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Nel segno di Titano [Wizard - it]

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Nel segno di Titano [Wizard - it]
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— Se intendi chiedermi se proprio in questo momento sono pazzo, devi deciderlo tu.

— Scusa, non volevo…

— No, parlavo sul serio. — E da offeso, si disse. Bisogna smetterla di sentirsi sempre in colpa, altrimenti perdiamo la stima di noi stessi. — Non me ne rendo mai conto, quando ho quello che i medici definiscono un "episodio". A me, in quei momenti, pare di comportarmi in modo del tutto ragionevole.

Lei gli sorrise. — Deve essere terribile — commentò. — Voglio dire… — Sollevò gli occhi al cielo ed emise un fischio. — Gaby, chiudi quella boccaccia — disse. Poi tornò a guardare Chris. — Non sono venuta per metterti a disagio, nonostante le apparenze. Possiamo ricominciare da zero?

— Salve! Lieto della visita.

— Dovremmo frequentarci di più — disse Gaby, sorridendo. — Devo dirti alcune cose, e poi devo andarmene di corsa. — Ma pareva ancora a disagio, perché, dopo avere detto queste parole, per alcuni minuti non disse altro. Si studiò le mani, i piedi, guardò l’interno della barca. Guardò ogni cosa, a eccezione di Chris.

— Volevo scusarmi di quello che è successo sulla riva — disse alla fine.

— Scusarti? Con me? Non mi pare di essere io la persona con cui ti devi scusare.

— Non sei la persona con cui mi devo scusare di più, ovviamente. Ma non posso parlare con lei finché non le sarà passata. Poi striscerò fino a lei, o farò quello che mi chiederà per dimenticare l’accaduto. Perché ha ragione lei, sai? Non ha fatto niente che meritasse una simile reazione da parte mia.

— Anch’io ho avuto questa impressione.

Gaby fece una smorfia, ma riuscì a guardarlo negli occhi.

— Certo, e in senso più vasto, nessuno di voi ha fatto niente per meritarsi una simile scenata. In questo viaggio siamo tutti uniti, e avete il diritto di aspettarvi da parte mia un comportamento migliore. Vi garantisco che in futuro sarà così.

— Certo. Chiuso l’incidente. — Le strinse la mano. Vedendo poi che Gaby non accennava a ritornare alla sua canoa, pensò che forse si poteva approfondire il problema. Ma non era facile arrivarci.

— Mi chiedevo… — cominciò, e Gaby alzò un sopracciglio, con aria più sollevata. — Be’, in poche parole, che aiuto possiamo aspettarci da Cirocco? Robin non è l’unica persona che sia rimasta impressionata dal suo comportamento.

Gaby annuì, e si passò entrambe le mani fra i capelli.

— In realtà, era di questo che volevo parlare. Devi capire che finora hai visto solo un lato di lei. Ne ha molti altri. Moltissimi, in realtà.

Chris non disse niente.

— Giusto. Che cosa puoi aspettarti? Francamente, non molto, per i prossimi giorni. Robin diceva il vero, quando ha affermato che il bagaglio di Rocky era costituito in prevalenza di alcool. L’ho gettato quasi tutto nel fiume pochi minuti fa. Ho sudato tre giorni a renderla presentabile per il Festival, e non appena le celebrazioni sono finite, lei è di nuovo schizzata fuori della ruota. Quando si sveglierà, cercherà qualcosa da bere, e io gliene darò un poco, perché è più facile toglierglielo gradualmente, che tutto in un colpo. Finito quello, ne terrò solo una piccola scorta di emergenza, nella sacca di Salterio.

Si sporse verso di lui e lo fissò negli occhi.

— So che è difficile crederlo, ma tra pòchi giorni, quando avrà superato l’astinenza e si sarà dimenticata del Festival, sarà completamente a posto. Voi l’avete vista in uno dei suoi momenti peggiori. Nei momenti migliori, ha più coraggio di noi tutti messi insieme. E più rispetto, più compassione, e… non devo dirlo io. Se non lo vedrete da voi, siete autorizzati a considerarla unicamente un’ubriacona.

— Adotterò un atteggiamento possibilista — disse Chris.

Gaby lo fissò in modo penetrante. Chris sentì che ogni grammo della grande energia di Gaby prendeva parte a quell’esame, come se tutto il suo essere cercasse di scoprire cosa c’era dentro di lui, e la cosa gli piaceva poco. Gli pareva che riuscisse a vedere cose che lui stesso ignorava.

— Meglio così — disse infine Gaby.

Cadde nuovamente il silenzio. Chris aveva l’impressione che Gaby avesse ancora qualcosa da dire, e tornò a darle l’imbeccata.

— Non capisco cosa c’entra il Festival — disse. — Hai detto che Cirocco deve dimenticarsi del Festival. Perché?

Gaby appoggiò i gomiti alle ginocchia e intrecciò le dita.

— Che cosa hai visto, al Festival? — Non attese la risposta. — Canti e danze e bevute, bei colori, fiori, grandi mangiate. Ai turisti, il Festival piacerebbe molto, ma i titanidi non glielo lasciano vedere. Il motivo è che si tratta di questioni molto importanti.

— Certo, so a cosa serve.

— Credi di saperlo. Conosci il suo scopo principale, certo. È un efficace metodo per limitare la popolazione, cosa che non piace mai a nessuno, umano o titanide, quando lo tocca di persona. La limitazione delle nascite va bene quando riguarda gli altri. — Gaby sollevò le sopracciglia, e Chris annuì.

— Cosa pensi della parte svolta al Festival dalla Maga? — gli domandò.

Chris rifletté per qualche istante. — Mi è parso che prendesse la cosa molto sul serio. Non so che criteri usasse, ma mi è parso che abbia studiato in modo approfondito tutte le proposte.

Gaby annuì. — Certo. Conosce la genetica dei titanidi meglio dei titanidi stessi. È più vecchia di loro. Ormai ha già visto settantacinque Festival.

"All’inizio, la cosa le piaceva. — Gaby alzò le spalle. — A chi non piacerebbe? Qui su Gea, lei è un personaggio importantissimo, anche se mi sembra che tu e Robin non ve ne siate ancora resi conto. All’epoca del Festival, lei si sente grande. Ciascuno di noi ha bisogno di sentirsi grande. Forse Cirocco è un po’ troppo ansiosa di farlo, ma non sta a me dare giudizi."

Distolse nuovamente lo sguardo, e Chris pensò, e giustamente, come poi risultò, che in realtà avesse vari giudizi da dare sull’argomento. Capì che Gaby era una di quelle persone che non riescono a guardare in faccia le persone quando dicono una menzogna, e la cosa gli fece piacere, perché anche lui era fatto così.

— Dopo un poco, però — riprese Gaby — cominciò a sentirne il peso. Al Festival c’è un mucchio di gente disperata. Non te ne accorgi, perché i titanidi piangono in privato. E non dico neppure che corrono ad ammazzarsi, se vengono scartati. Non ho mai saputo che un titanide si sia suicidato. Però, per colpa di Cirocco ci sono sempre molte persone tristi. Lei ha continuato per molto tempo, anche dopo che il Festival ha cessato di essere per lei un divertimento, capisci, per un suo senso del dovere. Ma circa vent’anni fa è giunta alla conclusione di avere fatto tutto quello che si poteva pretendere da una persona. Era giunto il momento di passare quel lavoro a qualcun altro. Perciò si recò da Gea e le chiese di essere esonerata da quel compito. E Gea si rifiutò di farlo.

Lo fissò con attenzione, aspettandosi che capisse. Ma Chris non aveva ancora capito con esattezza. Gaby si appoggiò con la schiena alla barca, si mise le mani dietro la nuca. Fissò le nuvole.

— Quando accettò il suo lavoro, Rocky lo accettò con qualche riserva — disse Gaby. — C’ero anch’io, e lo so. Lo ha accettato a occhi aperti, o così le pareva. Non si fidava completamente della parola di Gea, e aveva il sospetto che tirasse fuori dalla manica, una volta o l’altra, l’asso pigliatutto. La cosa curiosa, comunque, è che Gea ha rispettato la sua parte dell’accordo. Ci sono stati dei buoni anni. Qualche pericolo evitato per un soffio, qualche guaio davvero brutto, ma nel complesso sono stati i migliori anni della sua vita. E anche della mia. Non sentivi mai una lamentela da parte nostra, neppure quando le cose si facevano davvero pericolose, perché sapevamo che cosa dovevamo aspettarci, allorché avevamo deciso di non ritornare sulla Terra. Gea non ci ha mai promesso una vita comoda. Ci ha detto che potevamo arrivare a una vecchiaia davvero venerabile, purché fossimo state attente a dove mettevamo i piedi. E tutto si è svolto come promesso.

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