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Sindrome atipica [Fatal - it]

Электронная книга - «Sindrome atipica [Fatal - it]». Краткое содержание книги:

Ossessioni. Ricordi rimossi, un'angoscia crescente, poi, all'improvviso, una scintilla che scatena un terrore sepolto in un angolo oscuro dell'anima. Raúl Jiménez, personaggio ambiguo legato al bel mondo di Siviglia, ma anche alla malavita e ai ricordi delle atrocità della Guerra civile, muore all'inizio della Semana Santa, il momento dell'anno più denso di religiosità e passione in una Spagna tutt'altro che solare, anzi, enigmatica e inquieta. L'ispettore capo Javier Falcón capisce ben presto di trovarsi di fronte a un crimine rituale, quasi iniziatico: l'assassino ha voluto impartire alla sua vittima una “lezione di vista”. Jiménez è stato legato e costretto a guardare una videocassetta, finché il suo cuore non ha ceduto…
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«È fortunato. Ho ricevuto il premio ‘febbre e diarrea’ a Harvard. L’ambulatorio va bene?»

«L’ambulatorio è a posto… E tu?»

«Che cosa sei, una specie di strega?»

«C’è chi lo sostiene. Posso fare qualcosa?»

«Per il momento, nulla. Ma lasciami il pomeriggio il più libero possibile.»

«Farò del mio meglio.»

Matt telefonò al pronto soccorso e diede parecchi ordini diagnostici e terapeutici per l’agricoltore che sembrava avesse contratto un’infezione batterica intestinale, forse salmonella o Shigella. Si spogliò poi in camera da letto, con un calcio mandò i vestiti sporchi sotto una sedia, quindi s’infilò sotto una doccia, la più calda possibile. I graffi e le escoriazioni sul viso non erano brutti come aveva pensato, ma dovette fregarsi per alcuni minuti prima di rendersi conto che il nero attorno agli occhi non aveva nulla a che fare con l’unguento mimetizzante di Lewis e che non sarebbe scomparso lavandolo.

Mentre si asciugava, lanciò un’occhiata al libro che teneva sulla cassetta del water: Manuale di medicina e chirurgia d’urgenza. Sarebbe passata una vita intera prima che dovesse eseguire di nuovo uno di quegli interventi. Eppure… lo sfogliò brevemente, quindi lo mise in un posto più prestigioso, il comodino in camera da letto.

L’agricoltore con febbre e diarrea era disidratato e aveva moderati disturbi addominali. Matt lo esaminò, prescrisse una serie di esami e dettò la lunga cartella clinica di ricovero. Pregò che la giornata non fosse troppo convulsa, ma non venne esaudito. Venti minuti dopo, da una casa di riposo arrivò in ambulanza una novantenne colpita da ictus, che le aveva paralizzato il lato destro e tolto la capacità di parlare. Un tipico incubo medico ed etico, e naturalmente il suo medico di fiducia era in vacanza. Matt si chiese se fosse giusto sottoporla a trattamento. Rimase accanto al suo letto, tenendo la mano nodosa nella sua, fissando i suoi occhi appannati, ma senza ricevere alcun messaggio preciso. Sua madre era molto più giovane di quella donna e non era ancora arrivata a quel punto, ma l’Alzheimer stava progredendo costantemente e non sarebbero passati molti anni prima che lui dovesse chiedersi se il trattamento che le facevano era crudele o no. Per sua madre, tuttavia, oggi era oggi, proprio come lo era per quella povera donna. Sospirando, prese la cartella e prescrisse cure per l’idratazione, esami diagnostici e un consulto neurologico. Avrebbe avuto bisogno di saperne di più su di lei, prima di indossare il camice e iniziare a fare la parte di Dio.

Quando ebbe terminato una seconda lunga cartella di ricovero e visitato parecchi pazienti nel suo ambulatorio, il pomeriggio stava svanendo. Tornato al pronto soccorso, rilesse l’elenco di attrezzature e farmaci che avrebbe «sottratto» dall’ospedale per Lewis. Aveva appena messo insieme un vero apparato di drenaggio polmonare, quando vide avvicinarglisi di corsa un tecnico del servizio di emergenza su ambulanza. Si chiamava Gary Lydon ed era un giovane poco più che ventenne, serio, dal viso infantile.

«Dottor Rutledge», disse ansimando, «è appena arrivato un avviso via radio. La polizia ha ricevuto una telefonata da un automobilista in Wells Road. A quanto pare alcuni ragazzi si sono immersi e hanno tirato su dal fondo del Crystal Lake una donna. Stavano pescando sotto la Niles Ledge quando lei è precipitata dalla cengia proprio sopra di loro ed è affondata.»

«È viva?»

«Così dicono.»

Kirsten Langham, il secondo tecnico medico dell’ambulanza, si unì a loro. Aveva più esperienza di Gary, ma era ancora alle prime armi. Mettere insieme una simile squadra non era tipico della società di soccorso. Matt accompagnò i due all’ambulanza.

«Per quanto è rimasta sott’acqua?» domandò.

«Il messaggio non l’ha specificato. Ma c’è un problema.»

«Quale?»

«Rick Wise è il paramedico di turno, ma è andato a recuperare un motociclista. Se questa donna avesse bisogno di essere intubata, né io né Kirsten siamo qualificati a farlo.»

Crystal Lake è vicino a Wells Road. Matt valutò che i due tecnici ci avrebbero messo perlomeno mezz’ora, se non più, per raggiungere la donna, portarla fuori del bosco, caricarla sull’autoambulanza e tornare all’ospedale. Se avesse avuto bisogno di un tubo respiratorio, cosa più che certa, a meno che non fosse stata sveglia e in grado di parlare in modo sensato, i due avrebbero dovuto effettuare l’intubazione appena arrivati da lei.

«Aspettate un minuto», li fermò. «Vengo con voi.»

«Che Dio la benedica, dottore», esclamò Gary. «Le tengo un posto davanti.»

«No. Voglio stare dietro per verificare l’attrezzatura.»

«Kirsten l’aiuterà. Io mi metto al volante.»

Matt tornò di corsa al pronto soccorso, spiegò all’infermiera dove andava, quindi saltò nella cabina posteriore dell’ambulanza. Gli Slocumb avrebbero dovuto aspettare. Sperò che Lewis fosse ancora stabile, in caso contrario Frank avrebbe dovuto raccogliere tutto il suo coraggio e il suo buonsenso e ricoverarlo in ospedale.

A sirene spiegate, raggiunsero Wells Road in dieci minuti. Una macchina della polizia di Belinda, bianca e nera, era parcheggiata, vuota, sul bordo della strada, i lampeggianti accesi. Gary Lydon superò l’auto della polizia prima di accostare accanto a uno stretto sentiero che Matt sapeva portare alla Niles Ledge. Aveva preparato una grande cassetta di pronto soccorso in plastica con tutta l’attrezzatura che gli sarebbe servita se avesse dovuto intubare la donna. Con la cassetta in mano, corse attraverso il bosco, provando una forte, spiacevole sensazione di déjà vu. Sembrava fosse passato un anno dalla sua avventura con Lewis. Dopo quattrocento metri, il sentiero sinuoso si divise in due rami, uno che portava alla cengia, l’altro al lago.

«Prendete a destra», gridò, temendo che i due tecnici medici non fossero cresciuti in quella zona.

«Capito», rispose Gary.

La scena sotto l’enorme cengia era impressionante. Numerose barchette da pesca erano ormeggiate lungo la riva e i loro occupanti attorniavano due poliziotti in divisa e due adolescenti. Il Crystal Lake era lungo e piuttosto largo. La cengia, situata in una larga baia vicino all’estremità meridionale del lago, era difficile da raggiungere, ma forniva la possibilità di tuffarsi in cinque metri d’acqua e tutt’attorno la pesca era buona. I due ragazzi, che ancora indossavano jeans inzuppati d’acqua, ma si erano tolti camicia e scarpe, se ne stavano in disparte. Un poliziotto era inginocchiato accanto alla donna supina e le stava facendo la respirazione bocca a bocca, interrompendosi di tanto in tanto per guardarla trarre un respiro lento, da sola.

«Questi ragazzi sono stati degli eroi, dottore», disse con orgoglio il poliziotto in piedi. «L’hanno salvata.»

Ma che è rimasto di lei? si chiese Matt mentre s’inginocchiava accanto all’altro poliziotto.

«Agente Gibbons, signore», si presentò il giovane poliziotto. «Credo che ci siamo già conosciuti.»

«Che cosa è successo?» chiese Matt, già intento a esaminare la donna.

La donna, snella, bianca, sulla trentina, era priva di sensi e respirava debolmente. I capelli neri erano appiccicati sulla fronte, le labbra rosse. Matt disse all’agente di continuare a respirare per lei. Le pupille erano in posizione intermedia, ma non reagirono al lampo della penna luminosa, un segno pessimo o il risultato di un esame tecnicamente limitato. Indossava jeans, scarpe da ginnastica e una T-shirt nera con un’ondeggiante scala musicale sul davanti; sopra l’occhio sinistro notò un livido e una escoriazione. Vi era anche una lunga lacerazione, anzi un’incisione, lungo l’attaccatura dei capelli, appena sopra la tempia destra.

Quando arrivarono i due tecnici dell’ambulanza, Matt ordinò loro di iniziare a farle immediatamente la respirazione artificiale con il palloncino.

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