Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]
- Автор: Иванович Джанет
- Серия: Stephanie Plum (it) #6
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Rizzoli
- ISBN: 88-17-86790-X
- Переводчик: Annalisa Garavaglia
- Жанр: Криминальные детективы
Электронная книга - «Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]». Краткое содержание книги:
Mia madre ci pensò su per un minuto, gli occhi spalancati. «Non ricordo di aver mai cenato da sola. Non riesco neanche a immaginarlo.»
Abbottonai la camicia e mi infilai il giubbotto. «Devo andare, ho del lavoro da fare.»
«Perché non vieni a cena domani sera?» disse mia madre. «Potresti portare la nonna e Joseph. Farò l’arrosto di maiale e il purè di patate.»
«D’accordo, ma non so se Joe verrà.»
Aprii la porta e vidi che l’auto dei tappeti era parcheggiata dietro la Buick.
«E adesso?» domandò mia madre. «Chi sono i due uomini in quella macchina stravagante?»
«Habib e Mitchell.»
«Perché hanno parcheggiato qui?»
«Mi stanno seguendo, ma non preoccuparti. Sono gente a posto.»
«Come sarebbe a dire “non preoccuparti”? Ti pare una cosa da dire a una madre? Certo che mi preoccupo. Sembrano dei selvaggi.» Mia madre mi scostò per passare, andò fino all’auto e bussò al finestrino.
Il vetro si abbassò e Mitchell la guardò. «Come va?» domandò.
«Perché state seguendo mia figlia?»
«Sua figlia le ha detto che la stiamo seguendo? Non avrebbe dovuto. Non ci piace far preoccupare le mamme.»
«Ho una pistola in casa, e la userò se occorre» disse mia madre.
«Gesù, signora, non si scaldi tanto» disse Mitchell. «Ma che cosa avete in questa famiglia? Siete tutti così ostili. Stiamo semplicemente accompagnando la sua figliola un po’ in giro.»
«Ho preso il vostro numero di targa» disse mia madre. «Se succede qualcosa a mia figlia dirò di voi alla polizia.»
Mitchell premette il pulsante del finestrino, che si alzò e si richiuse.
«Non hai una pistola, vero?» domandai a mia madre.
«L’ho detto solo per spaventarli.»
«Mmm. Be’, grazie. Sono sicura che andrà tutto bene, adesso.»
«Tuo padre potrebbe muovere qualcuna delle sue conoscenze e farti avere un buon lavoro alla fabbrica di saponi e cosmetici» disse. «La figlia di Evelyn Nagy lavora là e ha tre settimane di ferie pagate.»
Cercai di immaginare Wonder Woman che lavora alla catena di montaggio della fabbrica di saponi e cosmetici, ma non riuscivo a mettere a fuoco l’immagine.
«Non saprei» dissi. «Non credo di avere un futuro nella Saponi Cosmetici.» Salii sulla Buick e salutai mia madre con la mano.
Lei gettò un’ultima occhiata ammonitrice a Mitchell e ritornò in casa.
«È la menopausa» dissi a Bob. «La fa diventare nervosa. Non c’è di che preoccuparsi.»
Capitolo 7
Andai in ufficio con Mitchell e Habib dietro, che mi tallonavano. Quando Bob e io entrammo, Lula guardò fuori dalla vetrina. «Sembra che quei due idioti abbiano una macchina da venditore di tappeti.»
«Già. Sono con me fin dalle prime luci dell’alba. Mi hanno detto che il loro datore di lavoro sta perdendo la pazienza con questa caccia a Ranger.»
«Non è l’unico» disse Vinnié da dentro al suo ufficio. «Joyce non sta cavando un ragno dal buco con Ranger, e io sento che sta per venirmi un’ulcera. E sorvoliamo sul fatto che sono fuori di un sacco di soldi per quella faccenda di Morris Munson. Sarà meglio che tu muova il culo e vada a cercare quella carogna.»
Con un po’ di fortuna ormai Munson doveva essere in Tibet e io non lo avrei mai trovato. «Qualche novità?» domandai a Connie.
«Niente che ti possa interessare.»
«Diglielo comunque. Questa è buona» disse Lula.
«L’altra sera Vinnie ha riconsegnato un tizio di nome Douglas Kruper, il quale aveva venduto un’auto alla figlia quindicenne di uno dei nostri illustri senatori. Tornando a casa la ragazza è stata fermata per non aver rispettato un semaforo e per guida senza patente, ed è saltato fuori che l’auto era rubata. Ora viene il bello. La macchina è stata descritta come una Rollswagen. Per caso tu conosci qualcuno di nome Douglas Kruper?»
«Altrimenti detto il Commerciante» dissi. «Era un mio compagno di scuola.»
«Be’, per un po’ non farà più nessun commercio.»
«Come ha reagito all’arresto?» domandai a Vinnie.
«Piangeva come un bambino» disse Vinnie. «Era disgustoso. Una vergogna per tutta la criminalità.»
Per puro scrupolo consultai l’archivio per vedere se avevamo qualcosa su Cynthia Lotte. Non fui troppo sorpresa di non trovarla.
«Devo fare una commissione giù al centro» dissi. «Va bene se lascio qui Bob? Dovrei tornare entro un’ora.»
«Purché non entri nel mio ufficio privato» disse Vinnie.
«Già, non diresti così se Bob fosse femmina» disse Lula.
Vinnie sbatté la porta e chiuse rumorosamente la serratura.
Dissi a Bob che sarei stata di ritorno in tempo per il pranzo e mi affrettai a tornare all’auto. Al primo sportello automatico feci un prelievo di cinquanta dollari dal mio conto; poi mi diressi a Grant Street. Dougie aveva due confezioni di profumo Dolce Vita che mi erano sembrate un lusso eccessivo quando avevo restituito la Macchina del Vento, ma forse erano in saldo ora che aveva problemi con la legge. Non che io fossi il tipo da approfittare della sfortuna altrui… però, diavolo, stiamo parlando di Dolce Vita.
C’erano tre auto parcheggiate davanti alla casa di Dougie quando arrivai. Riconobbi quella del mio amico Eddie Gazzara. Eddie e io eravamo cresciuti insieme, adesso lui era un poliziotto ed era sposato con mia cugina Shirley la Piagnona. La seconda auto aveva i vetri antiproiettile, e la terza era una Cadillac vecchia di quindici anni con ancora la vernice originale e neppure un’ombra di ruggine. Non volevo pensare a ciò che questo significava, ma somigliava moltissimo all’auto di Louise Greeber: che cosa ci faceva un’amica della nonna lì?
Dentro, la minuscola casetta a schiera era stipata di gente e i commerci fervevano. Dougie passava dall’uno all’altro, con l’aria stupita.
«Devo liquidare tutto» mi informò. «Sto chiudendo la baracca.»
C’era anche il Luna. «Ehi, tutto ciò non è bello, piccola» disse. «Questa persona ha un’attività. Ha diritto ad avere un’attività, giusto? Voglio dire, che fine hanno fatto i suoi diritti? D’accordo, ha venduto un’auto rubata a una ragazzina. Be’, tutti facciamo degli errori. Ho ragione o no?»
«Chi sbaglia paga» disse Gazzara con un mucchio di jeans tra le braccia. «Quanto vuoi per questi, Dougie?»
Presi da parte Gazzara. «Devo parlarti di Ranger.»
«Allen Barnes non fa che cercarlo» disse Gazzara.
«Barnes ha in mano qualcosa contro Ranger, a parte la videocassetta?»
«Non lo so. Non sono nel giro. Non trapela molto su questa faccenda. Nessuno vuole commettere errori con Ranger.»
«Barnes sta cercando altre persone sospette?»
«Non che io sappia. Però, come ho detto, non sono nel giro.»
Un’auto della polizia parcheggiò in doppia fila sulla strada e due uomini in uniforme entrarono. «Ho sentito dire che c’è una liquidazione in corso qui» disse uno dei due. «Per caso sono rimasti dei tostapane?»
Io presi le due bottigliette di profumo e diedi a Dougie un biglietto da dieci. «Che cosa farai adesso?»
«Non lo so. Mi sento un vero perdente» disse Dougie. «Mi va sempre tutto storto. Certa gente non ha proprio fortuna.»
«Sta’ su di morale, amico» disse il Luna. «Verrà fuori qualcos’altro. Fa’ come me. Segui la corrente.»
«Sto per andare in galera!» disse Dougie. «Mi metteranno dentro!»
«Vedi che cosa intendo?» disse il Luna. «In qualche modo si trova sempre una soluzione. Vai in galera e non devi più preoccuparti di niente: niente affitto da pagare, nessuna fatica per guadagnarsi il pane, cure dentistiche gratis. E questa non è cosa da poco, amico. Non ti farà mica schifo farti curare i denti gratis?»
Tutti osservammo il Luna per un minuto, in dubbio se fosse opportuno rispondergli seriamente.