Vagabondi del sogno [Gypsies - it]
- Автор: Уилсон Роберт Чарльз
- Год: 1989
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Marco Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Vagabondi del sogno [Gypsies - it]». Краткое содержание книги:
Karen lo guardò; guardò il suo viso. Le occorse una certa dose di coraggio solo per tenergli gli occhi addosso. Le era capitato raramente di fissare effettivamente suo padre; aveva imparato tanto tempo prima che era meglio non farlo. Nella sua memoria, lui non era tanto una presenza, una voce o un imperativo tuonante. Era una forza naturale, come i lampi e i tuoni; e non si può placare il tempo fissandolo.
Ma era anche un uomo vecchio in una vecchia macchina.
— Hai tentato di picchiare Michael — disse.
Willis buttò fuori il fumo e spense la cicca nel posacenere della portiera. — È corso da mamma, è così?
— Gliel’ho chiesto io.
— E non gli hai chiesto nient’altro a proposito?
— No… avrei dovuto?
— Forse. Per esempio forse avresti dovuto chiedergli che cosa faceva su quelle colline oggi pomeriggio.
Non c’era modo di evitare l’argomento, ormai. Si schiarì la gola e disse: — Papà, io so quello che fa.
Willis la fissò, esterrefatto, e poi scostò lo sguardo. Le sue grosse mani stringevano il volante. Dopo un po’ disse: — Credevo che tu fossi diversa. Ma non lo sei, non è vero? Sei uguale agli altri due.
Voleva urlare. No, voleva dire, io sono diversa, tu mi hai fatta diventare diversa! Io sono ciò che desideravi… Cristo, guardami! Invece allontanò quel pensiero con uno sforzo, e prese una grande boccata d’aria. — Io ho tentato di far crescere Michael come un ragazzo normale. Ci ho provato veramente. Ma non può rimanere per sempre ciò che non è.
— Be’, allora che cos’è? Ci hai mai pensato?
No, non ci aveva mai pensato, ma… — È per questo che siamo venuti. Per scoprire che cos’è Michael. E che cosa siamo noi.
Willis scosse il capo con amarezza. — Mi ha minacciato. Te l’ha detto, questo? Ha minacciato di buttarmi giù per un buco nell’inferno. E io…
Sembrò bloccarsi nel ricordare.
— Tu gli hai creduto? — disse Karen.
— Non avresti fatto altrettanto?
— Papà, tu l’hai spaventato.
— È come tuo fratello. Ha lo stesso scarso rispetto. Forse ancora meno. Eh già… hai fatto un gran bel lavoro con lui, non c’è che dire.
— Io non l’ho mai picchiato — disse lei.
— Be’, avresti dovuto farlo, invece.
No, pensò Karen. Ora sono una donna adulta. Lo so io. — Forse Tim aveva ragione — disse.
Willis la fissò.
Karen continuò: — Forse avremmo dovuto odiarti. Forse il problema è che non lo abbiamo mai fatto veramente. Tu ci picchiavi, e noi ti volevamo bene lo stesso. Era come voler bene a un sasso, ma noi lo facevamo. Laura ti voleva bene, anche se non lo vuole ammettere. E anche Tim, almeno quando era piccolo. Ma vuoi sapere una cosa? Se io avessi un vicino che tratta i suoi figli come tu trattavi noi, sai che cosa farei? Chiamerei la polizia.
Parlava e pensava nello stesso momento; era sorpresa dalle sue parole almeno quanto sembrava sorpreso Willis. — Sei venuta qui per dirmi questo? — chiese Willis.
— Sono venuta fin qui per salvare la vita di Michael!
Willis fece una smorfia.
— L’Uomo Grigio è quasi riuscito a prenderlo, papà — disse Karen. — E una bambina è stata uccisa.
Willis trasalì. — Gesù Cristo — scosse il capo. — Non mi hai mai detto…
Karen l’interruppe. — Chi era Ben Williams? Chi erano i nostri genitori? Papà, tu lo sai o no?
Ma Willis non rispose. La fissò, poi aprì lo scomparto del cruscotto e prese un altro pacchetto di Camel. Tolse il cellophane, e lo gettò nell’ombra ai suoi piedi. Tirò fuori una sigaretta dal pacchetto, accese un fiammifero, e inspirò profondamente. Trattenne dentro il fumo per un attimo, e poi, con un tono dimesso che Karen non riconobbe, disse: — Tua madre ti ha raccontato di questo?
Karen annuì.
— Be’, merda! — disse Willis.
— Ma non ci ha raccontato le parti importanti. Papà, noi dobbiamo saperlo.
Willis rimase in silenzio a lungo. Fumò la sigaretta fino al filtro. Karen stava per arrendersi e tornare in casa, quando improvvisamente Willis aprì la sua portiera. La luce interna della macchina si accese altrettanto improvvisamente, e il bagliore freddo inondò l’abitacolo. Willis uscì sull’asfalto.
Nella luce del garage, rimase in piedi ad aggiustarsi i jeans. — Vieni con me — disse.
La portò su fino alla camera da letto che divideva con la moglie.
Era un luogo privato; Karen non era entrata in quella stanza neanche per cambiare le lenzuola. Ma riconobbe il vecchio comò di quercia, le tende gialle di mussolina, il quadro con il veliero sulla parete. Possedevano quelle cose da sempre. Papà si piegò per aprire l’ultimo cassetto in basso del comò, rovistò un poco, e poi si rialzò con in mano una fotografia, antica e marroncina; una foto che non era stata inclusa nella scatola di mamma.
Karen la prese con una nascente sensazione di meraviglia. Era la foto di un pic-nic organizzato dalla chiesa. Uomini in maniche di camicia e cappello, donne con vestiti gonfi, tutti in fila per la macchina fotografica.
— È quello lì — disse Willis. — È il secondo nell’ultima fila. Quello è Ben Williams.
Karen osservò attentamente quell’immagine piccola e slavata del suo padre naturale. Era un uomo alto, con occhi grandi e meravigliati. La sua carnagione era pallida, e i capelli lunghi e arruffati. Teneva in mano una bibbia rilegata in cuoio, con aria assente.
— La donna al suo fianco — disse Willis in tono neutro — è sua moglie. Quella bionda lì; non la si vede tanto bene. I piccoli erano a giocare sull’erba.
I piccoli, pensò Karen. Io, Laura e Tim. Noi eravamo lì quel giorno… prima che tutto cambiasse.
Karen osservò gli occhi dell’uomo nella fotografia. — È morto?
— Si, è morto.
Karen ci pensò su.
— Raccontami — disse infine.
— Sei sicura di volerlo? — le chiese Willis.
Non ne era sicura affatto, ma annuì con il capo.
— Va bene, allora — disse Willis.
— Be’ — iniziò Willis — avevamo sempre saputo che erano dei tipi strani.
“Avevano quell’aspetto strano. Li scambiammo per rifugiati per via del loro accento, e tutto il resto. Il reverendo Dahlquist disse loro che c’era una chiesa ortodossa greca giù nel centro di Burleigh… pensava che forse sarebbe stata più adatta per loro. Ma loro dissero di no, dissero che la chiesa dell’Assemblea era quella che volevano. Erano persone socievoli, che si unirono alla congregazione e fecero di tutto per amalgamarsi. Così, dopo un po’, nessuno ci fece più molto caso.
“Non prima di quella notte.
(Karen, apri la finestra. Tua madre si arrabbia quando fumo qua dentro, ma adesso ne ho bisogno.)
“Devi capire, però, che io non assistetti all’inizio della faccenda. Quello che so l’ho sentito dal reverendo Dahlquist. Accadde che una sera la signora Williams arrivò alla parrocchia con i suoi tre bambini; era già buio da parecchio, ormai, e dovette bussare per cinque minuti buoni prima che il reverendo scendesse in camicia da notte e le aprisse la porta. Scusi, reverendo, gli disse. Per favore, mi può tenere i bambini al sicuro, solo per questa notte… per favore? Il reverendo Dahlquist gliene chiese il motivo, ma lei non volle rispondere. Il reverendo non era affatto contento di quella faccenda, ma mi disse in seguito che prese i bambini perché aveva paura per loro. Era chiaro che la signora Williams era terrorizzata. Immaginò che Ben fosse andato su tutte le furie, o che fosse ubriaco, o qualcosa di simile. Non che fosse una cosa che ci si aspettava da lui, ma in quel posto era un fatto abbastanza comune. Il reverendo diede ai bambini una piccola cena, e li mise a letto. A quel punto sarebbe potuto andare a letto anche lui, invece continuò a pensare al viso della signora Williams, alla sua aria spaventata, finché cominciò a preoccuparsi che le potesse accadere qualcosa e a pensare che se Ben era conciato come lui immaginava, avrebbe anche potuto farle del male. Così, telefonò ad alcuni uomini della congregazione, e ci suggerì di passare dai Williams a dare un’occhiata.