ascoltare l’uomo di fronte a lei che farfugliava, con le spalle ingobbite e scuotendo i pugni.