Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Научная фантастика » Lo scarabeo nel formicaio
Lo scarabeo nel formicaio - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Lo scarabeo nel formicaio

Электронная книга - «Lo scarabeo nel formicaio». Краткое содержание книги:

Lo scarabeo nel formicaio
1 ... 24 25 26 27 28 29 30 31 32 ... 81
Перейти на страницу:

— Salve, ragazzi, — dico con le sole labbra.

Mi ero avvicinato molto, ma solo ora loro si accorgono di me. Il più piccolo smette all’istante di piangere, mi fissa con la bocca spalancata. Il più grande mi fissa pure lui, ma di sottecchi, con ostilità, e tiene le labbra strette. Mi accoccolo davanti a loro e dico:

— Non abbiate paura. Sono buono. Non vi farò niente di male.

So che i canali di traduzione non ridanno l’intonazione, e perciò cerco di scegliere parole semplici, che li tranquilllizzino.

— Mi chiamo Lev, — dico. — Vedo che siete stanchi. Volete che vi aiuti?

Il più grande non risponde. Continua a guardarmi di sottecchi, con molta diffidenza e accortezza, mentre il più piccolo si interessa subito di Ščekn e non gli leva gli occhi di dosso. Evidentemente lo trova strano e al tempo stesso interessante. Ščekn, con l’aria più mite del mondo siede un po’ in disparte, con la grande testa girata.

— Siete stanchi, — dico. — Volete bere e mangiare. Ora vi do qualcosa di buono…

Ed a questo punto il più grande sbotta. Loro non sono affatto stanchi, e non hanno bisogno di niente di buono. Ora sistema quel serpente dalle orecchie di topo, e poi proseguiranno. E chi li disturberà, si prenderà una pallottola nella pancia. Ecco.

Molto bene. Nessuno li vuole disturbare. Ma dov’è che vanno?

Vanno dove è necessario andare. Ma dove? Forse facciamo la stessa strada? Allora si potrebbe portare sulle spalle il serpente dalle orecchie di topo…

Alla fine tutto si sistema. Mangiano quattro tavolette di cioccolata e bevono due bottiglie di tonico. Nelle piccole bocche entra anche mezzo tubetto a testa di frutta compressa. La tuta arcobaleno di Lev viene osservata con attenzione e (dopo breve, ma estremamente energica discussione) è permesso di accarezzare una volta (solo una!) Ščekn (assolutamente non sulla testa, ma solo sul dorso). A bordo, da Vanderchuze, piangono tutti di commozione, e si sente un gran chiasso. Poi si chiarisce quanto segue.

I ragazzi sono fratelli. Il più grande si chiama Ijadrudan, il più piccolo Pritulatan. Vivono piuttosto lontano da qui (dove precisamente non si riesce a capire), con il padre, in una grande casa bianca con la piscina in cortile. Fino a poco tempo fa con loro stavano due zie ed un fratello più grande — di diciotto anni — ma ora sono morti tutti. Da allora il padre non li prese più con sé quando andava a procurarsi il cibo, cominciò ad andare solo, mentre prima la famiglia andava tutta insieme. Intorno c’erano molte cose da mangiare; là c’era quello, lì c’era quell’altro (non si riuscì a precisare). Ogni volta che usciva il padre lasciava quest’ordine: se prima di sera non fosse ritornato, dovevano prendere il Libro, arrivare a questo viale e andare sempre dritti finché non fossero arrivati a una bella casa di vetro, che brilla nell’oscurità. Ma non dovevano entrare nella casa, dovevano sedersi lì accanto ed aspettare, finché non fosse arrivata gente che li avrebbe condotti là dove avrebbero trovato il padre, la madre e tutti. Perché di notte? Perché di notte per la strada non si fanno brutti incontri. Si fanno solo di giorno. «No, noi non abbiamo visto nessuno, ma abbiamo sentito spesso che fanno suonare dei campanelli, cantano canzoni e ci vogliono far uscire di casa. Una volta papà e il nostro fratello maggiore avevano preso i fucili e avevano cacciato loro una pallottola nella pancia…». No, non sanno altro e non hanno visto altro. Per la verità, tanto tempo fa erano venuti a casa degli uomini con i fucili e tutto il giorno erano stati a discutere con papà e con il fratello maggiore, ma poi la mamma e le zie si erano intromesse. Si erano messi tutti a gridare forte, ma alla fine papà aveva avuto la meglio, quella gente se ne era andata, non si era fatta più vedere…

Il piccolo Pritulatan si addormenta subito, non appena lo prendo sulle spalle. Ijadrudan, invece, rifiuta qualsiasi aiuto. Mi permette solo di sistemare meglio la sua borsa con il Libro ed ora, con aria indipendente, mi cammina accanto con le mani infilate nelle tasche. Ščekn corre avanti, senza prender parte alla conversazione. Con il suo atteggiamento vuoi dimostrare la sua completa indifferenza a quello che accade, ma anche lui come noi è incuriosito dalla logica supposizione che la meta dei bambini — un edificio luminoso — non sia altro che il nostro obiettivo “Macchia-96”.

Che cosa sia scritto nel Libro Ijadrudan non lo sa dire. In questo libro tutti gli adulti scrivevano ogni giorno quello che succedeva. Che Pritulatan era stato morso da una formica velenosa. Che l’acqua all’improvviso era cominciata ad uscire dalla piscina, ma che papà era riuscito a fermarla. Che la zia era morta aprendo una scatola di conserve, la mamma la guardava, ma la zia era già morta… Ijadrudan non aveva letto il Libro, sa leggere male e non gli piace, non è molto portato per la lettura. Invece Pritulatan è molto portato, ma è ancora piccolo e non capisce niente. No, non si sono mai annoiati. Come ci si può annoiare in una casa dove ci siano cinquecentosette stanze? E ogni stanza è piena delle cose più curiose, cene sono persino di quelle che nemmeno papà sa dire che ci stanno a fare. Solo non avevamo nemmeno un fucile. I fucili ora sono una rarità. Forse nella casa accanto avrebbero potuto trovare un fucile, ma papà aveva assolutamente proibito di uscire in strada… «No, papà non ci faceva sparare col suo fucile. Diceva che non era una cosa per noi. Ecco, quando arriveremo alla casa che splende e le brave persone che incontreremo là ci avranno condotto dalla mamma, allora potremo sparare quanto vorremo… Ma forse sei tu che ci porti dalla mamma? Allora perché non hai il fucile? Sei una brava persona, ma non hai il fucile, e invece papà diceva che tutte le brave persone hanno il fucile…».

— No, — rispondo. — Non ti so portare dalla mamma. Sono straniero qui e anch’io vorrei incontrare delle brave persone.

— Peccato, — dice Ijadrudan.

Arriviamo in piazza. L’obiettivo “Macchia-96” da vicino assomiglia ad una gigantesca, antica scatola di cristallo azzurro in tutto il suo barbaro splendore, che luccica di pietre preziose e di pietre dure. Una luce uniforme di colore bianco-azzurro proviene dal suo interno e rischiara l’asfalto screpolato, dove fra le crepe sono spuntate nere erbacce, e le facciate morte delle case che circondano la piazza. Le pareti di questo straordinario edificio sono del tutto trasparenti, e all’interno brilla e si rimescola l’allegro caos del rosso, dell’oro, del verde, del giallo, tanto che non ti accorgi subito della grande porta spalancata che invita a entrare, a cui conducono alcuni bassi gradini…

— Giocattoli!… — mormora con venerazione Pritulatan e comincia a dimenarsi, scivolando giù dalle mie spalle.

Solo allora mi accorgo che la scatola è piena non di pietre preziose ma di giocattoli multicolori, centinaia e migliaia di giocattoli coloratissimi, di pessimo gusto: enormi bambole dipinte a colori vivaci, mostruose automobiline di legno e un’enorme quantità di minutaglia colorata, che è difficile distinguere a questa distanza.

Il piccolo Pritulatan comincia subito a pregare e a fare la lagna, per entrare in quella casa incantata: «Non vuol dire niente che papà l’ha proibito, entriamo solo per un minuto, ecco prendiamo quel camion e poi ci mettiamo ad aspettare le brave persone…». Ijadrudan cerca di interromperlo, dapprima con le parole, e poi, quando si accorge che non serve, torcendogli un orecchio, e alla fine non si capisce più quello che dice. Il traduttore getta con indifferenza nello spazio che ci circonda un sacco intero di «serpenti dalle orecchie di topo», a bordo da Vanderchuze fanno baccano, esigono che ritorni la calma, e all’improvviso tutti, compreso il bravo Pritulatan, si azzittano.

Dall’angolo più vicino appare all’improvviso l’aborigeno armato di prima. Camminando piano e silenziosamente sugli sprazzi azzurri, tenendo la mano sul fucile, che gli pende a tracolla, si dirige proprio verso i bambini. Non guarda nemmeno me e Ščekn. Prende saldamente per la mano sinistra Pritulatan che si è acquietato, e il raggiante Ijadrudan per la destra, e li conduce, attraverso la piazza, dritti fino all’edificio luminoso: alla mamma, al papà, all’infinita possibilità di sparare quanto si vuole.

1 ... 24 25 26 27 28 29 30 31 32 ... 81
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)