Sindrome atipica [Fatal - it]
- Автор: Палмер Майкл
- Год: 2003
- Язык: итальянский
- ISBN: 88-200-3549-9
- Переводчик: Marina Deppisch
- Жанр: Триллеры
Электронная книга - «Sindrome atipica [Fatal - it]». Краткое содержание книги:
Matt sbloccò il veicolo e lo spinse per circa sei metri sul terreno irregolare. Le radici gli intralciavano il cammino, e piccole pietre gli facevano perdere l’equilibrio. Aveva calcolato che dalla base della collina al punto in cui aveva incatenato la motocicletta vi fossero circa ottocento metri. C’era la possibilità che l’aria pesante e umida soffocasse il rumore del motore, a patto che lui non si avvicinasse troppo agli uomini che li stavano cercando. Ma anche se fosse riuscito a portare la moto attraverso il bosco fino a un punto equidistante da dove Lewis lo stava aspettando, avrebbe sempre dovuto svoltare a destra e dirigersi verso le colline dove le guardie stavano perlustrando.
Non c’era proprio altra possibilità?
Avrebbe potuto ignorare i desideri di Lewis e coinvolgere immediatamente la polizia e una squadra di soccorso. Oltre ad avere sconfinato in una zona che comunque non era segnalata, non avevano fatto realmente nulla di male e, avessero agito legalmente o no, quello che avevano trovato dimostrava che la miniera ammassava e depositava rifiuti tossici. Sentiva, tuttavia, che era rischioso coinvolgere la polizia di Belinda. Non c’era una grande affinità tra gli Slocumb e i pubblici ufficiali della città ed era cosa nota che il capo della polizia, Bill Grimes, era strettamente legato ad Armand Stevenson.
Forse valeva la pena contattare suo zio, pensò. Hal era in rapporti amichevoli con Grimes, come lo era con la maggior parte degli abitanti di Belinda.
Matt sapeva che, se non avesse chiesto aiuto e fosse successo qualcosa di grave a Lewis, gli sarebbe stato per sempre difficile vivere con se stesso. Gli sarebbe, tuttavia, stato altrettanto difficile farlo, se avesse tradito la sua fiducia.
È stata la mia valutazione clinica, Lewis.
Ebbene, che la tua valutazione clinica vada al diavolo, ragazzo. Tu hai appena firmato la nostra sentenza di morte.
Con lo stomaco sottosopra, Matt verificò la posizione della collina con la bussola, avviò il motore e lanciò la motocicletta nel fitto bosco. Al diavolo la valutazione clinica.
Attraversare la boscaglia in una notte senza luna e in sella a una motocicletta di duecentocinquanta chili costruita per viaggiare su strada, era stimolante quanto una esercitazione antisciagure al pronto soccorso, ma molto più pericoloso. Tenendo i piedi staccati dalle pedane e le gambe tese in avanti per bilanciarsi, serpeggiò tra alberi e rami bassi, cercando disperatamente di non mandare troppo su di giri il motore. Rovi frustavano la visiera e gli graffiavano mento e labbra. Una volta, la Vulcan sbandò di lato su una grossa radice e cadde. Matt riuscì a stento a evitare che la gamba gli rimanesse sotto la moto o si bruciasse con il tubo di scappamento. Cinque minuti… dieci… Di certo il rumore del motore aveva ormai attirato l’attenzione. Con ogni probabilità avevano delle ATV, le grosse moto a quattro ruote motrici, e stavano già seguendo il rumore. Quindici… Pensò fosse ora di svoltare a destra verso la collina.
Resisti, Lewis.
Matt controllò la bussola, quindi spense i fari e illuminò la strada con la torcia elettrica. Se ancora non avevano udito il brontolio del motore da 900cc, l’avrebbero sentito presto. Ottocento metri percorsi all’andata, ottocento da percorrere al ritorno. Per ora, tutto bene. Quando mancavano solo duecento metri, si fermò e spense il motore. Immediatamente venne avvolto da un pesante silenzio. Attese un minuto per rimettere a punto i sensi. In lontananza, credette di udire delle voci. Aveva lasciato Lewis a circa settanta metri dalla collina: era ora di cercarlo a piedi.
Matt appoggiò la motocicletta contro un albero e, cautamente, avanzò. Le voci degli uomini, ora più chiare, provenivano da qualche parte alla sua destra. Non riusciva ancora a comprendere le parole, ma il tono pareva urgente.
«Lewis», sussurrò ad alta voce. «Lewis, sono io.»
Avanzò di un’altra decina di metri verso la collina. Da qualche parte alla sua destra udì il rumore acuto, sibilante, di un motore, con ogni probabilità quello di una moto ATV.
«Lewis! Dove sei?»
Gli pareva di trovarsi alla giusta distanza dalla collina, ma in nessun modo se aveva svoltato a destra troppo tardi o troppo presto. Vi era anche la possibilità che Lewis fosse stato catturato o, peggio, non potesse più rispondere.
Il motore sibilante pareva ora più vicino e Matt sentì che stava per soccombere al panico. Imprecò e chiamò di nuovo Lewis, questa volta con un tono di voce quasi normale. All’improvviso venne afferrato da dietro e trascinato a terra. Cadde pesantemente, ma non si perse d’animo, si liberò dell’aggressore e si girò, pronto a parare il colpo. Lewis s’inginocchiò accanto a lui, un dito sulle labbra.
«Per essere un gran bravo dottore, a volte non sei molto sveglio», lo rimproverò Lewis, interrompendosi ogni due parole per riprendere fiato. «Non sono più tanto lontani da non sentirti, se tu strillassi un po’ più forte di così, anche sopra il fracasso di quella dannata Honda che guidano.»
«Come fai a saperlo?»
«Erano qui. Due di loro. A nemmeno due metri da quella parte. Mi hanno quasi investito.»
«La moto è a una cinquantina di metri da qui. Pensi di farcela, Lewis?»
«Basta che tu mi dia una mano. Questo dannato buco comincia a darmi fastidio.»
La sua spacconeria non riuscì a mascherare l’evidente dolore e il respiro affannoso. Matt gli cinse la vita come prima, ma questa volta lo sentì appoggiarsi di più a lui.
«Ospedale?» chiese Matt speranzoso.
«Andrei prima all’inferno.»
Quando raggiunsero la Vulcan, Lewis stava tossendo di nuovo.
«Non sarà facile», osservò Matt, aiutandolo a mettersi a cavalcioni sul sedile del passeggero. «La moto non si è comportata molto bene nel bosco.»
«Allora faresti meglio a partire alla svelta. Quella che stanno guidando loro è fatta apposta per questo bosco.»
«Pensi di farcela?»
«Metti in moto e partiamo, fratello.»
Pose la mano destra sulla spalla di Matt e gli afferrò la camicia, il braccio sinistro stretto al petto per immobilizzarlo. Matt teneva nelle borse della Vulcan e della Harley un kit d’emergenza, ma questo non era il momento di giocare al dottore. Avviò il motore e cominciò lentamente a ripercorrere la strada che aveva preso deviando dal sentiero. Nel giro di pochi secondi udirono più forte il rumore del motore dietro di loro a sinistra. Era impossibile che riuscissero a svignarsela.
«Vai!» ordinò Lewis. «Non preoccuparti per me. Ce la farò. Vai da quella parte. È più corta.»
Matt accese gli abbaglianti e mise il piede sulla leva del cambio. Non aveva mai provato la Kawasaki fuoristrada, ma ora era il momento di farlo. Girando leggermente l’acceleratore, la Vulcan balzò in avanti nella fitta boscaglia. I successivi quattrocento metri furono spaventosi. Guidò a una velocità tra i trenta e i cinquanta, prestando attenzione solo agli alberi più grandi e fendendo il sottobosco a fatica. La Vulcan rimbalzava senza pietà su radici e pietre. Parecchie volte ebbe l’impressione che Lewis stesse per essere sbalzato a terra, ma in qualche modo l’uomo riuscì sempre a riprendere la presa e a tenersi avvinghiato a lui. I rami sbattevano contro la visiera di Matt e gli strappavano la pelle già escoriata. Più di una volta si trovarono a volare e ad atterrare poi con sufficiente velocità da rimanere ritti. Dopo una serie di sobbalzi che per poco non fecero sfuggire a Matt la moto, uscirono dal bosco e imboccarono il sentiero che si allontanava dalle colline. Matt ridusse per un attimo la velocità e nel silenzio si sentì solo il regolare tamburellamento del suo motore. «Stai bene?» chiese.
«Basta che mi porti alla fattoria», grugnì Lewis. «E non mi invitare più a fare altri giretti.»
Dopo pochi mimiti dal loro arrivo alla fattoria, i fratelli di Lewis erano già in azione. Kyle spinse la motocicletta di Matt nel fienile, prese il kit d’emergenza dalla borsa, quindi nascose la moto sotto un telone. Frank aiutò Matt a stendere Lewis su un divano sbrindellato nel grande e ingombro soggiorno. Sopra di loro, una balaustra correva lungo il corridoio del secondo piano, dirimpetto a numerose porte. Matt vide Lyle aprire lassù un armadio ed estrarne ogni genere di fucili, pistole e addirittura due armi semiautomatiche. «Che cosa sta facendo?» domandò. «I miei familiari sono dei bastardi molto abili», rispose Frank in tono piatto, indicando l’arsenale, «Non amiamo correre rischi.»