Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Криминальные детективы » Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]
Cacciatrice di taglie [Hot Six - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]

Электронная книга - «Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]». Краткое содержание книги:

Stephanie Plum fa la cacciatrice di taglie per un’agenzia del New Jersey. Il suo compito è ritrovare il misterioso Ranger, sospettato di aver ucciso il figlio di un boss del traffico d’armi. Ma Ranger è anche l’uomo che ha insegnato a Stephanie tutto quello che sa del suo mestiere e che esercita su di lei un fascino pericoloso. E la cattura di Ranger non è l’unico pensiero che non la fa dormire di notte. La spassosa nonna Mazur si è trasferita da lei, un amico le ha affidato un cane bulimico, l’intimità con il fidanzato Joe Morelli è diventata impossibile, Stephanie deve più volte dissuadere dal suicidio un’amica e un maniaco tenta di ucciderla.
1 ... 18 19 20 21 22 23 24 25 26 ... 63
Перейти на страницу:

Deal è una cittadina sulla riva dell’oceano dove i giardinieri riescono a far crescere il prato nella inospitale aria salmastra, le governanti fanno le pendolari dalla vicina Long Branch, e la proprietà è un valore che supera qualunque fattore di appartenenza nazionale. Le case sono grandi e a volte poste al termine di viali protetti da cancellate. Gli abitanti sono perlopiù chirurghi plastici e commercianti di tappeti. E l’unico evento davvero memorabile che abbia mai avuto luogo a Deal è stato l’uccisione del boss della malavita Benny «Spinello» Raguchi al motel See Breeze nel 1982.

Hannibal si trovava a due automobili di distanza da me. Rallentò e mise la freccia a destra per svoltare in una proprietà recintata da un muro, con un cancello che conduceva nel viale di accesso. La casa si trovava dietro una duna, perciò dalla strada erano visibili il secondo piano e il tetto, mentre il resto dell’edificio rimaneva nascosto dietro l’intonaco rosa del muro. Il cancello era una bella opera di ferro battuto traforato. Alexander Ramos, trafficante internazionale di armi e noto donnaiolo, viveva in una casa rosa nascosta da un muro rosa: ma pensa un po’, al Burg non sarebbe mai successo. Vivere in una casa di quel colore al Burg sarebbe come essere castrati.

Probabilmente l’intonaco rosa era uno stile molto mediterraneo. E probabilmente in estate, quando i tendoni venivano srotolati e i mobili da giardino scoperti, e quando il sole e il caldo inondavano la costa del New Jersey, la casa avrebbe preso vita. In marzo sembrava che stesse aspettando soltanto una dose di Prozac. Pallida, fredda e insulsa.

Oltrepassando la villa intravidi un uomo che scendeva dalla Jaguar. Aveva la stessa corporatura e lo stesso colore di capelli di Hannibal, perciò doveva trattarsi di lui. A meno che, naturalmente, Hannibal non mi avesse nuovamente vista appostata sull’albero e poi mentre lo osservavo dalla strada, e avesse fatto in modo che un vicino di casa quasi identico a lui sgattaiolasse attraverso il cortile posteriore e prendesse la Jaguar per andare a Deal, soltanto per mettermi fuori strada.

«Che cosa ne pensi?» domandai a Bob.

Bob aprì un occhio, mi rivolse uno sguardo vuoto e tornò a dormire.

La stessa cosa che pensavo io.

Proseguii per circa quattrocento metri lungo la Ocean Avenue, feci inversione di marcia e passai un’altra volta davanti alla casa rosa. Parcheggiai oltre l’angolo, in modo da non essere vista. Raccolsi i capelli sotto un berretto, indossai un paio di occhiali scuri, presi il guinzaglio di Bob e mi diressi a piedi verso la proprietà dei Ramos. Deal era una cittadina molto ordinata con marciapiedi di cemento perfetti, disegnati pensando alle governanti e alle carrozzine. Perfetti anche per spioni mascherati da proprietari di cani a passeggio.

Ero a pochi metri dal cancello quando una Town nera si avvicinò. Il cancello si aprì e la Town entrò. C’erano due uomini all’interno, seduti davanti, ma il lunotto posteriore era oscurato. Giocherellai col guinzaglio di Bob e lasciai che annusasse un po’ in giro. La Town si fermò presso il porticato di ingresso e i due uomini scesero, uno di loro fece il giro dell’auto per prendere le borse dal bagagliaio. L’altro uomo aprì la portiera per il passeggero del sedile posteriore. Quest’ultimo sembrava avere una sessantina d’anni. Altezza media. Magro. Con un completo sportivo. Capelli grigi e ondulati. Dal modo in cui i due gli danzavano attorno per servirlo immaginai che si trattasse di Alexander Ramos. Probabilmente arrivato in aereo per il funerale del figlio. Hannibal uscì per salutare l’uomo anziano. E una versione più giovane e più magra di Hannibal apparve sulla soglia della casa ma non scese le scale. Ulysses, il figlio di mezzo, pensai.

Nessuno sembrava particolarmente felice della riunione. Comprensibile, immaginai, considerate le circostanze. Hannibal disse qualcosa al vecchio. Questi si irrigidì e lo colpì al lato della testa. Non era un colpo forte, non inteso per fare del male. Era piuttosto un’affermazione. Sciocco.

Eppure istintivamente indietreggiai. E anche a quella distanza vidi che Hannibal stringeva i denti.

Capitolo 6

C’era un pensiero che non riuscii a togliermi di mente per tutta la durata del viaggio di ritorno. Un padre addolorato per la perdita di un figlio saluterebbe il proprio primogenito con una botta in testa?

«Ma che ne so io?» dissi a Bob. «Forse concorrono per il premio Famiglia Degenerata dell’Anno.»

E, per dire la verità, è sempre un conforto scoprire che esistono famiglie più degenerate della mia. Non che la mia lo sia poi tanto, nella media del New Jersey.

Quando arrivai ad Hamilton Township mi fermai al centro commerciale, presi il cellulare e telefonai a mia madre.

«Sono al bancone delle carni» dissi. «Voglio fare un polpettone. Di che cosa ho bisogno?»

Ci fu un momento di silenzio: immaginavo mia madre che si faceva il segno della croce domandandosi cosa mai potesse aver indotto sua figlia a voler cucinare un polpettone, sperando, senza crederci troppo, che la causa fosse un uomo.

«Un polpettone» disse infine mia madre.

«È per la nonna» spiegai. «Ne ha voglia.»

«Certo» esclamò mia madre. «Che cosa vado a pensare?»

Quando arrivai a casa le ritelefonai. «Bene, sono pronta» dissi. «Che cosa ci faccio con questa roba?»

«Mescoli tutto e lo metti in una teglia da forno; lo fai cuocere per un’ora a 180°.»

«Non mi avevi detto niente della teglia da forno mentre ero al negozio!» mi lamentai.

«Non ne hai nemmeno una?»

«Be’, certo che sì. Volevo dire solo… Non farci caso.»

«Meno male» disse mia madre.

Bob era seduto nel bel mezzo della cucina e osservava tutto.

«Non ce l’ho una teglia da forno» dissi a Bob. «Ma noi non lasceremo che una sciocchezza come questa ci fermi, vero?»

Rovesciai la carne cruda in una ciotola, insieme con gli altri ingredienti fondamentali. Aggiunsi un uovo e lo osservai scivolare sulla superficie, lo ruppi con un cucchiaio. «Ehi» dissi a Bob.

Lui scodinzolò: aveva l’aria di apprezzare i cibi grassi e succulenti.

Mescolai l’impasto con il cucchiaio ma l’uovo non voleva amalgamarsi. Respirai a fondo e ficcai dentro entrambe le mani. Dopo un paio di minuti di manipolazione, tutto era ben impastato e morbido. Gli diedi la forma di un pupazzo di neve. E poi quella di un personaggio dei cartoni animati. E poi lo appiattii come una frittata. Così assomigliava a ciò che avevo lasciato nel parcheggio del McDonald’s. Alla fine lo modellai facendone due grosse palle di carne.

Per dolce avevo comprato una torta gelato alla crema di banana, la feci scivolare dal suo vassoietto di alluminio su un piatto e usai il vassoietto per le grosse palle di carne.

«La necessità è il motore dell’inventiva» dissi a Bob.

Infilai tutto nel forno, affettai un po’ di patate e le misi a cuocere, poi aprii una lattina di crema di mais e la versai in una ciotola in modo da poterla riscaldare nel forno a microonde all’ultimo momento. Cucinare non era poi tanto male, pensai, in effetti somigliava un po’ al sesso: a volte può non sembrare una buona idea all’inizio, ma una volta cominciato…

Preparai la tavola per due e il telefono suonò proprio quando stavo per finire.

«Ehilà, bambina» disse Ranger.

«Ehilà a te. Ci sono novità. L’auto che è andata da Hannibal la notte scorsa appartiene a Terry Gilman. Avrei dovuto riconoscerla quando è scesa, ma l’ho vista solo di schiena e non mi aspettavo che fosse lei.»

«Probabilmente andava a fargli le condoglianze da parte di Vito.»

«Non mi ero resa conto che lui e Ramos fossero amici.»

«Vito e Alexander coesistono.»

«Un’altra cosa» dissi. «Questa mattina ho seguito Hannibal fino alla casa di Deal.» Quindi raccontai a Ranger del vecchio nella Town, e della botta in testa, e dell’apparizione di un uomo più giovane che pensavo fosse Ulysses Ramos.

1 ... 18 19 20 21 22 23 24 25 26 ... 63
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)