Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги » Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition) - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)

Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:

Nel 1550 presso l'editore Torrentino a Firenze uscì la prima edizione delle Vite de' più eccellenti architetti, pittori e scultori italiani da Cimabue insino a' tempi nostri di Giorgio Vasari. Quest'opera, di vastissime dimensioni, costituisce ancora oggi un documento di fondamentale importanza per la storia dell'arte italiana dal Tre al Cinquecento. Servendosi del modello umanistico delle vite degli uomini illustri, Vasari si propone di mantenere viva la memoria delle opere d'arte, rimediando con la parola scritta alla loro inevitabile deperibilità fisica inventando un nuovo genere letterario, quello delle biografie di artisti. Le Vite costituiscono un ricchissimo catalogo di notizie, descrizioni, documenti degli artisti italiani, all'interno di una storia delle arti figurative ricostruita dall'autore con notevole coscienza critica.
1 ... 246 247 248 249 250 251 252 253 254 ... 531
Перейти на страницу:

Essendo poi venuto l'anno 1523 in Fiorenza la peste et anco pel contado in qualche luogo, Andrea, per mezzo d'Antonio Brancacci, per fuggire la peste et anco lavorare qualche cosa, andò in Mugello a fare per le monache di San Piero a Luco dell'ordine di Camaldoli una tavola. Là dove menò seco la moglie et una figliastra, e similmente la sorella di lei et un garzone. Quivi dunque standosi quietamente mise mano all'opera; e perché quelle venerande donne più l'un giorno che l'altro facevano carezze e cortesie alla moglie, a lui et a tutta la brigata, si pose con grandissimo amore a lavorare quella tavola. Nella quale fece un Cristo morto, pianto dalla Nostra Donna, S. Giovanni Evangelista e da una Madalena in figure tanto vive, che pare ch'elle abbiano veramente lo spirito e l'anima. Nel S. Giovanni si scorge la tenera dilezzione di quell'Apostolo e l'amore della Madalena nel pianto et un dolore estremo nel volto et attitudine della Madonna, la quale vedendo il Cristo, che pare veramente di rilievo in carne e morto, fa per la compassione stare tutto stupefatto e smarrito San Piero e San Paulo, che contemplano morto il Salvatore del mondo in grembo alla madre. Per le quali maravigliose considerazioni si conosce quanto Andrea si dilettasse delle fini e perfezzioni dell'arte; e per dire il vero questa tavola ha dato più nome a quel monasterio, che quante fabriche e quante altre spese vi sono state fatte, ancor che magnifiche e straordinarie. Finita la tavola, perché non era ancor passato il pericolo della peste, dimorò nel medesimo luogo, dove era benissimo veduto e carezzato, alcune settimane. Nel qual tempo, per non si stare, fece non solamente una Visitazione di Nostra Donna e S. Lisabetta, che è in chiesa a man ritta sopra il presepio, per finimento d'una tavoletta antica, ma ancora in una tela non molto grande una bellissima testa d'un Cristo, alquanto simile a quella che è sopra l'altare della Nunziata, ma non sì finita; la qual testa, che invero si può annoverare fra le buone cose che uscissero delle mani d'Andrea, è oggi nel monasterio de' monaci degl'Angeli di Firenze, appresso il molto reverendo padre don Antonio da Pisa, amator non solo degl'uomini eccellenti nelle nostre arti, ma generalmente di tutti i virtuosi. Da questo quadro ne sono stati ricavati alcuni; per che avendolo don Silvano Razzi fidato a Zanobi Poggini pittore, acciò uno ne ritraesse a Bartolomeo Gondi, che ne lo richiese, ne furono ricavati alcuni altri, che sono in Firenze tenuti in somma venerazione. In questo modo adunque passò Andrea senza pericolo il tempo della peste e quelle donne ebbero dalla virtù di tanto uomo quell'opera, che può stare al paragone delle più eccellenti pitture che siano state fatte a' tempi nostri; onde non è maraviglia se Ramazzotto, capo di parte a Scaricalasino, tentò per l'assedio di Firenze più volte d'averla, per mandarla a Bologna in San Michele in Bosco alla sua capella. Tornato Andrea a Firenze, lavorò a Becuccio Bicchieraio da Gambassi, amicissimo suo, in una tavola una Nostra Donna in aria col Figliuolo in collo, et abbasso quattro figure, San Giovanni Battista, S. Maria Madalena, S. Bastiano e San Rocco; e nella predella ritrasse di naturale esso Becuccio e la moglie, che sono vivissimi. La quale tavola è oggi a Gambassi, castello fra Volterra e Fiorenza nella Valdelsa. A Zanobi Bracci per una capella della sua villa di Rovezzano fece un bellissimo quadro di una Nostra Donna, che allatta un Putto, et un Giuseppo con tanta diligenza che si staccano, tanto hanno rilievo, dalla tavola. Il quale quadro è oggi in casa di Messer Antonio Bracci, figliuolo di detto Zanobi. Fece anco Andrea nel medesimo tempo e nel già detto cortile dello Scalzo, due altre storie; in una delle quali figurò Zacheria che sacrifica et ammutolisce nell'apparirgli l'Angelo; nell'altra è la Visitazione di Nostra Donna, bella a maraviglia.

Federigo Secondo duca di Mantoa, nel passare per Fiorenza, quando andò a far reverenza a Clemente Settimo, vide sopra una porta, in casa Medici, quel ritratto di papa Leone in mezzo al cardinale Giulio de' Medici et al cardinale de' Rossi, che già fece l'eccellentissimo Raffaello da Urbino; per che, piacendogli straordinariamente, pensò, come quello che si dilettava di così fatte pitture eccellenti, farlo suo. E così quando gli parve tempo, essendo in Roma, lo chiese in dono a papa Clemente, che gliene fece grazia cortesemente; onde fu ordinato in Fiorenza a Ottaviano de' Medici, sotto la cui cura e governo erano Ippolito et Alessandro, che incassatolo, lo facesse portare a Mantoa. La qual cosa dispiacendo molto al Magnifico Ottaviano, che non arebbe voluto privar Fiorenza d'una sì fatta pittura, si maravigliò che il Papa l'avesse corsa così a un tratto, pure rispose che non mancherebbe di servire il Duca, ma che essendo l'ornamento cattivo ne faceva fare un nuovo, il quale come fusse messo d'oro manderebbe sicurissimamente il quadro a Mantoa; e ciò fatto, Messer Ottaviano, per salvare, come si dice, la capra et i cavoli, mandò segretamente per Andrea e gli disse come il fatto stava, e che a ciò non era altro rimedio che contrafare quello con ogni diligenza; e mandandone un simile al Duca, ritenere, ma nascosamente, quello di mano di Raffaello. Avendo dunque promesso Andrea di fare quanto sapeva e poteva, fatto fare un quadro simile di grandezza et in tutte le parti, lo lavorò in casa di Messer Ottaviano segretamente. E vi si affaticò di maniera che esso Messer Ottaviano, intendentissimo delle cose dell'arti, quando fu finito non conosceva l'uno dall'altro, né il proprio e vero dal simile, avendo massimamente Andrea contrafatto insino alle macchie del sucido, come era il vero apunto. E così, nascosto che ebbero quello di Raffaello, mandarono quello di mano d'Andrea in un ornamento simile a Mantoa. Di che il Duca restò soddisfattissimo, avendoglielo massimamente lodato, senza essersi avveduto della cosa, Giulio Romano pittore e discepolo di Raffaello. Il quale Giulio si sarebbe stato sempre in quella openione e l'arebbe creduto di mano di Raffaello. Ma capitando a Mantoa Giorgio Vasari, il quale, essendo fanciullo e creatura di Messer Ottaviano, aveva veduto Andrea lavorare quel quadro, scoperse la cosa. Per che, facendo il detto Giulio molte carezze al Vasaro e mostrandogli, dopo molte anticaglie e pitture, quel quadro di Raffaello come la miglior cosa che vi fusse, disse Giorgio: "L'opera è bellissima, ma non è altrimenti di mano di Raffaello". "Come no?", disse Giulio, "non lo so io, che riconosco i colpi che vi lavorai su?". "Voi ve gli sete dimenticati", soggiunse Giorgio, "perché questo è di mano d'Andrea del Sarto; e per segno di ciò, eccovi un segno (e glielo mostrò) che fu fatto in Fiorenza, perché quando erano insieme si scambiavano." Ciò udito fece rivoltar Giulio il quadro, e visto il contrasegno, si strinse nelle spalle, dicendo queste parole: "Io non lo stimo meno che s'ella fusse di mano di Raffaello, anzi molto più, perché è cosa fuor di natura che un uomo eccellente imiti sì bene la maniera d'un altro e la faccia così simile". Basta, che si conosce che così valse la virtù d'Andrea accompagnata, come sola. E così fu col giudizio e consiglio di Messer Ottaviano sodisfatto al Duca e non privata Fiorenza d'una sì degna opera. La quale essendogli poi donata dal duca Alessandro, tenne molti anni appresso di sé. E finalmente ne fece dono al duca Cosimo, che l'ha in guardaroba con molte altre pitture famose. Mentre che Andrea faceva questo ritratto, fece anco per il detto Messer Ottaviano in un quadro, solo la testa di Giulio cardinal de' Medici, che fu poi papa Clemente, simile a quella di Raffaello, che fu molto bella. La quale testa fu poi donata da esso Messer Ottaviano al vescovo vecchio de' Marzi. Non molto dopo, disiderando Messer Baldo Magni da Prato fare alla Madonna della Carcere nella sua terra una tavola di pittura bellissima, dove aveva fatto fare prima un ornamento di marmo molto onorato, gli fu, fra molti altri pittori, messo inanzi Andrea; onde avendo Messer Baldo, ancor che di ciò non s'intendesse molto, più inchinato l'animo a lui che a niun altro, gli aveva quasi dato intenzione di volere che egli e non altri facesse; quando un Niccolò Soggi sansovino, che aveva qualche amicizia in Prato, fu messo inanzi a Messer Baldo per quest'opera, e di maniera aiutato, dicendo che non si poteva avere miglior maestro di lui, che gli fu allogata quell'opera. Intanto, mandando per Andrea chi l'aiutava, egli con Domenico Puligo et altri pittori amici suoi, pensando al fermo che il lavoro fusse suo, se n'andò a Prato. Ma giunto trovò che Niccolò non solo aveva rivolto l'animo di Messer Baldo, ma anco era tanto ardito e sfacciato, che in presenza di Messer Baldo disse ad Andrea che giocherebbe seco ogni somma di danari a far qualche cosa di pittura e chi facesse meglio tirasse. Andrea, che sapea quanto Niccolò valesse, rispose, ancor che per ordinario fusse di poco animo: "Io ho qui meco questo mio garzone che non è stato molto all'arte, se tu vuoi giocar seco, io metterò i danari per lui, ma meco non voglio che tu ciò faccia per niente: perciò che, se io ti vincessi, non mi sarebbe onore, e se io perdessi, mi sarebbe grandissima vergogna". E detto a Messer Baldo che desse l'opera a Niccolò, perché egli la farebbe di maniera che ella piacerebbe a chi andasse al mercato, se ne tornò a Fiorenza, dove gli fu allogata una tavola per Pisa, divisa in cinque quadri, che poi fu posta alla Madonna di S. Agnesa lungo le mura di quella città, fra la cittadella vecchia et il Duomo. Facendo dunque in ciascun quadro una figura, fece S. Giovanni Battista e S. Piero, che mettono in mezzo quella Madonna che fa miracoli; negl'altri è S. Caterina martire, S. Agnesa e S. Margherita; figure, ciascuna per sé, che fanno maravigliare per la loro bellezza chiunche le guarda e sono tenute le più leggiadre e belle femmine che egli facesse mai. Aveva Messer Iacopo, frate de' Servi, nell'assolvere e permutar un voto d'una donna, ordinatole ch'ella facesse fare sopra la porta del fianco della Nunziata che va nel chiostro, dalla parte di fuori, una figura d'una Nostra Donna; per che trovato Andrea, gli disse che aveva a fare spendere questi danari e che, se bene non erano molti, gli pareva ben fatto, avendogli tanto nome acquistato le altre opere fatte in quel luogo, che egli e non altri facesse anco questa. Andrea, che era anzi dolce uomo che altrimenti, spinto dalle persuasioni di quel padre, dall'utile e dal desiderio della gloria, rispose che la farebbe volentieri; e poco appresso, messovi mano, fece in fresco una Nostra Donna che siede, bellissima, con il Figliuolo in collo et un San Giuseppo, che appoggiato a un sacco, tien gl'occhi fissi a un libro aperto. E fu si fatta quest'opera, che per disegno, grazia e bontà di colorito e per vivezza e rilievo, mostrò egli avere di gran lunga superati et avanzati tutti i pittori che avevano insino a quel tempo lavorato. Et invero è questa pittura così fatta che apertamente da se stessa, senza che altri la lodi, si fa conoscere per stupenda e rarissima.

1 ... 246 247 248 249 250 251 252 253 254 ... 531
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)