Nel segno di Titano [Wizard - it]
- Автор: Варли Джон Герберт
- Серия: Gea #2
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-30615-7
- Переводчик: Riccardo Valla
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel segno di Titano [Wizard - it]». Краткое содержание книги:
— Ragazzi, ragazzi, lasciatemi un po’ di respiro, per piacere. D’accordo? — Gaby passò lo sguardo su tutti, e alla fine lo posò su Cirocco. Poi fece una smorfia e si alzò in piedi. — Signore e signori e titanidi, speravo che questo viaggio potesse essere pianificato meglio. Credo che Rocky avesse da dire alcune cose, ma non importa. Può dirle un’altra volta.
— ’ltra volta — borbottò Cirocco.
— Bene. Comunque, la prima parte del viaggio è molto facile. Ci limiteremo a scendere il fiume, senza un pensiero al mondo. Basterà caricare l’equipaggiamento sulle barche, e metterle in acqua. Perciò, cosa ne direste di alzarci e di partire?
— Partire! — le fece eco Cirocco. — Un brindisi! Al cammino che dobbiamo fare! Che ci porti all’avventura, e che ci faccia ritornare a casa sani e salvi. — Si alzò in piedi e sollevò il boccale. Robin dovette usare entrambe le mani per sollevare il suo, e lo spinse verso quello degli altri, con grandi tintinnii e rovesciamenti di schiuma. Bevve una profonda sorsata e udì un tonfo. La Maga era caduta dallo sgabello.
Però, non aveva perso i sensi. Robin non seppe decidere se fosse un bene o un male.
— Aspettate un momento — disse poi Cirocco, sollevando le braccia. — Sapete cosa fa la birra. Devo andare a incipriarmi il naso. Arrivo subito. — Si avviò dondolando verso l’altra sala.
Si udì un urlo. Mentre Robin si stava ancora chiedendo chi fosse stato, Gaby si alzò e corse nell’altra stanza, riuscendo in qualche modo a farsi strada in mezzo al pigia-pigia dei titanidi.
— L’ho riconosciuto! È lui! È qui!
Ora riconobbe la voce di Cirocco e si chiese che cosa potesse averla spaventata a quel punto. Robin cominciava ad avere dei dubbi sulla personalità della Maga, ma non le pareva che potesse essere una codarda.
A un’estremità del bancone di mescita, nei pressi della porta, si era formata una piccola folla. C’era poca speranza che una della sua taglia riuscisse a vedere qualcosa in mezzo a tutti quei posteriori di titanidi che bloccavano la visuale, e perciò Robin saltò sul bancone stesso e poté in tal modo arrivare fin quasi al centro del gruppo.
Vide che Cirocco veniva confortata da un titanide che Robin non aveva mai visto. Gaby era poco lontano. In una mano aveva un coltello, e con l’altra faceva dei gesti minacciosi in direzione di un uomo che stava curvo sul pavimento, davanti a lei. Alla luce tremolante delle lampade si vedevano i denti di Gaby brillare come zanne.
— Alzati, alzati — disse a denti stretti. — Sei uguale a tutte le altre merde sul pavimento, schifoso. È ora che qualcuno ti sbatta via, e me ne voglio occupare io.
— Non ho fatto niente — gemette l’uomo. — Lo giuro, chiedilo a Rocky. Non avevo intenzione di fare niente di male, sono stato bravissimo. Tu mi conosci, Gaby.
— Ti conosco fin troppo bene, Gene. Ho avuto due possibilità di ucciderti, e sono stata una stupida a lasciarmele sfuggire. Alzati, e affronta la tua sorte; questo, può farlo anche un verme come te. Alzati, o ti ammazzo laggiù come il maiale che sei.
— No, non farmi del male. — Si piegò su se stesso, tenendosi con le mani l’inguine, e cominciò a piagnucolare. Anche se fosse stato in piedi, avrebbe fatto compassione. Braccia e faccia, anzi, tutta la pelle visibile, erano coperte di vecchie cicatrici. Aveva i piedi nudi e sporchi, ed era vestito di stracci. Aveva una benda nera, come quella dei pirati, sull’occhio sinistro, e gli mancava parte di un orecchio.
— Alzati! — ordinò Gaby.
Con sua somma sorpresa, Robin udì che Cirocco prendeva la parola, e che parlava in tono del tutto privo dei fumi dell’alcool.
— Ha ragione, Gaby — disse, tranquilla. — Non ha fatto niente. Diavolo, non appena mi ha visto, ha cercato di scappare. Ho gridato soprattutto per la sorpresa di vedermelo davanti.
Gaby drizzò un poco la schiena. Dagli occhi le scomparve una parte della luce belluina.
— Intendi dire che non devo ucciderlo? — chiese, senza nessun tono particolare.
— Per l’amor di Dio, Gaby — mormorò Cirocco. Pareva calma, adesso, ma ancora un po’ tremante per l’agitazione di prima. — Non puoi tagliarlo a fette come una bestia da macello.
— Sì, lo so. Ho già sentito altre volte queste parole. — Appoggiò un ginocchio a terra per portarsi all’altezza dell’uomo, e con il piatto della lama gli fece girare la testa.
— Cosa fai, Gene, da queste parti? Cosa stai combinando?
Lui piagnucolò e balbettò per qualche istante. — Venivo a bere, nient’altro. La gola diventa secca, con questo caldo.
— I tuoi amici non sono qui. Ci deve essere una ragione, se sei venuto a Titantown. Tanto per dirne una, non correresti il rischio di incontrarmi, se non avessi dei buoni motivi per venire qui.
— Hai ragione, Gaby, hai ragione, mi fai paura, è vero. Sì, certo, il vecchio Gene sa che non deve mettersi sulla vostra strada. — Rifletté per un attimo, e fece una smorfia nel pensare alle implicazioni della cosa, cosicché si affrettò a cambiare discorso. — Me n’ero dimenticato, Gaby, non sapevo che eri qui, nient’altro.
Robin capiva che quell’uomo era talmente abituato a mentire, che lui stesso non sapeva più quale era la verità. Era anche ovvio che Gaby lo terrorizzava veramente. Era il doppio della donna, ma non pareva avere alcuna intenzione di difendersi da lei.
Gaby si alzò in piedi e fece un gesto con il coltello.
— Alzati, Gene. Non fartelo ripetere.
— Non mi farai del male?
— Se ti rivedrò, ti farò male, e forte. Ci siamo capiti? Dico che non ti ucciderò. Ma se mai dovessi rivederti, in qualsiasi luogo, in qualsiasi momento, ti farò male sul serio. Da questo momento in poi, fare in modo che i nostri cammini non si incontrino sarà affar tuo.
— Puoi esserne certa, lo prometto, lo prometto.
— La prossima volta che ti incontro, Gene — disse lei, e indicò con il coltello — ti taglio anche l’altra.
Il coltello non aveva indicato l’orecchio sano, ma notevolmente più in basso.
16
Il club dei circumnavigatori
Anche se c’era il forte braccio di Cornamusa a sorreggerla, Cirocco cadde due volte mentre veniva fatto il carico dei titanidi. Continuò però a dichiarare che intendeva farcela con i propri mezzi.
L’equipaggiamento che Chris si era procurato era ad attenderlo, come promesso, in una capanna dietro La Gata, insieme con l’equipaggiamento degli altri. I titanidi avevano sacche doppie, da sella, che si mettevano sulla schiena e che venivano legate dalla parte di sotto. Valiha si girò su se stessa e si mise sulla groppa due capaci sacche di cuoio e tela, lasciando a Chris ancora lo spazio per stare in sella. Lui salì e aprì le sacche, che già contenevano l’equipaggiamento di Valiha. Lei gli passò l’equipaggiamento che lui si era comprato, un pezzo alla volta, dicendogli di fare attenzione a equilibrare bene il carico. Una volta terminato, le sacche erano ancora mezzo vuote, e lei gli disse di non preoccuparsi, perché una volta lasciato il fiume e raggiunta la strada, lo spazio rimasto vuoto sarebbe stato occupato dalla provviste che avrebbero trovato ad attenderli sulle barche.
Mentre metteva a posto il bagaglio, Chris osservò Gaby e Cornamusa che cercavano di calmare Cirocco e di farla salire sul titanide. La scena era un po’ patetica, ma anche leggermente preoccupante. Notò che anche Robin, in groppa a Oboe pochi metri più in là, osservava la scena. Era buio pesto, e l’unica luce veniva dalle lucerne a olio dei titanidi, ma Chris poté vedere che Robin aggrottava la fronte.
— Hai cambiato idea e non vuoi più partire? — le chiese.