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Agonia della Terra [City at World's End - it]

Электронная книга - «Agonia della Terra [City at World's End - it]». Краткое содержание книги:

Una bomba superatomica viene lanciata, da una nazione sconociuta, su una piccola città americana dove si cela un centro per le ricerche atomiche. L’esplosione ha per effetto di rompere la continuità del tempo e sbalestrare la piccola città, intatta, in un’epoca dell’avvenire, a milioni di anni nel futuro, in una Terra morente e arida, inabitabile e deserta. La Federazione delle Stelle, che governa tutti i mondi del futuro, interviene per evacuare la popolazione della città su un altro pianeta. Ma la popolazione si ribella, e, con l’aiuto di uno scienziato del futuro, alla Terra morente viene iniettata una potente carica atomica che ha la virtù di riscaldarla nuovamente. Gli ultimi superstiti rimangono quindi sulla Terra rinata e la vita degli abitanti della piccola città può riprendere il suo corso normale, nella eterna storia dell’Universo.
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Quell’essere strano mosse un passo o due verso Garris, con le grosse mani tese. Parlava con una voce lenta, romban­te, e sorrideva, mostrando una fila di denti grandi e forti, che scintillavano cupamente, come sciabole, nella pallida luce dell’alba.

Garris lanciò un altro urlo. Kenniston si accorse che il pa­nico si stava impadronendo dei presenti, vide gli agenti pun­tare le armi.

«Aspettate! Fermatevi!» gridò allora Kenniston, spin­gendo da parte il sindaco. «Per l’amor del Cielo! Aspettate! Siete pazzi!» Aveva affrontato gli agenti armati, mettendosi in modo da far scudo col suo corpo all’essere strano che era sopraggiunto. Sentiva egli stesso una invincibile repulsione per quella creatura che era a un tempo bestiale e umana. Ma quell’essere peloso lo aveva guardato, e gli aveva sorriso...

«Non sparate!» urlò ancora. «È un essere intelligente! È uno di loro!»

«Fatevi da parte, Kenniston!» urlò il sindaco, con voce acuta, tremante per il terrore. «Quel bruto è pericoloso, vi dico!»

Le armi puntate si erano improvvisamente dirette altrove. Kenniston, voltandosi di scatto, vide che i quattro soprag­giunti s’erano fatti un poco da parte. E, immediatamente, la scena svanì. La donna aveva levato una mano, in un rapido gesto. Dalla nave spaziale, laggiù nella pianura, partì un lam­po di luce bianca. Quella luce colpì inesorabile. Colpì coloro che si trovavano davanti alla porta. Colpì e disparve, in un attimo.

Anche Kenniston si trovava sul passaggio di quel lampo di luce. Sentì un improvviso stordimento in ogni nervo. La pe­na fisica non ebbe la durata che di una frazione di secondo, poi sopravvenne una specie di paralisi, come da una scarica elettrica. Vide Garris, Hubble e gli altri barcollare, coi visi pallidi e scossi. Le armi erano cadute dalle mani degli agenti ormai prive di forza.

Poi, l’essere peloso si avvicinò nuovamente a Kenniston. I suoi occhi scuri sorridevano sempre. Con la sua voce rom­bante emise alcuni suoni rassicuranti. Poi, con gesto esperto, massaggiò brevemente, con le sue grosse mani pelose, la nu­ca di Kenniston. La paralisi che aveva colpito Kenniston co­minciò allora a dileguarsi.

L’uomo dai capelli rossi aveva fatto alcuni passi avanti e aveva raccolto una delle armi cadute. Un sentimento di indi­cibile stupore trasparì subito dai suoi occhi, mentre la esami­nava. Disse qualcosa, con voce rapida, agli altri. Anch’essi esaminarono l’arma da ogni parte. Poi, stupefatti e increduli, guardarono Kenniston e i suoi compagni che stavano ora ri­mettendosi dalla temporanea paralisi che li aveva colpiti.

«Dispongono di un raggio della morte o di qualche cosa del genere!» urlò nuovamente Bertram Garris, con voce soffocata dallo spavento. «Possono ucciderci tutti!»

«Finitela!» proruppe infuriato Hubble. «State facen­do una figura da imbecille. Quell’arma che hanno usato era un semplice mezzo di difesa, niente affatto letale, e proprio voi li avete costretti a usarla contro di noi.»

La donna chiamò a sé, eccitata, l’essere peloso.

«Gorr Holl!» Era questo, evidentemente, il suo nome. E Gorr Holl raggiunse gli altri tre. Egli pure emise suoni di in­credula meraviglia, mentre esaminava l’arma che gli mostra­vano.

Kenniston si rivolse a Hubble, non curandosi più di Garris né degli attoniti agenti disarmati.

«Credo che abbiano cominciato a sospettare di dove ve­niamo.»

L’eccitazione dei quattro sconosciuti era ovvia. Fu la don­na, notò Kenniston, che si riebbe per prima dalla sorpresa. Essa parlò rapidamente all’uomo magro, quello che poco prima aveva ripetuto con voce gioiosa: “Qui Middletown, qui Middletown!”. Dal ripetuto uso del suo nome, Kenniston im­maginò che quell’uomo dovesse chiamarsi Piers Eglin. Ed era proprio Piers Eglin che appariva il più stupefatto di tutti e, strano a dirsi, il più lieto.

Piers Eglin, si avvicinò a Kenniston, quasi divorandolo coi suoi occhi miopi.

«Middletown» disse. E aggiunse, dopo un momento, in inglese: «Amici!»

Kenniston colse subito quell’occasione.

«Amici?» ripeté. «Ma allora, parlate inglese?»

Quella parola, inglese,mandò Piers Eglin in un visibilio di gioia e di eccitazione. Cominciò a parlare nuovamente con gli altri, ma la donna lo interruppe con un gesto di comando.

Egli si rivolse allora nuovamente a Kenniston.

«Lingua... inglese...» balbettò, ansimando. «Voi... par­late... lingua... inglese?»

Kenniston fece semplicemente un cenno affermativo col capo.

Una espressione di immensa meraviglia apparve negli oc­chi miopi di Piers Eglin.

«Chi... No!» Si interruppe e ricominciò di nuovo. «Di... dove... venite... voi?»

«Dal passato» rispose Kenniston, e sentì, in quel mo­mento, tutta l’assurda realtà di quanto diceva. «Da molto lontano, nel passato» aggiunse.

«Quanto... lontano?»

Kenniston capì che le date del ventesimo secolo non avrebbero significato nulla, per quella gente, dopo tante epo­che passate. Pensò un momento, poi disse: «Da molto lon­tano, nel passato. Nella nostra vita, la potenza atomica era stata appena scoperta.»

«Tanto? Tanto?» bisbigliò Piers Eglin, con voce tre­mante, sbalordita. «Ma... come? Come?»

Kenniston scosse le spalle, incapace di spiegarsi. Poi ag­giunse: «Vi è stata una esplosione atomica sulla nostra città. Ci siamo trovati, con tutta la nostra città, in questa epo­ca. Ecco tutto.»

Piers Eglin tradusse, febbrilmente, quelle parole agli altri. La donna mostrò subito un vivo interesse. Ma fu Gorr Holl, l’essere peloso, che fece il più lungo commento, con la sua voce sorda e rombante.

Piers Eglin si rivolse di scatto nuovamente a Kenniston, ma Kenniston interruppe le ansiose domande dell’altro con una domanda sua.

«E voi, di dove venite, voi?»

Piers Eglin indicò il cielo, ora illuminato dall’alba.

«Da...» ma si interruppe, evidentemente per cercare di ricordarsi il nome antico del pianeta. Poi aggiunse: «... da Vega.»

Fu la volta di Kenniston, a rimanere sbalordito.

«Ma voi siete esseri umani, terrestri!» obiettò. Poi, fa­cendo un cenno verso la pelosa figura di Gorr Holl, domandò ancora: «E quello, chi è?»

Nuovamente, Piers Eglin si sforzò di ricordarsi un nome antico. Poi disse: «Capella, Gorr Holl viene da Capella.»

Vi fu una pausa di silenzio, durante la quale i quattro nuo­vi venuti continuarono a guardare sorpresi gli uomini di Middletown. Nella mente di Kenniston, i pensieri turbinava­no caoticamente. L’unica cosa che gli appariva chiara era questa: gli apparecchi radiotelevisivi della città da essi occu­pata erano stati ben al di là di ogni sua possibile comprensio­ne. Quegli apparecchi erano destinati a comunicazioni inter­stellari. Il suo appello aveva percorso quelle distanze, e da quelle distanze era venuta la risposta... da Vega, da Capella, dalle stelle!

«Ma voi parlate la nostra vecchia lingua!» esclamò, in­credulo, rivolto a Eglin.

Confusamente, con voce balbettante, Eglin si spiegò.

«Io sono uno... storico. Sono specializzato nella civiltà preatomica della Terra. Ho imparato la lingua dai vecchi li­bri. È per questo che ho chiesto di partecipare a questa spedi­zione sulla Terra.»

La donna lo interruppe. Rabbrividiva un poco, e parla­va ora a voce bassa, rapida. Eglin si rivolse allora ai pre­senti.

«Questa è Varn Allan, la governatrice di questo... questo settore. Questi...» e accennò il giovane dai capelli rossi «è Norden Lund, viceamministratore.» Gli riusciva difficile ri­cordare le parole in inglese, e gli riusciva anche più difficile pronunciarle. Poi aggiunse: «Varn Allan vi chiede che noi... che noi parliamo entro la città, perché qui fa freddo.»

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