Vacanze nel deserto [The Book of Skulls - it]
- Автор: Силверберг Роберт
- Год: 1975
- Язык: итальянский
- Год: Andromeda 18 Dall'Oglio
- Переводчик: Gabriele Tamburini
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Vacanze nel deserto [The Book of Skulls - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per premio Nebula in 1972, premi Hugo e Locus in 1973.
Fra Antonio sta aspettando. Sta aspettando me; aspetterebbe fino alla tromba del Giudizio, se necessario; fino all’eco dell’ultima nota. Parla Parla! PARLA!
Infine io dico (e odo la mia stessa voce provenire dall’esterno di me, come se ne stessi ascoltando la registrazione): — Noi quattro… avendo letto e compreso il Libro dei Teschi… avendolo letto e compreso… desideriamo sottometterci… desideriamo sottoporci all’Iniziazione. Noi quattro… noi quattro ci offriamo… come candidati… noi quattro ci offriamo come… -. Esito. Sarà giusta, la mia traduzione? Capirà, Fra Antonio, la mia scelta di parole? — …come Ricettacolo — concludo.
— Come Ricettacolo — ripete Fra Antonio.
— Ricettacolo. Ricettacolo. Ricettacolo — intonano in coro i frati.
Com’è diventata operistica, questa messinscena! Sì, mi pare quasi di essere il tenore della Turandot, sul punto di cantare che gli pongano i fatali indovinelli. Tutto ciò è ridicolmente teatrale; è uno stolto e anacronistico istrionismo, considerando che ha luogo in un mondo in cui gl’impulsi elettromagnetici rimbalzano contro i satelliti in orbita, in cui i capelloni vanno in cerca di «erba», in cui — in cinquanta città americane — i manganelli della staatpolizei rompono la testa ai dimostranti. Com’è possibile stare qui a salmodiare di teschi e ricettacoli?
Ma la stramberia più stramba deve ancora venire. Con un’aria che non lascia presagire nulla di buono, Fra Antonio fa un cenno al frate che gli ha portato il Libro dei Teschi; quello si accosta di nuovo alla nicchia e ne prende una maschera di pietra, grossa e accuratamente levigata; la porge a Fra Antonio, il quale se l’affibbia sul volto mentre uno dei frati col ciondolo gliel’assicura da dietro mediante una cinghia. La maschera nasconde ora Fra Antonio dal labbro superiore alla sommità del capo. Gli dà l’aspetto di un teschio vivente: i suoi occhi freddi e brillanti luccicano verso di me dalla base delle profonde orbite di pietra. Tanto per cambiare…
Fra Antonio dice: — Conoscete tutti le condizioni imposte dal Nono Mistero?
— Sì — rispondo subito io.
Fra Antonio aspetta: ottiene un «sì» ciascuno da Ned e Oliver, e infine anche da Timothy.
— Perciò non vi sottoponete a questa Iniziazione con spirito leggero, e avete piena cognizione tanto dei rischi connessi quanto del premio. Vi offrite totalmente e senza riserve mentali. Siete venuti qui per condividere un sacramento, non per partecipare a un gioco. Vi sottomettete totalmente alla Confraternita, e in particolare ai Custodi. Avete compreso bene tutto ciò?
— Sì, sì, sì — …e infine — sì.
— Avvicinatevi. Mettete la mano sulla mia maschera. — La tocchiamo con estrema delicatezza, come temendo una scarica elettrica dalla fredda pietra grigia. — Sono molti anni che un Ricettacolo non entra a far parte del nostro gruppo — dice Fra Antonio. — Noi apprezziamo la vostra presenza e vi esprimiamo la nostra gratitudine per il fatto di essere venuti fra noi. Ma vi devo avvertire, qualora foste venuti da noi per motivi banali, che non potrete lasciare questa Casa prima del completamento della vostra candidatura. La nostra regola prevede l’assoluta segretezza. Una volta cominciata l’Iniziazione, la vostra vita sarà nostra e avrete il divieto di allontanarvi da questi luoghi. Il Diciannovesimo Mistero, che ancora non conoscete, è questo: se uno di voi se ne va i tre che rimangono pagheranno con la vita. Avete compreso bene? Non possiamo permettere ripensamenti; e voi sarete ognuno il guardiano degli altri, sapendo che se c’è un traditore fra di voi, gli altri periranno senza eccezioni. Questo è il momento per tirarsi indietro. Se le condizioni sono troppo dure, togliete la mano dalla mia maschera e noi vi lasceremo andare in pace.
Io sono titubante. Questa è una cosa che non mi aspettavo: la pena di morte per chi si ritira a metà Iniziazione! Ma fanno sul serio? E se da qui a un paio di giorni scopriamo che non hanno nulla di prezioso da darci? Saremmo ugualmente costretti a rimanere qui, mese dopo mese dopo mese, fino a quando ci diranno che la nostra Iniziazione è terminata e che siamo di nuovo liberi di andarcene? Queste condizioni appaiono impossibili da accettare: decido di togliere la mano.
Ma poi rammento che sono venuto qui per compiere un atto di fede, per rinunciare a una vita priva di significato nella speranza di ottenerne una piena di significato. Sì. Sono tuo, Fra Antonio, qualunque cosa debba succedere. La mia mano rimane sulla maschera. In ogni caso, che male potrebbero farci questi ometti qualora noi stabilissimo di andarcene? Il particolare del giuramento non è che un’ulteriore scena di questa cerimonia da melodramma: come la maschera, come il coro salmodiante. E così mi metto il cuore in pace.
Anche Ned sembra preso dai dubbi: gli lancio un’occhiata circospetta e vedo che le sue dita fanno un breve scatto all’indietro. Ma poi tornano a posarsi.
La mano di Oliver non si stacca un solo istante dal bordo della maschera.
Timothy è il più esitante: aggrotta la fronte, guarda torvo noi e il frate, suda copiosamente, solleva le dita e le tiene così per due o tre secondi; poi, con un gesto come per dire al diavolo le appoggia di nuovo sulla maschera, con tanta energia che a momenti Fra Antonio barcolla all’indietro.
È fatta. Abbiamo dato la nostra parola.
Fra Antonio si toglie la maschera. — Adesso cenerete con noi — dice — e domattina cominceremo.
26
Oliver
Dunque noi siamo qui e questo luogo è reale e noi ci troviamo nel suo interno e quelli là ci hanno accolti come candidati. La vita eterna offriamo a te. Così è stato stabilito, ma è una cosa reale?
Se si va in chiesa ogni domenica, con fede, e si dicono le preghiere e si conduce una vita irreprensibile e si mettono due dollari nel vassoio delle elemosine, i preti affermano che si andrà in paradiso e si vivrà per sempre fra gli angeli e gli apostoli. Ma ci si andrà davvero? Esiste davvero, il paradiso? Esistono davvero, gli angeli e gli apostoli? A cosa serve, tutto quello zelante andare in chiesa, se il resto del patto non è reale?
Allo stesso modo: esiste davvero una Casa dei Teschi, esiste davvero una Confraternita dei Teschi, ci sono i Custodi — Fra Antonio è un Custode — e noi siamo un Ricettacolo, ci sarà un’Iniziazione… ma è reale, tutto questo? La vita eterna offriamo a te… ma sarà vero? Oppure è soltanto una fantasia da drogati, come la storiella che si andrà a vivere per sempre fra gli angeli e gli apostoli?
Eli pensa che sia vero. Ned ha l’aria di pensare che sia vero. Timothy è divertito dall’intera faccenda, o forse irritato: difficile stabilirlo. E io? E io? Io mi sento come un sonnambulo.
Io mi domando sempre — non soltanto qui, adesso, ma dovunque mi trovo — se le cose sono reali, se sto sperimentando qualcosa di concreto. Sono davvero in stretto contatto con le cose? E se non lo fossi? Se le sensazioni che provo fossero soltanto la debolissima e remotissima eco di quanto provano gli altri? Come faccio a dirlo? Quando bevo il vino, gusto tutto il sapore che c’è da gustare, quello che gustano gli altri? Oppure colgo soltanto un fantasma di sapore? Quando leggo un libro, afferro le parole che vi sono stampate oppure credo soltanto di afferrarle? Quando tocco un corpo femminile, ne sento davvero l’intima consistenza?
Talvolta penso che tutte le mie percezioni siano troppo deboli. Talvolta credo di essere l’unico al mondo a non percepire completamente le cose; ma non ho modo di esserne sicuro, così come chi è affetto da cecità ai colori non ha modo di essere sicuro che i colori che lui vede sono giusti. Talvolta mi sembra di vivere in un film. Sono soltanto un’ombra su uno schermo, un’ombra che passa da un episodio all’altro — tutti privi di significato — di un copione scritto da chissà chi, da un deficiente, da uno scimpanzé, da un computer impazzito: e io non ho profondità, non ho consistenza, non ho concretezza, non ho tangibilità. Nulla ha importanza, nulla è reale. È tutto un grande spettacolo cinematografico. E così sarà sempre, per me.