Padrone della vita, padrone della morte [Master of Life and Death]
- Автор: Силверберг Роберт
- Год: 1970
- Язык: итальянский
- Год: Casa Editrice La Tribuna
- Переводчик: Maurizio Cesari
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Padrone della vita, padrone della morte [Master of Life and Death]». Краткое содержание книги:
Walton aveva riacquistato il pieno controllo di sé, quando raggiunse il Cullen Building.
Aveva letto i giornali del mattino, e aveva assistito ai notiziari televisivi; erano tutti pieni della notizia diffusa nel discorso di Walton, e alcuni dei giornalisti più coraggiosi avevano stampato un riassunto dell'intero discorso, ridotto negli elementi fondamentali del linguaggio, naturalmente, a beneficio del pubblico dei lettori, o di quella grande parte del pubblico dei lavoratori che si trovava maggiormente a suo agio quando leggeva muovendo le labbra. Il giornale più apertamente ostile a Poppy, il Citizen, si divertiva sommamente a dedicare ampio spazio al discorso, dedicando un editoriale rovente al "velo di segretezza" che circondava le operazioni di Poppy.
Walton lesse per due volte l'editoriale del Citizen, assaporando la semplicità di espressioni che sconfinava quasi nell'analfabetismo. Il popolo adorava il tono letterario di quel giornale. Walton ritagliò accuratamente l'editoriale, lo infilò in una busta che gettò nel condotto pneumatico che lo collegava alla sezione delle Pubbliche Relazioni, indirizzando la busta, semplicemente, a "Lee Percy", con l'aggiunta della parola "Attenzione".
— Un certo signor McLeod desidera vederla — disse la segretaria nell'intercom. — Afferma di avere un appuntamento con lei.
— Lo faccia entrare — disse Walton. — E avverta il signor Percy di salire.
Aspettando l'arrivo di McLeod, Walton sfogliò gli altri giornali. Alcuni lodavano Poppy per avere nascosto la notizia del motore interstellare per così lungo tempo. Walton accumulò ordinatamente i giornali in un angolo della sua scrivania.
Nelle ore scure e vuote del mattino si era aspettato di venire costretto a dimettersi. Ora, se ne rendeva conto, avrebbe potuto rafforzare enormemente la sua posizione, se fosse riuscito a controllare il flusso degli eventi e a incanalarlo nella maniera più adatta.
La figura massiccia di McLeod apparve sullo schermo. Walton lo fece entrare.
— Signore, io sono McLeod.
— Certo. Vuole accomodarsi?
McLeod era teso, rigidamente formale, molto britannico nel suo riserbo e nel suo aspetto generale. Walton fece un gesto pieno di disagio, cercando di superare l'ondata di imbarazzo e il nervosismo.
— A quanto sembra, abbiamo tra le mani un bel pasticcio — disse. — Ma non c'è nessun pasticcio così impasticciato da impedirci di sbrogliarlo, eh?
— Se è necessario, signore. Ma non posso fare a meno di pensare che tutto questo avrebbe potuto venire evitato.
— No. Lei si sbaglia, McLeod. Se avesse "potuto" venire evitato, l'avremmo evitato. Il fatto che qualche idiota nella mia sezione delle relazioni pubbliche sia riuscito a scoprire che lei stava ritornando è incontrovertibile; è accaduto, malgrado ogni precauzione.
— Il signor Percy — annunciò la segretaria, nell'intercom.
La figura angolosa di Lee Percy apparve sullo schermo. Walton gli disse di entrare.
Percy appariva spaventato… terrificato, pensò Walton. Teneva in mano un foglio di carta piegato.
— Buongiorno, signore.
— Buongiorno, Lee. — Walton notò che il "tu" amichevole e il Roy erano stati sostituiti dal formale "signore". — Hai ricevuto il ritaglio che ti ho mandato?
— Sì, signore. — Con aria cupa.
— Lee, ti presento Leslie McLeod, capo delle operazioni del nostro fortunato progetto interstellare. Colonnello McLeod, desidero presentarle Lee Percy. È la mente maestra che ha prodotto la nostra piccola fuga di notizie di ieri sera.
Percy barcollò visibilmente sotto il colpo. Fece un passo avanti e posò il foglio di carta sulla scrivania di Walton.
— H-ho f-fatto un e-errore, ieri sera — balbettò. — Non avrei mai dovuto diffondere quella notizia.
— Hai detto giusto, accidenti a te — ammise Walton, tenendo la sua voce accuratamente controllata in un tono amichevole. — Ci hai scoperchiato una pentola bollente, Lee. Quel pianeta non è a nostra disposizione per la colonizzazione, malgrado l'entusiasmo col quale ho lietamente annunciato la cosa ieri sera. E tu dovresti essere abbastanza intelligente da sapere che è impossibile ritirare una buona notizia, quando la si è diffusa.
— Il pianeta non è nostro? Ma…
— Secondo il colonnello McLeod — disse Walton — il pianeta è di proprietà di creature intelligenti che vivono su un mondo vicino, e che non desiderano la presenza di un'orda di coloni stranieri nel loro sistema solare più di quanto noi non desidereremmo una colonia di formiconi intelligenti su Marte.
— Signore, questo foglio… — disse Percy, in tono soffocato. — È… è…
Walton lo aprì. Erano le dimissioni di Percy. Lo lesse due volte, sorrise, e lo posò sulla scrivania. Adesso era il momento di mostrarsi magnanimo.
— Respinte — disse. — Abbiamo bisogno di te, Lee, nel nostro gruppo. Ho ordinato una decurtazione del dieci per cento sullo stipendio, per la durata di una settimana, a decorrere da ieri, ma questa sarà l'unica sanzione.
— Grazie, signore.
"Sta strisciando davanti a me" pensò Walton, sorpreso. Disse: — Una sola condizione: non commettere un altro errore, neppure trascurabile, altrimenti non solo ti licenzierò, ma ti metterò sulla lista nera, in modo che tu non possa trovare lavoro neppure in mille anni, e neppure se dovessi cercare tra qui e Procione. Capito?
— Sissignore.
— Va bene. Torna nel tuo ufficio e mettiti al lavoro. E non voglio altra pubblicità su quest'astronave più veloce della luce, finché non sarò io ad autorizzarla. No… aspetta. Trasmetti un'appendice alla notizia di ieri sera. Una cortina fumogena, diciamo. Prepara una cortina fumogena di parole così confusa, sulla conquista dello spazio, e così aggrovigliata, che nessuno si disturbi più a ricordare qualcosa sulle mie parole. E lascia perdere la questione della colonizzazione. Hai capito?
— Ho capito, signore. — Percy riuscì a fare un debole sorriso.
— Ne dubito — disse seccamente Walton. — Quando avrai preparato il testo, mandalo su per la mia approvazione. E che il cielo ti aiuti se devierai anche di una virgola dal testo da me approvato!
Percy uscì dall'ufficio, camminando all'indietro, sprofondandosi in inchini.
— Perché ha fatto questo? — chiese McLeod, sconcertato.
— Perché l'ho lasciato andare? Perché mi sono comportato così magnanimamente con lui?
McLeod annuì.
— Nell'esercito — disse — se un uomo facesse una cosa del genere, verrebbe immediatamente fucilato.
— Questo non è l'esercito — disse Walton. — E benché l'uomo si sia comportato come un cretino integrale ieri, questo non basta a mandarlo al Sonno Felice. Inoltre, lui conosce il suo mestiere. Non posso correre il rischio di licenziarlo.
— È così difficile trovare degli addetti alle pubbliche relazioni?
— No. Ma Lee è un uomo in gamba, e la prospettiva di vederlo disertare in favore della parte avversa mi spaventa. Adesso mi sarà grato per sempre. Se lo avessi licenziato, prima della fine della settimana avrebbe pubblicato sul Citizen mezza dozzina di articoli anti-Poppy. E questi articoli basterebbero a rovinarci.
McLeod sorrise, con approvazione.
— Lei sa affrontare bene il suo lavoro, signor Walton. Le mie congratulazioni.
— Devo farlo — disse Walton. — Il direttore di Poppy è pagato per produrre due o tre miracoli all'ora. Ci si abitua, dopo un poco, perché l'uomo si abitua a tutto. Mi parli di quegli stranieri, colonnello McLeod.
McLeod posò una valigetta diplomatica sulla scrivania di Walton e l'aprì. Porse a Walton un voluminoso incartamento di foto a colori.
— Le prime dodici sono paesaggi del pianeta — spiegò McLeod. — Si tratta di Procione VIII… il pianeta numero otto a partire dalla stella, in un sistema di sedici pianeti… sedici, a meno che non ce ne siano sfuggiti due o tre… in ogni modo, abbiamo registrato la presenza di sedici pianeti, nel sistema, e abbiamo compiuto rilevamenti intorno a ciascuno di essi. Dieci mondi erano giganteschi, con atmosfere di metano, e un'ecologia basata su questo elemento. Non ci siamo neppure presi il disturbo di atterrare. Due pianeti erano supergiganti di ammoniaca, ancor meno simpatici dei primi dieci. Tre pianeti, più piccoli, non possedevano affatto atmosfera, per lo meno non c'era un'atmosfera degna di questo nome, e non avevano un aspetto più abitabile di quello che presenta Mercurio a mezzogiorno… se ho reso bene l'idea. E il restante pianeta era quello che noi abbiamo chiamato Nuova Terra. Dia un'occhiata alle fotografie. Walton diede l'occhiata richiesta. Le foto mostravano file e file di digradanti colline coperte d'erba e cespugli lussureggianti, tra le quali scorrevano fiumi tranquilli, nella luce di un'aurora dolce e chiara. Diverse fotografie mostravano degli esemplari di vita indigena… una piccola scimmia quadrumane grinzosa e rinsecchita, una creatura con sei arti che somigliava vagamente a un cane, un uccello strano e abbastanza gradevole d'aspetto.