Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Ma fra i più chiari e famosi pittori del paese del Friuli, il più raro e celebre è stato ai giorni nostri, per avere passato di gran lunga i sopra detti nell'invenzione delle storie, nel disegno, nella bravura, nella pratica de' colori, nel lavoro a fresco, nella velocità, nel rilievo grande et in ogni altra cosa delle nostre arti, Giovanni Antonio Licinio da altri chiamato Cuticello. Costui nacque in Pordenone, castello del Friuli, lontano da Udine 25 miglia. E perché fu dotato dalla natura di bello ingegno et inclinato alla pittura, si diede senza altro maestro a studiare le cose naturali, imitando il fare di Giorgione da Castelfranco, per essergli piaciuta assai quella maniera da lui veduta molte volte in Venezia. Avendo dunque costui apparato i principii dell'arte, fu forzato, per campare la vita da una mortalità venuta nella sua patria, cansarsi. E così, trattenendosi molti mesi in contado, lavorò per molti contadini diverse opere in fresco, facendo a spese loro esperimento del colorire sopra la calcina; onde avvenne, perché il più sicuro e miglior modo d'imparar è nella pratica e nel far assai, che si fece in quella sorte di lavoro pratico e giudizioso; et imparò a fare che i colori, quando si lavorano molli, per amor del bianco, che secca la calcina e rischiara tanto che guasta ogni dolcezza, facessero quello effetto che altri vuole. E così conosciuta la natura de' colori, et imparato con lunga pratica a lavorar benissimo in fresco, si ritornò a Udine, dove nel convento di S. Pier Martire fece all'altar della Nunziata una tavola a olio, dentrovi la Nostra Donna quando è salutata dall'angelo Gabriello; e nell'aria fece un Dio Padre, che circondato da molti putti, manda lo Spirito Santo. Questa opera, che è lavorata con disegno, grazia, vivezza e rilievo, è da gl'artefici intendenti tenuti la miglior opera che mai facesse costui. Nel Duomo della detta città fece pur a olio nel pergamo dell'organo sotto i portegli già dipinti da Pellegrino, una storia di S. Ermacora e Fortunato piena di leggiadria e disegno. Nella città medesima, per farsi amici i signori Tinghi, dipinse a fresco la facciata del palazzo loro. Nella quale opera, per farsi conoscere e mostrare quanto valesse nell'invenzioni d'architettura e nel lavorar a fresco, fece alcuni spartimenti et ordini di varii ornamenti pieni di figure in nicchie; et in tre vani grandi, posti in mezzo di quello, fece storie di figure colorite, cioè due stretti et alti dalle bande, et uno di forma quadra nel mezzo. Et in questo fece una colonna corinta, posata col suo basamento in mare, alla destra della quale è una sirena, che tiene in piedi ritta la colonna, et alla sinistra Nettuno ignudo, che la regge dall'altra parte. E sopra il capitello di detta colonna è un capello da cardinali, impresa, per quanto si dice, di Pompeo Colonna, che era amicissimo dei signori di quel palazzo. Negl'altri due quadri sono i giganti fulminati da Giove, con alcuni corpi morti in terra molto ben fatti et in iscorti bellissimi. Dall'altra parte è un cielo pieno di dèi, et in terra due giganti che con bastoni in mano stanno in atto di ferir Diana; la quale, con atto vivace e fiero difendendosi, con una face accesa mostra di voler accender le braccia a un di loro.
In Spelimbergo, castel grosso sopra Udine quindici miglia, è dipinto nella chiesa grande di mano del medesimo il pulpito dell'organo et i portigli, cioè nella facciata dinanzi in uno l'assunta di Nostra Donna, e nel didentro San Piero e San Paulo innanzi a Nerone guardanti Simon Mago in aria. Nell'altro è la conversione di S. Paulo, e nel pulpito la natività di Cristo. Per questa opera, che è bellissima, e molte altre, venuto il Pordenone in credito e fama, fu condotto a Piacenza, donde, poi che vi ebbe lavorate alcune cose, se n'andò a Mantoa, dove a Messer Paris gentiluomo di quella città colorì a fresco una facciata di muro con grazia maravigliosa. E fra l'altre belle invenzioni che sono in questa opera è molto lodevole, a sommo sotto la cornice, un fregio di lettere antiche alte un braccio e mezzo, fra le quali è un numero di fanciulli che passano fra esse in varie attitudini, e tutti bellissimi. Finita quest'opera con suo molto onore ritornò a Piacenza, e quivi, oltre molti altri lavori, dipinse in S. Maria di Campagna tutta la tribuna, se bene una parte ne rimase imperfetta per la sua partita; che fu poi con diligenza finita da maestro Bernardo da Vercelli. Fece in detta chiesa due capelle a fresco: in una storie di S. Caterina, e nell'altra la natività di Cristo et adorazione de' Magi, ambedue lodatissime. Dipinse poi nel bellissimo giardino di Messer Bernaba dal Pozzo dottore alcuni quadri di poesia, e nella detta chiesa di Campagna la tavola di Sant'Agostino, entrando in chiesa, a man sinistra. Le quali tutte bellissime opere furono cagione che i gentiluomini di quella città gli facessero in essa pigliar donna e l'avessero sempre in somma venerazione. Andando poi a Vinezia, dove aveva prima fatto alcun'opere, fece in San Geremia sul canal grande una facciata; nella Madonna dell'Orto una tavola a olio con molte figure. Ma particularmente in S. Giovanni Battista si sforzò di mostrare quanto valesse. Fece anco, in sul detto canal grande, nella facciata della casa di Martin d'Anna molte storie a fresco, et in particolare un Curzio a cavallo in iscorto, che pare tutto tondo e di rilievo; sì come è anco un Mercurio, che vola in aria per ogni lato, oltre a molte altre cose tutte ingegnose. La quale opera piacque sopra modo a tutta la città di Vinezia, e fu perciò Pordenone più lodato che altro uomo mai in quella città avesse insino allora lavorato. Ma fra l'altre cose che fecero a costui mettere incredibile studio in tutte le sue opere, fu la concorrenza dell'eccellentissimo Tiziano; perché mettendosi a garreggiare seco, si prometteva mediante un continuo studio e fiero modo di lavorare a fresco con prestezza, levargli di mano quella grandezza che Tiziano con tante belle opere si avea acquistato, aggiugnendo alle cose dell'arte anco modi straordinarii mediante l'esser affabile e cortese, e praticar continuamente a bella posta con uomini grandi, col suo essere universale e mettere mano in ogni cosa. E di vero questa concorrenza gli fu di giovamento, perché ella gli fece mettere in tutte l'opere quel maggiore studio e diligenza che potette, onde riuscirono degne d'eterna lode. Per queste cagioni adunque gli fu dai soprastanti di S. Rocco data a dipignere in fresco la capella di quella chiesa con tutta la tribuna. Perché messovi mano, fece in quest'opera un Dio Padre nella tribuna et una infinità di fanciulli che da esso si partono con belle e variate attitudini. Nel fregio della detta tribuna, fece otto figure del Testamento Vecchio, e negl'angoli i quattro Evangelisti, e sopra l'altar maggiore la Trasfigurazione di Cristo, e ne' due mezzi tondi dalle bande sono i quattro Dottori della Chiesa. Di mano del medesimo sono a mezza la chiesa due quadri grandi: in uno è Cristo che risana una infinità d'infermi, molto ben fatti, e nell'altra è un San Cristoforo che ha Gesù Cristo sopra le spalle. Nel tabernacolo di legno di detta chiesa, dove si conservano l'argenterie, fece un S. Martino a cavallo con molti poveri che porgono voti sotto una prospettiva. Questa opera, che fu lodatissima, e gli acquistò onore et utile, fu cagione che Messer Iacopo Soranzo, fattosi amico e dimestico suo, gli fece allogare a concorrenza di Tiziano la sala de' Pregai, nella quale fece molti quadri di figure che scortano al disotto in su, che sono bellissime; e similmente un fregio di mostri marini lavorati a olio intorno a detta sala. Le quali cose lo renderono tanto caro a quel Senato, che mentre visse ebbe sempre da loro onorata provisione. E perché gareggiando cercò sempre di far opere in luoghi dove avesse lavorato Tiziano, fece in S. Giovanni di Rialto un S. Giovanni elemosinario che a' poveri dona danari; et a un altare pose un quadro di S. Bastiano e S. Rocco et altri santi che fu cosa bella, ma non però eguale all'opera di Tiziano; se bene molti, più per malignità che per dire il vero, lodarono quella di Giovan Antonio. Fece il medesimo nel chiostro di S. Stefano molte storie in fresco del Testamento Vecchio et una del Nuovo, tramezzate da diverse Virtù, nelle quali mostrò scorti terribili di figure; del qual modo di fare si dilettò sempre e cercò di porne in ogni suo componimento, e difficilissime, adornandole meglio che alcun'altro pittore.