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Le argentee teste d'uovo [The Silver Eggheads - it]

Электронная книга - «Le argentee teste d'uovo [The Silver Eggheads - it]». Краткое содержание книги:

Presentazione tratta dai Classici Urania:
Quali mutamenti possono attendere il mondo della cultura nel prossimo secolo? Fritz Leiber ce ne offre un assaggio nel suo romanzo più caustico e divertente. Agli scrittori toccherà firmare soltanto le opere composte elettronicamente dai mulini-a-parole, e recitare in pubblico i ruoli scelti per loro dalle controcopertine. Solo i colleghi robot sapranno scrivere sul serio, ma com’è ovvio, per un pubblico di robot. Questo, fino al giorno in cui gli scrittori inferociti distruggono tutti i mulini-a-parole, per dover poi affrontare una grave crisi di creatività. Solo presso l’Editrice Razzi nessuno sembra scaldarsi molto; forse perché qui si custodisce il grande segreto del secolo precedente, il Divorzio Psicosomatico di Daniel Zukertort. In una nursery segreta, infatti, vivono ancora le trenta argentee Teste d’Uovo la cui esistenza potrebbe scuotere il mondo intero… per il bene di tutti i lettori.
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Clancy Goldfarb, distributore clandestino di libri, così abile che la sua organizzazione era ufficiosamente riconosciuta come la quarta, in ordine di potenza, fra quelle che provvedevano alla distribuzione libraria, decise che molto probabilmente ciò che la Razzi aveva nella manica erano libri prodotti in surplus dai mulini. Accese un sigaro venusiano lungo una trentina di centimetri e sottile come una matita, e cominciò a elaborare il piano di una delle sue perfette rapine.

Cain Brinks era un robot scrittore d’avventure, la cui Madame Iridio era la principale rivale del dottor Tungsteno di Zane Gort. Al momento Madame Iridio e la Bestia d’Acido stava battendo nelle vendite per cinque a quattro Il dottor Tungsteno allarga un dardo con un’alesatrice. Quando udì lo stridente sussurro di Heloise, Cain Brinks per poco non lasciò cadere il vassoio carico di Martini marziani che stava portando. Per penetrare nella Parola senza farsi riconoscere, Cain Brinks si era scrupolosamente sciupato la corazza, fino al punto di butterarla, quel pomeriggio, per poter impersonare un robot cameriere.

Ora il suo masochismo lo ripagava. In un lampo capì che cosa aveva nella manica l’Editrice Razzi… uno Zane Gort deciso a diventare lo zar della narrativa umana. E cominciò a fare i suoi piani per intervenire.

Mentre avvenivano tutte queste reazioni, una strana processione si faceva strada nell’interno della Parola, muovendosi fra i tavoli verdi verso il centro della sala. Era composta da sei giovanotti snelli e arroganti che davano il braccio a sei vecchie signore ossute e arroganti, seguiti da un robot tempestato di gemme che spingeva un carrello.

I giovani avevano i capelli lunghi e indossavano maglioni neri dal collo alto e aderenti calzoni neri. Le vecchie indossavano aderenti abiti da sera di lamé d’oro e d’argento, ed erano sovraccariche di abbaglianti collane, braccialetti, pendenti e tiare di brillanti.

— Mio Dio, pupa — riassunse succintamente Homer Hemingway, — guarda quelle vacche milionarie e quegli effeminati vestiti di nero, per favore.

Il corteo si fermò proprio accanto al loro tavolo. La femmina che lo guidava e i cui brillanti erano così grossi e scintillanti da fare male agli occhi, si guardò intorno con aria altezzosa.

Homer, la cui mente assonnata vagabondava come quella di un bambino, disse lamentosamente a Heloise: — Vorrei sapere quanto tempo ci metterà quella piccina a portarmi il latte. Se ci mette dentro qualche eccitante…

— Un afrodisiaco, più probabilmente, se pensa che tu ne valga la pena — gli disse Heloise, in un rapido sussurro, mentre fissava affascinata i nuovi arrivati.

La femmina indiamantata annunciò, con un tono di voce adatto a rabbuffare un fattorino: — Stiamo cercando il capo del sindacato scrittori.

Heloise, che non si lasciava mai cogliere di sorpresa, balzò su.

— Sono il membro di più alto rango del comitato esecutivo.

La femmina la squadrò da capo a piedi.

— Lei va bene — disse. Batté due volte le mani. — Parkins! — chiamò.

Il robot costellato di gioielli spinse avanti il carrello. Vi erano ammonticchiate in bell’ordine venti colonne, alte quattro piedi, di sottili libri rilegati le cui sovraccoperte elegantemente intonate avevano a loro volta una lucentezza gemmea. In cima al mucchio c’era un oggetto dalla forma irregolare avvolto di seta bianca.

— Noi siamo Gente di Penna — annunciò la femmina guardando in faccia Heloise e parlando con i toni penetranti che una imperatrice userebbe in una rumorosa piazza del mercato. — Per oltre un secolo noi abbiamo preservato le tradizioni del vero scrivere creativo, nelle nostre cerchie selezionate, in attesa del giorno glorioso in cui le orride macchine che confondono le nostre menti sarebbero state distrutte e lo scrivere sarebbe ritornato ai suoi unici veri amici… gli ispirati e devoti dilettanti. Per anni e anni abbiamo spesso esecrato il vostro sindacato per la sua complicità nella congiura intesa a fare dei mostri metallici i nostri padroni spirituali: ma ora desideriamo riconoscere il vostro coraggio nel distruggere i tirannici mulini-a-parole. Perciò, vi faccio dono di due pegni della nostra stima. Parkins!

Il costosissimo robot aprì la seta bianca, rivelando una statua d’oro, lucente come uno specchio, raffigurante un giovane nudo che affondava una enorme spada nel diaframma di un mulino-a-parole.

— Guardate! — gridò la femmina. — È opera di Gorgius Snelligrew, eseguita, fusa e levigata in un solo giorno. È posata sull’intera produzione letteraria della Gente di Penna durante l’ultimo secolo… Gli snelli candelieri, avvolti in sovraccoperte pastello cosparse di polvere di gemme, grazie ai quali abbiamo tenuto viva la fiamma della letteratura durante l’arida età delle macchine ora conclusa: millesettecento volumi di versi immortali!

Suzette scelse quel momento per arrivare ancheggiando e reggendo una coppa di cristallo piena di liquido bianco, dalla quale si levava una fiamma azzurra alta mezzo mètro.

La posò di fronte a Homer e la coprì per un attimo con un piatto d’argento.

Poi tolse il piatto. La fiamma era scomparsa e l’insopportabile puzzo della caseina bruciata riempì l’aria.

Con un’ultima mossa delle sue anche impertinenti, Suzette annunciò: — Ecco qui, caldo al punto giusto… il vostro latte alla fiamma, M’sieu.

23

Flaxman e Cullingham sedevano fianco a fianco nell’ufficio ripulito per metà.

Joe la Guardia aveva ricevuto l’ordine di andare a letto: era in uno stato di assoluta prostrazione, dopo una notte di incessanti pulizie. Dormiva su una branda nella toeletta maschile, con la sua pistola-puzzola sotto al cuscino, insieme a una compressa violetta di Odor-Ban che Zane Gort gli aveva messo prudentemente vicino. Zane e Gaspard, che si erano presentati al lavoro all’alba, erano stati spinti fuori per mettere a letto Joe e poi per controllare i sistemi antifurto di tutti i magazzini che avevano un contenuto di valore inestimabile, costituito dai libri mulinati di fresco.

I due soci erano soli. Era quell’ora immacolata che, in una giornata di affari, precede l’inizio dei guai.

Quindi Flaxman la macchiò.

— Cully, so che riusciremo a convincere le uova, ma, nonostante tutto, l’intero progetto non mi entusiasma — disse tristemente.

— Dimmi perché, Flaxie — rispose tranquillo l’altro. — Credo di avere una specie di intuizione.

— Ecco il mio caro papà mi ha fatto venire un complesso delle teste d’uovo. Una fobia, potresti dire. Un accidente di fobia… fino ad ora non mi ero accorto di quanto fosse grande. Vedi, papà considerava le uova come un sacro pegno che doveva essere custodito come un grande segreto, da celarsi perfino a quasi tutti i membri della famiglia: quella specie di sacro pegno che un tempo avevano le vecchie famiglie aristocratiche inglesi. Sai, nel sotterraneo c’è l’originale in ghisa della corona d’Inghilterra, custodita da un mostro bavoso a forma di rospo; o forse c’è un prozio immortale che è impazzito alle Crociate, è diventato verde e scaglioso e deve bere il sangue di una vergine ogni volta che c’è la luna piena. O forse è una combinazione di una cosa e dell’altra, e nel sotto-sotterraneo, nella segreta più profonda, custodiscono il legittimo re d’Inghilterra di sette secoli prima, solo che ora è diventato un mostro a forma di rospo e deve bere una vasca piena di sangue di vergine ogni volta che spunta la luna… in ogni caso, c’è questo sacro pegno che custodiscono e che devono giurare di conservare, e quando il figlio ha tredici anni il padre deve dirgli tutto, con un mucchio di domande e risposte rituali, come Chi Grida Nella Notte? È il pegno, Cosa Dobbiamo Dargli? Quello Che Vuole, Cosa Vuole? Un Secchio Di Sangue, e così via e poi quando il padre ha detto tutto al ragazzo e gli fa vedere il mostro, il ragazzo ha un attacco di cuore e da allora non è più capace di far niente, se non pasticciare in biblioteca e in giardino e di dire la verità a suo figlio, quando sarà il momento. Capisci cosa intendo dire, Cully?

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