L'alba delle tenebre [Gather, Darkness! - it]
- Автор: Лейбер Фриц Ройтер
- Год: 1965
- Язык: итальянский
- Год: Casa Editrice La Tribuna
- Переводчик: Ugo Malaguti
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'alba delle tenebre [Gather, Darkness! - it]». Краткое содержание книги:
“Deliciously funny . . . absurd and exuberant, wild and uproarious . . . a brilliantly vivid reading experience.” The New York Times Book Review
“Roth is the bravest writer in the United States. He’s morally brave, he's politically brave. And Portnoy is part of that bravery.” Cynthia Ozick, Newsday
“Simply one of the two or three funniest works in American fiction.” Chicago Sun-Times
Portnoy’s Complaint, a long monologue narrated by a young Jewish man while in analysis, is prefaced by a definition of “Portnoy’s Complaint” as a disorder in which “strongly felt ethical and altruistic impulses are perpetually warring with extreme sexual longings, often of a perverse nature.” The book focuses on Portnoy’s parents, his endless adolescent experimentation with masturbation, his youthful sexual encounters with girls, his varied sexual experiences with a model named Monkey, and his pilgrimage to Israel—all of which are punctuated by frequently obscene outcries against the guilt he feels for his sexual obsessions. Roth, who has defended himself and the book many times, claims it is full of dirty words because Portnoy wants to be free: “I wanted to raise obscenity to the level of a subject.”
The book became a cause célèbre in 1969, commented on by social critics and stand-up comedians alike. Most objections to it came from Jewish groups and rabbis who called it “anti-Semitic” and “self-hating” and protested against libraries that put it on their shelves. It was seized in Australia in 1970 and 1971 by Melbourne officials, who filed obscenity charges against it and the bookseller who sold it.
A poco a poco, l’ondata di quegli oscuri ricordi si ritirò. A poco a poco, le emozioni sconosciute che si erano impadronite del suo corpo rifluirono dalla sua carne. Per un po’, Jarles sentì solo la propria infinita stanchezza. Poi un senso di crescente, esultante sollievo. Lui era ancora Armon Jarles. Credeva ancora nei principi in cui credeva prima. Fratello Dhomas aveva fallito.
— No — lo contraddisse il sacerdote. — Questa è stata solo un’indagine esplorativa. Una ricerca alla cieca dei punti deboli nella corazza della tua personalità. Adesso i nastri delle stimolazioni verranno automaticamente raffrontati con le registrazioni delle tue reazioni. I risultati saranno chiarificatori. Anche se, per essere onesto, in genere mi fido più del mio intuito.
“Inoltre era importante che tu facessi esperienza, che imparassi a conoscere le potenzialità nascoste della tua mente. In questo modo potrai aiutarmi di più nel mio lavoro. Contro la tua volontà, si intende… La resistenza opposta dal soggetto può essere molto utile.
“Devi sapere che le radiazioni modificano i tuoi gradienti e i tuoi potenziali neuronali in aree neurali di cui posso conoscere i limiti e l’estensione solo per via empirica. Di conseguenza, a seconda dei casi, certi pensieri e certi ricordi vengono forzati al di sopra o al di sotto della soglia della coscienza.
“Quest’esperienza ti ha dimostrato che la mente umana possiede l’occorrente, anche se magari soltanto in quantità infinitesimali, con il quale può essere costruita una qualsivoglia personalità. Prima o poi, ogni persona sperimenta nella propria vita fuggevoli sprazzi di odio e di crudeltà, che se solo venissero ingigantiti e rafforzati, farebbero di lei un mostro. Ognuno di noi ha desiderato nella propria vita, anche se solo per una frazione di secondo, di distruggere il mondo intero. È chiaro il concetto?
“Per cui a me basta manovrare la tua mente fino a condurla allo stato desiderato, ed è qui che entra in gioco la mia capacità di penetrazione e di giudizio, e poi congelarla mediante un improvviso aumento delle radiazioni, che modificheranno in modo definitivo i tuoi gradienti e i tuoi potenziali neuronali. Se mi sbaglio e congelo la tua mente nel momento in cui versa in uno stato di follia, be’… peccato.
“La prossima esplorazione sarà mirata quanto la prima è stata casuale. Azione!”
Di nuovo il bombardamento sensoriale, lo strazio emotivo, il turbinio dei suoi pensieri. Ma poiché questa volta le sollecitazioni erano meno caotiche, il loro effetto non fu immediatamente estenuante. Inoltre, l’emozione indotta non lo disturbava punto: si trattava di una strana commistione di paura e di piacere, che favoriva un’attenta considerazione di sé, e così per un momento Jarles poté sorridere a Fratello Dhomas con cauto disprezzo.
Ma in breve quelle sensazioni acquisirono una qualità molto specifica e allarmante, benché le emozioni suscitate in lui da quegli strumenti infernali tendessero a rendere la sua inquietudine essenzialmente mentale. Dove avessero preso quel solidografo animato di se stesso non lo sapeva, ma sapeva che gli stava parlando. Lui che parlava a se stesso… Udì la sua voce ripetere: — Armon Jarles, esistono solo il cosmo le entità elettroniche che lo costituiscono. Il cosmo è privo di anima e di fine, se non quello che può imporgli la mente neuronaie.
“Armon Jarles, la Gerarchia incarna la forma più alta di questo fine.
“Armon Jarles, il soprannaturale e l’ideale hanno un tratto in comune. Non esistono. Esiste solo la realtà.
E avanti così, all’infinito. Tuttavia frasi del genere potevano essere semplici collage di brani di lezione a cui aveva assistito da novizio, o degli esami orali che aveva sostenuto. Ma poi l’approccio si fece più intimo, più personale (era sempre la sua immagine a fissarlo e la sua voce a parlargli): — Guardami Armon Jarles. Io sono quello che tu sarai quando avrai imparato a vedere la realtà nella sua giusta prospettiva e a disprezzare i sogni romantici. Guardami. Io, Armon Jarles rido di te, Armon Jarles, per quello che sei adesso.
Lui non poteva aver detto una cosa del genere! Anche quella volta dovevano essere riusciti a mettere insieme brandelli di frasi che aveva pronunciato, prendendo una parola qui e una là per poi amalgamarle con diabolica abilità. No, lui non poteva aver detto una cosa simile! O forse sì?”
Subito dopo la sua immagine solidografica cominciò a sorridergli con crudele cinismo. Doveva trattarsi (non poteva essere altrimenti) del prolungamento di una fuggevole espressione del suo volto che avevano isolato in chissà quale solidografo animato della sua persona. Ma gli ripugnava, e chiuse gli occhi per non vederla.
Ma fu tutto vano, perché qualcuno gli fissò prontamente uno strumento intorno alla testa: Jarles avvertì una lieve pressione adesiva sulle palpebre, che furono costrette, per altro senza dolore alcuno, a sollevarsi. Da quel momento in poi, lo strumento gli impose, a intervalli regolari, un lento, meccanico, ammiccamento, in sostituzione del normale riflesso fisiologico.
— Noi non vogliamo torturarti — gli giunse la voce di Fratello Dhomas in un momento di tregua degli stimoli uditivi. — Il dolore fungerebbe da nucleo intorno al quale tu potresti concentrare la tua personalità, mentre il nostro obbiettivo è quello di disperderla.
Nonostante fosse costretto a tenere gli occhi aperti, Jarles riusciva ugualmente a evitare di fissare la sua odiosa immagine sghignazzante, anche se non poteva fare a meno di percepirne i contorni sfumati con la coda dell’occhio.
Poi, ancora una volta, i pensieri e i ricordi che aveva represso riaffiorarono alla sua mente. Adesso erano tutti della stessa natura: anti-idealistici. Sembravano schierati come un esercito, mentre i pensieri a cui lui si aggrappava per combatterli si dileguavano, come neve al sole. Finché riuscì a trattenere il pensiero cardine: la sua fede nella libertà, nell’uguaglianza e il suo odio per ogni forma di tirannia. E quel pensiero, nonostante la forma in cui si esprimeva continuasse a mutare, non svaniva. Teneva a bada tutti gli altri.
Di nuovo una tregua nel bombardamento sensoriale e la voce di Fratello Dhomas che diceva: — Che cos’è l’idealismo? È una distorsione. L’attribuzione di falsi valori a cose che in realtà non li possiedono. La principale differenza fra le svariate personalità sta proprio nel sistema di valori a cui viene accordata la preferenza. Quando i valori sono in gran parte falsi, la personalità è instabile.
Nuova immersione nella turbolenta oscurità del suo intimo. Di nuovo costretto a combattere le forze dell’anti-idealismo. Libertà e uguaglianza erano principi giusti! Ma perché? Perché l’uomo doveva averne più diritto di qualsiasi altro animale? Perché l’uomo era una creatura più evoluta? Ma più evoluta significava soltanto più complessa e quale virtù vi era nella complessità? Perché tutti gli uomini dovevano meritare libertà e uguaglianza? Perché non solo una minoranza? Era tutto arbitrario. Il concetto di “merito” era una fantasticheria romantica. Una cosa uno o la possedeva o non la possedeva. O la voleva o non la voleva. Non esisteva il concetto di “meritare qualcosa.”
Jarles cercò disperatamente di far rivivere le idee nelle quali aveva sempre creduto. Quando, in passato, simili ragionamenti avevano insinuato il dubbio nella sua mente, lui aveva cercato rifugio nella rabbia, nell’odio per qualsiasi forma di oppressione. Ma adesso le emozioni che provava non gli appartenevano più. L’ondata purificatrice di rabbia non si verificò e lui fu costretto a confrontarsi con un mondo arido e morto di fatti e di forze.
Con grande fatica richiamò alla mente i singoli popolani che aveva visto soffrire, con cui si era sentito solidale e che in cuor suo aveva desiderato aiutare. Ma adesso gli apparivano soltanto grottesche macchine fisiologiche. Non lo commuovevano più.
Come un soldato che batta in ritirata, corse rapidamente da un rifugio all’altro, soltanto per vederli svanire, come miraggi, davanti ai propri occhi non appena li raggiungeva.