Mutazione pericolosa
- Автор: Сойер Роберт Джеймс
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Fabio Feminò
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Mutazione pericolosa». Краткое содержание книги:
— Questo non lo sai — disse Pierre. — Potrei essere altrettanto malvagio del resto di loro.
Molly sorrise. — No, non lo sei. Ho visto il modo in cui mi ascolti, quanto ti interessano le mie opinioni. Non sei uno scimmione macho.
Pierre sorrise lievemente. — È la cosa più carina che chiunque mi abbia mai detto.
Molly rise, ma poi tornò seria immediatamente. — Guarda, lo so che può sembrare che io sia poco modesta, ma so di essere graziosa…
— A dire il vero, sei tanto bella da far cadere stecchiti.
— Non sono in cerca di complimenti. Lasciami finire. So di essere graziosa… la gente me lo dice fin da quando ero ragazzina. Mia sorella Jessica ha fatto la modella un sacco di volte; anche mia madre fa ancora voltare le teste a guardarla. Era solita dire che il più grosso problema del suo primo matrimonio era che suo marito si interessava solo al suo aspetto. Papà era un dirigente; aveva voluto una moglie come trofeo… e mamma non si accontentava di essere solo questo. Tu sei il solo uomo che abbia mai conosciuto ad aver guardato oltre la mia apparenza esteriore, fino al mio intimo. Ti piaccio per la mia mente, per… per…
— Per l’essenza del tuo carattere — disse Pierre.
— Cosa?
— Martin Luther King. I premi Nobel sono un mio hobby, e ho sempre avuto un debole per i grandi oratori, anche quando sono in inglese. — Pierre chiuse gli occhi, ricordando. — «Ho fatto un sogno, che un giorno questa nazione si alzerà in piedi e vivrà secondo l’autentico significato del suo credo: che sia di per sé evidente la verità che tutti gli uomini sono creati eguali. Ho fatto un sogno, che i miei quattro bimbi piccoli vivranno un giorno in una nazione dove non saranno giudicati per il colore della loro pelle ma per l’essenza del loro carattere. Ho fatto questo sogno oggi.» — Guardò Molly, poi alzò lievemente le spalle. — Forse è perché potrei avere la corea di Huntington, ma tento di guardare oltre i tratti genetici più evidenti, come la bellezza. — Sorrise. — Non che la tua bellezza non mi colpisca.
Molly ricambiò il sorriso. — Ho una domanda. Che significa «joli petit cul»?
Pierre si schiarì la gola. — È, ah, un po’ volgare. «Bel sederino» è una buona approssimazione. Dove l’hai sentito?
— Alla Doe Library, la notte che ci incontrammo. Fu il tuo primo pensiero che captai.
— Oh.
Molly rise. — Non preoccuparti. — Sorrise maliziosa.
— Sono lieta che mi trovi fisicamente attraente, basta che non sia l’«unica» cosa che ti importa.
Pierre sorrise a sua volta. — Non lo è. — Ma poi si fece triste in volto. — Ma ancora non vedo che razza di futuro potremmo avere.
— Neanch’io ne ho idea — disse Molly. — Ma lo scopriremo insieme. Ti amo, Pierre Tardivel. — Lo abbracciò.
— Anch’io ti amo — disse lui, dando finalmente voce a quelle parole.
Ancora abbracciati l’un l’altro, con la testa che riposava sulle spalle di lui, Molly disse: — Penso che dovremmo sposarci.
— Cosa? Molly, ma se ci conosciamo solo da pochi mesi.
— Lo so. Ma ti amo, e tu ami me. E può darsi che non ci resti molto tempo da sprecare.
— Non posso sposarti — disse Pierre.
— Perché no? È perché non sono cattolica?
Pierre rise forte. — No, tesoro, no. — La abbracciò di nuovo. — Dio, quanto ti amo. Ma non posso chiederti di allacciare una relazione con me.
— Non sei tu a chiederlo a me. Sono io a chiederlo a te.
— Ma…
— Ma niente. È da tempo che desidero fare questo passo.
— Ma di sicuro…
— Quest’argomento non funzionerà.
— E che…
— Non mi preoccupo nemmeno di questo.
— Eppure, io…
— Oh, andiamo! Non ci credi tu stesso.
Pierre rise. — Tutte le nostre discussioni dovranno essere così?
— Naturalmente. Non abbiamo tempo da perdere litigando.
Lui restò in silenzio per alcuni istanti, mordendosi il labbro inferiore. — C’è un test — disse infine.
— Qualunque cosa sia, tenterò — disse Molly.
Pierre rise. — No, no, no. Voglio dire, c’è un test per la corea di Huntington. C’è da diverso tempo; hanno scoperto il gene che la provoca nel marzo 1993.
— E non hai fatto questo test?
— No. Io… no.
— Perché no? — Il suo tono era di curiosità, non di rimprovero.
Pierre espirò e guardò il soffitto. — Non c’è cura per la corea di Huntington. Anche se sapessi, non si potrebbe fare nulla per aiutarmi. E… e… — Sospirò. — Non so come spiegarlo. La mia assistente Shari mi ha detto una cosa oggi… ha detto «Tu non sei ebreo», intendendo che c’era qualcosa in lei che non sarei mai riuscito a capire perché non potevo mettermi nei suoi panni. La maggior parte delle persone a rischio della corea di Huntington non hanno fatto il test.
— Perché? È doloroso?
— No. Tutto quel che occorre è una goccia di sangue.
— È costoso?
— No. Diavolo, potrei farlo io stesso, usando l’attrezzatura del mio laboratorio.
— Allora perché?
— Sai chi è Ario Guthrie?
— Certo.
Pierre sollevò le sopracciglia; si era aspettato che mostrasse la stessa ignoranza esibita da lui tanti anni prima. — Be’ — proseguì — suo padre Woody morì di corea di Huntington, ma Ario ancora non ha fatto il test. — Una pausa. — Sai chi è Nancv Wexler?
— No.
— Chiunque abbia la corea di Huntington conosce il suo nome. È la presidentessa dell’Hereditary Disease Foundation, che ha promosso la ricerca del gene responsabile. Come Ario, ha il cinquanta per cento di probabilità di averlo anche lei, sua madre morì della stessa malattia, e nemmeno lei ha mai fatto il test.
— Non capisco perché la gente non lo faccia. Io vorrei sapere.
Pierre sospirò, pensando ancora a quel che gli aveva detto Shari. — È quello che dicono tutti quelli che «non sono» a rischio. Ma non è così semplice. Se uno scoprisse che ha la malattia, perderebbe ogni speranza. È inesorabile. Almeno ora qualche speranza ce l’ho…
Molly annuì lievemente.
— E… e, be’, qualche volta ho problemi a passare la notte, Molly. Ho… contemplato il suicidio. Un sacco di quelli che sono a rischio l’hanno fatto. Ci… sono andato vicino un paio di volte. Ad avermi trattenuto è stata la possibilità che forse non ho la malattia. — Sospirò di nuovo, cercando di decidere che dire in seguito. — Uno studio ha mostrato che il venticinque per cento di quelli che fanno il test e scoprono di avere il gene difettoso tentano davvero il suicidio, e uno su quattro ci riesce. Io… non sono sicuro di poter superare tutte le buie nottate se sapessi per certo di averlo.
— Ma l’altro lato della medaglia è che se scoprissi di non averlo, potresti rilassarti.
— Il paragone è quasi esatto. È «davvero» l’altro lato della medaglia; le probabilità sono esattamente il cinquanta per cento. Ma temo che tu abbia torto a dire che potrei rilassarmi. Ben il dieci per cento di quelli che fanno il test e scoprono di non avere la malattia finiscono ugualmente per sviluppare gravi problemi emotivi.
— Perché mai dovrebbero?
Pierre distolse lo sguardo. — Quelli di noi che sono a rischio basano le proprie vite sul presupposto che potrebbero venir troncate. Spesso lasciamo perdere tutto per questo motivo. Io… prima di te, erano nove anni che non mi mettevo con una donna, e, a essere onesti, non pensavo che l’avrei mai più fatto.
Molly annuì, come se fosse stato finalmente spiegato un mistero. — È per questo che sei così dedito al tuo compito — disse, con gli occhi azzurri spalancati. — Perché lavori così duramente.