Agonia della Terra [City at World's End - it]
- Автор: Гамильтон Эдмонд Мур
- Год: 1953
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Pietro Leoni
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Agonia della Terra [City at World's End - it]». Краткое содержание книги:
Quell’essere strano mosse un passo o due verso Garris, con le grosse mani tese. Parlava con una voce lenta, rombante, e sorrideva, mostrando una fila di denti grandi e forti, che scintillavano cupamente, come sciabole, nella pallida luce dell’alba.
Garris lanciò un altro urlo. Kenniston si accorse che il panico si stava impadronendo dei presenti, vide gli agenti puntare le armi.
«Aspettate! Fermatevi!» gridò allora Kenniston, spingendo da parte il sindaco. «Per l’amor del Cielo! Aspettate! Siete pazzi!» Aveva affrontato gli agenti armati, mettendosi in modo da far scudo col suo corpo all’essere strano che era sopraggiunto. Sentiva egli stesso una invincibile repulsione per quella creatura che era a un tempo bestiale e umana. Ma quell’essere peloso lo aveva guardato, e gli aveva sorriso...
«Non sparate!» urlò ancora. «È un essere intelligente! È uno di loro!»
«Fatevi da parte, Kenniston!» urlò il sindaco, con voce acuta, tremante per il terrore. «Quel bruto è pericoloso, vi dico!»
Le armi puntate si erano improvvisamente dirette altrove. Kenniston, voltandosi di scatto, vide che i quattro sopraggiunti s’erano fatti un poco da parte. E, immediatamente, la scena svanì. La donna aveva levato una mano, in un rapido gesto. Dalla nave spaziale, laggiù nella pianura, partì un lampo di luce bianca. Quella luce colpì inesorabile. Colpì coloro che si trovavano davanti alla porta. Colpì e disparve, in un attimo.
Anche Kenniston si trovava sul passaggio di quel lampo di luce. Sentì un improvviso stordimento in ogni nervo. La pena fisica non ebbe la durata che di una frazione di secondo, poi sopravvenne una specie di paralisi, come da una scarica elettrica. Vide Garris, Hubble e gli altri barcollare, coi visi pallidi e scossi. Le armi erano cadute dalle mani degli agenti ormai prive di forza.
Poi, l’essere peloso si avvicinò nuovamente a Kenniston. I suoi occhi scuri sorridevano sempre. Con la sua voce rombante emise alcuni suoni rassicuranti. Poi, con gesto esperto, massaggiò brevemente, con le sue grosse mani pelose, la nuca di Kenniston. La paralisi che aveva colpito Kenniston cominciò allora a dileguarsi.
L’uomo dai capelli rossi aveva fatto alcuni passi avanti e aveva raccolto una delle armi cadute. Un sentimento di indicibile stupore trasparì subito dai suoi occhi, mentre la esaminava. Disse qualcosa, con voce rapida, agli altri. Anch’essi esaminarono l’arma da ogni parte. Poi, stupefatti e increduli, guardarono Kenniston e i suoi compagni che stavano ora rimettendosi dalla temporanea paralisi che li aveva colpiti.
«Dispongono di un raggio della morte o di qualche cosa del genere!» urlò nuovamente Bertram Garris, con voce soffocata dallo spavento. «Possono ucciderci tutti!»
«Finitela!» proruppe infuriato Hubble. «State facendo una figura da imbecille. Quell’arma che hanno usato era un semplice mezzo di difesa, niente affatto letale, e proprio voi li avete costretti a usarla contro di noi.»
La donna chiamò a sé, eccitata, l’essere peloso.
«Gorr Holl!» Era questo, evidentemente, il suo nome. E Gorr Holl raggiunse gli altri tre. Egli pure emise suoni di incredula meraviglia, mentre esaminava l’arma che gli mostravano.
Kenniston si rivolse a Hubble, non curandosi più di Garris né degli attoniti agenti disarmati.
«Credo che abbiano cominciato a sospettare di dove veniamo.»
L’eccitazione dei quattro sconosciuti era ovvia. Fu la donna, notò Kenniston, che si riebbe per prima dalla sorpresa. Essa parlò rapidamente all’uomo magro, quello che poco prima aveva ripetuto con voce gioiosa: “Qui Middletown, qui Middletown!”. Dal ripetuto uso del suo nome, Kenniston immaginò che quell’uomo dovesse chiamarsi Piers Eglin. Ed era proprio Piers Eglin che appariva il più stupefatto di tutti e, strano a dirsi, il più lieto.
Piers Eglin, si avvicinò a Kenniston, quasi divorandolo coi suoi occhi miopi.
«Middletown» disse. E aggiunse, dopo un momento, in inglese: «Amici!»
Kenniston colse subito quell’occasione.
«Amici?» ripeté. «Ma allora, parlate inglese?»
Quella parola, inglese,mandò Piers Eglin in un visibilio di gioia e di eccitazione. Cominciò a parlare nuovamente con gli altri, ma la donna lo interruppe con un gesto di comando.
Egli si rivolse allora nuovamente a Kenniston.
«Lingua... inglese...» balbettò, ansimando. «Voi... parlate... lingua... inglese?»
Kenniston fece semplicemente un cenno affermativo col capo.
Una espressione di immensa meraviglia apparve negli occhi miopi di Piers Eglin.
«Chi... No!» Si interruppe e ricominciò di nuovo. «Di... dove... venite... voi?»
«Dal passato» rispose Kenniston, e sentì, in quel momento, tutta l’assurda realtà di quanto diceva. «Da molto lontano, nel passato» aggiunse.
«Quanto... lontano?»
Kenniston capì che le date del ventesimo secolo non avrebbero significato nulla, per quella gente, dopo tante epoche passate. Pensò un momento, poi disse: «Da molto lontano, nel passato. Nella nostra vita, la potenza atomica era stata appena scoperta.»
«Tanto? Tanto?» bisbigliò Piers Eglin, con voce tremante, sbalordita. «Ma... come? Come?»
Kenniston scosse le spalle, incapace di spiegarsi. Poi aggiunse: «Vi è stata una esplosione atomica sulla nostra città. Ci siamo trovati, con tutta la nostra città, in questa epoca. Ecco tutto.»
Piers Eglin tradusse, febbrilmente, quelle parole agli altri. La donna mostrò subito un vivo interesse. Ma fu Gorr Holl, l’essere peloso, che fece il più lungo commento, con la sua voce sorda e rombante.
Piers Eglin si rivolse di scatto nuovamente a Kenniston, ma Kenniston interruppe le ansiose domande dell’altro con una domanda sua.
«E voi, di dove venite, voi?»
Piers Eglin indicò il cielo, ora illuminato dall’alba.
«Da...» ma si interruppe, evidentemente per cercare di ricordarsi il nome antico del pianeta. Poi aggiunse: «... da Vega.»
Fu la volta di Kenniston, a rimanere sbalordito.
«Ma voi siete esseri umani, terrestri!» obiettò. Poi, facendo un cenno verso la pelosa figura di Gorr Holl, domandò ancora: «E quello, chi è?»
Nuovamente, Piers Eglin si sforzò di ricordarsi un nome antico. Poi disse: «Capella, Gorr Holl viene da Capella.»
Vi fu una pausa di silenzio, durante la quale i quattro nuovi venuti continuarono a guardare sorpresi gli uomini di Middletown. Nella mente di Kenniston, i pensieri turbinavano caoticamente. L’unica cosa che gli appariva chiara era questa: gli apparecchi radiotelevisivi della città da essi occupata erano stati ben al di là di ogni sua possibile comprensione. Quegli apparecchi erano destinati a comunicazioni interstellari. Il suo appello aveva percorso quelle distanze, e da quelle distanze era venuta la risposta... da Vega, da Capella, dalle stelle!
«Ma voi parlate la nostra vecchia lingua!» esclamò, incredulo, rivolto a Eglin.
Confusamente, con voce balbettante, Eglin si spiegò.
«Io sono uno... storico. Sono specializzato nella civiltà preatomica della Terra. Ho imparato la lingua dai vecchi libri. È per questo che ho chiesto di partecipare a questa spedizione sulla Terra.»
La donna lo interruppe. Rabbrividiva un poco, e parlava ora a voce bassa, rapida. Eglin si rivolse allora ai presenti.
«Questa è Varn Allan, la governatrice di questo... questo settore. Questi...» e accennò il giovane dai capelli rossi «è Norden Lund, viceamministratore.» Gli riusciva difficile ricordare le parole in inglese, e gli riusciva anche più difficile pronunciarle. Poi aggiunse: «Varn Allan vi chiede che noi... che noi parliamo entro la città, perché qui fa freddo.»