Il cuore dell’inverno
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #9
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il cuore dell’inverno». Краткое содержание книги:
La bocca carnosa di Galina si indurì, e lei serrò un pugno verso Alliandre, come per minacciarla o per mostrarle il suo anello, o entrambe le cose.
«Pensi che ti tratteranno in modo diverso perché porti una corona? Perché eri solita portarla?» Non c’era alcun dubbio sulla sua rabbia, ora. Si era dimenticata di stare in guardia per chiunque fosse in ascolto e la sua voce era acida. Sputava saliva a causa della veemenza della sua replica. «Voi porterete vino a Sevanna e le laverete la schiena proprio come gli altri. I suoi servitori sono tutti nobili, o ricchi mercanti, o uomini e donne che sanno come servire i nobili. Ogni giorno ne fa frustare cinque, per incoraggiare gli altri, perciò tutti le riportano voci sperando di conquistarsi il suo favore. La prima volta che cercherete di scappare, vi fustigheranno le piante dei piedi finché non sarete incapaci di camminare, e vi legheranno a un carro attorcigliate come il rompicapo di un fabbro fino allo sfinimento. La seconda volta sarà più dura e la terza peggio ancora. C’è un tizio qui che era un Manto Bianco. Ha cercato di fuggire nove volte. Un uomo duro, ma l’ultima volta che l’hanno riportato indietro stava implorando e piangendo prima ancora che cominciassero a spogliarlo per la punizione. Alliandre non reagì bene a quello sproloquio. Si gonfiò con aria indignata, e Maighdin borbottò: «È questo che è successo a te? Aes Sedai o Ammessa, sei una vergogna per la Torre!»
«Fai silenzio quando i tuoi superiori parlano, razza di selvatica!» sbottò Galina.
Per la Luce, se questo fosse andato avanti, molto presto si sarebbero urlate contro a vicenda. «Se hai intenzione di aiutarci a fuggire, allora dillo» la apostrofò Falle. Non dubitava del fatto che la donna vestita di seta fosse una Aes Sedai. Solo di tutto il resto. «Altrimenti, cosa vuoi da noi?»
Davanti a loro un carro apparve fra la neve, inclinato dove uno degli slittini si era allentato. Diretti da uno Shaido con le braccia e le spalle di un fabbro, i gai’shain stavano attrezzando una leva per issare il vagone abbastanza da poter fissare lo slittino al suo posto. Faile e le altre rimasero in silenzio mentre passavano.
«Davvero sei vassalla di questa donna, Alliandre?» domandò Galina una volta che gli uomini attorno al carro non potevano più sentire. Il suo volto era ancora rosso di rabbia, il suo tono sferzante. «Chi è costei perché tu le abbia giurato fedeltà?»
«Puoi chiederlo a me» disse Faile in tono freddo. Che fossero folgorate le Aes Sedai e la loro maledetta segretezza! Talvolta pensava che una Aes Sedai non avrebbe detto che il cielo era blu se non le fosse convenuto.
«Sono lady Faile t’Aybara, e questo è tutto quello che tu devi sapere. Hai intenzione di aiutarci?»
Galina incespicò e cadde in ginocchio, scrutando Faile con uno sguardo tanto severo che cominciò a domandarsi se non avesse fatto un errore. Un momento dopo, seppe che era così.
Ritirandosi in piedi, l’Aes Sedai sorrise in modo sgradevole. Non sembrava più arrabbiata. In effetti sembrava compiaciuta quanto Therava, se non peggio, in modo molto simile a lei. «T’Aybara» rifletté. «Tu sei Saldeana. C’è un giovane uomo, Perrin Aybara. Tuo marito? Sì, vedo che ho colto nel segno. Questo spiegherebbe il giuramento di Alliandre, ma certo. Sevanna ha piani grandiosi per un uomo il cui nome è legato a tuo marito. Rand al’Thor. Se lei sapesse di averti fra le proprie mani... Oh, non temere: non lo apprenderà mai da me.» Il suo sguardo si indurì e all’improvviso sembrò per davvero un leopardo. Un leopardo affamato. «Non se fate come vi dico. Vi aiuterò perfino a fuggire.»
«Cosa vuoi da noi?» disse Faile, con più insistenza di quanta ne volesse lasciar trasparire. Per la Luce, si era arrabbiata con Alliandre per aver attirato l’attenzione su di loro dicendo il proprio nome e ora lei aveva fatto lo stesso. O peggio. E io che credevo di nascondermi celando il nome di mio padre, pensò con amarezza.
«Nulla di tanto difficile» rispose Galina. «Avete presente Therava, no?
Certo che sì. Tutti notano Therava. Lei tiene qualcosa nella sua tenda, una liscia verga bianca lunga circa un piede. È in un forziere rosso con listelle di ottone che non viene mai chiuso a chiave. Prendetemela, e io vi porterò con me quando me ne andrò.»
«Un gioco da ragazzi, sembra» disse Alliandre dubbiosa. «Ma se è così, perché non la prendi da sola?»
«Perché ci siete voi che potete prenderla per me!» Rendendosi conto di aver urlato, Galina incurvò le spalle e il suo cappuccio roteò mentre controllava se qualcuno, nella moltitudine seminascosta dalla neve, stesse origliando. Nessuno sembrava nemmeno guardare nella loro direzione, ma la sua voce si abbassò fino a un sibilo feroce. «Se non lo farete vi lascerò qui finché non diventerete grigie e rugose. E Sevanna saprà di Perrin Aybara.»
«Potrebbe richiedere tempo» disse Faile in tono disperato. «Non saremo libere di introdurci nella tenda di Therava ogni volta che vogliamo.» Per la Luce, l’ultima cosa al mondo che voleva era avvicinarsi alla tenda di Therava. Ma Galina aveva detto che le avrebbe aiutate. Poteva essere spregevole, ma le Aes Sedai non potevano mentire.
«Avete tutto il tempo che vi serve» replicò Galina. «Il resto della tua vita, lady Faile t’Aybara, se non sei cauta. Non deludetemi.» Rivolse a Faile un’ultima severa occhiata, poi si voltò e si allontanò arrancando nella neve, tenendo le mani come se stesse cercando di nascondere la sua cintura ingioiellata dietro le ampie maniche. Faile procedette avanti in silenzio. Neanche le sue compagne avevano nulla da dire. Non sembrava esserci nulla da dire. Alliandre pareva assorta nei suoi pensieri, mani nelle maniche, scrutando dritto davanti a sé come se vedesse qualcosa oltre la bufera. Maighdin era tornata a tenere il suo collare dorato stretto nel pugno. Erano prese in tre trappole, non una, e ognuna di esse poteva uccidere. Il salvataggio sembrò d’improvviso una prospettiva attraente. In qualche modo, però, Faile intendeva trovare una via d’uscita da questa trappola. Togliendo la sua mano dal proprio collare, procedeva a fatica attraverso la tormenta di neve, pianificando.
5
Bandiere
Correva per le pianure coperte di neve, il naso al vento, a caccia di un odore, di quel prezioso odore. La neve che cadeva non si scioglieva più sulla sua pelliccia gelata, ma il freddo non lo poteva fermare. Le estremità delle sue zampe erano insensibili, tuttavia le sue gambe si muovevano furiose, facendolo procedere sempre più veloce, finché il terreno non si fece indistinto ai suoi occhi. Doveva trovarla.
All’improvviso un grosso lupo grigio, con le orecchie lacere e sfregiato da molti combattimenti, venne giù dal cielo per inseguire il sole accanto a lui. Un altro lupo grigio, ma non grosso quanto lui. I suoi denti avrebbero dilaniato le gole di quelli che l’avevano presa. Le sue mascelle avrebbero frantumato le loro ossa!
La tua Lei non è qui, gli comunicò Hopper, ma tu sei qui con troppa forza, e troppo lontano dal tuo corpo. Devi tornare indietro, Giovane Toro, o morirai.
Devo trovarla. Anche i suoi pensieri sembravano ansimare. Non pensava a sé stesso come Perrin Aybara. Era Giovane Toro. Una volta qui aveva trovato il falco, e poteva farlo ancora. Doveva trovarla. Accanto a quella necessità, la morte non era nulla.
In un guizzo di grigio l’altro lupo si scagliò contro il suo fianco e, anche se Giovane Toro era più grosso, era stanco e cadde di peso. Rimettendosi in piedi nella neve, ringhiò e si lanciò verso la gola di Hopper. Nulla importava più del falco.
Il lupo sfregiato volò in aria come un uccello e Giovane Toro andò lungo disteso. Hopper scese sulla neve dietro di lui.