Mutazione pericolosa
- Автор: Сойер Роберт Джеймс
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Fabio Feminò
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Mutazione pericolosa». Краткое содержание книги:
— Andiamo a casa — disse Molly, accarezzandogli il dorso della mano.
— No — disse Pierre. — Non ancora.
— Non rimane più nulla da fare qui.
— C’è ancora qualcosa. Voglio finire la sequenza. Voglio sapere quante ripetizioni ho.
— Che differenza fa?
— «Fa differenza» — disse Pierre, con voce tremante. — Fa tutta la differenza del mondo.
Molly apparve perplessa.
— Non ti ho detto tutto. Merde. Merde. Merde. Non ti ho detto tutto.
— Cosa?
— C’è una correlazione inversa fra il numero di ripetizioni e l’età in cui si sviluppa la malattia.
Molly non sembrò capire, o non voleva. — Cosa? — disse di nuovo.
— Più ripetizioni ci sono, e più presto è probabile che appaiano i sintomi. Alcuni pazienti prendono la malattia da piccoli; altri non la prendono fino a ottant’anni. Io… devo finire la sequenza; devo sapere quante ripetizioni ho.
Molly lo guardò. Non c’era nulla da dire.
Pierre si sfregò gli occhi, si soffiò il naso, e si chinò di nuovo sulla pellicola dell’autoradiografia. Il conteggio continuò a crescere. Quarantacinque. Cinquanta. Cinquantacinque. Sessanta.
Il tempo continuò a passare. Pierre si sentì svenire, ma incalzò, segnando una lettera dopo l’altra sulla pellicola: CAG, CAG, CAG…
Molly si alzò e attraversò la stanza. Trovò una confezione di Kimwipe… fazzoletti costosi, di qualità da laboratorio. Li usò per asciugarsi gli occhi. Cercò di nascondere a Pierre che stava piangendo.
Finalmente, Pierre trovò un codone che non era CAG. Conteggio totale: settantanove ripetizioni.
Per un po’ tra loro ci fu silenzio. Da qualche parte in lontananza, una sirena dei vigili del fuoco stava ululando.
— Quanto tempo? — chiese Molly infine.
— Settantanove è un numero molto alto — disse Pierre a bassa voce. — Molto alto. — Inspirò aria, pensando.
— Ho trentadue anni ora. La correlazione è imprecisa. Non posso essere sicuro. Ma… non so, credo di dovermi aspettare di vedere i sintomi molto presto. Certamente quando ne avrò trentacinque o trentasei.
— Be’, allora, tu…
Lui alzò una mano. — La malattia può impiegare anni o decenni per fare il suo corso. I primi sintomi potrebbero essere solo disturbi di coordinazione, o tic facciali. Potrebbero volerci degli anni prima che le cose si facciano serie. Oppure…
— Oppure?
Pierre scrollò le spalle. — Be’ — disse, con voce triste — credo che sia tutto.
Molly tese la mano verso la sua, ma Pierre la ritrasse.
— Ti prego — disse lui. — È finita.
— Cos’è finita? — disse Molly.
— Per favore. Non rendiamo le cose difficili.
— Ti amo — disse Molly sottovoce.
— Per favore, non…
— E so che tu ami me.
— Molly, sto morendo.
Molly tornò verso di lui, mettendogli il braccio intorno al collo, e poggiandogli il capo sul torace. I pensieri di Pierre erano tutti in francese.
— Voglio ancora sposarti — disse Molly.
— Molly, io voglio solo quel che è meglio per te. Non voglio essere un fardello per te.
Molly lo strinse di più. — Voglio sposarti, e voglio avere un bambino.
— No — disse Pierre. — No, non posso diventare padre. Il numero di ripetizioni della CAG tende a incrementare di generazione in generazione… è un fenomeno chiamato «anticipazione». Io ne ho settantanove; un figlio che prendesse il gene da me ne avrebbe molto probabilmente ancora di più… il che significa che potrebbe sviluppare la malattia nell’adolescenza, o ancora prima.
— Ma…
— Niente ma. Mi dispiace; è stato pazzesco. Non potrà mai funzionare. — Vide l’espressione di Molly, vide il dolore, sentì il proprio cuore spezzarsi. — Ti prego, non rendere le cose più dure per tutti e due. Vai a casa, vuoi? È finita.
— Pierre…
— È finita. «Ho già sprecato troppo tempo per questo.»
Poté vedere che quelle parole l’avevano ferita. Molly si diresse verso la porta del laboratorio, ma si voltò a guardarlo un’ultima volta. Non lo fissò negli occhi.
Lei lasciò la stanza. Pierre si mise a sedere su uno sgabello, con le mani ancora tremanti.
14
Pierre chiamò Tiffany Feng e le disse di procedere con la sua polizza sanitaria a partire dal secondo giorno dell’anno nuovo. La Condor avrebbe potuto contestare quel test informale se il risultato fosse stato negativo, ma non c’era nessun vantaggio concepibile a mentire sul fatto di avere la corea di Huntington. Tiffany disse che la dichiarazione di Pierre su carta intestata dell’Human Genome Center, autenticata dall’archivista del campus, sarebbe stata accettabile come prova che il test era stato realmente condotto.
Pierre tornò a trascorrere le serate alla Doe Library. Periodicamente alzava lo sguardo, si guardava intorno, in cerca di un volto familiare.
Lei non comparve mai.
Passava ogni sera a leggere, cercando nella letteratura scientifica informazioni sul DNA intronico, ora più che mai sapeva di essere in corsa contro il tempo. Aveva già sette anni in più di James D. Watson quando aveva fatto la sua grande scoperta e solo due meno di quando Watson aveva ricevuto il Premio Nobel.
Un orologio a muro sopra la sedia di Pierre stava ticchettando disturbandolo. Lui si alzò e si spostò a un altro tavolo.
Aveva cominciato dal materiale più recente e stava retrocedendo verso i numeri arretrati. Un riferimento nell’indice di una rivista catturò il suo sguardo. «Un tipo diverso di trasmissione ereditaria».
Diversa trasmissione ereditaria… Poteva essere?
Chiese a Pablo di ripescare lo «Scientific American» del giugno 1989. E lì trovò esattamente quel che stava cercando. Un livello del tutto diverso di informazione potenzialmente codificato nel DNA, e uno schema plausibile per ereditare in modo affidabile quell’informazione da una generazione all’altra.
Il codice genetico consiste di quattro lettere: A, C, G, e T. La C sta per citosina, e la formula chimica della citosina è C4H5N3O… quattro atomi di carbonio, cinque di idrogeno, tre di azoto e uno di ossigeno.
Ma non tutta la citosina è la stessa. Si sapeva da lungo tempo che a volte uno di quei cinque atomi d’idrogeno può essere rimpiazzato da un gruppo metilico, CH3: un atomo di carbonio legato a tre di idrogeno. Il processo è chiamato, abbastanza logicamente, metilazione della citosina.
Così, quando uno scriveva una formula genetica — diciamo, la CAG che si ripeteva di continuo nei geni malati di Pierre — la C poteva essere sia la citosina regolare che sotto forma metilata, chiamata 5-metilcitosina. I genetisti non avevano mai badato a quale fosse; entrambe le forme finivano per sintetizzare esattamente le stesse proteine.
Ma quell’articolo su «Scientific American», di Robin Holliday, descriveva una scoperta intrigante: quasi sempre, quando la citosina subisce la mediazione, la base successiva alla citosina sul filamento di DNA è la guanina: una coppia CG.
Ma la presenza di C e G fianco a fianco su un filamento della doppia elica del DNA significava che sul filamento opposto dovevano trovarsi G e C. Dopotutto, la citosina si lega sempre alla guanina, e la guanina alla citosina.
Nell’articolo, Holliday proponeva un ipotetico enzima che chiamava «metilase di mantenimento». Avrebbe legato a un gruppo metilico una citosina che era adiacente a una guanina solo se la coppia corrispondente sull’altro lato fosse stata già metilata.
Era tutto ipotetico. La metilase di mantenimento poteva non esistere. Ma se fosse esistita…
Pierre guardò l’orologio; era quasi l’ora di chiusura. Fotocopiò l’articolo, restituì la rivista a Pablo, e se ne andò a casa.