Lo scarabeo nel formicaio
- Автор: Стругацкий Аркадий Натанович, Стругацкий Борис Натанович
- Год: 1988
- Язык: итальянский
- Год: Editori Riuniti
- Переводчик: Claudia Scandura
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Lo scarabeo nel formicaio». Краткое содержание книги:
— Abbiamo fatto tutto quello che potevamo. Ci siamo armati: negli arsenali abbandonati c’erano molte armi. Insegnammo ai bambini a temere “la gente cattiva”, e poi a spararle contro con il fucile. Distruggemmo le cabine e sparammo contro i negozi di giocattoli, finché non ci rendemmo conto che era più saggio mettere a guardia delle sentinelle che bloccassero i bambini poco accorti sulla soglia. Ma questo fu solo l’inizio… I Non-uomini, con inesauribile inventiva, buttavano alla superficie sempre nuovi tipi di caccia-bambini. Apparvero “i mostri”. È quasi impossibile colpirli quando calano su un bambino. Apparvero gigantesche farfalle a vivaci colori; calavano sul bambino, lo avvolgevano con le ali e sparivano con lui. Queste farfalle non possono essere colpite dalle pallottole. Infine, l’ultima novità: sono apparse delle canaglie che non si distinguono in nulla da un comune combattente. Queste prendono semplicemente per mano il bambino che non sospetta nulla e lo portano con sé. Alcune di loro sanno persino parlare…
— Sappiamo benissimo che non abbiamo praticamente speranza di sopravvivenza. La pandemia non si arresta, e noi all’inizio speravamo proprio in questo. Solo un uomo su centomila non viene contagiato. Ecco, io, per esempio, e Draudan… e ancora un ragazzo. Lo conosco da quando è nato, ora ha diciotto anni e ne dimostra diciotto… Se non lo sapevate ora lo sapete. Se lo sapevate, allora tenete presente che noi capiamo perfettamente la nostra posizione. E siamo pronti ad accettare qualsiasi vostra condizione. Siamo pronti a lavorare per voi, siamo pronti a sottometterci a voi… Qualsiasi condizione, tranne una: curare tutti o nessuno. Niente élite, niente prescelti!
Il vecchio tace, tira a sé il boccale con l’acqua e beve avidamente. Il soldato che sta alla porta si appoggia ora su una gamba ora sull’altra e sbadiglia, coprendosi la bocca con il palmo della mano. A vederlo si direbbe che abbia venticinque anni. Ma in realtà? Tredici? Quindici? Un adolescente…
Siedo immobile, cercando di mantenere un volto impassibile. Inconsciamente mi aspettavo qualcosa del genere, ma quello che ho sentito da un testimone oculare che ha sofferto tutto questo, chissà perché, non mi entra in testa. I fatti che il vecchio mi ha esposto non li metto in dubbio, ma è come in sogno: ogni elemento preso singolarmente ha senso, ma tutti insieme sembrano proprio assurdi. Forse il problema Sta nel fatto che mi turbinava dentro un’idea preconcetta sui Nomadi in carne e ossa, incondizionatamente accettata da noi sulla Terra?
— Come fa a sapere che si tratta di Non-uomini? — chiedo. — Li ha visti? Lei personalmente?
Il vecchio ansima. Ha una faccia terribile.
— Darei metà della mia inutile vita per vedermene davanti almeno uno, — geme con voce rauca. — Ecco, con queste mani… Io stesso… Ma, ovviamente non li ho visti. Sono troppo accorti e vigliacchi… E forse non li ha visti nessuno, eccetto quei maledetti traditori del governo quaranta anni fa… Ma, secondo quanto si dice, non hanno nessuna forma, sono come l’acqua o come il vapore…
— Allora non si capisce, — dico. — Perché degli esseri che non hanno forma debbono attirare alcuni miliardi di persone nel sottosuolo?
— Maledizione! — il vecchio alza la voce. — Sono NON UOMINI! Come possiamo decidere noi due di che cosa abbiano bisogno i Non-uomini? Forse, di schiavi. Forse, di cibo… Forse, di materiale da costruzione per le loro canaglie. Che differenza fa? Hanno distrutto il nostro mondo! E anche ora non ci danno pace, ci avvelenano come topi…
E a questo punto il suo viso si contorce in modo terribile. Con agilità notevole per la sua età scatta verso la parete opposta, facendo rovesciare con rumore lo sgabello. In un batter d’occhio, tiene già con entrambe le mani un grosso revolver nichelato puntato proprio contro di me. I guardiani assonnati si svegliano e, con la stessa espressione di incredulità e di terrore in viso, sembrano all’improvviso proprio dei bambini e, senza perdermi d’occhio, si aggirano disordinatamente alla ricerca delle loro armi.
— Che cosa succede? — chiedo, cercando di non muovermi.
La canna nichelata traballa, e le sentinelle, trovate alla fine le armi, all’unisono riempiono i caricatori.
— Il tuo sciocco vestito è riuscito a funzionare, — sussurra Ščekn nella sua lingua. — Non ti si vede quasi. Solo il viso. Non hai forma, come l’acqua od il vapore. Comunque il vecchio non ha più l’intenzione di sparare. Lo levo di mezzo comunque?
— Non c’è bisogno, — dico in russo.
Il vecchio finalmente ritrova la voce. È più bianco della parete e parla balbettando, non per la paura, naturalmente, ma per l’odio. È proprio un vecchio possente.
— Maledetto lupo mannaro sotterraneo! — dice. — Metti le mani sul tavolo! La destra e la sinistra! Ecco, così…
— C’è un equivoco, — dico arrabbiato. — Non sono un lupo mannaro. Ho un vestito speciale, che mi può rendere invisibile. Solo che funziona male…
— Ah, il vestito? — esclama ironico il vecchio. — Nell’Arcipelago del Nord hanno imparato a fare vestiti invisibili!
— Nell’Arcipelago del Nord hanno imparato a fare molte cose, — ribatto. — Mettete via, per favore, le armi e cerchiamo di chiarire le cose con calma.
— Sei uno stupido, — dice il vecchio. — Anche se sei riuscito a vedere le nostre carte. Non c’è nessun Arcipelago del Nord… Ti ho capito subito, solo non riuscivo a capacitarmi di una tale sfacciataggine…
— Quanto intendi sopportare ancora? — sussurra Ščekn. — Tu occupati del vecchio, e io dei due giovani…
— Spara al cane! — ordina il vecchio alle guardie, senza staccarmi gli occhi di dosso.
— Te lo faccio vedere io il “cane”! — sbotta Ščekn nella più pura parlata locale. — Vecchio testardo chiacchierone!
A questo punto i nervi dei ragazzi non reggono, e comincia la sparatoria.
3 giugno dell’anno 78. Di nuovo Maja Glumova
Avevo esagerato molto con il volume del videofono. L’apparecchio mi ruggiva melodiosamente all’orecchio, come lo sconosciuto in calzoncini corti nel pieno del corteggiamento di Mrs. Nickleby. Come un razzo saltai su dalla poltrona, trovando al volo il tasto dell’apparecchio.
Chiamava Sua Eccellenza. Erano le 07.03.
— Basta dormire, — disse in tono abbastanza bonario. — Alla tua età non avevo l’abitudine di dormire.
Interessante, fino a quando dovrò sentirlo parlare della mia età? Ho già quarantacinque anni… Ed inoltre, alla mia età dormiva pure lui. E anche ora gli piace dormire.
— Non stavo dormendo, — mentii.
— Tanto meglio, — disse. — Significa che ti puoi mettere immediatamente al lavoro. Trova questa Glumova. Devi farti dire se da ieri si è più incontrata con Abalkin; se Abalkin le ha chiesto del suo lavoro; se glielo ha chiesto, che cosa lo interessava in particolare; se ha espresso il desiderio di andare a trovarla al museo. Tutto. Niente di più e niente di meno.
Rispondo a questa frase in codice:
— Farsi dire dalla Glumova se si sono visti di nuovo, se hanno parlato di lavoro e, in caso affermativo, che cosa lo interessava; se ha espresso il desiderio di visitare il museo.