Universo senza luce [Dark Universe]
- Автор: Галуй Дэниел Ф.
- Год: 1980
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0102-4
- Переводчик: Sandro Pergameno
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Universo senza luce [Dark Universe]». Краткое содержание книги:
Dopo una guerra nucleare che ha devastato e reso inabitabile la superficie del pianeta, l’umanità è costretta a vivere in caverne sotterranee dove non arriva nessuna luce: sono generazioni ormai che nessuno l’ha più vista, tanto che su di essa si è formata una vera religione, una leggenda. Solo l’eccezionale sviluppo del senso dell’udito e del tatto permette ai pochi superstiti di sopravvivere ai gravi pericoli che minacciano la loro precaria esistenza e i pochi beni loro rimasti: pipistrelli giganti e altri mostri delle tenebre, i Veggenti, esseri misteriosi dotati di poteri sovrumani, e soprattutto la mancanza d’acqua, l’esaurimento dei pozzi. Iared, uno dei superstiti, non si lascerà tuttavia intimorire e, sfidando i mostri notturni, i demoni della Radioattività, le credenze della comunità e le accuse di blasfemia, si addentrerà nelle regioni ignote che si trovano al di là della Barriera, alla ricerca del mitico e remoto Mondo Originario.
Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1962.
Ma la logica sobria della realtà emerse al disopra dei suoi sogni. Riafferrò bruscamente le lance, riprendendo con fare deciso il cammino nella galleria. Della era una Veggente; lui no. Lei avrebbe trovato la felicità nel Mondo dei Veggenti, e lui avrebbe dovuto accontentarsi della sua ricerca della Luce, sempre che fosse riuscito a cavarsela dalla sua coraggiosa invasione del dominio dei Veggenti.
— Stai percependo adesso, Della? — domandò cauto.
— Oh, io percepisco sempre. Presto lo farai anche tu.
In via di tentativo, ascoltò con la massima attenzione, con la debole speranza di notare qualche indiscernibile cambiamento nelle cose che la circondavano. Ma non sentì nulla. Doveva proprio essere come aveva sospettato in precedenza: la «diminuzione» che stava cercando era così piccola, che avrebbe dovuto trovarsi in presenza di una moltitudine di Veggenti perché il suo effetto cumulativo si potesse notare.
Ma no! C’era un approccio più diretto.
— Della, dimmi… cosa pensi tu del Buio?
Poté sentire distintamente l’eco che rifletteva la sua fronte corrugata mentre ripeteva la domanda e rispondeva, incerta: — Il Buio abbonda nei mondi…
— Maligni e cattivi, senza dubbio.
— Certo. Cos’altro, allora?
Era evidente che la ragazza non sapeva nulla del Buio. Oppure, anche se era in grado di percepirlo, non lo riconosceva per quello che era effettivamente.
— Perché ti preoccupi tanto del Buio? — gli domandò Della.
— Stavo soltanto pensando — improvvisò lui, — che il percepire deve essere qualcosa di opposto al Buio… qualcosa di buono e bello.
— Certo che è bello — l’assicurò lei, seguendolo intorno ad una depressione minore del terreno e lungo la riva di un corso d’acqua emerso all’improvviso. — E come potrebbe essere cattiva una cosa tanto meravigliosa?
— È… bello? — Tentò all’ultimo istante di eliminare l’inflessione interrogativa dalla frase, ma, ciò nonostante, venne fuori molto più simile a una domanda che a un’affermazione.
La voce di Della era animata ed espressiva. — Quella roccia là davanti… Percepisci come spicca contro il freddo sfondo del terreno, com’è tiepida e morbida! Ecco, adesso non c’è più, ma solo per un battito, sintantoché quell’alito di aria calda non sia passato. Eccola là di nuovo!
Jared l’ascoltava a bocca aperta. Com’era possibile che la roccia fosse là e scomparisse l’attimo successivo, per poi ricomparire di nuovo? Aveva continuato a riflettere i «click» dei suoi scandagli per tutto il tempo, senza interruzioni, sì o no? Diamine, quella roccia non si era spostata di un dito!
La galleria — poteva sentirlo bene — era ora larga e diritta, e non presentava ostacoli o pericoli. Perciò mise tranquillamente via le sue pietre.
— Stai percependo adesso, vero Jared? Che cosa percepisci?
Esitò un attimo. Poi, d’impulso, disse: — Là nel ruscello… percepisco un pesce. Un grosso pesce, che risalta contro il freddo letto del fiumiciattolo.
— Com’è possibile? — ribatté lei scettica. — Io non riesco a percepirlo.
Eppure Jared era sicuro che ci fosse! Poteva sentire lo sciacquio prodotto dalle sue pinne mentre stabilizzava la sua posizione. — È lì, ne sono certo.
— Ma un pesce non è più caldo o più freddo dell’acqua che lo circonda. Inoltre, io non sono mai riuscita a percepire né le rocce né qualsiasl altra cosa si trovi in acqua… nemmeno quando ve l’ho appena gettata.
Per coprire quell’errore grossolano era necessaria un po’ di spavalderia. — Io invece riesco a percepire i pesci. Forse io percepisco in maniera differente dalla tua.
Della era udibilmente turbata. — Non ci avevo pensato. Oh, Jared, pensa se io non fossi veramente una Veggente!
— Stai tranquilla. Lo sei senz’altro. — Poi tacque, preoccupato. Come poteva aspettarsi di riuscire ad ingannare un Veggente?
Il temibile battito di immense ali coriacee lo sorprese, e Jared si meravigliò che quel suono così distinto e netto potesse sfuggire all’attenzione della ragazza. Le creature mostruose avevano raggiunto una piazzuola nella galleria e, approfittando dello spazio più ampio a disposizione delle loro ali, si erano lanciate in avanti con maggiore foga.
Jared si fermò, e tese acutamente gli orecchi verso i suoni provenienti dalle loro spalle. Si poteva udire con chiarezza che il loro numero si era perlomeno raddoppiato.
— Che succede, Jared? — domandò Della, interrompendo il suo attento silenzio.
Uno dei mostri riempì l’aria con il suo urlo stridente.
— Pipistrelli! — strillò la giovane.
— Soltanto uno. — Non c’era motivo di allarmarla, quando, con un pizzico di fortuna, avrebbero potuto far perdere le loro tracce alle terribili bestie. — Va’ avanti tu. Io mi terrò alla retroguardia… pronto a proteggerti, in caso che arrivi ad attaccarci.
Si congratulò con se stesso per esser riuscito a trarre un temporaneo vantaggio dalla situazione. Con lei che faceva strada, non avrebbe più dovuto dimostrarle di volta in volta che stava percependo. Ciononostante, i suoni vocali erano sempre più indispensabili per ottenere impressioni oscure, ragion per cui si dette da fare per tener viva la conversazione.
— Ora che mi guidi tenendomi per mano — disse in tono spensierato, — mi ricordi la Gentile Sopravvissuta dei miei sogni.
— Chi è mai?
Seguendo Della lungo un cornicione di pietra che costeggiava il ruscello, Jared le raccontò della donna che, nei suoi sogni di fanciullo, veniva solitamente ad accompagnarlo a visitare il bambino che viveva con lei.
— Il Piccolo Che Ascolta? — Della ne ripeté il nome dopo che lui l’ebbe menzionato. — È così che si chiamava il ragazzo?
— Nei miei sogni si chiamava così. Non riusciva a sentire null’altro che i piccoli rumori inaudibili prodotti dai grilli.
— Ma se erano inaudibili, come facevi a sapere che i grilli li producevano davvero? — Lo condusse attorno a un piccolo abisso.
— Per quel che mi ricordo, la Sopravvissuta mi diceva che rumori simili esistevano sul serio ma soltanto il Piccolo era capace di sentirli. Anche lei li sentiva quando si introduceva nella sua mente.
— Poteva fare una cosa simile?
— Senza fatica. — Il suo risolino fece capire alla ragazza che stava soltanto prendendo in giro l’assurdità della sua immaginazione. — Ed era così che riusciva a parlare anche con me. Ricordo che diceva spesso di essere in grado di ascoltare quasi tutte le menti umane dovunque si trovassero… tranne quelle dei Veggenti.
Della si bloccò vicino a una colonna di roccia. — Ma tu sei un Veggente. E lei raggiungeva anche la tua mente. Come lo spieghi?
Ecco! Aveva commesso di nuovo un errore. E in un momento in cui stava semplicemente facendo un po’ di conversazione per poter sentire meglio la strada. Ma si riprese subito. — Oh, io ero l’unico Veggente di cui poteva captare i pensieri. Non prendere troppo sul serio tutte queste fantasticherie. I sogni non seguono degli schemi logici.
Della fece strada nel corridoio che si allargava. — I tuoi li seguivano, almeno in parte.
— Cosa intendi dire?
— Supponi che io ti dicessi che conoscevo un bambino che non si girava mai in direzione della voce, ma che ogni volta che la madre lo pescava ad ascoltare la parete, trovava sempre un grillo attaccato là vicino.
Quel fatto toccò una corda vagamente familiare della sua memoria. — Esisteva sul serio un bambino simile?