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READ-E-BOOK » Космическая фантастика » Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]
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Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]

Электронная книга - «Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]». Краткое содержание книги:

L’inquisizione è tornata a colpire. Nell’anno del Signore 3131, la Chiesa, garante dell’immortalità fisica a tutti i suoi fedeli, ingaggia una crociata contro gli Ouster, indomiti mutanti di origine umana. E lancia nello spazio una spietata caccia a Aenea — la fanciulla ritenuta il nuovo messia — per carpire il segreto della sua forza misteriosa. Mentre Endymion è custodito nella cella della morte, la ribellione dei giusti sta per giungere al suo atto finale: tutto ruota intorno a Aenea, dotata di grandi poteri e portatrice di oscure verità… Dopo «Hyperion», «La caduta di Hyperion» ed «Endymion», Dan Simmons tocca con questo romanzo l’apice della forza visionaria e immaginativa. E conclude una delle più celebrate, irresistibili e sensazionali saghe fantascientifiche del nostro tempo.
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C’erano ancora bolle di aria racchiusa in campi di contenimento, ma i campi creati dagli erg erano per la maggior parte morti insieme con gli erg che li tenevano un funzione. Malgrado riserve multiple, lungo tutta quella zona dell’Albero Stella l’aria si disperdeva lentamente o esplodeva per decompressione. Non avevamo tute spaziali. Nella capsula, proprio all’ultimo avevo ricordato che l’antico tappeto Hawking aveva un proprio campo di contenimento di basso livello per trattenere aria e passeggeri. Il tappeto non era progettato come apparecchiatura di pressurizzazione a lungo termine, ma nove anni prima l’avevamo usato sul pianeta giungla, quando eravamo saliti a una quota dove era impossibile respirare; mi ero augurato che funzionasse ancora.

Funzionava, più o meno. Appena uscimmo dalla capsula e come in un aliante iniziammo a salire nel caos, il campo di contenimento si accese. Ma quasi sentivo l’aria sottile sfuggire via: mi dissi che sarebbe durata quanto bastava per arrivare alla Yggdrasill.

Rischiammo di non arrivare mai alla Yggdrasill.

Avevo già visto altre battaglie spaziali, non molti giorni prima (eoni, parevano) Aenea e io ci eravamo trovati sulla piattaforma più alta del Tempio a mezz’aria a guardare lo spettacolo di luce nello spazio cislunare, la task force della Pax che distruggeva la nave di padre de Soya, ma questa era la prima battaglia in cui cercavano di uccidere me.

Dove c’era aria, il rumore era assordante: esplosioni, implosioni, crollo di tronchi e di steli, schianti di rami e agonia di calamari, ululati di sirene d’allarme, farfugli e sibili di comlog e di altri apparecchi di comunicazione. Dove c’era il vuoto, il silenzio era ancora più assordante: corpi di Ouster e di templari scagliati senza rumore nello spazio, donne e bambini, soldati non in grado di raggiungere le armi o il posto di combattimento, sacerdoti del Muir in tonaca che ruzzolavano verso il sole nell’oltraggio finale della morte violenta, fiamme senza scoppiettio, urla senza suono, cicloni senza il preavviso del soffio impetuoso del vento.

Mentre salivamo nel vortice, Aenea usò l’antico comlog di Siri. Vidi Systenj Coredwell gridare dal piccolo display olografico del diskey e poi Kent Quinkent e Sian Quintana Ka’an parlare animatamente. Ero troppo impegnato a guidare il tappeto Hawking, per ascoltare i loro disperati discorsi.

Non riuscivo più a scorgere la coda di fusione delle navi Arcangelo della Pax, vedevo solo le lance d’energia tagliare le nubi di gas e i campi di detriti, incidere l’Albero Stella come un bisturi nella carne viva. Gli enormi tronchi e i sinuosi rami sanguinavano davvero: la loro linfa e altri fluidi vitali si mischiavano con chilometri di liana fibro-ottica e sangue Ouster, mentre esplodevano nello spazio o evaporavano nel vuoto. Un calamaro di dieci chilometri fu tagliato di netto sotto i miei occhi e poi tagliato di nuovo: i suoi delicati tentacoli si agitarono in una danza spasmodica mentre la creatura moriva. Angeli Ouster presero il volo a migliaia e morirono a migliaia. Una nave-albero cercò di salpare e in un istante fu trapassata da lance d’energia: la sua atmosfera ricca di ossigeno prese fuoco dentro il campo di contenimento e tutto l’equipaggio morì nel poco tempo che occorse al globo di energia per riempirsi di fumo turbinante.

«Non è la Yggdrasill» gridò Aenea.

Risposi con un cenno d’assenso: la nave-albero morente proveniva dalla parte nord della sfera. La Yggdrasill ormai non doveva essere distante, forse un chilometro sopra di noi, lungo il ramo che vibrava e si scheggiava.

A meno che non avessi sbagliato una curva. O che la nave-albero non fosse già stata distrutta. O che non fosse già partita senza di noi.

«Ho parlato con Het Masteen» gridò Aenea. Ora ci trovavamo in un globo d’aria che si svuotava e il frastuono era terribile. «Solo circa trecento su mille sono a bordo.»

«Ah, sì» dissi. Chissà di che cosa parlava. Quali mille? Non c’era tempo per le domande. Scorsi di sfuggita il verde più scuro di una nave-albero, poche centinaia di metri sopra di noi verso sinistra, in tutta un’altra spirale di rami, e spostai il tappeto in quella direzione. Anche se non fosse stata la Yggdrasill, dovevamo comunque cercare riparo lì. I campi EM dell’Albero Stella cominciavano a cedere e il tappeto Hawking perdeva energia e inerzia.

Il campo EM cedette. Il tappeto Hawking ondeggiò un’ultima volta e cominciò a rotolare nel buio fra i rami distrutti, lontanissimo dal più vicino stelo in fiamme. Molto in basso e dietro di noi vedevo il gruppo di capsule ambientali da dove eravamo partiti: erano tutte in rovina, lasciavano uscire aria e cadaveri, mentre gli steli e i rami di collegamento si agitavano in una cieca reazione newtoniana.

«Capolinea» dissi, a voce bassa, perché ormai non c’era altra aria né rumore all’esterno della nostra inutile bolla di energia. Il tappeto Hawking era stato progettato sette secoli fa per convincere una nipote giovinetta ad amare un vecchio zio, non per mantenere in vita nel vuoto spaziale i suoi passeggeri. «Ci abbiamo provato, ragazzina.» Mi spostai dai fili di volo e circondai col braccio Aenea.

«No» disse lei. Non respingeva il mio gesto, ma la sentenza di morte. Mi strinse il braccio con tale forza da affondare le dita nella carne. «No, no» disse tra sé, battendo il diskey del comlog.

Contro il campo di stelle turbinanti comparve il viso incappucciato di Het Masteen. «Sì» disse «vi vedo.»

L’enorme nave-albero incombeva su di noi, un singolo, enorme soffitto di rami e di verdi foglie dietro il tremolante violetto del campo di contenimento, una massa che si staccava piano piano dall’Albero Stella in fiamme. Sentii un improvviso e violento strattone: per un attimo fui sicuro che una lancia d’energia delle Arcangelo ci avesse trovato.

«Gli erg ci tirano dentro» disse Aenea, continuando a stringermi il braccio.

«Gli erg? Credevo che una nave-albero avesse solo un erg a bordo per manovrare il motore e i campi.»

«Di solito, sì. Due, a volte, se è un viaggio eccezionale… per esempio nell’involucro esterno di una stella o nell’onda d’urto dell’eliosfera di una binaria.»

«Allora sulla Yggdrasill ce ne sono due?» dissi, guardando l’albero crescere e riempire il cielo. Esplosioni al plasma fiorirono in silenzio dietro di noi.

«No» disse Aenea. «Ventisette.»

Il campo esteso ci attirò nel suo interno. L’alto si riaggiustò e tornò basso. Fummo calati su un alto ponte, appena sotto la piattaforma vicino alla chioma della nave-albero. Ancora prima che toccassi i fili di volo per spegnere il nostro misero campo di contenimento, Aenea aveva già raccolto il comlog e lo zaino e si era lanciata di corsa verso la scala.

Arrotolai per bene il tappeto Hawking, lo infilai nella custodia di cuoio, me lo misi in spalla e corsi a raggiungere Aenea.

Solo il templare Het Masteen, capitano della nave-albero, e alcuni suoi aiutanti erano sul ponte di chioma, ma le piattaforme e le scale più in basso erano affollate di persone che conoscevo e che non conoscevo: Rachel, Theo, A. Bettik, padre de Soya, il sergente Gregorius, Lhomo Dondrub e le decine di altri profughi da T’ien Shan a me ben noti; ma c’erano anche molti uomini, donne e bambini non-Ouster e non-templari che non conoscevo.

«Profughi di un centinaio di pianeti della Pax» mi spiegò Aenea «raccolti sulla Raffaele da padre capitano de Soya negli ultimi anni. Altre centinaia dovevano arrivare oggi, prima della partenza, ma ormai è troppo tardi.»

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