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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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Bashere annuì, lanciando un’occhiata a Rand.

«Non funzionerà , non stavolta» rispose Rand. «Una guerra qui richiederebbe troppe risorse. Avete parlato di questo Ituralde: sta tenendo a bada i Seanchan con pochi uomini e virtualmente nessun rifornimento. Vorreste forse scontrarvi con un uomo così ingegnoso?» Bashere parve meditabondo, come se stesse davvero riflettendo se scontrarsi con Ituralde. Uomini! Erano tutti uguali. Bastava offrir loro una sfida ed erano curiosi, e non aveva importanza se era probabile che terminasse con loro infilzati su una lancia.

«Esistono pochi uomini al mondo come Rodel Ituralde» disse Bashere. «Sarebbe di enorme aiuto alla nostra causa, di sicuro. Mi sono sempre chiesto se potessi essere in grado di batterlo.»

«No» disse Rand di nuovo, esaminando la mappa. Da quello che Nynaeve poteva vedere, mostrava concentrazioni di truppe, contrassegnate con annotazioni. Gli Aiel erano una massa organizzata di segni di carboncino verso la parte superiore dell’Arad Doman; le forze di Ituralde si trovavano in profondità nella Piana di Almoth, a combattere i Seanchan. La parte centrale dell’Arad Doman era un mare di caotiche annotazioni nere, probabilmente le forze personali dei vari nobili.

«Rhuarc, Bael» disse Rand. «Voglio che catturiate i membri del Consiglio dei Mercanti.» Nella tenda calò il silenzio.

«Sei certo che sia saggio, ragazzo?» chiese infine Cadsuane.

«Sono in pericolo per via dei Reietti» disse Rand, tamburellando oziosamente le dita sulla mappa. «Se Graendal ha davvero catturato Alsalam, riprenderlo non ci sarà di alcuna utilità. Sarà così sottomesso dalla sua Coercizione che avrà a malapena la mente di un bambino. Lei non è sottile, non lo è mai stata. Ci occorre che il Consiglio dei Mercanti scelga un nuovo sovrano. Questo è l’unico modo per portare pace e ordine in questo regno.» Bashere annuì. «È audace.»

«Non siamo rapitori» disse Bael accigliandosi.

«Voi siete quello che dico io, Bael» replicò Rand con calma.

«Siamo ancora gente libera, Rand al’Thor» disse Rhuarc.

«Io cambierò gli Aiel col mio trapasso» disse Rand scrollando il capo. «Non so cosa sarete una volta che tutto questo sarà finito, ma non potete rimanere quello che eravate. Voglio che vi assumiate questo compito. Di tutti quelli che mi seguono, voi siete quelli di cui mi fido di piu’. Se dovremo prendere i membri del consiglio senza gettare questa terra in ulteriore caos, avrò bisogno della vostra astuzia e furtività. Potete infiltrarvi nei loro palazzi e manieri come avete fatto con la Pietra di Tear.»

Rhuarc e Bael si guardarono, scambiandosi un’occhiata accigliata.

«Una volta che avrete preso il Consiglio dei Mercanti,» proseguì Rand, apparentemente incurante delle loro preoccupazioni «spostate gli Aiel nelle città governate da questi mercanti. Fate in modo che lì la situazione non degeneri. Ripristinate l’ordine come avete fatto a Bandar Eban. Quindi iniziate a dare la caccia ai banditi e a far rispettare la legge. Presto arriveranno dei rifornimenti dal Popolo del Mare. Prendete per prime le città sulla costa, poi muovetevi verso l’entroterra. Entro un mese, i Domanesi dovrebbero fluire verso di voi, anziche fuggir via. Offritegli cibo e riparo, e l’ordine verrà da se.»

Un piano sorprendentemente razionale. Rand aveva davvero una mente scaltra, per essere un uomo. C’era molto di buono in lui, forse l’essenza stessa di un capo, se solo riusciva a mantenere sotto controllo la sua collera.

Rhuarc continuò a sfregarsi il mento. «Sarebbe d’aiuto se avessimo alcuni dei tuoi Saldeani, Davram Bashere. Agli abitanti delle terre bagnate non piace seguire gli Aiel. Se possono far finta che gli abitanti delle terre bagnate siano al comando, sarà più probabile che vengano da noi.»

Bashere rise. «Saremo anche ottimi bersagli. Non appena cattureremo alcuni membri del Consiglio dei Mercanti, gli altri invieranno di certo degli assassini contro di noi.»

Rhuarc rise come se si trattasse di una battuta divertente. Il senso dell’umorismo degli Aiel era piuttosto strano a sua volta. «Ti manterremo in vita, Davram Bashere. Altrimenti, ti impaglieremo e ti metteremo su quel tuo cavallo, e sarai un’ottima faretra per le loro frecce.» A quelle parole, Bael proruppe in una risata fragorosa e le Fanciulle presso l’entrata iniziarono un’altra tornata di linguaggio delle mani.

Bashere ridacchiò, anche se nemmeno lui parve capire cosa c’era da ridere. «Sei sicuro che è questo che vuoi fare?» chiese a Rand.

Lui annuì. «Dividi alcune delle tue forze e mandale con i gruppi di Aiel come decide Rhuarc.»

«E Ituralde?» domandò Bashere guardando la mappa. «Non ci sarà pace a lungo quando si renderà conto che abbiamo invaso la sua patria.»

Rand tamburellò piano sulla mappa per un momento. «Mi occuperò di lui personalmente» disse infine.

8

Camicie pulite

Un cielo da capitano di porto, era chiamato. Quelle nubi grigie che oscuravano il sole, fosche e capricciose. Forse gli altri — qui nell’accampamento appena fuori Tar Valon — non avevano notato quelle nubi persistenti, ma Siuan sì. Non sarebbero sfuggite a nessun marinaio. Non tanto scure da promettere una tempesta, ne tanto chiare da suggerire acque calme.

Un cielo del genere era ambiguo. Si poteva partire e non vedere nemmeno una goccia di pioggia o un accenno di venti di tempesta. O, nel giro di un semplice istante, ci si poteva ritrovare nel mezzo di una burrasca. Era ingannevole, quella coltre di nubi.

Molti porti facevano pagare una tassa giornaliera per ciascun vascello ormeggiato ai loro moli, ma nei giorni di tempesta — quando nessun pescatore poteva pescare nulla — quella tassa veniva dimezzata o annullata del tutto. In un giorno come questo, però, quando c’erano nubi cupe ma nessuna prova di tempesta, il capitano di porto avrebbe addebitato il nolo di un’intera giornata. E così il pescatore doveva effettuare una scelta. Rimanere nel porto e aspettare, oppure andare a pescare per rifarsi della tassa di ormeggio. Parecchi giorni come questo non si risolvevano in una tempesta. Parecchi giorni come questo erano sicuri.

Ma se in giorni come questo arrivava una tempesta, tendeva a essere molto brutta. Molte delle burrasche più terribili nella storia erano giunte da un cielo da capitano di porto. Ecco perché alcuni pescatori avevano un altro nome per un cielo come questo. Lo chiamavano un velo di pesce leone. Ed erano trascorsi giorni da quando il cielo aveva offerto qualcosa di diverso. Siuan rabbrividì, stringendosi attorno lo scialle. Era un brutto segno. Dubitava che molti pescatori avessero scelto di uscire quest’oggi.

«Siuan?» chiese Lelaine, la voce permeata di irritazione. «Sbrigati. E non voglio sentire altre sciocchezze superstiziose sul cielo. Sul serio.» L’alta Aes Sedai si voltò e continuò lungo la passerella.

Superstiziose?, pensò Siuan con indignazione. Mille generazioni di saggezza non sono superstizione. Sono buonsenso! Ma non disse nulla e si affrettò dietro Lelaine. Attorno a lei, l’accampamento di Aes Sedai leali a Egwene continuava le attività giornaliere, regolari come gli ingranaggi di un orologio. Se c’era una cosa in cui le Aes Sedai eccellevano era creare l’ordine. Le tende erano disposte in capannelli, per Ajah, come a imitare lo schema della Torre Bianca. C’erano pochi uomini, e molti di quelli che superavano — soldati lì per delle commissioni per le armate di Gareth Bryne, stallieri che si prendevano cura dei cavalli — erano lesti ad allontanarsi per i loro compiti. Le donne che lavoravano nell’accampamento erano molte di piu’, e parecchie di loro si erano fatte ricamare il disegno della fiamma di Tar Valon sulle gonne o sui corpetti.

Una delle poche stranezze del villaggio — se si ignorava il fatto che c’erano tende invece di stanze e passerelle di legno invece di corridoi piastrellati — era il numero delle novizie. Ce n’erano a centinaia, in effetti, il numero doveva superare il mi guaio ora, molte più di quante la Torre ne aveva contenute a recente memoria. Una volta che le Aes Sedai fossero state riunificate, sarebbe stato necessario riaprire alloggi delle novizie che non venivano usati da decenni. Forse sarebbe perfino servita la seconda cucina.

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