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Mutazione pericolosa

Электронная книга - «Mutazione pericolosa». Краткое содержание книги:

Un uomo che ha buone probabilità di morire per una malattia ereditaria del sistema nervoso. Uno scienziato premio Nobel che è forse un ex-torturatore nazista. Una società di assicurazioni interessata ai clienti con difetti genetici. Ce n’è quanto basta per capovolgere il mondo normale di Pierre Tardivel e il suo lavoro al Progetto Genoma Umano. E il figlio che Pierre sta per avere sarà il primo, concreto annuncio dell’incubo biologico... Ritorna Robert J. Sawyer, l’acclamato autore di Starplex, con un romanzo di straordinaria suspense.
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L’uomo sogghignò, mostrando i denti macchiati di tabacco. — Voglio — disse — vederti morta.

Joan inspirò profondamente, come preludio a un urlo, ma prima che potesse gridare l’uomo fece saettare il coltello dalla mano, e questo si piantò esattamente in mezzo al petto della donna, affondando per metà lunghezza. Lei si accasciò proprio davanti al caminetto, con la bocca ancora aperta a formare la O perfetta dell’urlo mai lanciato.

Pierre sedeva di fronte alla sua workstation UNIX. Il monitor era acceso, ma non stava leggendo quel che vi era sopra; piuttosto, stava sfogliando il «Daily Californian», il giornale studentesco dell’UCB. Notizie sulla squadra di football del campus; grandi dibattiti sull’eliminazione delle quote razziali per gli studenti; una lettera al direttore per protestare contro Felix Sousa.

La mente di Pierre tornò a vagare fino all’ultima volta che aveva detto a qualcuno di Sousa. Aveva parlato con quello strano tipo simile a un bulldog che aveva fatto irruzione in quella stessa stanza più di tre mesi prima. Ari qualcosa. No, no… non Ari. «Avi.» Avi… Avi «Meyer», si chiamava.

Pierre non aveva mai afferrato cosa fosse tutta quella storia. Chiuse il giornale e tornò al suo computer, aprendo una finestra sulla banca dati dei numeri telefonici governativi, accessibile tramite la LAN. Avi Meyer aveva detto di lavorare per il Dipartimento di Giustizia. La banca dati non conteneva elenchi dì singoli agenti, ma Pierre trovò ugualmente un numero per chiedere a Washington informazioni generiche. Evidenziò il numero, premette il tasto per lanciare il programma telefonico, selezionò l’opzione della chiamata personale nella finestra di dialogo che apparve, e lasciò che il modem componesse il numero per lui mentre teneva la cornetta del telefono all’orecchio.

— Giustizia — disse una voce femminile all’altro capo. Ci mancavano solo, pensò Pierre, la Verità e l’American Way.

— Salve — disse. — Avete qualcuno lì di nome Avi Meyer?

Clicchettio di tasti. — Sì. In questo momento è fuori città, ma posso farle lasciare un messaggio alla sua casella vocale, o farla parlare con una segretaria dell’OSI.

— OSI? — disse Pierre.

— L’Office of Special Investigations — disse la voce.

— Oh, certo — disse Pierre. — Be’, se dice che non c’è, richiamerò un’altra volta. Grazie. — Riattaccò, poi cliccò sull’icona di CompuServe e si collegò al Magazine Database Plus, che era diventato uno dei mezzi di ricerca favoriti di Pierre da quando l’aveva scoperto un paio di mesi prima. Conteneva il testo completo di tutti gli articoli apparsi su oltre duecento riviste popolari e specialistiche… incluse pubblicazioni come «Science» e «Nature», fin dal 1986. Batté due stringhe di ricerca, SPECIAL INVESTIGATIONS e «OSI» e selezionò SOLO PAROLE INTERE, per evitare un diluvio di risultati come «depositi» o «Bela Lugosi.»

Il primo centro fu in un articolo della rivista «People» su Lee Majors. Nella serie TV degli anni Settanta L’uomo da sei milioni di dollari, aveva lavorato per un’immaginaria agenzia governativa chiamata osi. Pierre continuò la ricerca.

Il secondo centro andò diritto al bersaglio: un articolo sul «New Republic» del 1993. Pierre continuò a leggere, affascinato. L’osi faceva realmente parte del Dipartimento di Giustizia… una divisione fondata nel 1979, dedicata a scoprire i criminali di guerra nazisti e i loro collaboratori negli Stati Uniti.

Il processo contro quel Demjanjuk — un operaio in pensione di Cleveland, un uomo semplice che aveva fatto appena la quarta elementare — era cominciato come il primo grosso successo dell’osi. Demjanjuk era stato accusato di essere Ivan il Terribile, una guardia del campo di sterminio di Treblinka. Era stato estradato in Israele, dove era stato dichiarato colpevole nel 1988, nel secondo dei due processi per crimini di guerra mai tenuti laggiù. Come nel primo processo, quello di Adolf Eichmann, Demjanjuk era stato condannato a morte.

Ma la reputazione dell’osi si era appannata quando, in appello, la Corte suprema israeliana aveva invalidato la condanna di John Demjanjuk. Dopo un’inchiesta sull’intero pasticcio, il giudice federale americano Thomas Wiseman aveva scoperto che l’osi non aveva rispettato «nemmeno i minimi standard di condotta professionale» nel suo procedimento contro Demjanjuk, presumendo che fosse colpevole e ignorando ogni evidenza del contrario.

Pierre proseguì a leggere. L’osi aveva saputo che il vero nome dell’uomo che volevano era Marchenko, non Demjanjuk. Ora, sì, John Demjanjuk «aveva» segnato scorrettamente come Marchenko il cognome da ragazza di sua madre su un modulo per ottenere lo status di rifugiato, ma più tardi aveva affermato di essersi semplicemente scordato il suo vero nome, così aveva solo inserito un comune cognome ucraino.

Pierre scorse altri articoli sul caso Demjanjuk, tratti da «Time», «Maclean’s», «The Economist», «National Review», «People», e altre pubblicazioni. Trovò interessante una parte della vita di Demjanjuk, raffrontandola al matrimonio saldo come una roccia dei propri genitori, Elisabeth e Alain Tardivel. Demjanjuk aveva sposato una donna di nome Vera in un campo per rifugiati il 1° settembre 1947. Nulla di strano in ciò… tranne che quando Vera e Demjanjuk si erano incontrati, lei era già sposata con un altro rifugiato, Eugene Sakowski. Sakowski si era recato in Belgio per tre settimane, e, mentre era via, John Demjanjuk aveva legato con Vera; al ritorno di Sakowski, Vera aveva divorziato da lui e sposato John.

Pierre si lasciò sfuggire il fiato in un lungo sospiro. I triangoli esistevano ovunque, sembrava. Si chiese che ne sarebbe stato della sua stessa vita se sua madre avesse ignorato i dettami della chiesa e divorziato da Alain Tardivel così da poter sposare il vero padre di Pierre, Henry Spade. Le cose sarebbero state così…

Una frase sullo schermo catturò il suo sguardo: una descrizione di Demjanjuk. Il Magazine Database Plus conteneva solo testo, niente fotografie, ma un’immagine si formò ugualmente nella mente di Pierre: un ucraino, calvo, vigoroso, dal collo taurino, con labbra sottili, occhi a mandorla e orecchie a sventola.

Merda… Non poteva essere.

«Non poteva essere.» Quell’uomo avevo vinto un Nobel, dopotutto.

Già… e quel fottuto di Kurt Waldheim era finito a fare il segretario generale delle Nazioni Unite.

Calvo, orecchie a sventola. Ucraino.

Demjanjuk era stato identificato basandosi su questi tratti somatici. Ma Demjanjuk non era Ivan il Terribile.

Il che significava che doveva esserlo stato qualcun altro.

Qualcuno che gli articoli chiamavano Ivan Marchenko.

Qualcuno che poteva benissimo essere ancora in circolazione.

Burian Klimus era ucraino, e per sua stessa recente ammissione era stato calvo fin da giovane. Aveva grandi orecchie, non insolite per un uomo della sua età, ma Pierre non aveva mai pensato che fossero a sventola. Tuttavia, una piccola operazione di plastica avrebbe potuto correggerle molti anni prima.

E Avi Meyer era un cacciatore di nazisti.

Un cacciatore di nazisti che aveva ficcato il naso nel Lawrence Berkeley Lab…

Meyer aveva chiesto di diversi genetisti, ma non era realmente stato interessato a nessuno di loro. Si era insistentemente riferito a Donna Yamashita come Donna Yamasaki, per esempio… non c’era motivo per cui non avrebbe dovuto sapere il nome esatto di qualcuno su cui stava realmente investigando.

E, comunque, né la Yamashita né Toby Sinclair, l’altro genetista di cui aveva chiesto Meyer, erano abbastanza anziani da essere criminali di guerra.

Ma Burian Klimus lo era.

Pierre scosse il capo. «Dio.»

Se aveva ragione, se «Meyer» aveva ragione…

Allora Molly stava portando in grembo il figlio di un mostro.

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