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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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«Ragione di più per prendere Approdo del Re al più presto. Salladhor Saan mi ha detto…»

«Salladhor Saan pensa a una cosa sola: l’oro!» esplose Stannis. «La sua testa è piena di sogni del tesoro nascosto sotto la Fortezza Rossa. Evita di menzionare Salladhor Saan. Il giorno in cui avrò bisogno di suggerimenti militari da un brigante lyseniano, sarà anche il giorno in cui butterò la mia corona ai rovi per prendere il nero dei Guardiani della notte!» Il re serrò un pugno. «Sei qui per servirmi, contrabbandiere, o per vessarmi con le tue obiezioni?»

«Sono ai tuoi ordini» confermò Davos.

«E allora ascolta quanto ho da dire. Il secondo in comando di ser Cortnay è un cugino dei Fossoway, lord Meadows, un ragazzo inesperto di una ventina d’anni. Dovesse capitare qualcosa a Penrose, la responsabilità di Capo Tempesta passerebbe a questo giovanotto. I suoi cugini ritengono che lui sarebbe più pronto ad accettare le mie condizioni e ad arrendersi.»

«Ricordo un altro giovanotto cui venne affidata la responsabilità di Capo Tempesta. Nemmeno lui poteva avere più di vent’anni.»

«Lord Meadows non è neanche lontanamente ostinato quanto lo ero io.»

«Ostinato, codardo, che importanza ha? Da quanto ho visto, ser Cortnay Penrose sembra in ottima salute.»

«Anche mio fratello lo era, il giorno prima che tirasse le cuoia. La notte è oscura e piena di terrori, Davos.»

Davos Seaworth sentì i capelli che gli si rizzavano sulla nuca: «Mio signore, non credo di comprenderti».

«Non chiedo che tu mi comprenda. Chiedo solo i tuoi servigi. Entro un giorno, ser Cortnay Penrose sarà morto. Melisandre lo ha visto nelle fiamme del futuro. Ha visto la sua morte e le modalità della sua morte. E, nemmeno a dirlo, non è in un combattimento cavalieresco che morirà.» Stannis sollevò di nuova la coppa e Devan gliela riempì con l’acqua della caraffa. «Le fiamme di Melisandre non mentono» riprese il sovrano. «Aveva visto anche la fine di Renly. L’aveva vista alla Roccia del Drago e ne aveva parlato con Selyse. Lord Velaryon e il tuo amico Salladhor Saan volevano che io salpassi contro Joffrey, ma Melisandre mi disse che, se fossi andato a Capo Tempesta, il grosso della forza militare di Renly sarebbe stato mio. Aveva ragione lei.»

«Mio signore» non cedette Davos «lord Renly è venuto qui soltanto perché tu hai cinto la fortezza d’assedio. Prima, stava marciando verso Approdo del Re, contro i Lannister, e lui avrebbe…»

«Stava, avrebbe… che cosa importa più?» Stannis si agitò sullo sgabello, la fronte aggrottata. «Renly ha fatto quello che ha fatto. È venuto qui con i suoi vessilli e le sue pesche, certo, a incontrare la sua fine… E per me è un bene che sia andata così. Melisandre aveva visto anche un altro giorno nelle sue fiamme. Un mattino in cui Renly, nella sua armatura verde, risaliva da sud per distruggere il mio esercito sotto le mura di Approdo del Re. Se avessi incontrato là mio fratello, forse sarei stato io a morire e non lui.»

«O forse invece avreste unito le vostre forze per abbattere i Lannister» protestò Davos. «Perché questo non avrebbe potuto accadere? Melisandre ha visto due futuri diversi… Quindi non possono essere veri entrambi.»

«Ed è qui che sbagli. Cavaliere delle cipolle» re Stannis gli puntò l’indice contro. «Certe luci proiettano più di una sola ombra. Mettiti in piedi davanti al fuoco di un bivacco notturno, e lo vedrai da te. Le fiamme danzano, mutano. Le fiamme non rimangono mai ferme. Le ombre si allungano e si accorciano, e ogni uomo è in grado di proiettare una dozzina di ombre diverse. Alcune sono più deboli di altre, ecco tutto. Ebbene, gli uomini proiettano le loro ombre anche sul futuro. Una sola ombra, o anche molte. Melisandre sa vederle tutte.» Poi aggiunse: «A te quella donna non piace. Io questo lo so, Davos. Non sono cieco. Non piace nemmeno ai miei lord. Estermont ritiene che il cuore fiammeggiante non sia un buon simbolo e vorrebbe combattere sotto il cervo incoronato di un tempo. Ser Guyard obietta che Melisandre non dovrebbe essere il mio alfiere. Altri sussurrano che non dovrebbe partecipare ai miei consigli di guerra, dovrei rimandarla ad Asshai, è peccaminoso che me la tenga nella mia tenda di notte. Oh sì, tutti loro sussurrano, certo… mentre lei serve».

«Serve… come?» Davos però temeva una risposta.

«Come è necessario» il re gli piantò gli occhi addosso. «E tu?»

«Io sono…» Davos si passò la lingua sulle labbra. «… Al tuo servizio. Che cosa vuoi che faccia?»

«Niente che tu non abbia già fatto in passato. Dovrai portare una barca sotto la fortezza, senza essere visto, nel cuore della notte. Puoi farlo, Davos?»

«Sì. Questa notte?»

Il re annuì in modo secco: «Ti servirà uno scafo piccolo, non la Beta nera. E nessuno, nessuno, deve sapere».

Davos avrebbe voluto protestare. Era un cavaliere, adesso. Non più un contrabbandiere. E certo non era mai stato un assassino. Aprì la bocca, ma non venne fuori alcun suono. Questo era Stannis Baratheon, il suo signore, il suo giusto signore, al quale lui doveva tutto ciò che era. E c’erano anche i suoi figli da considerare. “Dei aiutatemi, che cosa gli ha fatto quella donna?”

«Sei silenzioso» rilevò Stannis.

“E resterò silenzioso” Davos disse tra sé e sé. Invece non accadde. «Mio signore, devi avere la fortezza, ora lo capisco con chiarezza, ma ci possono essere anche altri modi per prenderla. Modi più… puliti. Lascia che ser Cortnay tenga il ragazzo bastardo e lui si arrenderà…»

«Devo avere quel ragazzo, Davos. C’è qualcos’altro che Melisandre ha visto nelle fiamme.»

Davos andò alla ricerca di un’altra risposta, qualsiasi altra risposta: «A Capo Tempesta non c’è un solo cavaliere in grado di prevalere su ser Guyard o su lord Caron, o di qualunque altro cavaliere delle centinaia al tuo servizio. Questo duello in singolar tenzone… Non potrebbe essere che ser Cortnay stia cercando un modo per arrendersi con onore? Perfino al prezzo della sua stessa vita?».

«Io invece dico che sta tramando qualcosa» un’espressione tetra scivolò sul volto del re, simile a una nube che passi davanti al sole. «Non ci sarà nessun duello, nessuno scontro tra campioni. Ser Cortnay era morto prima ancora di gettare il guanto della sfida. Le fiamme non mentono, Davos.»

“Non mentono, però chiedono che sia io a decretare la loro verità.” Era molto tempo che ser Davos Seaworth non provava una simile tristezza.

Il passato ritornò. Davos Seaworth si trovò nuovamente ad attraversare il golfo dei Naufragi nel cuore della notte, manovrando un piccolo scafo con una vela nera. Il cielo era uguale ad allora. Anche il mare era uguale ad allora. Lo stesso sapore di salmastro saturava l’aria. L’acqua sciabordava contro le murate esattamente come lui ricordava. Mille fuochi pulsavano attorno alla fortezza, nello stesso modo in cui i fuochi dei Tyrell e dei Redwyne avevano pulsato sedici anni prima. Ma tutto il resto era diverso.

“Sedici anni fa, era la vita che stavo portando a Capo Tempesta, sotto forma di cipolle. Questa volta sto portando la morte, sotto forma di Melisandre di Asshai.”

Quella notte di sedici anni prima, le vele schioccavano e scricchiolavano a ogni più esile mutamento del vento. Davos le aveva fatte ammainare, continuando cautamente a remi. Il suo cuore pareva essere finito nella sentina. Dopo tanto tempo passato a sorvegliare acque vuote, gli uomini delle galee dei Redwyne avevano abbassato la guardia. Davos e il suo equipaggio erano scivolati tra le loro maglie silenziosi come satin nero. Questa notte le uniche navi nella baia appartenevano a Stannis, e le uniche sentinelle erano quelle sulle mura di Capo Tempesta. Ma Davos Seaworth era comunque teso come una corda d’arco.

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