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Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)

Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:

Nel 1550 presso l'editore Torrentino a Firenze uscì la prima edizione delle Vite de' più eccellenti architetti, pittori e scultori italiani da Cimabue insino a' tempi nostri di Giorgio Vasari. Quest'opera, di vastissime dimensioni, costituisce ancora oggi un documento di fondamentale importanza per la storia dell'arte italiana dal Tre al Cinquecento. Servendosi del modello umanistico delle vite degli uomini illustri, Vasari si propone di mantenere viva la memoria delle opere d'arte, rimediando con la parola scritta alla loro inevitabile deperibilità fisica inventando un nuovo genere letterario, quello delle biografie di artisti. Le Vite costituiscono un ricchissimo catalogo di notizie, descrizioni, documenti degli artisti italiani, all'interno di una storia delle arti figurative ricostruita dall'autore con notevole coscienza critica.
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Essendo dopo Andrea in questi suoi ultimi anni molto familiare d'alcuni che governavano la Compagnia di San Bastiano che è dietro a' Servi, fece loro di sua mano un San Bastiano dal bellico in su tanto bello, che ben parve che quelle avessero a essere l'ultime pennellate che egli avesse a dare. Finito l'assedio se ne stava Andrea aspettando che le cose si allargassino, se bene con poca speranza, che il disegno di Francia gli dovesse riuscire, essendo stato preso Giovambatista della Palla, quando Fiorenza si riempié dei soldati del campo e di vettovaglie. Fra i quali soldati essendo alcuni Lanzi appestati, diedero non piccolo spavento alla città e poco appresso la lasciarono infetta. Laonde, o fusse per questo sospetto o pure perché avesse disordinato nel mangiare, dopo aver molto in quello assedio patito, si ammalò un giorno Andrea gravemente. E postosi nel letto giudicatissimo senza trovar rimedio al suo male e senza molto governo, standoli più lontana che poteva la moglie, per timor della peste, si morì (dicono) che quasi nissuno se n'avide; e così con assai poche cirimonie gli fu nella chiesa de' Servi vicino a casa sua dato sepoltura dagli uomini dello Scalzo, dove sogliono sepellirsi tutti quelli di quella Compagnia. Fu la morte d'Andrea di grandissimo danno alla sua città et all'arte, perché insino all'età di quarantadue anni che visse, andò sempre di cosa in cosa migliorando di sorte, che quanto più fusse vivuto, sempre averebbe accresciuto miglioramento all'arte; perciò che meglio si va acquistando a poco a poco, andandosi col piede più sicuro e fermo nelle difficultà dell'arte, che non si fa in volere sforzare la natura e l'ingegno a un tratto. Né è dubbio che se Andrea si fusse fermo a Roma, quando egli vi andò per vedere l'opere di Raffaello e di Michelagnolo, e parimente le statue e le rovine di quella città, che egli averebbe molto arrichita la maniera ne' componimenti delle storie et averebbe dato un giorno più finezza e maggior forza alle sue figure. Il che non è venuto fatto interamente, se non a chi è stato qualche tempo in Roma a praticarle e considerarle minutamente. Avendo egli dunque dalla natura una dolce e graziosa maniera nel disegno et un colorito facile e vivace molto, così nel lavorare in fresco, come a olio, si crede senza dubbio, se si fusse fermo in Roma, che egli averebbe avanzati tutti gl'artefici del tempo suo. Ma credono alcuni che da ciò lo ritraesse l'abondanza dell'opere che vidde in quella città di scultura e pittura, e così antiche come moderne, et il vedere molti giovani discepoli di Raffaello e d'altri essere fieri nel disegno e lavorare sicuri e senza stento; i quali, come timido che egli era, non gli diede il cuore di passare. E così, facendosi paura da sé, si risolvé per lo meglio tornarsene a Firenze, dove, considerando a poco a poco quello che avea veduto, fece tanto profitto che l'opere sue sono state tenute in pregio et amirate, e, che è più, imitate più dopo la morte che mentre visse. E chi n'ha le tien care, e chi l'ha volute vendere n'ha cavato tre volte più che non furono pagate a lui, atteso che delle sue cose ebbe sempre poco prezzo, sì perché era, come si è detto, timido di natura, e sì perché certi maestri di legname, che allora lavoravano le migliori cose in casa de' cittadini, non gli facevano mai allogare alcun'opera, per servire gl'amici loro, se non quando sapevano che Andrea avesse gran bisogno, nel qual tempo si contentava d'ogni pregio. Ma questo non toglie che l'opere sue non siano rarissime e che non ne sia tenuto grandissimo conto e meritamente, per essere egli stato de' maggiori e migliori maestri, che siano stati insin qui.

Sono nel nostro libro molti disegni di sua mano, e tutti buoni, ma particolarmente è bello affatto quello della storia che fece al Poggio, quando a Cesare è presentato il tributo di tutti gl'animali orientali; il quale disegno, che è fatto di chiaro scuro, è cosa rara et il più finito che Andrea facesse mai; avenga che quando egli disegnava le cose di naturale per metterle in opera faceva certi schizzi così abbozzati, bastandogli vedere quello che faceva il naturale. Quando poi gli metteva in opera gli conduceva a perfezzione. Onde i disegni gli servivano più per memoria di quello che aveva visto che per copiare a punto da quelli le sue pitture.

Furono i discepoli d'Andrea infiniti, ma non tutti fecero il medesimo studio sotto la disciplina di lui, perché vi dimorarono chi poco e chi assai, non per colpa d'Andrea, ma della donna sua, che senza aver rispetto a nessuno, comandando a tutti imperiosamente gli teneva tribolati. Furono dunque suoi discepoli Iacopo da Puntormo, Andrea Sguazzella, che tenendo la maniera d'Andrea, ha lavorato in Francia un palazzo fuor di Parigi, che è cosa molto lodata; il Solosmeo, Pierfrancesco di Iacopo di Sandro, il qual ha fatto in Santo Spirito tre tavole, e Francesco Salviati e Giorgio Vasari aretino, che fu compagno del detto Salviati, ancor che poco dimorasse con Andrea; Iacopo del Conte fiorentino e Nannoccio, ch'oggi è in Francia col cardinale Tornone in bonissimo credito. Similmente Iacopo, detto Iacone fu discepolo d'Andrea e molto amico suo et imitatore della sua maniera. Il quale Iacone, mentre visse Andrea si valse assai di lui, come appare in tutte le sue opere e massimamente nella facciata del cavalier Buondelmonti in sulla piazza di S. Trinità. Restò dopo la sua morte erede dei disegni d'Andrea e dell'altre cose dell'arte Domenico Conti, che fece poco profitto nella pittura, al quale furono da alcuni (come si crede) dell'arte rubati una notte tutti i disegni e cartoni et altre cose che aveva d'Andrea. Né mai si è potuto sapere chi que' tali fussero. Domenico Conti adunque, come non ingrato de' benefizii ricevuti dal suo maestro e disideroso di dargli dopo la morte quelli onori che meritava, fece sì che la cortesia di Raffaello da Montelupo gli fece un quadro assai ornato di marmo, il quale fu nella chiesa de' Servi murato in un pilastro, con questo epitaffio fattogli dal dottissimo Messer Pier Vettori, allora giovane:

ANDREAE SARTIO

Admirabilis ingenii pictori, ac veteribus illis omnium

iudicio comparando.

Dominicus Contes, discipulus, pro laboribus,

in se instituendo susceptis, grato animo posuit.

Vixit annos XLII. Obiit Anno MDXXX.

Dopo non molto tempo alcuni cittadini Operai della detta chiesa, più tosto ignoranti che nemici delle memorie onorate, sdegnandosi che quel quadro fusse in quel luogo stato messo senza loro licenza, operarono di maniera che ne fu levato, né per ancora è stato rimurato in altro luogo. Nel che volle forse mostrarci la fortuna che non solo gl'influssi de' fati possono in vita, ma ancora nelle memorie dopo la morte. Ma a dispetto loro sono per vivere l'opere et il nome d'Andrea lunghissimo tempo e per tenerne, spero, questi miei scritti, molti secoli, memoria. Conchiudiamo adunque che se Andrea fu d'animo basso nell'azzioni della vita, contentandosi di poco, egli non è perciò che nell'arte non fusse d'ingegno elevato e speditissimo e pratico in ogni lavoro; avendo con l'opere sue, oltre l'ornamento ch'elle fanno a' luoghi dove elle sono, fatto grandissimo giovamento ai suoi artefici nella maniera, nel disegno e nel colorito; et il tutto con manco errori che altro pittor fiorentino; per avere egli, come si è detto inanzi, inteso benissimo l'ombre et i lumi e lo sfuggire delle cose negli scuri e dipinte le sue cose con una dolcezza molto viva, senzaché egli mostrò il modo di lavorare in fresco con perfetta unione e senza ritoccare molto a secco: il che fa parer fatta ciascuna opera sua tutta in un medesimo giorno. Onde può agli artefici toscani stare per essempio in ogni luogo et avere fra i più celebrati ingegni loro lode grandissima et onorata palma.

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