Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Криминальные детективы » Maestro di morte [Lazy Bones - it]
Maestro di morte [Lazy Bones - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Maestro di morte [Lazy Bones - it]

Электронная книга - «Maestro di morte [Lazy Bones - it]». Краткое содержание книги:

Il cadavere è nudo, inginocchiato sul materasso di uno squallido albergo di Londra. La testa è coperta da un cappuccio, le mani, legate con una cintura, sono protese in avanti come in preghiera. Il killer l'ha violentato ripetutamente. Poi l'ha strangolato. E alla fine, prima di dileguarsi, ha ordinato una corona funebre. Non saranno in molti a piangere la morte di Douglas Remfry, reduce da sette anni di reclusione per aver violentato tre giovani donne. Ma all'ispettore Thorne della squadra crimini speciali della polizia di Londra non interessa il passato della vittima. Il suo compito è trovare l'assassino e consegnarlo alla giustizia.
1 ... 34 35 36 37 38 39 40 41 42 ... 76
Перейти на страницу:

Si sedette sul bordo della scrivania dove Holland stava lavorando e appoggiò una mano sul computer. «Non puoi fare questo lavoro nel tuo ufficio?»

«C’è dentro Andy» rispose Holland, fissando lo schermo.

Yvonne prese un fazzoletto di carta, ci sputò sopra e iniziò a sfregarsi la mano che si era impolverata toccando il computer. «Non ci sarà qualche problema, vero?»

Ora Holland la guardò. «No, tutto a posto. È solo che a volte mi è più facile concentrarmi qui.»

Yvonne annuì, continuando a sfregarsi la mano anche se ormai era pulita. «Sam Karim mi ha detto che ultimamente ti sei offerto volontario per un bel po’ di straordinario. Lavori a tutte le ore…»

Holland cliccò furiosamente sul tasto del mouse. «Merda!» Alzò di nuovo lo sguardo. «Chiedo scusa…»

«È una buona idea quella di mettere da parte un po’ di soldi prima dell’arrivo del bambino.»

Il viso di Holland si rannuvolò per un attimo. E il sorriso che seguì non riuscì a dissipare del tutto le ombre intorno ai suoi occhi.

«Già» disse. «I figli costano.»

«Se pensi che i pannolini siano cari, aspetta quando vorrà i CD e l’ultimo modello di scarpe da jogging. È maschio o femmina?»

«Sophie non vuole saperlo.»

«Per me, invece, è stato il contrario» disse lei, abbassando la voce. Aprì il fazzoletto di carta e cominciò a strapparlo in piccoli pezzi. «Mio marito preferiva non sapere niente fino al parto, ma io non ho mai amato le sorprese e così, dopo l’ecografia, l’ho fatto uscire dalla stanza e mi sono fatta dire dal medico il sesso del nascituro. L’ho fatto con tutti i nostri figli e l’ho tenuto segreto fino al momento della nascita.»

Holland sorrise. Yvonne Kitson strinse nel pugno i pezzetti di carta e si alzò in piedi. «Ti prenderai qualche giorno, dopo?»

«Dopo?»

«Con tutti gli straordinari che stai accumulando, potrai senz’altro permetterti di passare un po’ di tempo con Sophie e il bambino. Anche se la Federazione sta ancora lottando per ottenere che la licenza di paternità venga prolungata oltre i due giorni attuali. Due giorni! È un’assurdità.»

«Non ne abbiamo ancora parlato.»

«Scommetto che a tua moglie piacerebbe parlarne.» Yvonne vide qualcosa negli occhi di Holland e scosse la testa con simpatia. «Sono certa che detesta il lavoro extra che stai facendo ora…»

Holland si strinse nelle spalle, tornando a fissare lo sguardo sul monitor. «Oh, sai com’è…»

Yvonne Kitson si alzò dalla scrivania, aprì la mano e lasciò cadere i pezzetti di carta in un cestino.

Holland la guardò allontanarsi. “No, probabilmente non sai com’è.”

Thorne si affacciò nella sala di pronto intervento e fu investito da una zaffata di aria calda e odore stantio di dopobarba.

Reprimendo un conato, fece un cenno a Yvonne Kitson, la quale si avvicinò rapidamente.

«Riunisci tutti all’altra estremità della sala» disse Thorne. «Ci sarà un briefing tra quindici minuti.»

Senza attendere risposta, Thorne si voltò e tornò verso il suo ufficio.

Sentiva che Jesmond probabilmente non aveva tutti i torti. E, per quanto sapesse di avere ragione riguardo al Registro, si rendeva anche conto che se l’assassino era un assistente sociale, un funzionario addetto alla libertà vigilata o un poliziotto, probabilmente avrebbero dovuto seguire un’altra strada per prenderlo.

Gettò la giacca sulla scrivania e si sedette a smistare della posta che non aveva ancora letto.

E se fosse stato davvero un poliziotto?

Thorne non era pronto a scommetterci. In tutti quegli anni di servizio aveva conosciuto parecchie mele marce, ma nessun assassino.

Era un’idea interessante, perfino seducente, in un certo senso, ma non aveva molto senso fuori da un serial televisivo.

Buttò un fascio di buste nel cestino senza neppure aprirle. Erano tutte circolari e comunicazioni interne. Lasciava sempre le lettere più interessanti per ultime.

C’erano alcuni aspetti di quel caso che lo lasciavano perplesso e intendeva farlo presente durante il briefing. Uno era il fatto che l’assassino si portasse via lenzuola, federe e copriletto. E l’altro era un pensiero indefinito, cui non riusciva a dare forma.

Qualcosa che aveva letto e qualcosa che non aveva letto…

Comunque, restava il fatto che non avevano neppure una pista decente. Sperava solo che qualche testa pensante se ne venisse fuori con un’idea brillante.

Quando dalla busta bianca uscirono le foto, Thorne ci mise qualche istante a capire che cosa aveva davanti agli occhi. Poi il suo cuore cominciò a galoppare.

Come le pulsazioni di un atleta diminuiscono con l’aumentare del suo grado di allenamento, così la reazione emotiva che foto come quelle suscitavano in Thorne era sempre meno intensa. Si era già calmato quando prese un paio di forbici da un cassetto e tagliò l’elastico che teneva insieme le immagini. Le separò una dall’altra con la punta di una matita e, quando decise di esaminarle più da vicino e si alzò per andare a prendere i guanti di lattice, le sue pulsazioni erano tornate regolari.

Thorne attraversò il corridoio, sentendosi stranamente calmo. Nella sua mente fluttuavano pensieri di varia natura. L’assassino aveva più sangue freddo di quanto avesse creduto. Più tardi doveva vedersi con Eve, ma avrebbe dovuto chiamarla per cancellare l’appuntamento. Chissà se lei sarebbe stata libera il giorno dopo.

Nella sala di pronto intervento, Yvonne Kitson si diresse verso di lui, con l’aria di volergli dire qualcosa. Thorne sollevò una mano, indicandole con un gesto che non era il momento.

La scatola dei guanti era posata su uno schedario in un angolo della sala, proprio dove lui ricordava di averla vista. Ne estrasse un paio.

Alle sue spalle, Holland disse qualcosa che Thorne non riuscì a sentire, mentre si voltava per tornare indietro.

“Il briefing sarà certamente più vivace di quanto si potrebbe immaginare” pensò. “Qualunque cosa pensi Jesmond della nostra linea d’indagine, queste foto ci faranno ripartire in quarta.”

Non proprio un colpo di fortuna, ma qualcosa che ci andava vicino.

Thorne entrò in ufficio e si infilò i guanti, sapendo che probabilmente si trattava di una precauzione inutile, perché l’assassino si era sempre dimostrato molto attento e di sicuro non aveva lasciato impronte su quelle foto. In ogni modo, la procedura andava rispettata.

E poi, un errore era sempre possibile.

Thorne passò rapidamente in rassegna le foto. I primi piani del viso insanguinato, le labbra ispessite e poi rotte. Le foto a figura intiera, scattate mentre la vittima era ancora viva, erano leggermente mosse.

Mise da parte le immagini di interni e le esaminò da vicino, sperando che l’assassino avesse commesso un errore.

Uno in particolare.

Osservò la foto che era stata intenzionalmente sistemata sopra tutte le altre. La prima che lui avrebbe dovuto vedere. La vetrina del negozio accanto.

Un piccolo scherzo dell’assassino.

Thorne notò appena Holland e Kitson che lo osservavano dalla porta, mentre lui fissava le foto. Sperava di vedere un’immagine distorta che probabilmente non sarebbe servita a nulla, ma che gli avrebbe almeno mostrato che aveva a che fare con un essere umano, capace di sbagliare.

Cercava il volto dell’assassino nell’occhio nero di un pesce morto.

Era sicuro di averne scelto uno buono.

Doveva esaminare la lista con attenzione. Non poteva certo stamparsene una copia e aveva poco tempo, ma stava imparando a selezionare rapidamente i candidati. Nei primi due casi aveva individuato due nomi promettenti e successivamente aveva vagliato i particolari con più calma. Aveva seguito la stessa procedura anche questa volta, scartando diversi nomi per varie ragioni, come per esempio il luogo di detenzione, la zona di residenza, eccetera.

1 ... 34 35 36 37 38 39 40 41 42 ... 76
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)