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Fuga dal futuro [Our Children's Children - it]

Электронная книга - «Fuga dal futuro [Our Children's Children - it]». Краткое содержание книги:

Nel giardino di un fotoreporter, ai piedi di una vecchia quercia, si apre a un tratto, come nelle fiabe, un gran buco nero. Ma le creature che ne escono non sono gnomi o folletti, sono uomini e donne, vecchi e bambini che fuggono dal futuro; o, almeno, così dicono. È un’invasione ordinata e pacifica, che pone però ugualmente problemi gravissimi. Possiamo noi, già sovraffollati come siamo, accogliere e mantenere questi milioni di nuovi venuti che dilagano in ogni parte del mondo? E, d’altra parte, chi avrebbe il coraggio di respingere quelli che sono, in fin dei conti, i nostri discendenti? Finché, a sciogliere i nodi e le esitazioni, interviene l’orrendo nemico da cui i profughi fuggivano e che ora si scatena anche nel nostro tempo.
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— Il dottor Osborne finora non ha preso parte alla discussione — osservò Ives. — Non ha qualcosa da dire?

— Questo genere di problemi esula dalla mia competenza — dichiarò Osborne. — Io non sono un fisico, ma un geologo specializzato in paleontologia. Per ora, faccio da comparsa, ma in seguito, se vorrete sapere qualcosa sul Miocene, potrò darvi qualche delucidazione.

— Io vorrei sapere qualcosa subito — disse Brooks. — Ho sentito che ci avete proposto di tornare con voi nel Miocene, e sono certo che questa prospettiva alletterà i più arditi e avventurosi di noi. Molti, infatti, rimpiangono di essere nati dopo l’era delle grandi scoperte geografiche. L’idea di tornare indietro nel tempo in un’epoca così profondamente diversa dalla nostra e in cui tutto è ancora da fare è senza dubbio affascinante per molti. Volete dunque dirci che cosa possiamo aspettarci di trovare, nel Miocene?

— Più che volentieri — rispose Osborne. — Però, per prima cosa, devo ovviamente premettere che si tratta per lo più di supposizioni, anche se generalmente derivate da fatti accertati. La ragione principale per cui abbiamo scelto il Miocene è che l’erba comparve allora per la prima volta sulla faccia della Terra. Questa convinzione si basa su motivi precisi che non è il momento di approfondire qui. Uno di questi motivi è che proprio allora gli erbivori svilupparono una dentatura atta a triturare l’erba, e proprio allora questi animali ebbero una rapida ed enorme diffusione. Il clima era piuttosto arido, anche se le piogge erano sufficienti a permettere un buon sviluppo dell’agricoltura. Molte foreste cedettero il posto a vaste praterie che mantenevano enormi mandrie di erbivori. Le nostre cognizioni su questi animali sono abbastanza vaste, tuttavia è probabile che ne esistessero anche specie di cui non sono rimaste prove paleontologiche.

“C’erano grandi branchi di oreodonti, animali delle dimensioni di una pecora che potrebbero essere gli antenati dei cammelli. E poi c’erano anche cammelli veri e propri, sebbene più piccoli degli attuali. Pensiamo anche di trovare nel Miocene dei piccoli cavalli, una specie di ponies, e un certo numero di rinoceronti. Nel Miocene, probabilmente agli inizi di quell’era, gli elefanti migrarono nel Nordamerica, attraverso il ponte terrestre di Bering. Erano dotati di quattro zanne e avevano dimensioni più piccole degli elefanti di oggi. Uno degli animali più pericolosi in cui probabilmente ci imbatteremo è il porco gigante, grosso come un bue e con la testa lunga più di un metro. Con tanti erbivori che scorrazzavano nelle praterie, c’era da aspettarsi che nel Miocene ci fossero anche molti carnivori, sia canidi che felini. Forse troveremo l’antenata della tigre dai denti a sciabola, ma questo è un sommario rapidissimo, e il punto importante è un altro. Noi siamo convinti che il Miocene sia stato un periodo di rapido sviluppo evolutivo, con la fauna che si espandeva producendo un gran numero di nuovi tipi e razze, caratterizzato, forse, dalla tendenza degli animali ad assumere dimensioni maggiori. Probabilmente c’erano superstiti dell’Oligocene e perfino dell’Eocene. Credo che ci fossero anche animali pericolosi, serpenti e insetti velenosi, ma non ne sono del tutto sicuro; infatti non esistono prove certe su questo punto.”

— Se è vero quanto dite, sembra un’era in cui è possibile vivere — disse Brooks. — Gli uomini riuscirebbero a cavarsela.

— Oh, di questo siamo sicuri — asserì Osborne. — Le grandi foreste delle ere precedenti cedevano il passo alle praterie, ma restava ancora moltissima legna. E poi l’erba, e il bestiame, i terreni coltivabili, le piogge, non più abbondanti come nelle ere precedenti ma sempre sufficienti… Oh, potremo cavarcela benissimo fin dal principio. Troveremo abbondanza di selvaggina, frutta, bacche e radici commestibili. Anche la pesca sarà abbondante. Non sappiamo bene come sarà il clima, ma abbiamo dei validi motivi per supporre che non sarà molto diverso dal nostro. Forse gli inverni saranno meno freddi. Naturalmente non ne abbiamo la certezza assoluta.

— Naturalmente — disse Brooks. — Però siete decisi ad andarci.

— Non abbiamo altra scelta — disse Osborne.

31

Steve Wilson tornò in sala stampa. La lampada ancora accesa sulla scrivania disegnava un cerchio luminoso nella stanza buia. Le telescriventi continuavano a ticchettare. Erano quasi le tre, e lui doveva cercare di dormire. Era stato a prendere una boccata d’aria in giardino, ma adesso avrebbe fatto bene a coricarsi, tanto più che fra tre o quattro ore al massimo avrebbe dovuto rimettersi al lavoro.

Quando si avvicinò alla scrivania, Alice Gale si alzò dalla poltrona su cui era rimasta seduta al buio. Indossava ancora la tunica bianca. Forse, pensò Wilson, non aveva altro. I profughi dal futuro avevano portato pochissimo bagaglio con sé.

— Signor Wilson — disse Alice — vi aspettavo nella speranza che tornaste. Mio padre vorrebbe parlarvi.

— Con piacere. Buona sera, signor Gale.

Gale uscì da un angolo in ombra e depose sulla scrivania la borsa che aveva sempre portato con sé fin dal suo arrivo. — Mi trovo in una posizione imbarazzante — disse — e avrei piacere che mi ascoltaste e mi diceste cosa devo fare. Mi sembrate un uomo che sa il fatto suo.

Wilson s’irrigidì. Le cose stavano prendendo una piega sgradevole, e aveva l’impressione che avrebbe finito per trovarsi in difficoltà.

— Noi tutti — proseguì Gale — ci rendiamo conto che la nostra venuta costituisce un grave peso per tutti i governi e i popoli della Terra. Abbiamo cercato di ovviare in qualche modo provvedendo a trasportare frumento e altre scorte di viveri nelle zone dove sappiamo che esiste penuria di generi di prima necessità. Siamo pronti a dare il nostro aiuto materiale qualora venga richiesto, ma sappiamo che non sono le braccia che vi mancano. Però la costruzione dei tunnel temporali che ci porteranno nel Miocene comporterà enormi spese…

Così dicendo, prese la borsa e l’aprì, sotto la lampada. Era piena zeppa di sacchettini di cuoio. Gale ne prese uno, l’aprì e rovesciò sulla scrivania una cascata di gemme che scintillarono alla luce della lampada.

— Diamanti — disse.

Wilson deglutì a vuoto. — Ma perché? — balbettò. — Perché mi avete portato queste pietre?

— Era l’unico modo di sdebitarci. I diamanti valgono molto e occupano poco posto. Sappiamo che, se fossero immessi tutti in una volta sul mercato, il loro valore diminuirebbe sensibilmente, ma se li si vendesse poco per volta, senza dare nell’occhio, potrebbero rendere parecchio. Ci siamo assicurati che fossero tutti diamanti trovati dopo la vostra epoca. Avremmo potuto portarvi le gemme più note e che esistono anche adesso, ma abbiamo evitato di farlo. Queste sono state tutte trovate e tagliate nel futuro.

— Metteteli via! — esclamò Wilson inorridito. — Buon Dio, ma non immaginate cosa succederebbe se si venisse a sapere qual è il contenuto della vostra borsa. Miliardi di dollari…

— Sì, molti miliardi — confermò Gale senza scomporsi. — Ai prezzi attuali, i vostri prezzi, forse mille miliardi. Oggi valgono molto più di quanto non valessero nel nostro tempo. Noi non attribuivamo molto valore alle gemme.

Raccolse senza affrettarsi le pietre, le infilò nel sacchetto, rimise il sacchetto nella borsa e la chiuse.

— Vorrei tanto che non me ne aveste parlato — disse Wilson.

— Ma non potevamo farne a meno — obiettò Alice. — Non capite? Siete l’unica persona che conosciamo, l’unico di cui possiamo fidarci. Voi potete dirci cosa dobbiamo fare.

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